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  1. #256
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Rosa, scusa, ma il transfert non è qualcosa di utile o inutile. C'è. E basta. C'è come c'è il cielo, il mare, le piante di noci, i contrabbandieri, le galassie e la quinta di Beethowen.
    Cioè, dal mio punto di vista, fa parte dell'esistente, di quelle cose che possiamo solo scegliere come utilizzare, ma sulla cui esistenza non abbiamo alcun potere.
    Come accade per la nostra vita. Non siamo responsabili del fatto di vivere. Ma siamo responsabili di come decidiamo di vivere.
    Quindi, non serve chiedersi se il transfert sia utile o meno. Quel che occorre chiedersi, a mio parere, è "cosa ne faccio del transfert?". Quindi, lo utilizzo (e siamo nel campo della psicoterapia), oppure lo analizzo (e siamo nel campo della psicoanalisi).
    Tutte le altre differenziazioni mi sembra non colgano l'essenza della differenza...

    Buona vita

    Guglielmo
    Forse, non mi sono espressa bene o sei tu che non hai colto il senso completo del discorso, ritagliandone solo una parte di "comodo". Il concetto di utilita' o meno, non era mio, era di Francesca63, che diceva di non essere d'accordo sull'utilita' di "quel tipo di transfert", riferendendosi appunto a quello negativo. E, successivamente, la mia era una risposta a rosamund, che richiamava l'attenzione sull'utilita' anche del transfert negativo, tumultuoso e mutevole, se analizzato, con la quale ho espresso il mio accordo, volendo dire che transfert positivo e negativo, ambivalente ecc, sono aspetti ugualmente presenti ed utli, se ben gestiti.
    Tra l'altro, considerando che ci troviamo in un thread dal titolo "Il transfert l'alfa e l'omega della psicoterapia", dovrebbe essere piuttosto ovvio che qui non si sta discutendo della sua "esistenza" o meno del "esserci" o non esserci, ma dei diversi aspetti emotivi che lo caratterizzano anche in base alle intenzioni di chi lo ha aperto e del modo di gestirlo.
    Proprio per qs, volevo dire che non si puo' fare qs rigida distinzione ed ho fatto riferimento a piu' post di piu' persone come un "insieme" che puo' aver provocato un equivoco.
    Lo so che il transfert c'è e sempre, anche al di fuori di una analisi o psicoterapia possono verificarsi qs fenomeni; io volevo dire che la sua utilita' sta nell'uso o/e intepretazione che ne viene fatta, nei modi e tempi adeguati per quella persona da parte del terapeuta e dell'analista.
    Ho specificato che cio' che puo' arrecare disagio al paziente, è proprio il fatto di non fornirgli un orientamento, senza entrare nella differenza tra analisi e terapie, circa cio' che gli sta accadendo; se portato troppo ad intensificarsi qs disagio, puo' arrecare un potenziale danno al processo terapeutico stesso, soprattutto in certe circostanze.
    In sintesi, non nvolevo dire che la sua utilita' sta nel fatto di esserci o non esserci, dato che si è ormai visto tra l'altro che anche in forme in cui si riteneva non potesse esserci, si verifica, ma nella sua adeguata gestione, per modi e per tempi, che rispettino quelli della persona.
    Spero di essere stata piu' chiara.
    Ciao
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 18-08-2008 alle ore 09.35.27
    Gaia

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  2. #257
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Rosa, scusa, ma il transfert non è qualcosa di utile o inutile. C'è. E basta...... C'è come c'è il cielo, il mare..., Quindi, non serve chiedersi se il transfert sia utile o meno. Quel che occorre chiedersi, a mio parere, è "cosa ne faccio del transfert?". Quindi, lo utilizzo (e siamo nel campo della psicoterapia), oppure lo analizzo (e siamo nel campo della psicoanalisi).
    Tutte le altre differenziazioni mi sembra non colgano l'essenza della differenza...
    Dici bene, caro Guglielmo, il problema per il paziente sta proprio in questo! Perchè mi accade? Perchè vivo queste emozioni che mi creano disagio, mi fanno sentire mutilato nella vita reale in quanto catturano tutte le mie energie vitali e i miei pensieri? Cosa ne faccio( come dici bene tu!), come lo affronto, lo supero? Come guarisco? . Freud lo spiega..."La normale nevrosi viene sostituita da una nevrosi da transfert, dalla quale il paziente non si rende conto che può essere guarito solo mediante il lavoro terapeutico. La traslazione crea una provincia intermedia fra la malattia e la vita, attraverso la quale è possibile il passaggio dalla prima alla seconda. Il nuovo stato ha assunto su di sè tutti i caratteri di una malattia artificiale completamente accessibile ai nostri attacchi".Continua dicendo che il medico non può risparmire al "malato"questa fase della cura in cui rivive traumi passati e deve provvedere affinchè egli conservi un certo grado di razionale distacco, che gli permetta di rendersi conto che quella che gli appare come realtà è solo l'immagine riflessa di un passato dimenticato.Dice ancora:"In ogni trattamento analitico si stabilisce, senza alcun intervento del medico, un'intensa relazione emotiva del paziente nei confronti dell'analista, relazione che i dati di fatto reali non giustificano in alcun modo...Questa relazione(transfert) prende ben presto nel pz il posto del del desiderio di guarire e finchè è affettuosa e misurata, essa rappresenta un sostegno per il comune lavoro analitico..."
    E' dunque da chiedersi perchè si attivi inesorabilmente,"senza alcun intervento del medico" questo tipo di potente coinvolgimento del paziente.
    La storia della teoria del transfert ha in parte oscurato questa osservazione, relegandola all'aspettativa che essa sia resa intellegibile dalla ricostruzione nel transfert della matrice relazionale primaria. Il vertice motivazionale, sostiene Teodosio Giacolini, è stato reso abbastanza marginale nel contributo alla spiegazione di questo fenomeno;la spiegazione che ne offre l'autore fa riferimento alla situazione relazionale asimmetrica, di cui il rapporto medico pz è l'esempio classico che implica quella intensa relazione emotiva del pz espressione sia della storia ontogenica di questo, e dunque dei suoi rappotri primari, sia della sua storia filogenetica, coniugata attraverso gli accadimenti relazionali della prima..Il paziente cerca nell'analista un alleato potente, in grado di ricollegarlo e connetterlo funzionalmente al gruppo di riferimento e fargli riacquisire una posizione di soggetto più integra e efficace al suo interno.
    In quest'ottica il transfert(positivo)mostra l'assetto del soggetto che riconosce nell'analista un rivale potente cui sottomettersi per averne in cambio sicurezza, alleanza(terapeutica) e forse anche potenza.
    Il problema, che anche Freud mise in evidenza è che questa sottomissione è accompagnata da una certa dose di sospetto. L'analisi delle resistenze ne è la risultante.Il concetto di ambivalenza( transfert positivo o negativo), evidenziato nei post precedenti, indica l'incessante oscillare del paziente tra il riconoscimento della potenza dell'analista e, all'inverso, il desiderio di riprendersi velocemente la soddisfazione di una rivincita, con il risultato di ritrovarsi improvvisamente senza "capo", fuori dal gruppo e senza speranza terapeutica.L'analista è per il paziente in analisi quel "totem" per parafrasare Freud, in cui le capacità simboliche della specie umana hanno reificato una storia relazionale di potere assoluto, in grado di dare la salvezza o la perdita relazionale. Il transfert positivo e le guarigioni da transfert ne rappresentano un'evidenza largamente condivisa.
    Un salutino.
    Francesca
    Ultima modifica di francesca63 : 18-08-2008 alle ore 13.44.20
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  3. #258
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Dici bene, caro Guglielmo, il problema per il paziente sta proprio in questo! Perchè mi accade? Perchè vivo queste emozioni che mi creano disagio, mi fanno sentire mutilato nella vita reale in quanto catturano tutte le mie energie vitali e i miei pensieri? Cosa ne faccio( come dici bene tu!), come lo affronto, lo supero? Come guarisco? . Freud lo spiega..."La normale nevrosi viene sostituita da una nevrosi da transfert, dalla quale il paziente non si rende conto che può essere guarito solo mediante il lavoro terapeutico. La traslazione crea una provincia intermedia fra la malattia e la vita, attraverso la quale è possibile il passaggio dalla prima alla seconda. Il nuovo stato ha assunto su di sè tutti i caratteri di una malattia artificiale completamente accessibile ai nostri attacchi".Continua dicendo che il medico non può risparmire al "malato"questa fase della cura in cui rivive traumi passati e deve provvedere affinchè egli conservi un certo grado di razionale distacco, che gli permetta di rendersi conto che quella che gli appare come realtà è solo l'immagine riflessa di un passato dimenticato.Dice ancora:"In ogni trattamento analitico si stabilisce, senza alcun intervento del medico, un'intensa relazione emotiva del paziente nei confronti dell'analista, relazione che i dati di fatto reali non giustificano in alcun modo...Questa relazione(transfert) prende ben presto nel pz il posto del del desiderio di guarire e finchè è affettuosa e misurata, essa rappresenta un sostegno per il comune lavoro analitico..."
    E' dunque da chiedersi perchè si attivi inesorabilmente,"senza alcun intervento del medico" questo tipo di potente coinvolgimento del paziente.
    La storia della teoria del transfert ha in parte oscurato questa osservazione, relegandola all'aspettativa che essa sia resa intellegibile dalla ricostruzione nel transfert della matrice relazionale primaria. Il vertice motivazionale, sostiene Teodosio Giacolini, è stato reso abbastanza marginale nel contributo alla spiegazione di questo fenomeno;la spiegazione che ne offre l'autore fa riferimento alla situazione relazionale asimmetrica, di cui il rapporto medico pz è l'esempio classico che implica quella intensa relazione emotiva del pz espressione sia della storia ontogenica di questo, e dunque dei suoi rappotri primari, sia della sua storia filogenetica, coniugata attraverso gli accadimenti relazionali della prima..Il paziente cerca nell'analista un alleato potente, in grado di ricollegarlo e connetterlo funzionalmente al gruppo di riferimento e fargli riacquisire una posizione di soggetto più integra e efficace al suo interno.
    In quest'ottica il transfert(positivo)mostra l'assetto del soggetto che riconosce nell'analista un rivale potente cui sottomettersi per averne in cambio sicurezza, alleanza(terapeutica) e forse anche potenza.
    Il problema, che anche Freud mise in evidenza è che questa sottomissione è accompagnata da una certa dose di sospetto. L'analisi delle resistenze ne è la risultante.Il concetto di ambivalenza( transfert positivo o negativo), evidenziato nei post precedenti, indica l'incessante oscillare del paziente tra il riconoscimento della potenza dell'analista e, all'inverso, il desiderio di riprendersi velocemente la soddisfazione di una rivincita, con il risultato di ritrovarsi improvvisamente senza "capo", fuori dal gruppo e senza speranza terapeutica.L'analista è per il paziente in analisi quel "totem" per parafrasare Freud, in cui le capacità simboliche della specie umana hanno reificato una storia relazionale di potere assoluto, in grado di dare la salvezza o la perdita relazionale. Il transfert positivo e le guarigioni da transfert ne rappresentano un'evidenza largamente condivisa.
    Un salutino.
    Francesca
    Scusami Francesca, quello che riporti tu verso la fine del discorso, è ripreso da un testo dell'Autore da te citato e poi da Freud o è una considerazione derivata dalle letture, associandole? Te lo chiedo perchè è risaputo che nelle traduzioni inglesi e poi italiane, molti concetti di Freud sono stati o travisati o non riportati, per motivazioni diverse.
    A me pero' sorge sempre una domanda: come mai, tu che fai un'analisi junghiana, citi sempre Freud, nel parlare di transfert? Questo a prescindere dal fatto che io do' invece molto valore al tipo di sofferenza di cui parli, perchè è comprensibile che talvolta, in certe situazioni, possa essere davvero mal sopportabile, soprattutto se non si sa cosa e perchè si stia vivendo e non si riceve alcuna indicazione in merito, utile ad orientarsi.



    Ciao
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 18-08-2008 alle ore 20.15.04
    Gaia

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  4. #259
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Scusami Francesca, quello che riporti tu verso la fine del discorso, è ripreso da un testo dell'Autore da te citato e poi da Freud o è una considerazione derivata dalle letture, associandole? Te lo chiedo perchè è risaputo che nelle traduzioni inglesi e poi italiane, molti concetti di Freud sono stati o travisati o non riportati, per motivazioni diverse.
    A me pero' sorge sempre una domanda: come mai, tu che fai un'analisi junghiana, citi sempre Freud, nel parlare di transfert? Questo a prescindere dal fatto che io do' invece molto valore al tipo di sofferenza di cui parli, perchè è comprensibile che talvolta, in certe situazioni, possa essere davvero mal sopportabile, soprattutto se non si sa cosa e perchè si stia vivendo e non si riceve alcuna indicazione in merito, utile ad orientarsi.
    Ciao
    Ciao Rosa, spiegare la domanda di analisi come ricerca di un alleato forte cui sottostare e che ti aiuta nella reintegrazione sociale è un'ipotesi affascinante. L'asimmetria del rapporto, è fondamentale per riconoscere nella figura dell'analista un potente, solido punto di riferimento e contenimento. Ma un transfert negativo, un forte disagio non analizzato e dunque con venature di odio, un atteggiamento ostile e negativo verso il medico, secondo me, fanno si che venga a mancare quella stima e rispetto incondizionati che rendono efficace la terapia e l'attivarsi di quella intesa empatica nella coppia analitica che conduce al cambiamento, alla reintegrazione e alla guarigione.
    So bene che anche un transfert negativo se manifestato e analizzato aiuta, ma....consentitemi di esprimere il mio sentire da paziente profana...
    Non potrei mai aprirmi, fidarmi e dunque sentirmi coinvolta e affidare la mia esistenza passata, presente e futura, ad un terapeuta verso cui proietto sentimeti ostili, se diffido di lui, se avverto che non prova affettività nei miei confronti e che non si appassiona al mio caso.
    Cito sempre Freud perchè credo che quello che lui sostiene è una grande verità: la cura, il cambiamento, si ottengono solo attraverso l'amore .
    .
    FRANCESCA

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  5. #260
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    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    . Quel che occorre chiedersi, a mio parere, è "cosa ne faccio del transfert?".
    Buona vita
    Guglielmo
    Da paziente profana, mi permetto di esprimere la mia opinione a tale proposito.
    Il mio transfert si è evoluto nel tempo e ha assunto sfumature diverse a seconda della fase che stavo attraversando;certo che però, se questa
    "intensa relazione emotiva" si scatena senza alcun intervento del medico, i risvolti che può assumere durante la terapia, a mio avviso, sono invece legati al tipo di relazione analitica che si instaura e alla capacità e sensibilità del terapeuta di capire, accogliere, spiegare il disagio del paziente. Un iniziale transfert nevrotico, inquieto, inquietante, tumultuoso, doloroso, col progredire della terapia, assume contorni più quieti, matura, si evolve, così come cambia l'assetto psichico del pz se la terapia è efficace. Quel coinvolgimento inspiegabile che fa vivere il pz come sospeso in una dimensione irreale di benessere/malessere, poco a poco, parlandone con lo psi apertamente, sinceramente in tutte le angolazioni, anche le più intime e scottanti, si trasforma in un legame sempre forte e pregnante ma di affetto, gratitudine, stima, ammirazione e dunque meno fantastico e magico e più agganciato alla realtà del qui e ora.
    Ecco cosa fare del transfert... non si è dissolve nel nulla, non scompare, semplicemente si incanala e manifesta in altri aspetti della vita del pz a conferma che la terapia funziona.Secondo il pensiero di Jung: " Nel caso di un transfert eccezionalmente intenso si può essere sicuri che i suoi contenuti, una volta che siano stati individuati e resi consci, saranno per il paziente tanto importanti quanto lo era il transfert. Quando un transfert viene a cessare, non si dissolve nell'aria, ma la sua intensità, o un corrispondente quantitativo di energia, apparirà in altro luogo, per esempio in un'altra relazione o in una qualsiasi altra importante forma psicologica. Col dissolversi del transfert tutta l'emozione proiettata ricade indietro nel soggetto e il pz è allora in possesso del tesoro che precedentemente, nel corso del transfert, aveva praticamente sperperato"
    Ciao Gaia. Come vedi, ho citato anche Jung.
    FRANCESCA

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  6. #261
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Ciao Francesca, ti ringrazio sia della prima risposta, che della seconda, entrambe chiare e significative.
    Gaia

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  7. #262
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Vorre riprendere ancora la questione posta da Willy:

    Quel che occorre chiedersi, a mio parere, è "cosa ne faccio del transfert?". Quindi, lo utilizzo (e siamo nel campo della psicoterapia), oppure lo analizzo (e siamo nel campo della psicoanalisi).

    Il quesito è posto da un terapeuta, con la sua ottica, filtrandone solo gli elementi utili alla sua terapeuticità ai fini dell'efficacia della cura e di conseguenza del bene del paziente.
    Ma parlare di transfert dal punto di vista del paziente credo sia diverso, anche se paradossalmente i componenti della coppia analitica aspirano agli stessi obiettivi...Io immagino due fiumi che scorrono separatamente per poi riunirsi in un grande unico fiume, prima di sfociare nel mare...metaforicamente in una immensità libera, che consiste nella guarigione per il pz e nel successo terapeutico per il medico.
    Guglielmo, ritieni che utilizzare o analizzare il transfert per spiegare il caso e quindi per fini terapeutici, possa offrire al paziente un qualche rimedio al proprio disagio?
    Io ritengo che il paziente,con i suoi tempi, raggiunge autonomamente l'insight ...; vede finalmente la figura del terapeuta con occhi "e cuore" diversi, e sostenuto dalla sua coprensione e affettività elabora piano, piano le proprie emozioni , le contiene, le gestisce in maniera sempre più matura e consapevole dell'iniziale irruenza, intensità, precipitosità, irrealtà, falsa illusione. Chiaramente "questa storia" di insight, coincide con la storia analitica.
    Il transfert di cui il pz sperimenta sempre nuove dimensioni, diventa il luogo del recupero della propria identità, il punto di incontro tra passato, presente, un futuro potenziale da costruire insieme.
    Certo il transfert è un animale selvaggio difficile da addomesticare e talora spaventa anche lo stesso analista, che incontra mille difficoltà e resistenze...Ma è lui il partner più forte della coppia e a lui è demandato il non facile compito di offrire sollievo e benessere.
    Al quesito posto da Guglielmo vorrei aggiungerne un altro: ponendosi nell'ottica del paziente, il transfert quali percorsi segue rispetto al generale percorso analitico, in che oscure increspature può finire? Come aiutare il paziente a incanalarne l'energia in altre sfere psichiche più sane e inserite nella realtà della vita relazionale del paziente?
    Ciao
    Ultima modifica di francesca63 : 25-08-2008 alle ore 19.10.26
    FRANCESCA

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  8. #263

    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Da circa tre anni seguo una psicoterapia e "inesorabilmente" sono stata "travolta" da un forte transfert verso il mio analista. All'inizio senza rendermene conto...era come se tutta la mia vita fosse concentrata sul teraputa e la terapia.
    Le regole del setting molto rigide (anche se è junghiano), la sua impenetrabilità, i silenzi me lo facevano odiare, però poi arrivavo puntualmente alla seduta successiva.
    Per fortuna non è mai stato un transfert nevrotico, nè erotico, ma positivo ed empatico, però ammetto che per un certo periodo è stato alquanto invalidante.
    Adesso insieme al mio psi ne discutiamo tanto per decodificarlo.
    Se avete vissuto o state vivendo lo stesso tipo di esperienza, vi va di parlarne?
    ciao a tutti. Innanzitutto complimenti x per la discussione, mi sono letta tutti i post (e sono tanti!), tutto moooolto interessante, sia le risposte degli "esperti" che di quelli non.
    L'argomento mi interessa particolarmente (non sono un'addetta ai lavori), sono in terapia (psicanalitica) da diverso tempo come è pure da diverso tempo che sono "innamorata" della mia psi.
    Lasciatemi dire che che il transfert sarà pure l'alfa e l'omega della terapia, sarà pure una tappa obbligata, ma quando si è semplici pazienti (e quindi non psicologi-pazienti o studenti-pazienti per cui si possiedono degli strumenti in più) la cosa è alquanto difficile da superare. Per esperienza, il non essere amati è una delle cose che fa più soffrire, la frustrazione che ne consegue, l'angoscia, l'ansia sono logoranti e a lungo tempo sono anche demoralizzanti (io ora sono in questa fase: demoralizzata e incazzata). Ah, il tutto deve essere poi condito da una certa dose di razionalità, bisogna cercare di risolvere questo transfert, essere consapevoli che trattasi di un rapporto asimmetrico, che non si può andare oltre il rapporto terapeuta-paziente (tuttavia bisogna cercare di mantenere viva l'alleanza terapeutica ed essere "coppia" terapeutica - veramente una gran confusione!)...ma quanto si chiede a un paziente in termini di investimento emotivo??????
    Senza contare, che fuori da quella stanza, abbiamo già altri problemi da risolvere (lavoro, famiglia...figli...chi più ne ha + ne metta). Sono d'accordo con chi ha scritto che in alcuni casi, una piccola "spintina" non guasterebbe, almeno per sbloccare una situazione che magari rischia di diventare cronica e negativa per la terapia. Penso che voi psi abbiate gli strumenti necessari in mano per aiutare il paziente nel miglior modo, senza per questo arrivare ad illuderlo. HO preso in considerazione il fatto di mollare tutto e l'unica risposta che ho ricevuto è stata: "come preferisce". Vabbè!

    Comunque, volevo porre una domanda: come mai si parla così spesso di transfert amoroso in direzione etero (anzi si da quasi per scontato) mentre così poco di quando paziente e terapeuta sono dello stesso sesso? Se come è stato detto, capita a quasi tutti, dovrebbe succedere indipendentemente dal sesso dell'analista...o forse mi sbaglio?
    Apprezzerei tanto sapere cosa ne pensate. Grazie e un saluto.
    Lalla.

  9. #264
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Ciao Lalla, complimenti per la buona volontà che hai avuto a leggere tutto il thread....Ma, di tutti i discorsi fatti, sembra che tu abbia recepito ben poco.
    Spero che quache esperto di buon cuore ti risponderà, in quanto io sono una paziente in psicoanalisi e come te, in qualche modo, ho vissuto quelle emozioni cui ti riferisci.
    Come avrai intuito, tutti gli esperti concordano sul fatto che attraversare questa fase di sofferenza, sia indispensabile per attivare quel processo terapeutico che conduce al cambiamento e alla cura. Da bimbi ci dicevano: prendi la medicina! E' amara ma ti fa guarire....Più o meno è la stessa cosa, solo che ora ci rivolgiamo ad un analista perchè non ne possiamo più di vivere e ci ritroviamo con un problema in più.....Nonostante questo, ci leghiamo, dipendiamo dal nostro medico(il sesso non conta!)e affidiamo a lui/lei le sorti del nostro orizzonte esistenziale.
    Concordo con la tua opinione che sostenere un'analisi didattica sia diverso, anche se gli esperti sostengono il contrario e ammettono di essere anche loro inesorabilmente colpiti dai dardi del transfert .
    Qualunque consiglio ti si possa dare è inutile; niente e nessuno, neanche la tua analista potrà confortarti.... devi essere tu da sola col tempo e con la consapevolezza acquisita a liberarti da questo "disagio", o meglio a conviverci in modo quieto e maturo. Un giorno, ti auguro vicino, ti renderai conto che sei libera da questo legame invalidante e l'energia che ci investivi, puoi incanalarla verso obiettivi più concreti, reali e realizzabili.
    Buona fortuna.
    FRANCESCA

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  10. #265
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da lallaconfusa Visualizza messaggio
    L'argomento mi interessa particolarmente (non sono un'addetta ai lavori), sono in terapia (psicanalitica) da diverso tempo come è pure da diverso tempo che sono "innamorata" della mia psi.
    come diceva Willy qualche post fa, bisogna fare attenzione a usare il termine "amore".
    Tra il paziente e l'analista, ovviamente, si instaura un rapporto di fiducia, di dipendenza, e questo fa sì che il terapeuta rappresenti, per il paziente, una specie di "salvatore", attirando su di sé grandi quantità di affetti da parte del paziente stesso. Sarebbe interessante, alla fine della terapia, fare un sondaggio per vedere quanti pazienti siano ancora "innamorati" dell'ex analista. Allora sono certo che la maggior parte diranno di non provare più alcun "amore" verso di lui.

    L'analista, per conto suo, sarebbe sleale (oltre che commettere una violazione del codice deontologico) se assecondasse questi "sentimenti", perché sarebbe un approfittarsi di una persona che in quel momento ha richiesto una relazione di aiuto e si trova in una situazione di dipendenza e di bisogno.

    Ciò non toglie che nell'analisi sia presente un "surrogato" (Freud) dell'amore, che, in forma sublimata, è messo al servizio del lavoro analitico e alimenta l'alleanza terapeutica, che deve durare per tutto il corso dell'analisi.


    ciao
    Ultima modifica di Johnny : 27-08-2008 alle ore 19.56.49

  11. #266

    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    [QUOTE=francesca63;1645750]....Ma, di tutti i discorsi fatti, sembra che tu abbia recepito ben poco.
    Spero che quache esperto di buon cuore ti risponderà,


    cara francesca, grazie! Tutto l'entusiasmo che avevo per essermi registrata, beh mi è proprio passato.
    Vorrei puntualizzare alcune cosette: non si risolve il transfert leggendo libri su libri, ma come giustamente hai detto tu, è una serie di consapevolezze che si acquisiscono piano piano. Ma in attesa di queste consapevolezze, si brancola nel buio specialmente quando ci si trova a dover fronteggiare un transfert intenso, coinvolgente come un "innamoramento" e ci si aggrappa a qualsiasi cosa per cercare di uscirne, anche a un forum, ben sapendo che le risposte saranno sempre le stesse. Ma il fatto di portare la propria esperienza, di esprimerla, di tradurre in parole quello che si sente, beh già questo per me è importante e trovare qualcuno che si prende la briga di rispondere, lo è ancora di più.
    E se qualche esperto vorrà rispondermi (ringrazio già in anticipo tutti quelli che lo faranno), non sarà certamente per il "buon cuore" ma per la professione che sta o andrà ad esercitare che prevede fra le tante cose, "ascolto" e "accettazione" incondizionata del paziente (perchè ora della fine, si è "pazienti" e "terapeuti" anche su un forum). Ci sarà sempre l'ennesimo paziente che chiederà delle delucidazioni, proprio come hai chiesto tu con questo thread, e ci sarà sempre l'ennesimo esperto che cercherà di fare bene il proprio lavoro anche su un forum (grazie **ras**).

    Scusate la polemica. Buone cose a tutti.
    Lalla.

  12. #267
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    [QUOTE=lallaconfusa;1646443]
    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    ....Ma, di tutti i discorsi fatti, sembra che tu abbia recepito ben poco.
    Spero che quache esperto di buon cuore ti risponderà,


    cara francesca, grazie! Tutto l'entusiasmo che avevo per essermi registrata, beh mi è proprio passato.
    Vorrei puntualizzare alcune cosette: non si risolve il transfert leggendo libri su libri, ma come giustamente hai detto tu, è una serie di consapevolezze che si acquisiscono piano piano. Ma in attesa di queste consapevolezze, si brancola nel buio specialmente quando ci si trova a dover fronteggiare un transfert intenso, coinvolgente come un "innamoramento" e ci si aggrappa a qualsiasi cosa per cercare di uscirne, anche a un forum, ben sapendo che le risposte saranno sempre le stesse. Ma il fatto di portare la propria esperienza, di esprimerla, di tradurre in parole quello che si sente, beh già questo per me è importante e trovare qualcuno che si prende la briga di rispondere, lo è ancora di più.
    E se qualche esperto vorrà rispondermi (ringrazio già in anticipo tutti quelli che lo faranno), non sarà certamente per il "buon cuore" ma per la professione che sta o andrà ad esercitare che prevede fra le tante cose, "ascolto" e "accettazione" incondizionata del paziente (perchè ora della fine, si è "pazienti" e "terapeuti" anche su un forum). Ci sarà sempre l'ennesimo paziente che chiederà delle delucidazioni, proprio come hai chiesto tu con questo thread, e ci sarà sempre l'ennesimo esperto che cercherà di fare bene il proprio lavoro anche su un forum (grazie **ras**).

    Scusate la polemica. Buone cose a tutti.
    Lalla.
    Cinquant'anni o un secolo fa non vi erano forum, ma non credo che l'amore di transfert fosse di diversa natura. Siamo,oggi come oggi, abituati ad aggrapparci a situazioni o soluzioni vantaggiose, funzionali, senza mai pensare cosa di essenzialmente umano conserviamo o possiamo sviluppare al di là delle possibilità tecniche che la nostra cultura spiattella sul tavolo continuamente...Non si impara il transfert dai libri, è vero...ma nemmeno dai forum! E poi...si brancola sempre nel buio, perchè dalla luce non si impara un bel nulla...è dall'oscurità che le cose risalgono con i loro significati autentici...
    Si va dal terapeuta perchè 'si deve cambiare' e non per perpetuare una struttura di personalità che è-nel-mondo in modo 'inappropriato': un ‘innamoramento’ intenso va vissuto, per carità, ma mai come 'dall'occhio di un ciclone'...'rasentare' invece (per 'osservare discreti'), con umiltà, lo strutturarsi continuo delle passioni, dei tradimenti, di tutte quelle 'proiezioni' che 'confluiscono e contribuiscono' nell'assegnare un carattere 'numinoso' al medico o allo psicologo...bè, questo si che è compito arduo! L'emozione va vissuta fin dentro profondità viscerali, per carità, ma non può diventare 'misura assoluta' dei miei giudizi: il mio terapeuta mi disse una volta: ''sei tu che hai bisogno di me! Se ti calzo stretto, se credi di potermi 'anticipare' nelle interpretazioni, sei libero di 'lasciarmi andare''...non è nessun tipo di 'violenza' a parlare qui, ma forse un 'tipo di amore' che non siamo abituati più a considerare: un amore che 'preserva la differenza',il 'distacco',l'irripetibilità,la 'differenziazione' in massimo grado...e non voglio, con questo, giustificare certi 'atteggiamenti' da 'padre eterno' e 'indifferente' che 'guastano' davvero la terapia...e non solo essa...


    Saluti,
    Luigi
    Ultima modifica di luigi '84 : 28-08-2008 alle ore 03.10.33

  13. #268
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Concordo con luigi: un forum non è il luogo appropriato dove discutere del transfert dal punto di vista personale perchè sono evidenti gli aspetti dinamici che possono essere presi in considerazione solamente nella sede appropriata dell'analisi.

    Si può tentare qualche risposta dal punto di vista teorico.

    Citazione Originalmente inviato da lallaconfusa Visualizza messaggio
    Comunque, volevo porre una domanda: come mai si parla così spesso di transfert amoroso in direzione etero (anzi si da quasi per scontato) mentre così poco di quando paziente e terapeuta sono dello stesso sesso? Se come è stato detto, capita a quasi tutti, dovrebbe succedere indipendentemente dal sesso dell'analista...o forse mi sbaglio?
    Anzitutto mi verrebbe da chiedere: in quale sede non si parla di transfert erotizzati di tipo omosessuale? In letteratura i riferimenti sono molti...
    Vorrei poi precisare un altro punto, su cui mi ero già espresso. Trovo che vi sia una focalizzazione eccessiva sul transfert "amoroso", che corrisponde poco alla complessità delle dinamiche transferali e probabilmente è originato dalla macrocategorizzazione del transfert in positivo e negativo. Questa distinzione vale soprattutto per fini teorici, ma, a mio parere, è legata anche alla schematizzazione freudiana che oppone pulsione sessuale e pulsione di morte. Uscendo da quest'ottica, come di fatto è avvenuto in psicoanalisi da diversi decenni, anche la visione del transfert è differente. Esso diviene riproduzione di modalità di funzionamento inconsce problematiche più che riedizione delle rappresentazioni interne degli oggetti genitoriali.
    Il transfert in un'ottica contemporanea è concepito in maniera più fluida e mutevole, regolato da motivazioni differenti rispetto al semplice dualismo amore-odio: sono presenti transfert dipendenti, controllanti e quant'altro, che si alternano e si sovrappongono in vari momenti della seduta e del processo analitico. E' l'emozione che domina il campo emotivo tra paziente ed analista a "determinare" la natura del transfert in quel dato momento.
    Possono essere quindi presenti sfumature erotiche (omo o etero, poco importa...) che si accompagnano a vissuti di dipendenza o di controllo.

    Spero di aver risposto almeno in parte.

    Un saluto
    gieko

  14. #269
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Aggiungo solo un punto rispetto alla questione analisi didattica.
    Non credo che sia un'analisi differente da quella che si svolge comunmente (se non per alcuni temi, prima di tutto la scelta del candidato di fare l'analista), nè credo che un candidato analista sia "avvantaggiato" nella gestione delle dinamiche transferali. In analisi le conoscenze teoriche o tecniche non hanno influenza, così come la "preparazione" alla situazione analitica. Ciò che conta è unicamente il livello emotivo e dinamico, che è il medesimo sia per i candidati che per i "pazienti normali". Altrimenti l'analisi diventa un processo cerebrale e non serve a nulla.
    Credo di non sbagliare dicendo che ci sono pazienti che vivono in maniera più semplice il transfert rispetto a candidati analisti (così come succede anche il contrario) per la semplice ragione che hanno strutture di personalità meno problematiche.
    gieko

  15. #270
    Postatore Compulsivo L'avatar di peste1987
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