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  1. #16
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    Tutto ciò che è scritto nel primo articolo della legge che istituisce la professione di psicologo.
    Partendo dal presupposto che in questa professione non si finisce mai di imparare resta chiaro, evidente, esatto, che uno psicologo iscritto all'albo è uno psicologo e può fare il lavoro dello psicologo.
    Se qualche psicologo non si sente pronto per fare il suo lavoro è un problema personale. Io affermo con chiarezza di avere i titoli per fare quello che faccio (cioè lo psicologo) e non mi sembra proprio di continuare a nascondermi. L'università, certo, è più informativa che formativa ma c'è un anno di tirocinio per apprendere le basi del mestiere. Che poi nessuno più trasmetta liberamente il sapere psicologico perché è più comodo farlo a pagamento dalla cattedra di una specializzazione è un altro discorso.
    Credo che finché continueremo a sentirci professionisti "incapaci" benché iscritti ad un ordine il movimento non farà grossi passi in avanti.
    Il tuo discorso si riduce, a mio parere, in 1 tautologia: "uno psicologo è uno psicologo", come del resto l'art. 1 "la professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento in ambito psicologico" (geniale!!), non so a voi, ma a me lascia perplesso questo modo di intendere la professione, siccome abbiamo il nostro diploma e l'esame di stato e siamo iscritti ad 1 albo allora possiamo/sappiamo farlo, che poi 1 anno di tirocinio post lauream (ora 6 miseri mesi) fornisca le basi del mestiere mi lascia ancora più perplesso, ma dove avete fatto il tirocinio?!Sicuramente c'è anche 1 questione mia personale in tutto questo argomentare, ma ben venga le questioni personali sono la vera formazione nel nostro lavoro, essendo noi stessi e la nostra parola l'unico strumento del mestiere. Detto questo -e concludo- ci sono alcune formazioni, tipo quella psicoanalitica ma non solo, che non possono per struttura (e non per 1 questione di denaro) essere entro un discorso universitario, credo che quello che anima molti docenti (non tutti, s'intende) delle scuole private sia 1 desiderio di trasmissione e non solo 1 bell'affare per il loro conto in banca, almeno questa è la mia esperienza personale...

    Saluti,
    ikaro
    Ultima modifica di ikaro78 : 18-08-2008 alle ore 19.54.57

  2. #17
    Partecipante
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    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Il tuo discorso si riduce, a mio parere, in 1 tautologia: "uno psicologo è uno psicologo", come del resto l'art. 1 "la professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento in ambito psicologico" (geniale!!), non so a voi, ma a me lascia perplesso questo modo di intendere la professione, siccome abbiamo il nostro diploma e l'esame di stato e siamo iscritti ad 1 albo allora possiamo/sappiamo farlo, che poi 1 anno di tirocinio post lauream (ora 6 miseri mesi) fornisca le basi del mestiere mi lascia ancora più perplesso, ma dove avete fatto il tirocinio?!Sicuramente c'è anche 1 questione mia personale in tutto questo argomentare, ma ben venga le questioni personali sono la vera formazione nel nostro lavoro, essendo noi stessi e la nostra parola l'unico strumento del mestiere. Detto questo -e concludo- ci sono alcune formazioni, tipo quella psicoanalitica ma non solo, che non possono per struttura (e non per 1 questione di denaro) essere entro un discorso universitario, credo che quello che anima molti docenti (non tutti, s'intende) delle scuole private sia 1 desiderio di trasmissione e non solo 1 bell'affare per il loro conto in banca, almeno questa è la mia esperienza personale...

    Saluti,
    ikaro
    Sulle esperienze personali non metto bocca, ovviamente ognuno ha le sue da raccontare. Permettimi una precisazione. “Uno psicologo è uno psicologo” non è una tautologia: è un dato di fatto. Un dottore in psicologia abilitato dopo un esame di stato è uno psicologo: è la legge a dirlo. Se non partiamo da questo presupposto qualsiasi professionista che opera nel sociale potrebbe fare lo psicologo.
    Che l'articolo uno della legge che istituisce la figura dello psicologo vada riscritto, ampliato ed aggiornato è tutta un'altra storia (così come da quella legge dovrebbe sloggiare l’articolo 3). Ma da quello si deve partire per crescere: se non ci crediamo nemmeno noi nella nostra professione chi dovrebbe crederci? I pazienti/utenti? O forse quelli è meglio lasciarli agli psicoterapeuti?
    Un anno di tirocinio ovviamente non può formare in maniera completa un professionista. E' lì però, se sei fortunato, che impari i primi rudimenti del mestiere, è in quelle ore sudate e non retribuite (purtroppo) che inizi a farti le ossa. I professionisti che operano nel ramo sanitario (e presto probabilmente anche quelli che operano nel sociale) sono tenuti ad aggiornarsi costantemente, anche quelli che hanno già svolto il miglior percorso di specializzazione.
    Sono sicuro che molti docenti delle scuole di specializzazione in psicoterapia siano animati nel loro lavoro da passione e desiderio di trasmettere conoscenza. Ed è normale che per fare questo siano ben pagati. Io mica lo farei gratis. Il problema è che il sapere psicologico non viene trasmesso con la stessa passione. Anzi non viene nemmeno trasmesso. E non me la sento di dare tutta la colpa all’Università. Altrimenti si rischia di non vedere le responsabilità individuali. Siamo pieni di professionisti psicoterapeuti che insegnano a fare psicoterapia perché in quello vedono l'unico campo di applicazione della psicologia. Peccato che essi siano prima di tutto psicologi (quelli che non sono psichiatri) e poi psicoterapeuti. Il know-how psicologico si sta progressivamente erodendo perché per tradizione culturale esso viene visto come una versione incompleta e acerba della pratica psicoterapeutica. Anche in contesti di applicazione con cui la psicoterapia ha ben poco a che fare. E questo perché i protagonisti delle formazione sono gli stessi. Tengono i piedi in due staffe diverse. Puntano su due cavalli, ma ne azzoppano uno prima della partenza. Forse non è una responsabilità individuale, forse è una questione culturale, forse lo fanno senza in maniera inconsapevole, ma così è. Perché fa comodo che sia così. A tutti? No, solo a chi è già inserito nell’ambiente. Perché per chi inizia non c’è spazio e non si fa nulla per crearlo questo spazio. Meglio fare in modo che sembri necessario spendere 5000 euro l’anno per un’ulteriore formazione.
    Si è vero ci sono saperi difficilmente trasmissibili per via accademica. Vorrei però che questi saperi accompagnassero i loro bei progetti formativi con dati, studi, ricerche in grado di sostenere quanto affermato a voce. E vorrei magari vedere pubblicata qualche indagine che risponda a domande tipo: quanti terapeuti diplomati in una determinata scuola lavorano come psicoterapeuti? Quanti pazienti seguono? Di questi quanti sono utenti e quanti giovani studenti in formazione?
    Finché non ci si muoverà in questo senso per me sarà difficile credere nelle buona fede di chi opera in questo settore.
    Io nella psicoterapia ci credo, ma se non sei un bravo psicologo non puoi diventarlo per mezzo di una specializzazione in psicoterapia. Al massimo puoi diventare un bravo psicoterapeuta. Ma questo non aggiunge nulla alle tue conoscenze di psicologia clinica. Non deve farlo perché a livello istituzionale non è quello il compito della specializzazione in psicoterapia. L’invasione di campo non è mai una cosa positiva e spesso è una faccenda pericolosa. Dovremmo chiederci perché questo avviene? Perché chi è psicologo non si sente pronto per fare il suo lavoro e pensa che una formazione verso un altro tipo di professionalità possa migliorare le sue qualità di psicologo? Perché non è più presente una formazione psicologica sul campo?
    Sempre me stesso: ovunque e comunque.

  3. #18
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    Sulle esperienze personali non metto bocca, ovviamente ognuno ha le sue da raccontare. Permettimi una precisazione. “Uno psicologo è uno psicologo” non è una tautologia: è un dato di fatto. Un dottore in psicologia abilitato dopo un esame di stato è uno psicologo: è la legge a dirlo. Se non partiamo da questo presupposto qualsiasi professionista che opera nel sociale potrebbe fare lo psicologo.
    Insisto su questo punto, perchè mi sembra molto importante. "E' la legge a dirlo" non credo sia 1 buon inizio, soprattutto se pensiamo a quella specifica Legge ("Ossicini") che -forse- ha creato più confusione che chiarezza e, a distanza di quasi 20 anni, siamo qui a testimoniarlo. Del resto, basta spulciare le discussioni su Ops: "Psicologo e Psicoterapeuta", "Cosa può fare 1 psicologo non psicoterapeuta?", ecc... ce ne sono a decine. Forse che l'iscrizione all'Albo degli psicologi tutela l'utente/cliente/paziente rispetto al professionista che incontra? O forse tutela noi professionisti? Francamente, ne dubito (vedi con quali e quante figure professionali del sociale ci troviamo a confrontarci: medici, educatori, counselor, psicosociopeda, consulenti filosofici, vattelapesca e quant'altro. Il che non è necessariamente 1 male, noi psicologi non abbiamo certo l'esclusiva per le relazioni d'aiuto e/o di cura...). Ma non è questo il punto, il problema -secondo me- riguarda il fatto che è la legge stessa a istituire, retroattivamente, la "psicoterapia" e la "psicologia clinica" come se fossero ambiti di intervento netti e separati. Ed è la stessa legge a istituire percorsi di formazione conseguenti. Qui i paradossi sono ancora di più, se possibile. Perchè la Legge istituisce senza definire, cioè senza confrontarsi con l'epistemologia: e così si legifera sulla "psicoterapia" senza sapere di cosa si tratta, la si distingue in maniera ambigua dalla "psicologia clinica", ma su quali premesse e fondamenti epistemologici? Nessuno. Prova ne è il fatto che esiste una specializzazione pubblica in Psicologia Clinica che abilità alla psicoterapia, e addirittura una in Psicologia del Ciclo di Vita che abilita alla psicoterapia, il che sconferma -dal punto di vista della legge- quello che tu affermi quando dici che uno psicoterapeuta non acquisisce conoscenze teoriche e/o pratiche in più rispetto alla psicologia clinica: se una specializzazione in Psicologia Clinica o in Psicologia del Ciclo di Vita abilita alla psicoterapia significa che i 2 ambiti -secondo la Legge- sono strettamente legati tra di loro, al punto da divenire "legalmente equipollenti". Detto questo, credo che sia importante un confronto tra di noi perchè questi paradossi li viviamo sulla nostra pelle. Grande è la confusione sotto il sole. Io dico solo che il mio diploma e le mie carte in regola -dal punto di vista della legge che istituisce quello che si suppone io sappia/debba fare- non garantiscono della mia professionalità clinica, mi pare un punto importante.

    Saluti,
    ikaro
    Ultima modifica di ikaro78 : 19-08-2008 alle ore 13.03.55

  4. #19
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    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Insisto su questo punto, perchè mi sembra molto importante. "E' la legge a dirlo" non credo sia 1 buon inizio, soprattutto se pensiamo a quella specifica Legge ("Ossicini") che -forse- ha creato più confusione che chiarezza e, a distanza di quasi 20 anni, siamo qui a testimoniarlo. Del resto, basta spulciare le discussioni su Ops: "Psicologo e Psicoterapeuta", "Cosa può fare 1 psicologo non psicoterapeuta?", ecc... ce ne sono a decine. Forse che l'iscrizione all'Albo degli psicologi tutela l'utente/cliente/paziente rispetto al professionista che incontra? O forse tutela noi professionisti? Francamente, ne dubito (vedi con quali e quante figure professionali del sociale ci troviamo a confrontarci: medici, educatori, counselor, psicosociopeda, consulenti filosofici, vattelapesca e quant'altro. Il che non è necessariamente 1 male, noi psicologi non abbiamo certo l'esclusiva per le relazioni d'aiuto e/o di cura...). Ma non è questo il punto, il problema -secondo me- riguarda il fatto che è la legge stessa a istituire, retroattivamente, la "psicoterapia" e la "psicologia clinica" come se fossero ambiti di intervento netti e separati. Ed è la stessa legge a istituire percorsi di formazione conseguenti. Qui i paradossi sono ancora di più, se possibile. Perchè la Legge istituisce senza definire, cioè senza confrontarsi con l'epistemologia: e così si legifera sulla "psicoterapia" senza sapere di cosa si tratta, la si distingue in maniera ambigua dalla "psicologia clinica", ma su quali premesse e fondamenti epistemologici? Nessuno. Prova ne è il fatto che esiste una specializzazione pubblica in Psicologia Clinica che abilità alla psicoterapia, e addirittura una in Psicologia del Ciclo di Vita che abilita alla psicoterapia, il che sconferma -dal punto di vista della legge- quello che tu affermi quando dici che uno psicoterapeuta non acquisisce conoscenze teoriche e/o pratiche in più rispetto alla psicologia clinica: se una specializzazione in Psicologia Clinica o in Psicologia del Ciclo di Vita abilita alla psicoterapia significa che i 2 ambiti -secondo la Legge- sono strettamente legati tra di loro, al punto da divenire "legalmente equipollenti". Detto questo, credo che sia importante un confronto tra di noi perchè questi paradossi li viviamo sulla nostra pelle. Grande è la confusione sotto il sole. Io dico solo che il mio diploma e le mie carte in regola -dal punto di vista della legge che istituisce quello che si suppone io sappia/debba fare- non garantiscono della mia professionalità clinica, mi pare un punto importante.

    Saluti,
    ikaro
    Ripeto. Se qualcuno dovesse chiedermi se mi piace quella legge, risponderei decisamente di no. Perché essa deve essere ampliata, modificata, aggiornata, in numerosi articoli. Non solo nel primo. Non solo nel terzo (che andrebbe eliminato di corsa). Modifiche andrebbero fatte anche nella parte che regola l’ordinamento degli ordini (ma questa è un’altra storia). Però non si può dare la colpa alla legge se essa non viene fatta rispettare. La legge definisce le competenze dello psicologo. Se poi altri professionisti le vogliono utilizzare senza essere psicologi la colpa è della legge o di chi non la fa rispettare? Se i giovani psicologi non sanno cosa può fare uno psicologo, la colpa è della legge o di chi fa formazione?
    Che psicoterapia e psicologia clinica siano ambiti di intervento separati è una ovvietà ed una fortuna. Ma non è certo la legge ad istituire tale differenza. Non nella legge manca una riflessione su tale differenziazione, tale manchevolezza è propria del nostro contesto professionale. Purtroppo il sapere psicoterapeutico ha seguito più la strada della “fede” che quella della epistemologia. E quello che non si è fatto in casa propria non si può chiedere agli altri di farlo. Sarebbe troppo comodo. Così come sarebbe troppo comodo lamentarsi poi di eventuali interpretazioni distorte. Vogliamo parlare di quando i medici si occupano di psicologia? Meglio di no, ma evitiamo di cadere sempre negli stessi errori.
    Quando si parla di formazione in psicologia clinica od in psicoterapia non bisogna far confusione.
    Le specializzazioni del settore della psicologia sono appunto dei momenti di formazione avanzata in psicologia. Per questo forniscono ulteriori competenze nel campo di azione dello psicologo. Accanto a questo tipo di formazione possono affiancare un’ulteriore formazione di tipo psicoterapeutico. Ricapitolando: aumentano le competenze in psicologia e possono trattare argomenti di psicoterapia come formazione ulteriore. Ed in questo senso abilitare all’esercizio della psicoterapia.
    Le scuole di psicoterapia danno una formazione di tipo psicoterapico e rilasciano un titolo che abilita all’esercizio della psicoterapia. Non trasmettono conoscenze di tipo psicologico – clinico. Infatti non rilasciano un titolo di specialista in psicologia, come invece fanno le scuole di specializzazione in psicologia.
    I titoli non sono legalmente equipollenti. Con delle norme (in mia opinione) discutibili è stata creata un’equipollenza ai soli fini concorsuali.
    Nella legge non c’è alcun paradosso. Il mio diploma e le mie carte in regola garantiscono (l’utenza) delle mia professionalità (psicologico) clinica. Perché così è per gli avvocati, per i medici, per i notai, per gli architetti, etc. All’interno di queste categorie professionali nessuno sente il bisogno di mettere in dubbio la propria possibilità di operare nel rispetto del titolo conseguito.
    Poi sta alla nostra morale ed alla nostra etica accettare solo lavori che ci sentiamo in grado di svolgere secondo coscienza.
    Sempre me stesso: ovunque e comunque.

  5. #20
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    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    Le specializzazioni del settore della psicologia sono appunto dei momenti di formazione avanzata in psicologia. Per questo forniscono ulteriori competenze nel campo di azione dello psicologo. Accanto a questo tipo di formazione possono affiancare un’ulteriore formazione di tipo psicoterapeutico. Ricapitolando: aumentano le competenze in psicologia e possono trattare argomenti di psicoterapia come formazione ulteriore. Ed in questo senso abilitare all’esercizio della psicoterapia.
    Troppo facile sbrigartela così, "psicologia clinica" e "psicoterapia" sono sepratae oppure no? Se sì, perchè la specializzazione in Psicologia Clinica ti abilita alla psicoterapia? Se no, perchè esistono queste specializzazioni? Te lo dico io, perchè questi settori così rigidamente nominati senza essere definiti, sono dei contenitori vuoti, proprio perchè mancano epistemologie di riferimento entro cui inscriverle, e questo è 1 bel paradosso figlio della legge Ossicini e non solo, altro che... (Tra parentesi: sai come funzionano queste scuole? Praticamente come l'università...)

    Le scuole di psicoterapia danno una formazione di tipo psicoterapico e rilasciano un titolo che abilita all’esercizio della psicoterapia. Non trasmettono conoscenze di tipo psicologico – clinico. Infatti non rilasciano un titolo di specialista in psicologia, come invece fanno le scuole di specializzazione in psicologia.
    Qui siamo ancora alla tautologia: "le scuole di psicoterapia danno una formazione di tipo psicoterapico e non psicologico-clinico perchè rilasciano il titolo di psicoterapia e non quello di specialista in psicologia-clinica". Grazie, ma quello su cui dobbiamo interrogarci è su che cosa è psicoterapia e cosa psicologia clinica, cos'è una seduta di psicoterapia e cos'è un colloquio psicologico clinico e quello che io sostengo è che non è possibile definirli e differenziarli se non entro una specifica epistemologia di riferimento.

    I titoli non sono legalmente equipollenti. Con delle norme (in mia opinione) discutibili è stata creata un’equipollenza ai soli fini concorsuali.
    Nella legge non c’è alcun paradosso. Il mio diploma e le mie carte in regola garantiscono (l’utenza) delle mia professionalità (psicologico) clinica.
    Perché così è per gli avvocati, per i medici, per i notai, per gli architetti, etc. All’interno di queste categorie professionali nessuno sente il bisogno di mettere in dubbio la propria possibilità di operare nel rispetto del titolo conseguito.
    Beati voi, che ti devo dire...

    Saluti,
    ikaro

  6. #21
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    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Troppo facile sbrigartela così, "psicologia clinica" e "psicoterapia" sono sepratae oppure no? Se sì, perchè la specializzazione in Psicologia Clinica ti abilita alla psicoterapia? Se no, perchè esistono queste specializzazioni? Te lo dico io, perchè questi settori così rigidamente nominati senza essere definiti, sono dei contenitori vuoti, proprio perchè mancano epistemologie di riferimento entro cui inscriverle, e questo è 1 bel paradosso figlio della legge Ossicini e non solo, altro che... (Tra parentesi: sai come funzionano queste scuole? Praticamente come l'università...)



    Qui siamo ancora alla tautologia: "le scuole di psicoterapia danno una formazione di tipo psicoterapico e non psicologico-clinico perchè rilasciano il titolo di psicoterapia e non quello di specialista in psicologia-clinica". Grazie, ma quello su cui dobbiamo interrogarci è su che cosa è psicoterapia e cosa psicologia clinica, cos'è una seduta di psicoterapia e cos'è un colloquio psicologico clinico e quello che io sostengo è che non è possibile definirli e differenziarli se non entro una specifica epistemologia di riferimento.



    Beati voi, che ti devo dire...

    Saluti,
    ikaro
    Non voglio essere polemico, queste discussioni sono un contribuito alla crescita del sapere psicologico.
    Però non farmi dire cose che non ho detto. O magari mi sono espresso male io, quindi provo a rispondere nuovamente ai tuoi dubbi.

    Credevo di aver detto chiaramente che le specializzazioni in psicologia clinica abilitano all’esercizio della psicoterapia perché danno anche una formazione in psicoterapia. Le specializzazioni in psicologia clinica esistono perché formano alla psicologia clinica. Le specializzazioni in psicoterapia esistono perché formano alla psicoterapia. Io non riesco proprio a vedere in questo un paradosso. Sarebbe un paradosso se le specializzazioni in psicoterapia si facessero carico anche di una formazione in psicologia clinica. Settore ben più ampio di quello legato alla psicoterapia.
    Poi proprio non riesco a dare la colpa alla legge Ossicini se i diversi pensieri sulla psicoterapia non sono riusciti a seguire un modello scientifico. Da quando l’epistemologia delle scienze si fa sotto dettatura della legge?

    Non credi che su cosa si debba intendere per psicoterapia e sulle differenze con la psicologia clinica si debbano interrogare quelli che gestiscono il nostro ordine e quelli che dirigono scuole che chiedono rette da 5000 euro? Se non esplicitano questo su cosa basano la loro formazione? A che pro chiedono tutti quei soldi.
    Io sulla differenza tra psicoterapia e psicologia clinica mi interrogo tutti i giorni. E se lo faccio io che non chiedo rette di 5000 euro l’anno, esigo che lo faccia anche chi vende un prodotto così costoso.

    Saro beato io e sarà beata la nostra professione quando tutti noi ci vedremo come professionisti autonomi capaci di svolgere il lavoro per il quale ci siamo formati ed abilitati. Se non mi sentissi in grado di fare lo psicologo non mi sarei iscritto all’albo, nemmeno dopo aver passato l’esame di stato. Seguito tutto l’iter legale e burocratico (perché sennò ci troveremmo nuovamente nel far west) è giusto e coerente voler fare la propria professione. Poi se qualcuno non si sente pronto che attenda pure, però esiga chiarezza da chi gli vuol vendere la sua formazione. Come chiedete informazioni sul nuovo pc prima di comprarlo (funziona? Quanto dura la garanzia? Ha caratteristiche adeguate? Dimostramelo!) fate lo stesso anche nel settore della psicoterapia.

    Operare secondo coscienza: questa è la mia etica, questa è la mia morale.

    Un saluto in amicizia, ringraziandoti per questo scambio di opinioni perché è solo nel confronto che si cresce.
    Sempre me stesso: ovunque e comunque.

  7. #22
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    Credevo di aver detto chiaramente che le specializzazioni in psicologia clinica abilitano all’esercizio della psicoterapia perché danno anche una formazione in psicoterapia. Le specializzazioni in psicologia clinica esistono perché formano alla psicologia clinica. Le specializzazioni in psicoterapia esistono perché formano alla psicoterapia. Io non riesco proprio a vedere in questo un paradosso. Sarebbe un paradosso se le specializzazioni in psicoterapia si facessero carico anche di una formazione in psicologia clinica. Settore ben più ampio di quello legato alla psicoterapia.
    Provo a riformulare meglio quello che vedo come paradossale. Tu dici che le specializzazioni in Psicologia Clinica danno anche una formazione ulteriore in Psicoterapia. Io penso che già questo, di per sè, sia sintomatico del fatto che i confini tra Psicologia Clinica e Psicoterapia siano molto più sfumati di quello che tu lasci intendere. E, in ogni caso, che non è possibile stabilire una differenza se non entro un quadro di riferimento teorico. Per cui, dal mio punto di vista, per operare nella "clinica psi" è necessaria 1 formazione post lauream (personale in primis e non solo). Ma poi, mi chiedo, perchè istituire una specialità in Psicologia Clinica quando la sola abilitazione permette di lavorare come psicologo clinico (vd. le voci del tariffario per cui l'attività clinica può essere esercitata da uno psicologo senza specializzazione)? Quindi ritorniamo alla questione di partenza: le facoltà di Psicologia formano o no psicologi che possono lavorare in ambito clinico? Se sì, perchè un ulteriore quadriennio, quando uno psicologo può continuare a formarsi senza un percorso istituzionale come una specialità universitaria?

    Poi proprio non riesco a dare la colpa alla legge Ossicini se i diversi pensieri sulla psicoterapia non sono riusciti a seguire un modello scientifico. Da quando l’epistemologia delle scienze si fa sotto dettatura della legge?
    La colpa della Legge Ossicini -se così possiamo chiamarla- è che dà per acquisito qualcosa che acquisito non, è ovvero: lapsicoterapia. E, seguendo il tuo discorso, mette insieme l'attività di psicologo e di psicoterapeuta.

    Non credi che su cosa si debba intendere per psicoterapia e sulle differenze con la psicologia clinica si debbano interrogare quelli che gestiscono il nostro ordine e quelli che dirigono scuole che chiedono rette da 5000 euro? Se non esplicitano questo su cosa basano la loro formazione? A che pro chiedono tutti quei soldi. Io sulla differenza tra psicoterapia e psicologia clinica mi interrogo tutti i giorni. E se lo faccio io che non chiedo rette di 5000 euro l’anno, esigo che lo faccia anche chi vende un prodotto così costoso.
    Su questo sono d'accordo, lo stesso Ossicini è 1 addetto ai lavori, il che rende la Legge ancora più strampalata, se possibile. Sul mercato delle psicoterapie non so bene cosa dire, chi stabilisce quelle cifre folli e come sia possibile tirarsene fuori, oggi, mi è ancora più oscuro.

    Operare secondo coscienza: questa è la mia etica, questa è la mia morale.
    Io aggiugerei: questa la sola garanzia a cui ci possiamo appellare.

    Un saluto in amicizia anche a te ,
    ikaro

  8. #23
    shineandfly
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    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    ...INSOMMA, QUEL SALVAGENTE CONTINUA A GALLEGGIARE ALLA DERIVA TRA PSICO-FORMAZIONE A CARO (CARISSIMO, INACCETTABILE) PREZZO E SFIDUCIA IN SE' STESSI. Una sfiducia alimentata prima di tutto- in maniera del tutto autolesionista- dal proprio ordine professionale che, affetto da un proverbiale ancestrale complesso d'inferiorità nei confronti dei medici, continua imperterrito a sottolineare dividendo chi E' specializzato (i RICCHI) da chi NON LO E' (i POVERI). Se un medico può fare psicoterapia, perché noi psicologi non possiamo operare i calcoli al fegato? Colleghi, all'università si può copiare o studiare BENE la psichiatria (eh sì, perché è IMPORTANTE impararla per poi dimenticarla...un concetto un pò zen, ma importante). Si può ORGANIZZARE un BUON TIROCINIO che significa evitare di adagiarsi a fare fotocopie in un CIM ma buttarsi a fare dei COLLOQUI senza rete (ma con un buon supervisore) con gli utenti, i cosiddetti "CRONICONI", quelli che ti insegnano più di mille manuali com'è fatta una diagnosi. Poi si può STUDIARE BENE per l'esame di stato (DIAGNOSI, DIAGNOSI, DIAGNOSI DIFFERENZIALE) e renderlo cosa utile per il nostro futuro. Poi ci si può trovare un buon supervisore che ci guidi nei nostri colloqui clinici con i primi casi (a cui chiariremo che non siamo psicoterapeuti ma PSICOLOGI), e fare ciò che vuole la legge. CONSULENZA. Sfido chiunque a dimostrarmi che non c'è nulla di psicoterapeutico nei miei colloqui. Ricorderò per tutta la vita ciò che mi disse la mia prima paziente, appena entrata nella mia stanza. Le comunicai, come con tutti gli altri, che io non ero terapeuta. la risposta fu "AH. Beh ma io vengo da lei perché ho fiducia e perché credo mi possa aiutare". Praticamente, l'unico che si faceva un problema del diplomino ero io. Vediamo casi, "sporchiamoci le mani", perfezioniamoci nella diagnosi differenziale, utilizziamo tutta quella CREATIVITA' che moltissime austere scuole di ipersuperspecializzazione non volendo tramortiscono, sotto chili di tecnicismi che OGGI NEL MERCATO IMMOBILE DELL'ITALIA IN PIENA CRISI ECONOMICA NON UTILIZZEREMO MAI. Usiamola per ideare progetti nuovi, per tradurre e declinare quel bisogno di psicologia che oggi comunque c'è. Ma continua ad essere prigioniero da un lato di finti tecnicismi e vuote tautologie e dall'altra dalla nostra paradossale sfiducia in ciò che siamo e che ci ostiniamo a non voler mettere in pratica. Se ci riusciremo allora, forse, addirittura il nostro stesso ordine professionale (e noi stessi?) crederà di più in noi. CIAO

    UN NUOTATORE SCONSOLATO MA COMUNQUE ANCORA APPASSIONATO

  9. #24
    Partecipante Esperto L'avatar di larapull
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    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    se il mondo gira attorno al dio denaro perchè non dovrebbe farlo anche la psicologia che fa parte di esso?

    Approvo appieno quanto detto da shineandfly e sostengo che la differenza tra intervento psicologico e psicoterapeutico spesso sta nel fatto che tra i due si contrappongono 20000 euro di scuola ......

  10. #25
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    che la differenza tra intervento psicologico e psicoterapeutico spesso sta nel fatto che tra i due si contrappongono 20000 euro di scuola ......
    E un orientamento teorico-metodologico chiaro in testa (si spera) che la sola laurea e l'esame di stato non dà...

    Saluti,
    ikaro

  11. #26
    Partecipante Esperto L'avatar di larapull
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    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    giustissimo!perdonami se non l'ho scritto ma l'avevo sottoineso

  12. #27
    Partecipante L'avatar di max.nettuno
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    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    Scusate se mi intrometto, ma leggendo la diatriba di cui sopra mi è venuto da riflettere. Magari potete aiutarmi a capire se ho capito bene.

    Allora, io pensavo che:

    1) Lo psicologo dovrebbe saper aiutare le persone INDIPENDENTEMENTE da un certo orientamento (a me hanno isnegnato che la psicologia è una scienza, la psicoterapia no e lo psicologo è un esperto nella scienza psicologica).

    2) Lo psicoteraputa (anche non psicologo...perché ce ne sono...eccome!) aiuta le persone NECESSARIAMENTE appoggiandosi a un orientamento e relative tecniche (necessarimante, proprio perché può anche non essere psicologo - ma, almeno una volta prima della sanatoria, pure architetto, lureato in giurisprudentza - ne conosco proprio uno qui a Roma - o medico).

    Credo che sia deontologicamente corretto che uno debba essere esperto prima di psicologia (per saper intervenire sempre e comunque) e poi (eventualmente) in psicoterapia (es. psicanalista), no?

    Se io sono psicologo, non è coprretto applicare ad. es la psicanalisi a chiunque mi entri a studio, no? Devo saper intervenire sulla persona, poi se mi voglio dedicare alla sua malattia mentale (che brutta espressione!pardon...) allora potrei applicare la psicoanalisi o la cognitiva/comportamentale, ma solo se la persona è adatta a quella tecnica, no? E se non risponde alla mia psicanalisi/psicoterapia? Io, ad esempio, amo la psicodinamica e la psicologia del profondo (per davvero!), ma NON MI SPOSERO' MAI UN ORIENTAMENTO psicoanalitico, perché le persone esistono prima di qualsiasi orientamento.

    Non è un giusto modo questo di vedere questa professione di psicologo? Cioè, io vado dal medico e mi fa male la testa. Lui deve saper intervenire e non mi può dire, "guarda ora ti applico la tecnica X del prof Y che si rifà alla filosofia Z, perché questo è il mio orintamento". Io voglio che quello che mi applica sia efficace, indipendentemtne dal suo orientamento, no? Non vale anche per lo psicologo?

    Ciao a tutti
    max
    Il viaggio è la meta.

  13. #28
    Partecipante Affezionato L'avatar di fiorilee
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    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    Se fossi una paziente vorrei essere curata da uno psicologo come te... bellissimo punto di vista...

  14. #29
    Partecipante Affezionato L'avatar di fiorilee
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    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    Un solo appunto:
    Possibile che esistano forum pieni di pagine e pagine su cosa sia psicoterapeuta e cosa sia psicologo clinico e cosa sia psicologo? e soprattutto possibile che ci siano tra di NOI migliaia di pareri divergenti? Pareri divergenti anche sugli iter formativi.................
    Ma perchè tutta questa confusione? ma secondo voi ci sono altrettanti dubbi su cosa fà un pediatra e un otorinolaringoiatra?
    Se tra di NOI ci sono così tanti dubbi e pareri diversi come possiamo stupirci se poi i nostri pazienti non sanno che differenza passa tra uno picoterapeuta e uno psicologo? se non gli arriva un unica voce chiara su CHI siamo e COSA facciamo......
    Dovremmo risalire alle origini di questo problema e risolverlo una volta per tutte, I professori che sono i primi ad entrare in contatto con i futuri psicologi e che hanno il compito di insegnare a noi alunni dovrebbero chiarirsi le idee da fonti autorevoli e poi chiarirle a noi...
    E se le fonti autorevoli dovessero avere dubbi dovrebbero sedersi a tavolino e chiarirseli una volta per tutti! Una volta trovato un accordo sulle nostre definizioni al nostro interno sì che potremmo unirci come tanti altri ordini fanno e portare con forza le nostre definizioni all'esterno!! Lo stato aiuta a fissare dei paletti all'interno delle varie professioni... ma se noi non siamo uniti e chiari al nostro interno che paletti può fissarci?! Nel mare della confusione che c'è fisserà i paletti di chi ha già le idee ben chiare su cosa vuole e di chi è già un ordine compatto.............. e qull'ordine per ora non siamo noi ma un' altro...........
    Anche gli istituti che si occupano di formarci dovrebbero chiarire meglio i loro iter e l'ordine dovrebbe stilare delle direttive guida per cominciare a garantire una maggiore linearità nei nostri percorsi formativi.. anche cercando l'intervento di autorità superiori se necessario!
    E poi quei miglioni di corsettini a pagamento che riempiono le tasche di chi se li inventa ma non le nostre competenze... che si mettano d'accordo con l'ordine per acquisire valore e fornirci così anche un vero surplus nella mente e nel curriculum.....
    Spero che prima o poi qualcuno invece di riempire le pagine di un forum (come sto facendo anche io) agisca in maniera più concreta....
    Siamo psicologi, ci occupiamo di benessere mentale ma anche di marketing... e non riusciamo ad autopromuoverci?
    Gli psicologi del lavoro e della comunicazione inventano ogni giorno campagne di sensibilizzazione su commissione e non riescono a farlo per la loro categoria professionale?
    Sò che può sembrare un impossibile utopia ma se gli altri ordini ci sono riusciti perchè non dovremmo riuscire noi? siamo forse inferiori?
    Beh, spero di aver dato qualche spunto positivo... ciao a tutti

  15. #30
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    Provo a risponderti...

    Citazione Originalmente inviato da max.nettuno Visualizza messaggio
    1) Lo psicologo dovrebbe saper aiutare le persone INDIPENDENTEMENTE da un certo orientamento (a me hanno isnegnato che la psicologia è una scienza, la psicoterapia no e lo psicologo è un esperto nella scienza psicologica).
    Non credo che la differenza sia questa. Chi ti ha insegnato che la psicologia è una scienza e la psicoterapia no, ti ha informato male. Le psicoterapie si basano sul sapere scientifico, ovvero su un epistemologia da cui deriva una teoria sul funzionamento dell'essere umano, sulla patologia, e di conseguenza propongono un metodo e delle tecniche. Considerando l'enorme complessità dei sistemi viventi, ed in particolare degli esseri umani, senz'altro ci sono ancora molte discrepanze ma la scienza non è mai "sapere certo", e anche in altri campi si continuano a fare scoperte proprio perchè la realtà è sempre più complessa delle nostre teorie. Detto questo, si tratta di un procedimento di tipo scientifico anche se non ricalca ideali positivisti o riduzionisti di causalità lineare.
    La differenza, per quanto riguarda la psicologia clinica che è oggetto della discussione, risiede nel fatto che uno psicoterapeuta si può occupare della cura, uno psicologo invece no. Un orientamento poi, implicitamente o esplicitamente è sempre presente perchè una lente teorica anche personale è irriducibile.

    Citazione Originalmente inviato da max.nettuno Visualizza messaggio
    2) Lo psicoteraputa (anche non psicologo...perché ce ne sono...eccome!) aiuta le persone NECESSARIAMENTE appoggiandosi a un orientamento e relative tecniche (necessarimante, proprio perché può anche non essere psicologo - ma, almeno una volta prima della sanatoria, pure architetto, lureato in giurisprudentza - ne conosco proprio uno qui a Roma - o medico).

    Credo che sia deontologicamente corretto che uno debba essere esperto prima di psicologia (per saper intervenire sempre e comunque) e poi (eventualmente) in psicoterapia (es. psicanalista), no?
    In parte ti ho già risposto sopra. Aggiungo solo, e mi chiedo: è veramente la semplice formazione universitaria fondante rispetto alla professione di psicoterapeuta? Legalmente è senz'altro così, però la domanda non è priva di valore, almeno per me...

    Citazione Originalmente inviato da max.nettuno Visualizza messaggio
    Se io sono psicologo, non è coprretto applicare ad. es la psicanalisi a chiunque mi entri a studio, no? Devo saper intervenire sulla persona, poi se mi voglio dedicare alla sua malattia mentale (che brutta espressione!pardon...) allora potrei applicare la psicoanalisi o la cognitiva/comportamentale, ma solo se la persona è adatta a quella tecnica, no? E se non risponde alla mia psicanalisi/psicoterapia? Io, ad esempio, amo la psicodinamica e la psicologia del profondo (per davvero!), ma NON MI SPOSERO' MAI UN ORIENTAMENTO psicoanalitico, perché le persone esistono prima di qualsiasi orientamento.
    Queste considerazioni mi sembrano errate perchè non è il paziente che si deve adattare alla tecnica o quest'ultima che deve inseguire il paziente, quanto piuttosto la teoria di fondo che deve essere sufficientemente ampia per fornire informazioni e chiavi di lettura ed intervento su un ampia gamma di fenomini studiati, in questo caso la patologia. Ovviamente le persone esistono prima degli orientamenti, ma questi sono creati apposta per fornire ipotesi di funzionamento sano e patologico dell'essere umano. Se all'interno di una teoria, ad esempio la psicoanalisi, si ritiene che il sintomo segnali conflitti più profondi, allora posso intraprendere un'analisi con un qualsiasi paziente che porti dei sintomi. La terapia può senz'altro incontrare difficoltà o essere inefficace, ma questo, a mio parere, rientra prima di tutto in una serie di fattori tecnici e soggettivi legati alla coppia terapeutica, e successivamente può stimolare la revisione del livello teorico.

    Citazione Originalmente inviato da max.nettuno Visualizza messaggio
    Non è un giusto modo questo di vedere questa professione di psicologo? Cioè, io vado dal medico e mi fa male la testa. Lui deve saper intervenire e non mi può dire, "guarda ora ti applico la tecnica X del prof Y che si rifà alla filosofia Z, perché questo è il mio orintamento". Io voglio che quello che mi applica sia efficace, indipendentemtne dal suo orientamento, no? Non vale anche per lo psicologo?
    Sì, ma anche i medici hanno teorie di riferimento, non illudiamoci. Ad ogni modo non si sta a discutere di teoria col paziente, si lavora con modalità che vengono ritenute utili ed efficaci, diverse a seconda degli orientamenti, e se le cose non funzionano è il caso di discuterle in seduta.

    Un saluto
    Ultima modifica di gieko : 20-08-2008 alle ore 15.06.34
    gieko

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