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Discussione: i rifiuti a Napoli

  1. #391
    Partecipante Super Esperto L'avatar di aiko1980
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    Riferimento: i rifiuti a Napoli

    Tania,
    ti invito a guardare le cose da un punto di vista diverso dalle tue idee politiche di destra, qui nn si sta attaccando nessuno tanto meno Berlusconi, qui si sta semplicemente riconoscendo che il fatto che i rifiuti siano spariti in men che nn si dica risulta quanto meno strano, sia che a farlo sia un governo di destra che di sinistra. Il fatto che uno ha una particolare idea politica nn significa che debba accettare pedissequamente tutto ciò che viene da quella corrente politica, ciò in passato ha fatto anche troppi danni, ci ha portato alla mancanza di spirito critico, all'indottrinamento e all'odio razziale. Insomma ci vuole un pò di giudizio in tutte le cose x guardarle serenamente con lucidità senza preconcetti e strutture mentali.
    Ultima modifica di Biz : 28-07-2008 alle ore 16.28.58

  2. #392
    Ghiotto patato ಠ_ಠ L'avatar di Biz
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    Riferimento: i rifiuti a Napoli

    Ultima volta: questo non è il blog di Grillo, che si prende una querela ogni volta che chiama Berlusconi "psiconano".
    Per cortesia niente epiteti ai politici
    "Guardatemi, signori...sono un uomo di sessant'anni e ho il corpo di un ragazzino.Ce l'ho in frigo."
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  3. #393
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    Riferimento: i rifiuti a Napoli

    Per chi abbia voglia di continuare a tenersi informato su cosa succede nel napoletano...

    Emergenza Rifiuti

    La gestione dei Rifiuti

    Rifiuti Tossici

    Rassegna stampa

    Tutti da Peacelink.

    Buona vita

    Guglielmo

  4. #394
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    Riferimento: i rifiuti a Napoli

    Riprendo da: La Voce

    LIBERI DALLA MUNNEZZA? NON PROPRIO
    di Antonio Massarutto 31.07.2008
    Sono state ripulite le strade del centro di Napoli, non ancora la periferia e l'hinterland partenopeo. Si sono adottate misure tampone mentre resta irrisolto il problema di prendere provvedimenti strutturali, che rappresentino una soluzione duratura. Bisogna decidere fino a che puntosi può e si deve sostenere il principio dell'autosuficienza dei territori nello smaltimento dei rifiuti. Distinguendo le varie categorie ed evitando i giochi sporchi sulla munnezza.

    Come in una vignetta dell’impareggiabile Giannelli, il mago di Arcore ha fatto o’ miracolo, ma più nell’apparenza che nella sostanza. La munnezza è sparita dalle strade di Napoli, o per meglio dire sono state ripulite le strade del centro, mentre lasciano ancora a desiderare le condizioni della periferia e dell’hinterland. Ma soprattutto, la soluzione strutturale – quella vera – è ancora lontana. Qualche treno per la Germania, i soldati a Chiaiano, discariche misteriose reperite in regioni limitrofe, un aiutino da Formigoni e Galan possono andar bene per un po’, fin che passa l’estate. Dopo, speriamo che la vera magia, quella di far partire l’impianto di Acerra, si verifichi sul serio , e che pian piano entrino in funzione anche quelli che permetteranno di far fuori il cumulo di ecoballe finora accumulato (5 milioni di tonnellate, se ho fatto i conti bene: ci vorrà un impianto come quello di Acerra che funziona a regime per 10 anni per finirle tutte). Nel frattempo, si imparerà anche tutti insieme a fare la raccolta differenziata. Forse quel giorno Napoli rialzerà la testa e il mondo invidierà il suo schema logistico (parole del mago). Fino ad allora, meglio evitare i toni trionfalistici.
    Godiamoci quest’estate tranquilla, ad ogni modo; evitiamo di rovinarcela chiedendoci quante delle deroghe alla legislazione vigente hanno dovuto effettivamente essere impiegate (l’art. 18 del DL di maggio contiene un elenco di norme che il sottosegretario e i capi missione sono autorizzati a derogare, lungo circa 2 pagine). Approfittiamone piuttosto per fare una riflessione un po’ più generale.
    Si è parlato molto dell’apporto di Lombardia e Veneto, e si è sottolineata la sospetta doppiezza di Formigoni e Galan, tanto recisi nel dire di no quando comandava la sinistra, e ora pronti a venire in soccorso. Per la verità, le due regioni riceveranno in tutto circa 6-7 mila tonnellate a testa, contro le 150 mila o più dirette in Germania: un valore poco più che simbolico, l’equivalente di una settimana di rifiuti prodotti dalla sola Napoli; utile più che altro a tacitare chi invocava il “pan per focaccia” reso alle regioni del Nord che troppo a lungo hanno approfittato della Campania ostaggio della camorra.
    Ma al di là dei numeri, resta la questione di fondo: ha senso trasportare i rifiuti a così grande distanza, emergenza a parte? è legittimo? è legittimo dire di no ?

    IL PRINCIPIO DI AUTOSUFFICIENZA

    Come ricordavo in un precedente articolo, la questione è un po’ più complessa di quanto comunemente si ritiene. Per i rifiuti urbani vige un principio di autosufficienza, in base al quale ogni ambito territoriale di dimensioni ragionevoli dovrebbe gestire i propri rifiuti da sé. Si tratta di un principio che ha una sua logica, ma se ci pensiamo bene ce l’ha fino a un certo punto. Se smaltire (correttamente) i rifiuti inquina più o meno come tante altre attività industriali, per quale motivo non imponiamo l’autosufficienza anche per quelle? Perché non obblighiamo ogni provincia a coprire da sola il proprio fabbisogno energetico – e anzi cerchiamo in tutti i modi di creare un mercato europeo dell’energia? Se l’energia elettrica consumata a Napoli può provenire da una centrale nucleare finlandese, perché mai i rifiuti di Napoli non potrebbero essere smaltiti in un impianto finlandese? Se produrre piastrelle e conciare pelli inquina quanto bruciare rifiuti, perché le regioni del nord non impongono un bando contro l’esportazione, stabilendo che sul territorio si possono produrre solo quelle destinate al mercato locale?

    RIFIUTI URBANI E SPECIALI

    In effetti, il principio di autosufficienza vale per i rifiuti urbani, ma non per gli speciali. Cosa sono gli speciali? Sono tutti i rifiuti generati dalle attività produttive e commerciali, di qualsiasi natura, anche pericolosi. Chi detiene rifiuti speciali è obbligato a servirsi di un operatore accreditato, il quale avvierà le varie categorie di rifiuti (individuate dai codici CER(1)) a impianti e trattamenti autorizzati per quelle categorie, che però possono trovarsi ovunque. I trattamenti in questione possono consistere in un gran numero di attività che spostano, trasformano, mischiano, tritano i diversi materiali con l’obiettivo o di destinarli a qualche forma di recupero più o meno diretto oppure in discarica.
    Anche ciò che residua dal trattamento degli urbani sono rifiuti speciali. In un impianto di selezione meccanica entrano rifiuti indifferenziati ed escono compost, cdr, qualche po’ di metallo o altri materiali recuperabili e scarti. Gli scarti sono un rifiuto speciale, ma anche il cdr e il compost invenduti lo sono, come lo sarebbe una partita di merce deperibile rimasta invenduta in un magazzino.
    Dunque, in sé e per sé, non c’è niente di male o di illegale se i rifiuti urbani, una volta trattati e divenuti speciali, escono dal territorio che li ha prodotti. Purché l’intera filiera che va dal cassonetto al destino finale sia correttamente monitorata e i materiali vadano dove è lecito che vadano.

    LA FILIERA SPEZZATA

    Di male, anzi di malissimo, c’è invece nel momento in cui il trasferimento altrove significa che i vari rifiuti fanno perdere le tracce, cosa che può avvenire in molti modi. Cambi di codice CER grazie a miscelazioni truffaldine (vietate, ma difficili da scoprire) e analisi compiacenti. Capannoni di “stoccaggio temporaneo” che un bel giorno prendono fuoco. Navi cariche di “materie secondarie” dirette a qualche attività economica fantasma in un paese in via di sviluppo che affondano nel mezzo dell’oceano. Siti compiacenti, in Europa o meglio ancora fuori, che dichiarano di voler acquistare scarti per recuperarli nei propri cicli produttivi, e poi fanno sparire il tutto approfittando dell’assenza dei controlli.
    E poi si potrebbe obiettare sulla malizia di chi ha optato per certe soluzioni di riciclaggio, ben sapendo che poco o nulla si sarebbe riciclato, ma contando sull’escamotage legale per indirizzare il flusso verso altri territori. Lo ha fatto Milano per prima, lo stanno facendo un po’ tutti al Nord. Ma almeno, quelli che vanno in giro per l’Italia sono rifiuti stabilizzati, trattati, inerti. “Ecoballe”, più o meno, ma fatte in modo decente. Rifiuti che quand’anche fossero seppelliti hanno impatti ambientali molto minori di quelli del rifiuto tal quale. E pagano il servizio, non scaricandolo alla protezione civile come se fosse una calamità naturale.(2)
    Almeno per gli urbani, si potrebbe trovare una soluzione salomonica ma tutto sommato accettabile, funzionante grosso modo così. Distinguere, oltre a “urbani” e “speciali”, anche la categoria dei materiali che risultano dagli urbani. Per questi ultimi, stabilire quali sono i rifiuti davvero speciali (ceneri, residui di lavorazione, materiali che possano dimostrare l’avvenuto recupero) e quelli che invece non lo sono (cdr e compost invenduto, ecoballe e affini). Per quest’ultima categoria, ammettere l’uscita dal territorio ma penalizzarla fortemente con un’ecotassa adeguata, in modo da scoraggiare le furberie. Istituire una centrale di smistamento nazionale, che prenoti una certa capacità presso impianti ovunque dislocati, e la utilizzi tutte le volte che qualche regione non ce la fa da sola, obbligandola però almeno ad effettuare il primo trattamento. Già in passato, a quanto mi risulta, la protezione civile ha fatto ricorso alle aste per procurare capacità d’emergenza. I proventi dell’ecotassa siano destinati alle comunità che ospitano gli impianti di destinazione. Il tutto – prezzo di smaltimento ed ecotassa – sia posto a carico della comunità che non ha saputo provvedere da sola. Ammettere eventualmente che vi siano accordi volontari diretti tra regioni, o tra ambiti territoriali, per condividere l’uso di impianti senza passare dall’intermediazione dello stato.


    (1) Il CER – Catalogo europeo dei rifiuti – è un elenco di materiali contraddistinti da un codice che ne individua la natura e la pericolosità.
    (2) Ricordiamo che, ai sensi del DL del 23-5-08 (art. 17) la copertura della spesa per la gestione dell’emergenza, valutata in 150 milioni di €, è posta interamente a carico del bilancio dello stato, sebbene stornandola da un capitolo di spesa (il Fondo per lo sviluppo delle aree sottoutilizzate) che sarebbe stato presumibilmente destinato al Sud.

    Buona vita

    Guglielmo

  5. #395
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    Riferimento: i rifiuti a Napoli

    Da "Il Manifesto", di oggi. Perché i rifiuti non conoscono ferie:

    Il piano della lobby degli inceneritori
    Guido Viale


    «Durante la campagna elettorale dell'aprile scorso, diversi partiti politici hanno sostenuto la necessità e l'utilità della termovalorizzazione dei rifiuti urbani quale strumento decisivo, assieme alla raccolta differenziata, per superare le emergenze ambientali attuali e quelle future». Così comincia un documento dal titolo eloquente di Proposta per un Piano nazionale dei termovalorizzatori dei rifiuti urbani (Pnt) diffuso dall'Anida (ufficialmente Associazione nazionale imprese difesa ambiente, in realtà il club degli inceneritoristi italiani), che propone di ricoprire il suolo patrio di nuovi inceneritori di rifiuti urbani e assimilati: per l'esattezza, 100 impianti da 170 mila tonnellate all'anno ciascuno, per soddisfare il fabbisogno del paese. In subordine, solo 80, oppure, tanto per cominciare, 35 da 250 mila tonnellate all'anno nel periodo 2008-2015 e 15 (totale 50) entro il 2020. Ovviamente, per bruciare rifiuto senza quel trattamento preliminare - prescritto dall'Ue - che estrae dalla frazione indifferenziata solo la parte combustibile non altrimenti recuperabile, il cosiddetto Cdr (combustibile derivato dai rifiuti); trattamento che l'Anida considera un costo superfluo, dato che gli inceneritori possono bruciare tutto. Con il prezzo attuale del petrolio, il Cdr è diventato conveniente per impianti di altro tipo (cementifici, altoforni, fornaci, centrali termoelettriche e persino navi), che se lo disputano come additivo al combustibile di base, rischiando di lasciare a secco gli inceneritori.
    E' la linea di condotta adottata 7 anni fa in Campania dal gruppo Fibe-Impregilo, che, per non cedere a altri il Cdr che avrebbe dovuto estrarre dai rifiuti campani, sui quali contava di lucrare i ricchi incentivi cosiddetti Cip6 destinati al futuro inceneritore di Acerra, ha riempito le campagne della regione con 8 milioni di tonnellate di «ecoballe»; che non sono Cdr, ma rifiuto indifferenziato malamente imballato e accatastato in discariche non a norma e che, dato il loro dubbio contenuto, la normativa europea proibisce anche di bruciare in un inceneritore.
    Per questo, quando l'inceneritore di Acerra - e gli altri tre previsti in Campania - cominceranno a bruciare le prime ecoballe, è quasi certo che l'Ue avvierà contro l'Italia una nuova procedura di infrazione, che finirà per costare al contribuente italiano multe salatissime che andranno a aggiungersi al contributo riscosso per finanziare gli incentivi Cip6. Si tratta di incentivi grazie ai quali l'energia elettrica prodotta dagli inceneritori viene pagata quattro volte il suo costo di produzione in un impianto di termogenerazione normale; erano stati aboliti in tutto il resto del paese dal governo Prodi - non tanto per volontà dei Verdi, ma per uniformarsi alla normativa europea - ma sono stati poi reintrodotti, prima dallo stesso Prodi, per il solo inceneritore di Acerra; poi, con un emendamento al dl 90 (ora legge 123/08) proposto dal Pd, per i quattro i futuri inceneritori della Campania, e ora se ne parla anche per tutti gli inceneritori che verranno realizzati in Calabria, Puglia e Sicilia.
    In quest'ultima regione, che ha presentato da tempo un piano per costruire prima 13 inceneritori, poi ridotti a 4, è già stato siglato un accordo di massima che introduce la regola deliver or pay¸in base a essa la quantità di rifiuti da conferire all'inceneritore viene fissata in maniera autoritativa fin dall'inizio insieme alla tariffa di conferimento; se un comune fa troppa raccolta differenziata e non conferisce all'inceneritore abbastanza rifiuto indifferenziato, paga lo stesso: così impara a esagerare!
    E' la regola che anche il gruppo Fibe-Impregilo, supportato dall'Abi, voleva introdurre nel contratto di servizio con la regione e il Commissario straordinario con cui gli era stata a suo tempo affidata la gestione di tutti i rifiuti campani. Una regola che, pur non essendo stata formalizzata, è stata messa in pratica, trasformando i 7 impianti Cdr della Campania in meri impacchettatori di rifiuto indifferenziato, oltre che imponendo lo smantellamento di alcuni impianti di compostaggio che rischiavano di far percepire al pubblico i grandi vantaggi di una vera raccolta differenziata. Insomma queste deroghe sono verosimilmente il preludio alla reintroduzione degli incentivi Cip6 su tutto il territorio nazionale. A pretenderli non ci sono solo le regioni citate, ma gli inceneritori in progetto o in corso di costruzione di Torino, Rimini, Reggio Emilia, Trento, Milano, Roma e via incenerendo; i relativi gestori da cui le amministrazioni che ne mantengono il controllo si aspettano profitti analoghi a quelli che ha beneficiato per anni - e ancora beneficia - l'Asm di Brescia: modello per tutti i fautori dell'incenerimento, ma buco nero delle bollette elettriche italiane che, oltre ai costi della dismissione, mai realizzata, delle centrali nucleari, devono finanziare anche gli incentivi Cip6 finiti nelle tasche dei gestori degli inceneritori e delle raffinerie, ivi compreso l'Inter del petroliere Moratti, tutti magicamente trasformati da un decreto interministeriale in «fonti di energia rinnovabili».
    Ma la reintroduzione a tappeto del Cip6 è soprattutto l'obiettivo non dichiarato dell'Anida e delle imprese che essa rappresenta, che sanno bene che senza sostanziosi incentivi un inceneritore non è in grado di andare avanti. Perché oltre che nocivo per la salute - la cancerosità delle sue emissioni è comprovata - e deleterio per l'ambiente - spreca, con rendimenti energetici risibili, oltre all'energia contenuta nei materiali che brucia anche quella consumata per produrli - l'inceneritore è un disastro anche in termini economici e può funzionare solo se lautamente sovvenzionato. Con tanti saluti per il mercato e le sue regole: quelle a cui nessun fautore dell'incenerimento sosterrà mai di volersi sottrarre. Infine, il documento dell'Anida non dice chi siano i «diversi partiti politici che hanno sostenuto la necessità e l'utilità della termovalorizzazione dei rifiuti urbani durante la campagna elettorale dell'aprile scorso». Ma basta andare a vedere da chi sono partite le proposte e le iniziative per estendere gli incentivi Cip6 per rendersi conto che su questo punto c'è stata, già in campagna elettorale, un'intesa cosiddetta bipartisan tra i partiti dell'attuale maggioranza e quelli dell'attuale opposizione. Un'intesa per di più segreta, o mai dichiarata, che puzza di tangenti, o comunque di spartizione dei benefici a spese del contribuente e dell'utente elettrico.
    E, cosa che desta maggiore orrore, un'intesa che si è consolidata prendendo a pretesto le sofferenze inflitte per oltre dieci anni alla popolazione campana, accusata di essere precipitata nel marasma attuale per neghittosità nei confronti della raccolta differenziata, o addirittura per complicità con la camorra, che agli impianti «moderni» preferirebbe le vecchie discariche. Invece di riconoscere che all'origine della crisi campana c'è solo la decisione del gruppo Fibe-Impregilo, e di chi lo ha assecondato, di accumulare quanta più monnezza indifferenziata possibile da destinare ai futuri inceneritori; in violazione del decreto Napolitano che li obbligava a produrre vero Cdr da destinare a impianti di altre regioni: per lo meno fino a quando l'inceneritore di Acerra non fosse entrato in funzione. Una storia che oggi ci viene riproposta - alla grande; e per tutto il paese - Pnt dell'Anida
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    Guglielmo
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  6. #396
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    Riferimento: i rifiuti a Napoli

    Tuttavia, sembra che alcuni medici non siano d'accordo con il Governo dei Miracoli:

    Riprendo da Comitato Allarme Rifiuti Tossici

    Il dato delle diossine, in tossicità equivalente, prodotte annualmente dagli impianti di incenerimento è particolarmente impressionante, dal punto di vista sanitario
    Comunicato Stampa
    Come medici non possiamo che rimanere sconcertati dalla lettura di alcuni documenti ufficiali pubblicati sul sito istituzionale del Governo italiano dove è possibile accedere ad un Piano di intervento operativo sulla salute per l'emergenza rifiuti in Campania redatto dal Ministero del Welfare
    10 agosto 2008 - Coordinamento Nazionale dei Comitati dei Medici per l'Ambiente e la Salute
    Come medici, che hanno ben presente ciò che recita la legge istitutiva del SSN (art. 2, il SSN ha tra gli obiettivi ..." la formazione di una moderna coscienza sanitaria sulla base di un'adeguata educazione sanitaria del cittadino e delle comunità; ... la prevenzione delle malattie e degli infortuni in ogni ambito di vita e di lavoro; ....la promozione e la salvaguardia della salubrità e dell'igiene dell'ambiente naturale di vita e di lavoro") nonchè ciò che anche il nostro Codice Deontologico ci prescrive - ovvero di promuovere la salute individuale e collettiva - non possiamo che rimanere sconcertati dalla lettura di alcuni documenti ufficiali pubblicati sul sito istituzionale (Governo Italiano - Dossier) del Governo italiano dove è possibile accedere ad un Piano di intervento operativo sulla salute per l'emergenza rifiuti in Campania redatto, nel maggio 2008, dal Ministero del Welfare ed alla cui redazione hanno dato la loro collaborazione l’Istituto Superiore di Sanità, la Regione Campania e l’Ordine dei Medici di Napoli.

    Il piano prevede, tra l’altro, “la corretta informazione al pubblico su eventuali rischi per la salute derivanti dall’accumulo dei rifiuti e del loro smaltimento” e, riferendosi agli impianti di incenerimento, fornisce questo messaggio: “Gli impianti di incenerimento e termovalorizzazione (quale quello che entrerà in funzione ad Acerra) sono costruiti secondo le moderne tecnologie e non rappresentano un rischio aggiuntivo per la salute delle popolazioni residenti nelle aree circostanti. Il loro impatto ambientale è paragonabile a quello conseguente a normali situazioni di traffico urbano”. Questa affermazione è quantomeno assai imprecisa se si osservano i dati relativi ad alcuni inquinanti, quali, ad esempio, le diossine. Dai documenti ufficiali Europei ( dati dell’ inventario della Commissione Europea, rapporto finale del 31.12.2000, 3° volume, pag 69 http://ec.europa.eu/environment/diox...2/volume_3.pdf ) risultano i seguenti dati per l’Italia: 295,5 gr/anno di diossine in tossicità equivalente (TE) prodotte dagli impianti di incenerimento (pari al 64% del totale), e di questi 170,6 gr/anno (pari al 37% del totale) prodotti dai soli impianti di incenerimento per rifiuti urbani presenti in Italia ( circa 50 ), a fronte di 5,1 gr/anno ( pari all’ 1,1%) prodotti dai trasporti stradali (oltre 30 milioni di autovetture, senza tener conto degli altri autoveicoli): ogni commento appare superfluo.

    Ci chiediamo, a tale proposito, chi ha fornito i dati che supportano il messaggio che l'impatto di un impianto di incenerimento, o di termovalorizzazione che dir si voglia, "è paragonabile a quello conseguente a normali situazioni di traffico". Il dato delle diossine, in tossicità equivalente, prodotte annualmente dagli impianti di incenerimento è particolarmente impressionante, dal punto di vista sanitario, in quanto 295,5 grammi di diossine in TE equivalgono a quasi 3 miliardi di dosi massime tollerabili annue per adulti ed ad oltre 11 miliardi di dosi massime tollerabili annue per bambini, tenendo conto delle soglie fissate dall'OMS nel 1998 (il dato è, con buona probabilità sottostimato, in quanto il calcolo della tossicità equivalente dell'OMS è più cautelativo rispetto a quello previsto per le emissioni dalla vigente normativa comunitaria). Abbiamo osservato che tra i redattori del documento citato è presente anche l'Istituto Superiore di Sanità, che è il "principale organo tecnico-scientifico del Servizio Sanitario Nazionale" (Istituto Superiore di Sanità: Benvenuti), ci chiediamo se questa affermazione rappresenta l'opinione di questo autorevole Istituto. Non vorremmo infatti che incorresse, anche in questo caso, in gravi "infortuni" come nel caso del CVM.
    In questo caso vogliamo ricordare infatti come in un rapporto dell' Istituto Superiore di Sanità nel 1991, a proposito del Petrolchimico di Porto Marghera si ritrovavano queste affermazioni, riferite agli esposti al Cloruro di vinile monomero (CVM): "la mortalità per tutte le cause risulta significativamente inferiore a quella attesa in base ai dati nazionali che regionali .....La mortalità per tutti i tumori è inferiore alle attese...". E' stato per merito di Gabriele Bortolozzo, operaio del Petrolchimico, che non si rassegna e scrive su Medicina Democratica: "i dati forniti dagli Enti Pubblici e dalla aziende non sono credibili...ciò avviene per mancanza di una legge specifica e l' occultamento e la falsità dei dati biostatistici concernenti gli addetti esposti al tossico", che si è potuto arrivare ad una corretta lettura dei dati tecnici ed anche fare giustizia, seppure con notevole ritardo. (Marco Mamone Capria "Scienza, Potere e Democrazia" ottobre 2006 pag 196-97)
    L'autorevolezza delle Istituzioni, del nostro Servizio Sanitario Nazionale ed in primis l'Istituto Superiore di Sanità, richiede che le affermazioni siano sempre basate su dati credibili e verificabili e non siano di volta in volta piegate alle "pressioni" dei decisori; auspichiamo che, così facendo, si eviti il rischio di incorrere in altre gravi sottovalutazioni di problemi di salute pubblica.

    Ci preme infine sottolineare come le tematiche sanitarie correlate all’ incenerimento dei rifiuti siano fonte di gravi preoccupazioni per il corpo medico anche in altri paesi europei, in particolare in Francia, ove è stata avanzata richiesta di moratoria da parte del Consiglio Nazionale degli Ordini dei Medici ed al sito http://www.artac.info/static/telecha...cineration.pdf è disponibile un dettagliato rapporto, ed in Inghilterra, ove, nel giugno 2008, è stato presentato un aggiornamento http://www.ecomed.org.uk/content/Inc...rReport_v2.pdf con un IV Rapporto sugli effetti dell’incenerimento di rifiuti sulla salute da parte della Società Britannica di Medicina Ecologica (BSEM): si tratta di un lavoro molto dettagliato e circostanziato con ben 329 voci bibliografiche. I nostri colleghi inglesi hanno anche spiegato come si riesce per far sembrare innocui gli impianti: un esempio per tutti riguarda la diossina, che non viene monitorata adeguatamente e soprattutto non nelle fasi di maggior criticità (come accensione, spegnimento). In Italia, che segue la normativa europea, per gli impianti di incenerimento di rifiuti è previsto il monitoraggio per le diossine da un minimo di 6 ore ad un massimo di 8 per 3 volte all’ anno.

    Coordinamento Nazionale dei Comitati dei Medici per l'Ambiente e la Salute:

    Giovanni Ghirga, Medico Pediatra, Lazio
    Patrizia Gentilini, Medico Oncologo ed Ematologo, Emilia Romagna
    Gianluca Garetti, Medico di Medicina Generale, Toscana
    Paolo Franceschi, Medico Pneumologo, Liguria
    Felicetta Parisi, Medico Pediatra, Campania
    Ferdinando Laghi, Medico Ematologo ed Internista, Calabria
    ed anche:
    Giuseppe Comella, Medico Oncologo, Napoli
    Antonio Marfella, Medico Oncologo, Napoli
    Ferdinando Borroni, Medico di Medicina Generale
    Bruno Tonelli, Medico di Medicina Generale Forlì
    Andrea Galassi, Medico di Medicina Generale, Forlì
    Ruggero Ridolfi, Medico Oncologo ed Endocrinologo, Forlì
    Luigi Gasparini, Medico del Lavoro, Ferrara
    Michelangiolo Bolognini, Medico Igenista, Pistoia
    Celestino Panizza, Medico del Lavoro, Brescia
    Vincenzo Migaleddu, Medico Radiologo, Sassari
    Manrico Guerra, Medico di Medicina Generale, Parma
    Roberto Topino, Medico del Lavoro, Torino
    Giuseppe Miserotti, Medico di Medicina Generale, Piacenza
    Valerio Gennaro, Medico Medico Epidemiologo, Genova
    Maria Concetta, Di Giacomo Medico di Medicina Generale, Padova
    Giovanni Vantaggi, Medico di Medicina Generale, Gubbio
    Mauro Mocci, Medico di Medicina Generale, Civitavecchia
    Paolo Ghirga, Medico Dermatologo, Civitavecchia
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  7. #397
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di ziogargamella
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    Riferimento: i rifiuti a Napoli

    certo che willy prendi articoli dal manifesto...che peso dargli?
    Ad ogni modo sono passato da napoli e provincia in questi giorni: situazione radicalmente cambiata rispetto a sei mesi fa. Zone che fino a qualche mese fa erano critiche oggi sono pulite. Probabile che alcune zone siano ancora in piena criticità, ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
    Se poi si ha voglia di fare ironia e non accorgersi per principio dei risultati ottenuti, allora continuiamo a parlare di governo dei miracoli.
    Una cosa su cui dovrebbero svegliarsi è il decreto expo per milano, altro che la spazzatura di napoli. Le criticità sono altre.

  8. #398
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    Riferimento: i rifiuti a Napoli

    Citazione Originalmente inviato da ziogargamella Visualizza messaggio
    certo che willy prendi articoli dal manifesto...che peso dargli?
    Ah, ma allora sei recidivo....

    Gli do il peso che do a tutte le informazioni. Leggo e poi penso con la mia capa... Io non ho bibbie. E leggo anche "Libero" o "La Padania", se è solo per quello. Solo che io, a differenza di te, a "La Padania" do lo stesso peso che a "Il Manifesto".


    Citazione Originalmente inviato da ziogargamella Visualizza messaggio
    Ad ogni modo sono passato da napoli e provincia in questi giorni: situazione radicalmente cambiata rispetto a sei mesi fa. Zone che fino a qualche mese fa erano critiche oggi sono pulite. Probabile che alcune zone siano ancora in piena criticità, ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
    Se poi si ha voglia di fare ironia e non accorgersi per principio dei risultati ottenuti, allora continuiamo a parlare di governo dei miracoli.
    Una cosa su cui dovrebbero svegliarsi è il decreto expo per milano, altro che la spazzatura di napoli. Le criticità sono altre.
    L'idea che me sono fatto io è che il Berlusca e il suo governo sono riusciti a togliere la spazzatura dal centro e da alcune delle zone più "turistiche" di Napoli e dei dintorni. Per farlo hanno aperto discariche dove non sarebbe stato consentito aprirle, hanno mandato la spazzatura in mezza italia e in europa (e, chissà perché, quello che sotto Prodi era un insulto alla padania adesso è un'occasione di guadagno).
    Contemporaneamente hanno ridato in mano la gestione del ciclo dei rifiuti a Impregilo e Co (Alla GrandeFinanzaeIndustriaDecotta, come la chiama uno che conosco) ai quali il buon boccone era stato tolto dalle inchieste della magistratura (eh, queste toghe rosse...). Il che mi induce a pensare (male, ma credo di sbagliarmi poco) che il gran casino della monnezza campana sia stato più o meno pianificato proprio per ottenere i contributi del CIP6 (con il risultato che l'elettricità prodotta da cosiddetti "termovalorizzatori" costerà il quadruplo di quella prodotta in altri modi e che i comuni sono stati obbligati a conferire agli inceneritori quantità fisse di spazzatura, disincentivando raccolta dfferenziata ed altri utilizzi industriali della monnezza).

    Poi, magari, per te, sarà anche una grande vittoria. Io di grande ci vedo solo il guadagno d'immagine del Berlusca e il guadagno economico di Impregilo & Co. Siccome però i soldi per pagare loro due escono dalle tasche mie (e tue) dubito che noi ci abbiamo guadagnato qualcosa.

    Buona vita

    Guglielmo
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  9. #399
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    Riferimento: i rifiuti a Napoli

    per lo meno all'estero stiamo riacquistando un po' di faccia...

    Newsweek su Berlusconi: miracolo in 100 giorni - Articolo - ilGiornale.it del 12-08-2008

  10. #400
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    Riferimento: i rifiuti a Napoli

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio

    L'idea che me sono fatto io è che il Berlusca e il suo governo sono riusciti a togliere la spazzatura dal centro e da alcune delle zone più "turistiche" di Napoli e dei dintorni. Per farlo hanno aperto discariche dove non sarebbe stato consentito aprirle, hanno mandato la spazzatura in mezza italia e in europa (e, chissà perché, quello che sotto Prodi era un insulto alla padania adesso è un'occasione di guadagno).
    Contemporaneamente hanno ridato in mano la gestione del ciclo dei rifiuti a Impregilo e Co (Alla GrandeFinanzaeIndustriaDecotta, come la chiama uno che conosco) ai quali il buon boccone era stato tolto dalle inchieste della magistratura (eh, queste toghe rosse...). Il che mi induce a pensare (male, ma credo di sbagliarmi poco) che il gran casino della monnezza campana sia stato più o meno pianificato proprio per ottenere i contributi del CIP6 (con il risultato che l'elettricità prodotta da cosiddetti "termovalorizzatori" costerà il quadruplo di quella prodotta in altri modi e che i comuni sono stati obbligati a conferire agli inceneritori quantità fisse di spazzatura, disincentivando raccolta dfferenziata ed altri utilizzi industriali della monnezza).

    Poi, magari, per te, sarà anche una grande vittoria. Io di grande ci vedo solo il guadagno d'immagine del Berlusca e il guadagno economico di Impregilo & Co. Siccome però i soldi per pagare loro due escono dalle tasche mie (e tue) dubito che noi ci abbiamo guadagnato qualcosa.

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  11. #401
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    Riferimento: i rifiuti a Napoli

    Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania

    Lunedì 18 Agosto 2008, ore 18.30

    Piazza Magone (presso Fontana Angelica)

    Assemblea Pubblica a Savignano Irpino

    "Dove finisce l'emergenza rifiuti"




    Introduzione:

    Olimpia Roberto - Presidente del Comitato per la difesa del Territorio di Savignano




    Intervengono:

    Alex Zanotelli - Missionario Comboniano

    Nicola Capone - Segretario dell'Assise di Napoli e del Mezzogiorno d'Italia, referente Forum Regionale Rifiuti

    Vittorio Moccia - Portavoce del Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania




    A seguire interventi dei comitati provinciali del Coordinamento Regionale Rifiuti, a favore di un ciclo di gestione dei rifiuti eco-sostenibile, che eviti il ricorso alle devastanti megadiscariche di rifiuto tal quale e agli inceneritori.



    Moderazione:

    Salvatore Carnevale - Coordinamento Civico Flegreo




    L'assemblea si conclude con:

    - proiezione di un documentario sulla vicenda di Savignano Irpino

    - Docufilm "Biutiful Cauntry"




    Per arrivare a Savignano:

    prendere la Napoli-Bari ed uscire a Grottaminarda seguendo sempre la direzione per Foggia (si supera Ariano e si arriva a Savignano); dall'uscita di Grottaminarda sono circa 30 km







    Informazioni e contatti:

    Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania

    Email: [email protected]

    Tel: 3346224313 - 3286817863
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  12. #402
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  13. #403
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    Riferimento: i rifiuti a Napoli

    Dott. Guglielmo Rottigni
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  14. #404
    piccirilla
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    Riferimento: i rifiuti a Napoli

    l'unica verita' puo' dirla e testimoniarla solo chi vive in campania.
    io che non vivo la',non so davvero a chi credre,se alla stampa estera,se alla stampa italiana,si annullano a vicenda,uno dice bianco e l'altra nero.
    vorrei tanto una testimonianza reale di un napoletano,salernitano,casertano....etc
    Ultima modifica di piccirilla : 05-09-2008 alle ore 10.58.02

  15. #405
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    Riferimento: i rifiuti a Napoli

    Citazione Originalmente inviato da piccirilla Visualizza messaggio
    l'unica verita' puo' dirla e testimoniarla solo chi vive in campania.
    io che non vivo la',non so davvero a chi credre,se alla stampa estera,se alla stampa italiana,si annullano a vicenda,uno dice bianco e l'altra nero.
    vorrei tanto una testimonianza reale di un napoletano,salernitano,casertano....etc
    Beh, eccone una...

    Da: L?EMERGENZA È FINITA, L?EMERGENZA CONTINUA AMBIENTI

    SORPRESA DEL DOPOVACANZE IN CAMPANIA: UN’ORDINANZA GOVERNATIVA DI FINE AGOSTO DECIDE UNA DISCARICA E NUOVE MONTAGNE DI ECOBALLE. PIÙ IMPIANTI VARI, PER TRATTAMENTO DEL PERCOLATO COMPRESO. DOVE? IN PROVINCIA DI CASERTA NATURALMENTE, A SAN TAMMARO.
    Ma non era finita l’emergenza rifiuti in Campania con il clamoroso annuncio di Silvio Berlusconi il 18 luglio scorso? E non c’era già un elenco “completo” delle discariche da attivare nella legge n.123 del 14 luglio derivante dal “risolutivo” decreto n.90 del 23 maggio ^? Qualcuno ci aveva creduto? In realtà si è fatto poco più che la solita operazione cartolina per le strade immagine di Napoli, operazione già sperimentata tante volte in 14 anni di truffaldina “emergenza” ^. Lo sa chi continua a vedere in retrovia cumuli di rifiuti, discariche a sorpresa più o meno fuorilegge, e a respirare incendi di sostanze tossiche, preannuncio del piano con cui questo governo vuole finalmente industrializzare il Sud, a cominciare dalla Campania, con grandiose fabbriche di veleni dette termovalorizzatori. Un’industria perfetta per chi la realizza: pochi posti di lavoro, molto lucro con i contributi governativi e con il prezzo delle tariffe imposte a tutti i cittadini.
    Così in data 29 agosto il nostro premier, con apposita ordinanza, stabilisce di realizzare una nuova discarica, non prevista dalla legge 123, e di promettere nuove montagne di ecoballe. Casomai qualcuno avesse preso sul serio tutti gli eroici programmi per il veloce incremento della raccolta differenziata.
    Buona vita

    Guglielmo
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