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  1. #91
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Lucio Regazzo
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    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    A Wylli61, rif. messaggio 15 (credo)

    "Il problema serio di tutta la EBM sta all'inizio: nei criteri che vengono selezionati prima dell'inizio della ricerca. Ora, la definizione dei criteri è elemento fondamentale per la valutazione dell'efficiacia di un trattamento. E, su quest......ha giustamente espresso le sue perplessità (non ecologicità, esclusione della comorbilità, esclusione di trattamenti difficilmente valutabili o operazionalizzabili, non conteggio degli abbandoni ecc.). Tutte questioni corrette, a mio avviso. Ma che non costituiscono, secondo me, un ostacolo allo svolgimento delle ricerche. Semmai, costituiscono un ostacolo all'utilizzo delle stesse, al trasferimento, cioè, delle conoscenze ottenute dalle ricerche nel campo della pratica quotidiana."

    Rileggendo questa parte,mi viene una domanda: se "costituiscono un ostacolo all'utilizzo delle stesse, al trasferimento, cioè, delle conoscenze ottenute dalle ricerche nel campo della pratica quotidiana.", non ti sembra che alla fine costituiscano un ostacolo alle ricerche che non seguono il metodo EBM e, in ultima analisi,quindi ad una ricerca più ampia, cioé alla ricerca.?
    Ultima modifica di Lucio Regazzo : 26-09-2008 alle ore 12.01.45
    Lucio Demetrio Regazzo

  2. #92
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    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Citazione Originalmente inviato da Lucio Regazzo Visualizza messaggio
    A Wylli61, rif. messaggio 15 (credo)

    "Il problema serio di tutta la EBM sta all'inizio: nei criteri che vengono selezionati prima dell'inizio della ricerca. Ora, la definizione dei criteri è elemento fondamentale per la valutazione dell'efficiacia di un trattamento. E, su quest......ha giustamente espresso le sue perplessità (non ecologicità, esclusione della comorbilità, esclusione di trattamenti difficilmente valutabili o operazionalizzabili, non conteggio degli abbandoni ecc.). Tutte questioni corrette, a mio avviso. Ma che non costituiscono, secondo me, un ostacolo allo svolgimento delle ricerche. Semmai, costituiscono un ostacolo all'utilizzo delle stesse, al trasferimento, cioè, delle conoscenze ottenute dalle ricerche nel campo della pratica quotidiana."

    Rileggendo questa parte,mi viene una domanda: se "costituiscono un ostacolo all'utilizzo delle stesse, al trasferimento, cioè, delle conoscenze ottenute dalle ricerche nel campo della pratica quotidiana.", non ti sembra che alla fine costituiscano un ostacolo alle ricerche che non seguono il metodo EBM e, in ultima analisi,quindi ad una ricerca più ampia, cioé alla ricerca.?
    Mi viene da risponderti "sì e no". No, perché, se i criteri di decisione fossero quelli della comunità scientifica, allora il principio guida sarebbe "andiamo a vedere tutto e a scoprire tutto". La molla è la curiosità, il tentativo di comprendere come funziona il mondo.
    Ma, se i criteri sono quelli della comunità politica, allora la risposta alla tua domanda è, inevitabilmente, sì. Perché entreranno in gioco fattori come il costo, la fonte del finanziamento, l'autorità, l'essere sui giornali, il prestigio, ecc.

    Di fondo, io ritengo che la battaglia che, come psicologi, dobbiamo fare su tutta la questione dell'EBM, non sia tanto una battaglia scientifica. Non è questo aspetto che mi preoccupa. La battaglia scientifica è una battaglia "onesta". Parlano i dati, le procedure sperimentali, i risultati. E quindi, da un punto di vista scientifico, capisco che occorre mettere in campo tutta una serie di "a priori" (isolamento delle variabili, omogeneità del campione e del tipo di trattamento, manuali, ecc.). Per cui ritengo che, se vogliamo fare ricerca scientifica sulla psicoterapia, quelli siano gli strumenti da utilizzare. Non altri.
    Il discorso cambia quando andiamo a vedere chi decide davvero quali strumenti adottare e come vanno utilizzati i dati. Siamo in un campo più simile alla ricerca applicata, alla ricerca industriale, che non alla scienza. Siamo, in fondo, in un campo politico e culturale. Ed è quindi su questo terreno che va giocata la battaglia. Con strumenti politici e culturali. Paradossalmente, per consentire a chi fa ricerca scientifica di poterla fare.

    Buona vita

    Guglielmo
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  3. #93
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    Ciao Willy, volevo chiederti, dato che mi sembra che tu abbia toccato dei punti importanti e dolenti, se ti riferisci, ad es., a "case farmaceutiche", collegate a determinati docenti e al mondo politico, oltre che all'editoria che consente certe fome pubblicitarie e, qd, riescono anche, in qualche modo, a "dirottare" la ricerca, che talvolta, finisce per "rigirarsi su se' stessa".
    Grazie
    Ciao
    Gaia

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  4. #94
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    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Mi viene da risponderti "sì e no". No, perché, se i criteri di decisione fossero quelli della comunità scientifica, allora il principio guida sarebbe "andiamo a vedere tutto e a scoprire tutto". La molla è la curiosità, il tentativo di comprendere come funziona il mondo.
    Ma, se i criteri sono quelli della comunità politica, allora la risposta alla tua domanda è, inevitabilmente, sì. Perché entreranno in gioco fattori come il costo, la fonte del finanziamento, l'autorità, l'essere sui giornali, il prestigio, ecc.

    Di fondo, io ritengo che la battaglia che, come psicologi, dobbiamo fare su tutta la questione dell'EBM, non sia tanto una battaglia scientifica. Non è questo aspetto che mi preoccupa. La battaglia scientifica è una battaglia "onesta". Parlano i dati, le procedure sperimentali, i risultati. E quindi, da un punto di vista scientifico, capisco che occorre mettere in campo tutta una serie di "a priori" (isolamento delle variabili, omogeneità del campione e del tipo di trattamento, manuali, ecc.). Per cui ritengo che, se vogliamo fare ricerca scientifica sulla psicoterapia, quelli siano gli strumenti da utilizzare. Non altri.
    Il discorso cambia quando andiamo a vedere chi decide davvero quali strumenti adottare e come vanno utilizzati i dati. Siamo in un campo più simile alla ricerca applicata, alla ricerca industriale, che non alla scienza. Siamo, in fondo, in un campo politico e culturale. Ed è quindi su questo terreno che va giocata la battaglia. Con strumenti politici e culturali. Paradossalmente, per consentire a chi fa ricerca scientifica di poterla fare.

    Buona vita

    Guglielmo
    Ma non ti sembra che gli EBM siano solo un modo di sperimentare? E non sei d'accordo sul fatto che non é la comunità scientifica a decidere per gli EBM, ma l' APA ( vedi sotto: Assicurazioni ed altro). E, a proposito, egli EST che se non ho capito male, tu condividi, ti invio uno scambio che ho aavuto con un"esperto",psicoanalista.
    “Vediamo ora in che cosa consiste la metodologia degli EST. Gli EST condividono le seguenti caratteristiche: 1) i pazienti vengono scelti per l'inclusione nello studio allo scopo di massimizzare la omogeneità e minimizzare la presenza di condizioni concomitanti che potrebbero aumentare la variabilità della risposta terapeutica; 2) le tecniche terapeutiche vengono designate tipicamente per disturbi in Asse I (cioè per sindromi cliniche e non per disturbi di personalità - per chi non avesse familiarità con il DSM-III e il DSM-IV, nell'Asse I sono elencate le sindromi cliniche, ad esempio la depressione, l'ansia ecc., mentre nell'Asse II vi sono i disturbi di personalità); 3) le valutazioni del risultato mettono a fuoco soprattutto il sintomo che è al centro di interesse della rispettiva ricerca; 4) le terapie sono di durata breve e prefissata; 5) vengono seguiti fedelmente manuali di psicoterapia. In genere si dice che queste caratteristiche rendono lo studio "pulito", che questa è "buona scienza", e che l'esperimento è neutrale rispetto alla teoria di ogni singolo approccio terapeutico”. (Migone.P.)

    Questo è uno dei molti punti che fanno pensare che gli EB, in psicoterapia divengano un meta-metodo. Ciò perché vanno a stabilire quali esperimenti possono essere convalidanti un trattamento, riducendone il numero rispetto a quelli accolti dall’EBM.
    Infatti, anche in questi 5 assunti si evidenzia come vengano quasi escluse a priori alcune metodologie: quelle che, ad esempio, si occupano di disturbi di Personalità e che comunemente sono medio-lunghe:
    1- non si possono, o è molto difficile, manualizzare strategie medio-lunghe: quindi non viene facilmente consentito l’accesso alla sperimentazione alle stesse. ( “cure” quasi escluse a priori);
    2- poi, come è possibile specificare chiaramente le caratteristiche del paziente, seguendo un criterio di alta omogeneità del campione, quando le strategie intervengono su disturbi complessi, che presentano alta comorbilità?. (“malattie” quasi escluse a priori). (Regazzo.L.D).

    A riscriverci. Ciao
    Ultima modifica di Lucio Regazzo : 26-09-2008 alle ore 14.57.09 Motivo: aggiunta chiarimento
    Lucio Demetrio Regazzo

  5. #95
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    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Ciao Willy, volevo chiederti, dato che mi sembra che tu abbia toccato dei punti importanti e dolenti, se ti riferisci, ad es., a "case farmaceutiche", collegate a determinati docenti e al mondo politico, oltre che all'editoria che consente certe fome pubblicitarie e, qd, riescono anche, in qualche modo, a "dirottare" la ricerca, che talvolta, finisce per "rigirarsi su se' stessa".
    Grazie
    Ciao
    Guarda, Rosa, io sono alquanto "sconfortato" dalla situazione. E, probabilmente, non riesco a farmi capire bene.

    Sì, ci sono le pressioni delle case farmaceutiche, ci sono gli interessi di cattedra e di istituzione. Credo però che al fondo ci sia, soprattutto, uno scollamento totale tra mondo della ricerca scientifica e mondo della decisione politica. Chi decide su come finanziare la ricerca, di ricerca - spesso - non sa nulla e non l'ha mai praticata. Quando lo sa, quel che sa l'ha imparato alle dipendenze delle industrie e del sistema economico-finanziario. Col bel risultato che chi ha scritto il DSM l'ha fatto, molte volte, tenendo in debito conto l'interesse dell'industria che lo finanziava piuttosto che altro. (Integrity in Science Watch Week of 05/05/2008 Newsroom News from CSPI)
    Psych Working Group Again Rife with Conflicts of Interests

    More than half the 28 new members of writers of the next edition of the American Psychiatric Association's (APA) Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM) have ties to the drug industry. The conflicts of interests were posted online by the APA last week. They ranged from small to extensive. Leading the pack was William Carpenter, Jr., director of Maryland Psychiatric Research Center at the University of Maryland, who over the past last five years worked as a consultant for 13 drug companies, including Pfizer, Eli Lilly, Wyeth, Merck, Astra Zeneca, and Bristol-Myers Squibb. APA President Carolyn B. Robinowitz claimed that "we have made every effort to ensure that DSM-V will be based on the best and latest scientific research, and to eliminate conflicts of interest in its development." The fifth DSM, produced in conjunction with the National Institute of Mental Health, will be published in 2012. It is used by mental health professionals to classify mental illnesses.
    Ora, mi pare la questione stia soprattutto in questo:

    a) non esiste separazione tra chi fa ricerca scientifica e chi fa ricerca industriale.

    b) quando ce n'è un minimo, di questa separazione, il personale politico preferisce ascoltare i dati che provengono dal versante industriale. Ed è pure comprensibile (L?informazione medica non sempre è corretta)

    c) Noi psicologi e psicoterapeuti che facciamo di fronte a tutto questo? Quasi nulla. Ci perdiamo in discussioni infinite su chi sia più "psicodinamico" o più "cognitivo", o su quale sia la definizione corretta dell' "incoscio freudiano". Nel frattempo dimentichiamo di fare quel che altri fanno benissimo ogni giorno: fare lobbying e farla bene. Pubblicare, discutere, divulgare i risultati, fare fronte comune per ottenere spazi, visibilità e potere.

    Tutto qui (per ora)

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  6. #96
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    Citazione Originalmente inviato da Lucio Regazzo Visualizza messaggio
    Ma non ti sembra che gli EBM siano solo un modo di sperimentare? E non sei d'accordo sul fatto che non é la comunità scientifica a decidere per gli EBM, ma l' APA ( vedi sotto: Assicurazioni ed altro). E, a proposito, egli EST che se non ho capito male, tu condividi, ti invio uno scambio che ho aavuto con un"esperto",psicoanalista.
    “Vediamo ora in che cosa consiste la metodologia degli EST. Gli EST condividono le seguenti caratteristiche: 1) i pazienti vengono scelti per l'inclusione nello studio allo scopo di massimizzare la omogeneità e minimizzare la presenza di condizioni concomitanti che potrebbero aumentare la variabilità della risposta terapeutica; 2) le tecniche terapeutiche vengono designate tipicamente per disturbi in Asse I (cioè per sindromi cliniche e non per disturbi di personalità - per chi non avesse familiarità con il DSM-III e il DSM-IV, nell'Asse I sono elencate le sindromi cliniche, ad esempio la depressione, l'ansia ecc., mentre nell'Asse II vi sono i disturbi di personalità); 3) le valutazioni del risultato mettono a fuoco soprattutto il sintomo che è al centro di interesse della rispettiva ricerca; 4) le terapie sono di durata breve e prefissata; 5) vengono seguiti fedelmente manuali di psicoterapia. In genere si dice che queste caratteristiche rendono lo studio "pulito", che questa è "buona scienza", e che l'esperimento è neutrale rispetto alla teoria di ogni singolo approccio terapeutico”. (Migone.P.)

    Questo è uno dei molti punti che fanno pensare che gli EB, in psicoterapia divengano un meta-metodo. Ciò perché vanno a stabilire quali esperimenti possono essere convalidanti un trattamento, riducendone il numero rispetto a quelli accolti dall’EBM.
    Infatti, anche in questi 5 assunti si evidenzia come vengano quasi escluse a priori alcune metodologie: quelle che, ad esempio, si occupano di disturbi di Personalità e che comunemente sono medio-lunghe:
    1- non si possono, o è molto difficile, manualizzare strategie medio-lunghe: quindi non viene facilmente consentito l’accesso alla sperimentazione alle stesse. ( “cure” quasi escluse a priori);
    2- poi, come è possibile specificare chiaramente le caratteristiche del paziente, seguendo un criterio di alta omogeneità del campione, quando le strategie intervengono su disturbi complessi, che presentano alta comorbilità?. (“malattie” quasi escluse a priori). (Regazzo.L.D).

    A riscriverci. Ciao
    Ciao Lucio

    Poche righe, poi devo scappare.

    Quel che dici è vero, almeno in parte. La mia critica agli EBM, però, non dipende dal fatto che escludono determinate patologie, quanto dal fatto che vengono assunti come meta-orientamento.
    Io lavoro nel campo della ricerca applicata (industriale) da una ventina d'anni. Anche noi isoliamo le variabili, cerchiamo i composti puri, ecc. Ma, almeno all'interno dell'azienda, sappiamo bene - e lo diciamo chiaro - che le soluzioni che troviamo utilizzando condizioni strettamente controllate di laboratorio non possono e non debbono trovare applicazione al di fuori del laboratorio. E che, se si vogliono previsioni, progetti e calcoli relativi all'ambiente naturale, li possiamo fare, ma sarano imprecisi, perché non siamo in grado di controllare tutte le variabili e non conosciamo tutti i passaggi di alcune reazioni chimiche. E gli ingegneri lo capiscono bene.
    Vuol dire che devo smettere di fare esperimenti in laboratorio? No di certo. Ma, altrettanto certamente, vuol dire che non devo estendere i risultati ottenuti in una situazione ad altre, né pretendere che le soluzioni che ho trovato in un ambito siano necessariamente valide in un altro.
    Io credo che la ricerca EBM possa darci delle buone informazioni, ad un livello anche molto fine, su alcuni dei dubbi e delle domande che ci poniamo (cosa cura nella cura psicoterapeutica? E come? E per quanto tempo? E con quali effetti collaterali?). Ma credo anche che utilizzare ad ogni costo i risultati della ricerca EBM nella pratica clinica quotidiana equivalga a voler calcolare la funzione d'onda di un fabbricato di 15 piani per capire di che colore è.

    Peraltro, a occhio e croce, guardandomi in giro, noto che la maggior parte di coloro che si rivolgono a psicoterapeuti mediamente anziani (con buona esperienza) portano sempre più spesso una domanda di senso più che una lamentela circa sintomi. Ne deduco che la maggior parte degi psicoterapeuti ha a che fare con disturbi di personalità (che si possono esprimere anche con sintomi da asse I) e non con disturbi puri. Ecco, qui mi piacerebbe vedere uno sforzo nostro di proposta di metodi di studio e di ricerca circa questi pazienti, gli "impuri". Nella chimica, i composti "impuri" sono i più interessanti, e anche i più difficili da studiare. Però se ne tirano fuori un sacco di informazioni interessanti e utili. Chissà se qui vale lo stesso?

    Buona vita

    Guglielmo
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  7. #97
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    Guarda, Rosa, io sono alquanto "sconfortato" dalla situazione. E, probabilmente, non riesco a farmi capire bene.

    Sì, ci sono le pressioni delle case farmaceutiche, ci sono gli interessi di cattedra e di istituzione. Credo però che al fondo ci sia, soprattutto, uno scollamento totale tra mondo della ricerca scientifica e mondo della decisione politica. Chi decide su come finanziare la ricerca, di ricerca - spesso - non sa nulla e non l'ha mai praticata. Quando lo sa, quel che sa l'ha imparato alle dipendenze delle industrie e del sistema economico-finanziario. Col bel risultato che chi ha scritto il DSM l'ha fatto, molte volte, tenendo in debito conto l'interesse dell'industria che lo finanziava piuttosto che altro. (Integrity in Science Watch Week of 05/05/2008 Newsroom News from CSPI)


    Ora, mi pare la questione stia soprattutto in questo:

    a) non esiste separazione tra chi fa ricerca scientifica e chi fa ricerca industriale.

    b) quando ce n'è un minimo, di questa separazione, il personale politico preferisce ascoltare i dati che provengono dal versante industriale. Ed è pure comprensibile (L?informazione medica non sempre è corretta)

    c) Noi psicologi e psicoterapeuti che facciamo di fronte a tutto questo? Quasi nulla. Ci perdiamo in discussioni infinite su chi sia più "psicodinamico" o più "cognitivo", o su quale sia la definizione corretta dell' "incoscio freudiano". Nel frattempo dimentichiamo di fare quel che altri fanno benissimo ogni giorno: fare lobbying e farla bene. Pubblicare, discutere, divulgare i risultati, fare fronte comune per ottenere spazi, visibilità e potere.

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    Guglielmo
    Devo dire che mi trovi d'accordo su quasi tutto Wylli, tranne sul fatto che noi non facciamo nulla.
    Qualcosa lo facciamo - e senza sponsor-; si sa come e per chi é nato il DSM.
    Si sa quali sono le ricerche che vengono pubblicate e quali no! E questo é veramente un a-priori. Litigare non serve, discutere un po', perchè un po' di visibilità la concede.
    Finisco: guarda che ti fai capire molto bene. Ciao
    Lucio Demetrio Regazzo

  8. #98
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    Guarda, Rosa, io sono alquanto "sconfortato" dalla situazione. E, probabilmente, non riesco a farmi capire bene.

    Sì, ci sono le pressioni delle case farmaceutiche, ci sono gli interessi di cattedra e di istituzione. Credo però che al fondo ci sia, soprattutto, uno scollamento totale tra mondo della ricerca scientifica e mondo della decisione politica. Chi decide su come finanziare la ricerca, di ricerca - spesso - non sa nulla e non l'ha mai praticata. Quando lo sa, quel che sa l'ha imparato alle dipendenze delle industrie e del sistema economico-finanziario. Col bel risultato che chi ha scritto il DSM l'ha fatto, molte volte, tenendo in debito conto l'interesse dell'industria che lo finanziava piuttosto che altro. (Integrity in Science Watch Week of 05/05/2008 Newsroom News from CSPI)


    Ora, mi pare la questione stia soprattutto in questo:

    a) non esiste separazione tra chi fa ricerca scientifica e chi fa ricerca industriale.

    b) quando ce n'è un minimo, di questa separazione, il personale politico preferisce ascoltare i dati che provengono dal versante industriale. Ed è pure comprensibile (L?informazione medica non sempre è corretta)

    c) Noi psicologi e psicoterapeuti che facciamo di fronte a tutto questo? Quasi nulla. Ci perdiamo in discussioni infinite su chi sia più "psicodinamico" o più "cognitivo", o su quale sia la definizione corretta dell' "incoscio freudiano". Nel frattempo dimentichiamo di fare quel che altri fanno benissimo ogni giorno: fare lobbying e farla bene. Pubblicare, discutere, divulgare i risultati, fare fronte comune per ottenere spazi, visibilità e potere.

    Tutto qui (per ora)

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    Guglielmo
    Ciao Willy, veramente, non solo ti sei spiegato benissmo ma hai perfettamente capito a cosa mi riferivo io, rispetto a certi collegamenti ed interessi, quali ad es., quelli esistenti tra molti estensori del Dsm e case farmaceutiche, e dirottamento dei finanziamenti pubblici e politici vs ricerche e ricercatori spesso sottostanti a certi "direttori di cattedre" che di esse fanno il gioco, in termini di ricerca di certi "risultati", determinando le caratteristiche di cio' che si vuole andare a cercare e risolvere, in modo funzionale al mantenimento e rinforzo, anche presso l'opinione pubblica, di determinate e sempre piu' "precise" idee, a scapito della realta' clinica, spesso, dato lo scollamento esistente, molte volte, tra le due funzioni di cui hai parlato. Ed anche qs fa si che spesso, il ricercatore sia portato a credere realmente , probabilmente, nella novita' del proprio risultato, vero, verosimile o presunto, (o a fare anche buon viso a cattivo gioco, se di lunga esperienza, suppongo, oppure, a entrare nel gioco stesso, non saprei..) sz parlare di cose gia' dette in altre pagine, quali ad es., per parlare di un esempio, su cui credo ci potremmo trovare d'accordo, l'esclusione arbitraria, di certi sintomi fisici o la loro inclusione in programmi che "non hanno correlazioni psicologiche". O, parlando in termini piu' comuni e diffusi,di comorbidita' che non puo', nella realta' clinica, in alcun modo, essere esclusa. E, tra l'altro, nel momento stesso in cui si parla tanto del problema di disturbi di personalita' o "caratteriali", come quelli piu' comuni attualmente, essi sono poi, quelli "a priori" esclusi dalla ricerca. Un altro paradosso o stranezza, pur essendo estremamente presenti nella clinica. Anche in rapporto a diagnosi di ASSE I.

    Forse, pero' bisognerebbe, appunto, invece di lasciare tutto lo spazio in mano a qs lobbies, che purtroppo, ne hanno fin troppo, parlare, comunicare, riflettere e ritagliarsi appunto, qualsiasi spazio possibile, cominciando non necessariamente e subito dall'alto, ma anche dal "basso", per riuscire a trovare intenti comuni, che poi potrebbero, da parte di persone forse piu' "inserite nel campo", portare a raggiungere qualcuno degli obiettivi che anche tu proponi,senza rinchiudersi ognuno nella propria nicchia, e non parlo di te che sei sempre una persona piuttosto sensibile e disponibile al confronto nei diversi ambiti, e capace di fare critiche costruttive e sensate, rispetto ai diversi argomenti, ma in generale, come troppo spesso avviene.

    Ciao
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 26-09-2008 alle ore 19.53.04 Motivo: errori grammaticali
    Gaia

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  9. #99
    Maramaria
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    A Lucio Regazzo
    Mi piace come ti movi su questo argomento difficile. Penso che persone con qualifiche migliori della mia ci stiano capendo poco o nulla.
    Strano che risultino in evidenza.
    Continua così.
    Ultima modifica di Maramaria : 26-09-2008 alle ore 16.36.54 Motivo: Nome

  10. #100
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    Citazione Originalmente inviato da Maramaria Visualizza messaggio
    A Lucio Regazzo
    Mi piace come ti movi su questo argomento difficile. Penso che persone con qualifiche migliori della mia ci stiano capendo poco o nulla.
    Strano che risultino in evidenza.
    Continua così.
    Ciao maramaria, anche se la tua considerazione non è fuori luogo, purtroppo, è proprio l'argomento in se' ad essere sia difficile da comprendere che in particolare, gestire. Non a caso, è stato aperto da una persona che penso sia piu' esperta nel campo, e capace di muovercisi, proprio per "sensibilizzare" a qs problema, credo, altre persone presenti nel forum.

    Cmq, è veramente significativo che sia molto piu' presente tu, che ti occupi di un altro tipo di problematiche, anche se connesse, rispetto ad altri che ci si aspetterebbe.

    Ciao
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 04-11-2008 alle ore 20.25.10
    Gaia

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  11. #101
    Maramaria
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    Ciao maramaria, anche se la tua considerazione non è fuori luogo, purtroppo, è proprio l'argomento in se' ad essere sia difficile da comprendere che in particolare, gestire e da "digerire", anche a molti ricercatori autori delle ricerche stesse di cui si discute. Non a caso, è stato aperto da una persona piu' esperta nel campo, e capace di muovercisi, proprio per "sensibilizzare" a qs problema, credo, altre persone presenti nel forum.

    Cmq, è veramente significativo che sia molto piu' presente tu, che ti occupi di un altro tipo di problematiche, anche se connesse, rispetto ad altri che ci si aspetterebbe.

    Ciao
    Ti ringrazio, ma penso proprio che una persona esperta, che ha l'abitudine di "nascondre" le sue capacità e conoscenze, riconosciute a livello internazionale ( ho lavorato per anni con lui, ma é troppo esigente), abbia riscontri da persone come me, che ne capiscono poco, mi sembra deludente.
    Quelli che sono interventuti, forse sperando di incontrare inesperti, a fronte di richieste e chiarimenti, si limitano a battute poco più che infantilili o arroganti: non mi voglio nascondere e mi riferisco a Ikaro ( che nome pretenzioso) e a Gianli.
    Ciao e grazie per l'attenzione.
    Mara
    Ultima modifica di Maramaria : 26-09-2008 alle ore 22.58.51 Motivo: errore nella frase

  12. #102
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    In effetti, sono colpita anch'io da certe sparizioni, in seguito soprattutto a richieste di spiegazioni ed informazioni, che ho, con i miei limiti, fatto anch'io.
    Ciao
    Gaia

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  13. #103
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    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Citazione Originalmente inviato da Lucio Regazzo
    Poi, non reputo bisogna affidarsi solo ai ricercatori esperti e, spesso sponsorizzati; buone intuizini possono giungere anche "dal basso", anche da professionisti come noi che vivono la psicoterapia e non la studiano solo in laboratorio o sui manuali.
    Ma con il mio intervento non volevo sminuire il lavoro dei clinici, le psicoterapie credo che in fin dei conti siano proprio alcuni di loro (molto portati nel monitorare bene le reazioni dei pazienti rispetto a certe cose che fanno) ad elaborarle.
    La ricerca in fin dei conti parte da lì, la sperimentazione serve secondo me solo per effettuare delle verifiche più accurate (di alcune cose, tutto non lo si può verificare con buoni margini di certezza). Io pensavo solo che per fare verifiche accurate è necessario chiarire bene cosa si verifica, era un piccolo pensierino da persona inesperta quale sono . Ho scritto tanto facendo degli esempi (ipotetici per la verità perché ne so troppo poco) per tentare solo di spiegarmi bene.

    Comunque Lucio grazie per avermi risposto .

    Le cose che ha scritto Willy sono davvero interessanti, gli argomenti che ha riportato personalmente li trovo davvero convincenti.

    Questa discussione è riuscita ad ampliare il mio modo di vedere certe cose...
    Siete riusciti a farmi riflettere un po' . Io non ho le competenze per andare oltre, continuerò comunque a seguire il dibattito... Tutto questo secondo me non interessa soltanto gli addetti ai lavori.

    Un saluto a tutti

  14. #104
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Lucio Regazzo
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    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio

    Questa discussione è riuscita ad ampliare il mio modo di vedere certe cose...
    Siete riusciti a farmi riflettere un po' . Io non ho le competenze per andare oltre, continuerò comunque a seguire il dibattito... Tutto questo secondo me non interessa soltanto gli addetti ai lavori.

    Un saluto a tutti
    Il mio parere é che le tue competenze siano tali da permetterti di contribuire ed andare oltre. Sinceramente: lo penso.
    Ciao.
    Lucio Demetrio Regazzo

  15. #105
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Vorrei permettermi, di dire anch'io a Char_lie, che è non solo lui viene aiutato a riflettere da qs discussione ma anch'io e credo, probabilmente, chiunque vi partecipi con il desiderio di imparare ed esplorare anche cose che conosciamo poco o molto poco, basandoci sulle nostre conoscenze di base, che possono essere reciprocamente arricchite, dal mio punto di vista, ed essere anch'esse riscoperte, o viste con occhio diverso, cercando di comunicare tra noi.

    Ciao
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 27-09-2008 alle ore 12.57.06
    Gaia

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