
Originalmente inviato da
francesca63
Dici bene, caro Guglielmo, il problema per il paziente sta proprio in questo! Perchè mi accade? Perchè vivo queste emozioni che mi creano disagio, mi fanno sentire mutilato nella vita reale in quanto catturano tutte le mie energie vitali e i miei pensieri? Cosa ne faccio( come dici bene tu!), come lo affronto, lo supero? Come guarisco? . Freud lo spiega..."La normale nevrosi viene sostituita da una nevrosi da transfert, dalla quale il paziente non si rende conto che può essere guarito solo mediante il lavoro terapeutico. La traslazione crea una provincia intermedia fra la malattia e la vita, attraverso la quale è possibile il passaggio dalla prima alla seconda. Il nuovo stato ha assunto su di sè tutti i caratteri di una malattia artificiale completamente accessibile ai nostri attacchi".Continua dicendo che il medico non può risparmire al "malato"questa fase della cura in cui rivive traumi passati e deve provvedere affinchè egli conservi un certo grado di razionale distacco, che gli permetta di rendersi conto che quella che gli appare come realtà è solo l'immagine riflessa di un passato dimenticato.Dice ancora:"In ogni trattamento analitico si stabilisce, senza alcun intervento del medico, un'intensa relazione emotiva del paziente nei confronti dell'analista, relazione che i dati di fatto reali non giustificano in alcun modo...Questa relazione(transfert) prende ben presto nel pz il posto del del desiderio di guarire e finchè è affettuosa e misurata, essa rappresenta un sostegno per il comune lavoro analitico..."
E' dunque da chiedersi perchè si attivi inesorabilmente,"senza alcun intervento del medico" questo tipo di potente coinvolgimento del paziente.
La storia della teoria del transfert ha in parte oscurato questa osservazione, relegandola all'aspettativa che essa sia resa intellegibile dalla ricostruzione nel transfert della matrice relazionale primaria. Il vertice motivazionale, sostiene Teodosio Giacolini, è stato reso abbastanza marginale nel contributo alla spiegazione di questo fenomeno;la spiegazione che ne offre l'autore fa riferimento alla situazione relazionale asimmetrica, di cui il rapporto medico pz è l'esempio classico che implica quella intensa relazione emotiva del pz espressione sia della storia ontogenica di questo, e dunque dei suoi rappotri primari, sia della sua storia filogenetica, coniugata attraverso gli accadimenti relazionali della prima..Il paziente cerca nell'analista un alleato potente, in grado di ricollegarlo e connetterlo funzionalmente al gruppo di riferimento e fargli riacquisire una posizione di soggetto più integra e efficace al suo interno.
In quest'ottica il transfert(positivo)mostra l'assetto del soggetto che riconosce nell'analista un rivale potente cui sottomettersi per averne in cambio sicurezza, alleanza(terapeutica) e forse anche potenza.
Il problema, che anche Freud mise in evidenza è che questa sottomissione è accompagnata da una certa dose di sospetto. L'analisi delle resistenze ne è la risultante.Il concetto di ambivalenza( transfert positivo o negativo), evidenziato nei post precedenti, indica l'incessante oscillare del paziente tra il riconoscimento della potenza dell'analista e, all'inverso, il desiderio di riprendersi velocemente la soddisfazione di una rivincita, con il risultato di ritrovarsi improvvisamente senza "capo", fuori dal gruppo e senza speranza terapeutica.L'analista è per il paziente in analisi quel "totem" per parafrasare Freud, in cui le capacità simboliche della specie umana hanno reificato una storia relazionale di potere assoluto, in grado di dare la salvezza o la perdita relazionale. Il transfert positivo e le guarigioni da transfert ne rappresentano un'evidenza largamente condivisa.
Un salutino.
Francesca