Ma infatti, io ti invitavo a riflettere su come avessi portato una confusione voluta tra collega che lavora, paziente, collega/professionista, allievo tu e non gli altri, circa il modo di "come" dirglielo, e a dare la "tua" risposta su questo, non con il tentativo di uscirne con il la ctp o ctp, di un altro con cui non hai rapporto diretto come tale.
Cmq, credo di aver compreso almeno in parte il tuo problema, che parte da una certa visione di tipo "medico" (non è una critica, ma un esempio ) per cui ritieni prioritaria la "guarigione" del paziente, in ogni caso, cio' che sembra porti, sinceramente una serie di problemi ulteriori, per mancanza di "strumenti" idonei in certi casi particolari, come dare direttamente, mantenendo un'alleanza, certe comunicazioni. Il che non vuol dire che tu non li abbia in molti altri casi, ma è anche vero che se non possiedi degli strumenti personali per "comunicare" un aspetto del genere ad un tuo collega o allievo, come puoi dire che cio' "è impossibile, non puo' essere cosi'?" Forse, semplcemente, si tratta di aspetti complessi che anzichè in forma diretta, la tua formazione, ti consente, secondo la tua etica, di affrontare in modo solo indiretto, ma parlando di un ctp o ctu, hai portato il discorso su un livello diverso da quello cui si stava parlando qui, anche se logicamente, quello che tu senti di fare, come persona e professionista, dovrebbe essere rispettato, come gli altri.
Ciao








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