scusa Hermes, per sintetizzare: "quali sono per te i limiti dell'approccio tbs?"
scusa Hermes, per sintetizzare: "quali sono per te i limiti dell'approccio tbs?"
Il mio interesse è più epistemologico che psicoterapeutico. Nei miei post, mi sono mantenuto a questo livello di discorso, non mi sono posto il problema di prendere posizione rispetto all'approccio tbs, tanto meno di denigrarlo.
L'approccio tbs è uno dei possibili approcci.
Ciascuno, poi, si sente in sintonia più con una prospettiva che con un'altra. Questo non vuol dire che l'altra non sia valida e sia da rifiutare.
Credo che tutti gli approcci possano essere utili (se presi col necessario relativismo) anche perché determinante credo sia la relazione terapeutica, prima delle tecniche (pure necessarie): perché è la relazione terapeutica che contestualizza le tecniche.
Io, che sono studioso della materia ma non esercito attività di psicoterapia, preferisco, proprio in quanto costruttivista (anche se ho avuto una formazione psicoanalitica, sono approdato ad una posizione di costruttivismo sociale), un approccio meno strategico e più ecologico di quello della tbs (perché, comunque, l'approccio tende va costruire una realtà relazionale a sé affine).
Ma questa (sono consapevole) è una mia preferenza "costruttiva" e, forse, in questo sono condizionato proprio dal mio interesse più epistemologico che terapeutico.
D'altra parte, non vorrei contribuire, ancora, a tenere la discussione fuori dai binari in cui chi l'ha iniziata voleva mantenerla (vedi il post di richiamo).
Personalmente, pur non scegliendola se fossi io a dover fare la scelta, non avrei alcun problema a consigliare una persona interessata alla prospettiva a scegliere una scuola tbs, anche perché conosco e stimo diversi docenti. Solo consiglierei, contemporaneamente, di stare attento a non assolutizzare tale prospettiva. Penso che un sano relativismo non faccia mai male, soprattutto a chi si ritiene "costruttivista".
Penso che, forse, questo sia il punto.![]()
Ultima modifica di Hermes Ankh : 06-08-2008 alle ore 08.20.04
grazie sei molto preparato e disponibile
Ancora grazie per tutti i tuoi contributi che evidenziano una preparazione base molto orientata all'"essere costruttivi", piuttosto che a sostenere forzatamente una posizione a discapito di un'altra; il fatto che avessi chiesto informazioni piu' precise circa il concetto "la mappa non è il territorio", è dovuto al fatto che lo conosco come dice anche bella primavera come un concetto molto caro alla PNL, che nè da' anche una spiegazione su come lo intende, mentre qui qualcuno lo aveva fatto rientrare nell'ambito proprio della tbs, cosa che mi risultava non usuale, teoricamente parlando. Tu, hai dato ottimi contributi alla conoscenza dell'origine stessa del concetto, dicendo fin dall'inizio che lo facevi come studioso e non come psicoterapeuta, motivo per cui non capisco il perchè dato che hai risposto ad una domanda specifica che io avevo posto, sulla base di una certa confusione che era stata fatta, buttando li' il concetto stesso come proprio della tbs, qualcun altro, dovrebbe irritarsi. Dato che non togli nulla a nessuno nel riportare dei dati che sono in effetti disponibili nella letteratura di riferimento.
Inoltre, nei tuoi successivi post, fornisci sia argomentazioni disponibili, tramite link. sia una dimostrazione della coerenza tra il tuo interesse epistemologico ed il tuo modo di considerare in modo relativizzato, le diverse tecniche, dicendo appunto che tutte -se utilizzate nel modo adeguato- possono risultare utili, tra cui la tbs.
Si nota anche nei tuoi interventi, una formazione non solo tecnica, seppure i tuoi interessi convergono piu' sul piano epistemologico, ma anche sul piano umano non indifferente, cosa essenziale, per chi si propone sia di lavorare nel campo psicoterapeutico sia di confrontarsi con gli altri con competenza e disponibilita'.
Ciao
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
Non so se è una "tecnica" o è casuale, ma alla domanda che ponevi sulla Scuola di Arezzo, ti sei anche fornito le risposte da solo, seppure ponendole alcune in forma di ulteriori domande, sotto, in forma di risposta diretta.
Forse è per questo che ritieni che non se ne verra' a capo, ammesso che sia di interesse generale ed universale, il farlo?
Sappiamo che è una tecnica innovativa che soprattutto su persone "ingenue", cioè con scarse o nulle conoscenze psicologiche, puo' ottenere per certe patologie, anche gravi, in particolar modo ossessivo-compulsive e fobiche, ma anche paranoidi, risultati buoni o addirittura " strabilianti", cosi' come puo' non riuscire e puo' non essere adatta ad altri problemi o a persona che conoscono la psicologia e la psicoterapia in modo approfondito; cio' non invalida nè la sua efficacia nè la sua inefficacia, a seconda dei casi, nel momento in cui si relativizza la sua portata nello specifico contesto in cui di volta in volta agisce.
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
il carisamo del terapeuta fa parte di tutte le terapie, più è carismatico e maggiori possibilità ha di lavorare su un piano terapeutico. Qui però sarebbe il caso di aprire una parentesi su cosa si intende per carisma, ma non l'apro.
Per scegliere mi orienterei sul percorso di vita che ho intenzione di fare nei prossimi 4 anni. La breve strategica è una formazione prettamente tecnica, efficace particolarmente in disturbi del quadro ansioso e con interessanti sbocchi sui disturbi alimentari e ultimamente la depressione. Non va applicata su persone ingenue né funziona maggiormente con queste, testimonianza del fatto è che moltissimi pazienti di nardone hanno letto i loro protocolli sui libri di nardone. Per cui sarei portato ad escludere questa caratteristica.
La gestalt è una formazione di vita, scoprirai un mondo esprienziale fatto di gruppi gestalt, terapia individuale, dove verrai inoltrato all'esistenzialismo in psicoterapia, cioè ti metterai in gioco personalmente e rpofondamente andando in contro a momenti di grande intensità emotiva, forti regressioni, slanci e voli pindarici sul futuro. Un universo in cui non c'è "la tecnica" ma "ci sei tu". Cosa ben diversa per l'impegno personale che ci si mette e che comporta.
Le due alternative sono mondi differenti fatti, pensati e vissuti in modo differente. Su un piano epistemico ci sono alcuni interessanti punti di incontro (il costruttivismo ben si adatta alla polisemia di significati gestaltica) ma su un piano operativo le figure di terapeuta, di patologia, di paziente e di UOMO sono completamente differenti, forse persino inconciliabili. Ti consiglio, se non li hai gia letti:
L'arte del cambiamento, di nardone
La terapia della gestalt parola per parola, traduzione dei seminari di perls.
Bellissimi entrambi, lontani milioni di anni luce.
Un Saluto
giustimassimo
Ciao bella primavera, mi riferivo all'affermazione di rosa di maggio. Pur intuendone alcune motivazioni, di fatti, nardone sostiene il contrario. e per quel poco che ho visto io in effetti molti suoi pazienti hanno letto alcuni dei suoi libri, i quali contengono esattamente il protocollo e le prescrizioni che spesso lui attua in seduta. salvo alcuni momenti di creatività che attribuirei alle sue doti personali.
Un Saluto
giustimassimo
"La mappa non è il territorio e il nome non è la cosa designata"
Ciao Hermes Ankh. Puoi spiegarmi meglio perché il nome non può essere la cosa designata? Ossia riferirsi a sè stesso? Esistono alcuni teoremi in ambito logico che sfruttano proprio l'idea di far riferire i nomi di un linguaggio formale agli oggetti linguistici stessi di questo linguaggio e la cosa non è ritenuta paradossale: insomma a quanto pare non è detto che la cosa generi qualche paradosso, dipende dal tipo di linguaggio con cui si ha a che fare.
Forse non ho capito il senso della frase, con quel "il nome non è la cosa designata" cosa si vuol intendere?
E' vero che tutta una serie di linguaggi non possono esprimere certi concetti (come quello di verità di una qualsiasi proposizione del linguaggio stesso) ma questo non vuol dire che i loro nomi non possono riferirsi a delle parti linguistiche, ossia che qualche nome non possa riferirsi a sè stesso. In questi casi il nome è identico alla cosa designata. Adesso che ci penso però è probabile che io non abbia capito cosa significhi quella frase. Da ieri sto leggendo tutti gli interventi per farmi anche io un'idea di cosa sia la tsb, però non sono riuscito ad afferrare molto.
Già che mi ci trovo, e visto che conosci bene questi argomenti, posso chiederti anche un'altra cosa?...
Cos'è la causalità circolare? E perché viene affermato che è in contrasto col concetto di causa classico?
Ho letto questa cosa in un articolo presente nel sito che parlava della tsb.
Ultima modifica di Char_Lie : 06-08-2008 alle ore 22.34.31
Prova, quando hai fame, a mangiare le parole "torta al cioccolato". Poi credo ti accorgerai da solo che tra il nome di una cosa e la cosa stessa qualche differenza ci passa.Forse non ho capito il senso della frase, con quel "il nome non è la cosa designata" cosa si vuol intendere?
Buona vita
Guglielmo
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
Non mi addentrero' perchè pensavo fosse chiaro che io non mi riferivo certamente a pazienti che avessero letto dei suoi protocolli, nè subito o poco prima di scegliere di entrare in terapia con Nardone (premesso che cmq, non sia portatore di verita' assolute, qd fa certe affermazioni, ma che a volte, puo' esserci anche differenza tra cio' che uno dice e cio' che di fatto avviene) che anzi, proprio da tali letture, al contrario, potrebbero essere "stati spinti" a sceglierlo e a trovarvi una grande "corrispondenza", anche con i suoi momenti di creativita' o di suoi stretti collaboratori.
Spero che ora ti sia piu' chiaro, come penso.
Saluti.
Ultima modifica di RosadiMaggio : 07-08-2008 alle ore 09.06.42
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
Mi è venuta piu' fame, pero' io ce l'ho in "testa" le paroline "torta al cioccolato" e la sua bella immagine, mentre il mio stomaco "è" vuoto" e reclama; come posso fare per colmare qs differenza?
1) Farmi una bella torta al cioccolato
2)Vado a comprarla (se poi non mi piace?)
3)Ci rinuncio e rimango....cosi....
Ciao![]()
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
Da quello che mi hai detto Willy intuisco che forse si voleva affermare insomma che qualche nome in un linguaggio può non riferirsi a sè stesso?
Oppure che almeno un nome in un qualsiasi linguaggio deve per forza essere distinto dalla cosa a cui si riferisce?
Con "il nome non è la cosa designata" sembra però si voglia affermare qualcosa di generale...
Io, come al solito, davvero non ho capito.
Posso darti solo una risposta veloce e intuitiva alle tue due domande.
Una trattazione tecnica non è possibile nell'ambito di questa discussione.
La prima implicherebbe rivisitare, per lo meno, tutta la riflessione di Bateson sui “tipi logici” e sul loro utilizzo in campo terapeutico.
La seconda implicherebbe ricostruire tutta la storia della cibernetica: dalle prime formulazioni di Norbert Wiener, al famoso articolo del 1943 (Behavior, Purpose ang Teleology), in cui Rosenblueth, Wiener e Bigelow avanzavano l'idea che il circuito autocorrettivo e le sue varianti fornissero possibili modelli per le azioni adattive degli organismi, alle formulazioni di von Forster (da cui si origina la seconda cibernetica o cibernetica di secondo ordine), alle riflessioni di Bateson sulla “Mente”, per non parlare del tentativo di riformulare tutta la problematica condotto da Varela (scomparso, purtroppo, precocemente), sulla scia degli studi del biologo H. Maturana sui sistemi autopoietici.
Un'impresa, evidentemente, impossibile. Comunque, se, poi, ti interessa approfondire, puoi scrivermi un pm e ti invierò la bibliografia di riferimento.
In breve.
“la mappa non è il territorio e il nome non è la cosa designata”
In termini molto intuitivi, riprendendo un esempio dello stesso Bateson, l'affermazione ci ricorda che quando pensiamo alle noci di cocco o ai porci, nel cervello non vi sono né noci di cocco né porci.
D'altra parte, mi sembra che anche l'esempio postato da willy61 sia piuttosto chiaro.
Si potrebbe, ancora, dire che, quando io scrivo il nome “Gregory Bateson” in questo post, nel post non c'è Gregory Bateson (persona), ma solo il nome.
Il nome e la cosa nominata appartengono ad ordini logici diversi e non sono la medesima cosa.
Questo non significa, almeno per Korzybski (a cui risale il concetto “la mappa non è il territorio”) e per Bateson (che, sulla scorta delle sue riflessioni sui tipi logici russelliani, l'assimila al principio “il nome non è la cosa designata”), che non vi sia corrispondenza alcuna fra nome e cosa designata.
Dire che non sono la stessa cosa non significa, automaticamente, dire che non c'è relazione.
Per Bateson, in particolare, il nome può essere considerato come la proiezione trasformata della cosa nominata su di un livello logico diverso.
Così, quando io scrivo “Gregory Bateson” (nome), non faccio altro che proiettare, su di un diverso livello logico (mappa), una versione trasformata di Gregory Bateson persona (territorio).
Ciò consente a me e a te (e ad altri) di ragionare di Gregory Bateson a livello di mappa (indipendentemente dal territorio Gregory Bateson).
Detto in termini più tecnici:
“(...)quando c'è pensiero o percezione oppure comunicazione sulla percezione vi è una trasformazione, una codificazione, tra la cosa comunicata, la Ding an sich, e la sua comunicazione. Soprattutto, la relazione tra la comunicazione e la misteriosa cosa comunicata tende ad avere la natura di una classificazione, di un'assegnazione della cosa a una classe. Dare un nome è sempre un classificare e tracciare una mappa è essenzialmente lo stesso che dare un nome.” (Bateson, Mente e natura)
Causalità circolare e causalità lineare
In termini molto intuitivi, pensa ad una tipica sequenza comunicativa di coppia in cui due persone litigano.
Un membro della coppia (chiamiamolo B) interpreta la sequenza dicendo: la colpa è tua perché mi hai apostrofato con parole acide (in questo caso, B sta affermando che il comportamento di A - l'altro membro della coppia – è la causa del suo comportamento, che, pertanto, va considerato come reazione giustificata).
A, a sua volta, replica che il suo comportamento verbale è conseguente al comportamento non verbale di rifiuto di B (A afferma, quindi, che il comportamento non verbale di B è la causa del suo comportamento verbale, che, quindi, deve essere considerato come reazione giustificata).
Sia A che B stanno interpretando, da un punto di vista diverso (secondo una diversa interpunzione) una sequenza comunicativa, che non è che un arco limitato di un processo comunicativo più ampio, che ha avuto un prima e che avrà un poi.
Parlare di causalità circolare (o, meglio, ricorsiva) significa dire che A è causa di B allo stesso modo in cui B è causa di A. I comportamenti disfunzionali (in questo caso) si sostengono e si mantengono reciprocamente, in un processo in cui scegliere un punto di partenza è arbitrario.
Dire che scegliere un punto di partenza è arbitrario non vuol dire che non deve essere fatto. Vuol dire, semplicemente, che è solo una parte di una verità più complessa. L'importante è essere consapevoli di questa parzialità, non non fare interpunzioni (cosa che sarebbe praticamente impossibile).
In termini più generali:
La causalità lineare è appropriata quando si vuole parlare di fenomeni che hanno a che fare con “forze” e “urti” (il mondo newtoniano, il mondo delle “palle da bigliardo”, per usare la metafora di Bateson, dove le forze agiscono sugli “oggetti” in maniera unidirezionale).
La causalità lineare, però, non è più appropriata quando ragioniamo di forme e di esseri viventi. Nel mondo del vivente, non sono, infatti, le forze e gli urti ad avere importanza, ma l'informazione e i rapporti. Qui nulla può essere capito senza invocare “differenze” e “distinzioni”.
Prendi, per rimanere negli esempi di Bateson, la differenza che passa tra dare un calcio a un sasso e dare un calcio a un cane.
Il calcio al sasso porterà il sasso a spostarsi di una certa distanza, che può essere prevista in base a diverse variabili (peso del sasso, forza del calcio...). Nel secondo caso, invece, la reazione del cane non dipende dalla forza del calcio ed è relativamente imprevedibile, in termini causali.
Ma, sicuramente, la reazione del cane costituisce, per l'uomo, un'informazione di ritorno che inciderà, sicuramente, sul suo comportamento futuro: se, ad esempio, l'uomo viene azzannato e morsicato dal cane, ci ripenserà due volte, prima di dare un altro calcio.
In maniera analoga, nell'esempio della coppia, la reazione è data non dal comportamento in sé di ciascun membro, ma dall'informazione sulla relazione che il comportamento veicola, cioè dal significato che il singolo attribuisce al comportamento dell'altro.
Un esempio molto bello della generalizzabilità del principio di causalità ricorsiva a tutti i sistemi viventi è dato da Bateson in Verso un'ecologia della mente.
Rileggendo a posteriori alcuni articoli scritti in precedenza, Bateson si trova costretto a riprecisare l'uso che aveva fatto del termine “contesto”
Il rischio era stato quello di separare un comportamento singolo dal contesto e di considerarlo come il prodotto o l'effetto di ciò che resta del contesto dopo che il pezzo che vogliamo seguire è stato rescisso.
Il comportamento, invece, va considerato come parte dell'intero processo (contesto).
Così, quando consideriamo l'evoluzione del cavallo dall'Eohippus, non possiamo considerarla un adattamento unilaterale alla vita sulle pianure erbose.
“E' certo che le pianure erbose, a loro volta, si sono evolute al passo con l'evoluzione degli zoccoli e dei denti dei cavalli e degli altri ungulati. La zolla erbosa fu la risposta evolutiva della vegetazione all'evoluzione del cavallo. E' il contesto che evolve”
Spezzettare l'ecologia è ciò che si fa quando si prendono parti e pezzi di ciò che si sta descrivendo e si decide che una parte “controlla” un'altra o che una parte è “causa” di un'altra. (causalità lineare: A causa B)
Questa operazione di spezzettamento è legittima a patto che non venga assolutizzata e si sia consapevoli della sua relatività.
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Ho letto con interesse, ma la serie di dubbi che avevo è rimasta lo stesso.
Oltretutto l'idea che A causi B e che B causi A dove con A e B vegono indicati certi tipi di eventi non è in contrasto col pricipio di causalità classico.
Ad esempio un pianeta continua a percorrere la stessa orbita circolare proprio perché ci sono cicli causali di questo tipo: posizione e velocità (A) in un certo istante t0 causano una certa posizione e velocità del pianeta (B) nell'istante t1 > t0 ed a sua volta questa situazione causa nuovamente la situazione iniziale, il pianeta ritorna ad assumere la stessa posizione e la stessa velocità iniziali (A) in t2 > t1, e la sequenza perciò si ripete indefinitamente (A -> B -> A -> B...). E' vero insomma che la situazione A causa la situazione B e che la situazione B causa A, queste affermazioni non sono in contrasto col concetto classico di causalità.
Non sono riuscito ancora a capire cosa c'è di nuovo, ho cercato anche in Wikipedia ma grosso modo, in italiano, ci sono le stesse informazioni.