Mentre Second Life sembra se la passi un po' maluccio (solo 450.000 utenti attivi sulle famose "isole"), i "social network" godono di ottima salute, pare.
MySpace (l'indirizzo è Myspace.com, ma se vi va provate a digitare myspace.it e ditemi se, ahimè, internet non è un luogo troppo spesso infrequentabile) e Facebook sono i più popolari, al momento. Sapete di cosa parlo, no? Chiedete un po' a Google. Troverete 224 milioni di pagine di risposte (per Facebook). 444 milioni sono, invece, le pagine alla domanda "myspace".
Sono luoghi dove passare un sacco di tempo a non fare un beneamato niente. Ci si mette in contatto con altre persone; si pubblicano le proprie foto delle vacanze e quelle un po' osée, ma solo un po', della propria ex, e la propria playlist preferita, e si risponde a quiz gareggiando con i propri "amici" a chi conosce più attori dei telefilm americani. Eccetera.
Murdoch e Bill Gates ci spendono su un sacco di soldi per non star fuori del business. Insomma, una cosa che tira, che macina soldi grazie alla pubblicità.
Solo grazie alla pubblicità?
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Ve lo dico io cos'è. La stringa di ricerca è "Facebook+Hodgkinson", limitatamente alla pagine in lingua italiana. La risposta è molto, molto più modesta: la miseria di 174 pagine.
E fra le risposte non c'è nessun sito "di riferimento" (Attivissimo, Punto Informatico, Andrea Beggi, per tacer di Macchianera o Grillo e così via).
Eppure la cosa sembra interessante. Lo è, fidatevi. Acnhe se, evidentemente, ai blogger e ai mezzi di informazione italiani sembra trascurabile.
Intanto, vediamo chi è Hodgkinson.
Tom Hodgkinson è un giornalista del Guardian, noto giornale inglese di orientamento progressista. Il 14 gennaio di quest'anno ha scritto un articolo dal titolo With friends like these... in cui s'è preso la briga di fare un po' le bucce a Facebook.
Milioni di utenti, milioni di dollari nelle tasche del solito ragazzino di turno, Mark Zuckerberg (viene da Harvard, e s'è inventato Facebook fra un esame e l'altro - pare fregando l'idea due sue amici i quali, ora che la cosa ha cominciato a macinare miliardi, se ne sono ricordati e ispirati da qualche gaglioffo di avvocato vogliono fargli passare un brutto quarto d'ora).
Hodgkinson, per farla breve, ha messo il naso nella cassaforte di Facebook e ha scoperto che là dentro non tirava una bella aria. Tutt'altro.
Uno si domanda: ma questi ragazzini terribili, che a vent'anni tirano fuori un sito e dopo tre anni lo rivendono a Yahoo o a Google per 20 fantastiliardi di dollari, come fanno? Chi li aiuta, all'inizio? Possibile che facciano tutto da sé?
Nemmeno un po'.
Tanto per cominciare Hodgkinson se la prende con la filosofia stessa di social network ponendosi la domanda che io ho scelto come titolo di questo post: What was wrong with the pub? Perché passare intere serate, o notti, davanti al PC, da solo, muto come un pesce? Davvero Facebook mette le persone in contatto? O piuttosto non le divide?
Ma a parte questo.
Facebook è finanziato da un gruppo di finanzieri californiani, gestori di fondi di venture capital di stampo neoconservatore.
Il vero "padrone" di Facebook è tale Peter Thiel che nel progetto ha investito 500.000 dollari già nel 2004, appena Zuckergerg e i suoi amici andarono da lui a chiederglieli. Oggi Thiel possiede il 7% di Facebook, per un valore stimato in 1bilione di dollari.
Thiel non è un fesso: è l'inventore di PayPal, il più noto sistema di pagamento in rete, che ha venduto poi a Ebay per 1,5 bilioni di dollari. Ha fatto altre cose, ma letroverete nell'articolo di Hodgkinson. Di lui mi limito a citare la massima preferita: "Show me a good loser and I'll show you a loser".
Thiel è anche un convinto attivista neocon. Da studente a Stanford aveva fondato una rivista conservatrice, The Stanford Review (il cui motto era "Fiat lux") ed è fra i membri del gruppo lobbista neocon The Vanguard.org (che si autodefinisce "an effort by the conservative netroots to take back their country, their party, and the internet as well", e ancora "an online community of Americans who believe in conservative values, the free market and limited government", qui).
La grande idea di una cosa come Facebook è di fare soldi senza fare assolutamente niente. Grandioso. Un po' di quiz (proposti peraltro dagli stessi utilizzatori), una "piattaforma", per il resto ci pensiamo noi. Noi da casa.
E la cosa rende. Eccome. Thiel, oltre a essere un fanatico delle sane, buone idee di una volta (ma di quale?), è uno a cui non dispiace mettere i propri soldi a Vanuatu, capitale delle Isole Cayman (un po' come fa Berlusconi). Un'altra delle sue massime è infatti: "You can't have a workers' revolution to take over a bank if the bank in in Vanuatu".
Ma il meglio deve ancora venire.
C'è un terzo partner in Facebook, dopo il fondatore e il buon Thiel. Si chiama Jim Breyer, ma rispetto al primo sembra abbastanza innocuo: viene dal mangement di Wal-Mart, la più grande catena di supermercati americana. E' stato anche presidente della National Venture Capital Association (NVCA), una sorta di Confommercio dei venture-capitalisti americani.
Recentemente un altro fondo di investimento sulle nuove tecnologie ha deciso di mettere dei soldi in Facebook, il Greylock Venture Capital, il cui senior partner si chiama Howard Cox, anche lui già a capo della NVCA, che fa parte anche del "board of trustees" di In-q-Tel, una società di Information technolgy che, ci crediate o no, lavora per la CIA (non lo dice Hodgkinson, ma il banner del loro sito: "In-q-tel supports the mission of the Central Intelligence Agency and the broader U.S. intelligence community").
L'interesse della CIA per una "cosa" come Facebook è evidente: milioni di dati, di nomi, di circostanze, di abitudini, di idee, di opinioni, di commenti, di spostamenti, di storie, di legami, di interconnessioni, di amicizie, di memorie, di fughe, di gusti, di amori, di facce, di orari, tutto lì a portata di mano, gratis!
Il primo presidente di In-q-Tel è stato Gilman Louie, che aveva già collaborato con Jim Breyer (ricordate? quello che avevo definito "innocuo"), alla NVCA.
Di recente Coca-Cola, Blockbuster, Sony e Condé Nast hanno stretto partnership commerciali con Facebook.
Insomma, pensateci due volte prima di chiedere a qualcuno: "Vuoi essere mio amico"? Perchè un "amico" in più vuol dire soldi che entrano nella casse, già piuttosto pingui, di queste multinazionali dell'intrattenimento e della bulimia del consumo. Oltretutto gli spazi pubblicitari su Facebook, dice sempre Hodgkinson, costano infinitamente meno che sui giornali, dato che i giornali con quei soldi ci devono pagare gli stipendi della gente che sui giornali ci scrive. Su Facebook i contenuti sono gratis, visto che ce li mettiamo noi. Oltretutto che c'è di meglio di avere un profilo utente già bell'e fatto, senza aver dovuto fare nessuna fatica?
Io un mio profilo in Facebook ce l'ho. Ho voluto provare, e sto in un gruppo di lavoro che comprende persone da più di venti università sparse in tutta Italia, davvero molto cool, che ha messo su un gruppo su Facebook per scambiarci informazioni e svagarsi un po'. Ma ora che so come funziona corro a cancellarlo!
Se solo potessi. Non si può. Tutti i dati vengono memorizzato per un "congruo periodo" e possono essere distribuiti a chi pare a loro, se e quando gli va (traduzione un po' libera ma non lontana dal vero: "Additionally, we may share account or other information when we believe it is necessary to comply with law, to protect our interests or property, to prevent fraud or other illegal activity perpetrated through the Facebook service or using the Facebook name, or to prevent imminent bodily harm. This may include sharing information with other companies, lawyers, agents or government agencies": qui).
What was wrong with the pub | Blog senza qualità