Beh, visto che è presente questo invito, mi azzardo ad intervenire anche io in questa discussione, non da esperto ma da semplice utente quale sono. Commenterò soltanto una frase che ha scritto gianli86 (che riporto sotto) tentando di spiegare anche perché la condivido.
Ecco questo a me sembra un buon assunto generale da cui partire.
A mio avviso è necessario cercare di chiarire in cosa consiste una terapia dal punto di vista tecnico se si vuol passare poi ad una qualsiasi forma di sperimentazione perché spesso capita che ci sia soltanto un nome (psicoterapia + NOME) che accomuna pratiche disparate e molto eterogenee.
Se si usano soltanto i casi clinici come prove senza chiarire che tipo di pratiche si utilizzano mostrando chiaramente che si sono usate effettivamente queste oppure in che modo le si è fatte derivare da certi assunti teorici, ci si può giustamente anche chiedere poi:
ma di cosa abbiamo provato l'efficacia?
Se si afferma che si sta usando una certa forma di terapia io penso che sia auspicabile anche descrivere in qualche modo quel che si fa in modo più preciso ed avvicinare quindi il più possibile questa descrizione ad una specie di algoritmo che indica come comportarsi in questa o quella situazione. Perciò questo è il primo passo da fare, e non credo lo si possa eludere o aggirare in qualche modo.
Insomma se non è stato chiarito per bene in cosa consiste praticamente una certa psicoterapia (descivendola in maniera tale che risulti replicabile ed applicabile a più casi), resterà sempre il dubbio che in fin dei conti questa sia costituita sostanzialmente da un nome che non si riferisce a nulla di preciso e che gran parte delle pratiche che vengono prodotte sotto la sua etichetta non vengono generate seguendo una tecnica con vincoli precisi, ma vengono prodotte soprattutto dalle scelte individuali di diversi psicoterapeuti che le elaborano volta per volta a seconda di quello che intuitivamente a loro sembra più opportuno fare. Che poi tutto un gruppo di operatori affermi di far parte di una stessa scuola, richiamandosi a quest'ultima, non dimostra che stanno seguendo davvero delle tecniche e pratiche simili derivate da una stessa ed unica strategia generale o anche al limite (in modo ancora più indefinito) che basano le loro scelte su certi presupposti teorici.
In fin dei conti tutto questo può anche funzionare, ma può essere che l'efficacia non dipenda da una particolare tecnica psicoterapeutica che viene applicata a diversi casi, ma soprattutto dal buon senso di cui sono dotati la maggior parte degli operatori che dicono di far parte di una stessa scuola e che in sostanza, può darsi, non condividono realmente alcuna tecnica o teoria particolare anche se affermano di farlo.
In conclusione le cose possono funzionare per altri motivi, ma quello di cui si vuol testare l'efficacia è la psicoanalisi o altre forme di psicoterapia e non le capacità intuitive di intervento degli operatori in campo psicoterapeutico.
Non so, può darsi che queste riflessioni probabilmente non aggiungono niente di nuovo

, comunque ho provato a mettere in evidenza una delle difficoltà:
se non si chiarisce e quindi in qualche modo manualizza una certa forma di psicoterapia rendendola replicabile, non si può passare realmente ad alcuna forma di sperimentazione.
Ora può darsi che in questo le terapie brevi e con poche istruzioni da seguire siano realmente avvantaggiate, ma quali alternative ci sono?
Qualcuno deve pur prendersi la briga di rendere davvero chiaro ed intelligibile quel che fa e perché lo fa in ambito terapeutico, facendolo discendere in modo rigido da certe regole da applicare, oppure al limite da certi principi, in maniera tale che anche una qualsiasi altra persona applicando le stesse regole (rispettivamente pratiche o deduttive) possa arrivare alle sue stesse conclusioni.
Questo ostacolo non credo lo si possa aggirare.
Un saluto a tutti.