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Discussione: counseling filosofico

  1. #31
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da ste203xx Visualizza messaggio
    oddio, lo psicologo non è uno psicodiagnosta che "appiccica etichette", che interviene sulle patologie, che vuole "raddrizzare" le persone e riportarle alla "normalità", dove avete appreso questa concezione? E' aberrante. Anzi, lo psicologo non fa affatto interventi ortopedico-riparativi (cit. Carli), gli obiettivi dei suoi interventi sono più ampi, includono anche la promozione del benesse, non si limitano alla cura del malessere. Ma perché in tutte le scuole di counseling, coaching e altre amenità, gira questa fandonia? Anche la psicologia si "muove su un piano non riduzionista", come dite voi. Lo psicologo non è come quello delle barzellette o dei film americani

    Infatti, si cerca sempre piu' anche in ambito universitario, di promuovere una preparazione sulla prevenzione e psicologia della salute, oltre a non dover riparare "la persona" nel senso di "raddrizzarla". L'uomo non è una macchina, o peggio, è un essere vivente complesso che vive un mondo complesso di relazioni e contesti, e puo' in qs ambito, sviluppare delle sofferenze.

    Ciao
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 06-10-2008 alle ore 11.32.23
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

  2. #32
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Qu8indi Luigi, scusdami, ma tu concirdi con me, quando parlavo di Galimberti, qualche post fa? Cioè, che è necessario avere delle persone che cmq, possano fornire una garanzia, anche in qs ambito, avendo competenze specifico piu' ampie?

    Pero' non capisco il motivo per cui si vendano libri in grandi librerie con editori importanti, dove si afferma che essa ha finalita' terapeutiche, migliori della psicoterapia, molte volte.
    Ora, al di la' del fatto che molte volte sappiamo che la psicoterapia mal fatta puo' fare molto male, anzichè bene, mi sembra pero' una scorrettezza notevole, anche nei confronti di chi qs approccio, del counseling, lo fa onestamente.

    Ciao
    Ciao Gaia,
    non ho ben compreso la tua domanda.
    Comunque no. La consulenza filosofica non ha finalità terapeutiche nel senso che quello non è il suo obiettivo: che poi una certa pratica può essere molto utile e avere contingenti risvolti terapeutici su vari livelli esistenziali (e non psicopatologici ribadisco) è un'altra cosa e sinceramente non capisco questa avversione verso una pratica fatta da professionisti, che si riduce ad un counseling che, se fatto bene, può realmente dare una mana 'alternativa'.
    Preferite i ciarlatani o chi cerca con gli strumenti che gli sono propri (dialogo,logica,sensibilità ai problemi umani più grandi...)di condurre lo spaesato cittadino contemporaneo per il cimitero di valori che è il nostro mondo?...Qui non stiamo parlando delle deliranti escursioni metafisiche del melanconico ma di gente comune che ha bisogno di sapere se il suo ''domandare'' abbia un senso ancora oggi e se il ''pensare'' è ancora una possibile via...

    Saluti,
    Luigi

  3. #33
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: counseling filosofico

    tanto per mettere i puntini sulle i, riporto 2 articoli del regolamento del "collegio degli professori e ricercatori in psicologia clinica"


    Art. 4La Psicologia Clinica implica una clinica essenzialmente psicologica, che si differenzia dalla clinica di tipo medico. Gli interventi clinici si configurano come metodiche atte a modificare stati mentali, schemi di comportamento e sistemi di relazione. Variamente denominate, le metodiche della Psicologia Clinica, hanno il fine di realizzare migliori condizioni funzionali e adattative, lungo la processualità del “caso singolo”, sia esso costituito da uno o più individui, in situazioni di gruppo e/o istituzionali. Occupano posizione centrale in tale attività le psicoterapie propriamente dette.



    Art. 5Gli ambiti di intervento della Psicologia Clinica riguardano una molteplicità di situazioni problematiche, rilevanti sul piano personale e/o sociale, in cui la psicopatologia si costituisce come una, ma non esclusiva, indicazione accanto alle situazioni di disagio, comunque evidenziate, e alle aspirazioni personali e sociali al cambiamento.
    Ultima modifica di Johnny : 06-10-2008 alle ore 11.51.06

  4. #34
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da *-ras-* Visualizza messaggio
    tanto per mettere i puntini sulle i, riporto 2 articoli del regolamento del "collegio degli professori e ricercatori in psicologia clinica"
    Art. 4
    La Psicologia Clinica implica una clinica essenzialmente psicologica, che si differenzia dalla clinica di tipo medico. Gli interventi clinici si configurano come metodiche atte a modificare stati mentali, schemi di comportamento e sistemi di relazione. Variamente denominate, le metodiche della Psicologia Clinica, hanno il fine di realizzare migliori condizioni funzionali e adattative, lungo la processualità del “caso singolo”, sia esso costituito da uno o più individui, in situazioni di gruppo e/o istituzionali. Occupano posizione centrale in tale attività le psicoterapie propriamente dette.



    Art. 5
    Gli ambiti di intervento della Psicologia Clinica riguardano una molteplicità di situazioni problematiche, rilevanti sul piano personale e/o sociale, in cui la psicopatologia si costituisce come una, ma non esclusiva, indicazione accanto alle situazioni di disagio, comunque evidenziate, e alle aspirazioni personali e sociali al cambiamento.
    Ma qui non si sta mettendo in dubbio nulla. E non c'è nessuna confusione tra pratiche che per forza si collocano in ambiti specialistici e di intervento differenti.

    Saluti,
    Luigi

  5. #35
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: counseling filosofico

    ho precisato quei 2 articoli perché qualche post fa veniva svalutata la psicologia, dicendo che è "riduzionista" e che "etichetta i pazienti" per legittimare la paratica filosofica come alternativa alla psicologia.




    Poi, non ho ben capito cosa intendesse Luigi84 con questa frase:

    La consulenza filosofica non ha finalità terapeutiche nel senso che quello non è il suo obiettivo: che poi una certa pratica può essere molto utile e avere contingenti risvolti terapeutici su vari livelli esistenziali (e non psicopatologici ribadisco) è un'altra cosa

  6. #36
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: counseling filosofico

    Caro luigi, intervengo per sottolineare ciò che, dal mio punto di vista, costituisce un punto epistemologicamente rilevante rispetto all'intervento clinico.
    Molto spesso capita di trovare giustificazioni ad interventi non psicoterapeutici ricorrendo all'idea che vi sia una psicopatologia conclamata - meritevole di cura - ed una domanda di "benessere" che si inserisce in un'area distinta da quella della psicoterapia. Oltre che in questa discussione, si incontra questa posizione quasi ogni volta che si affronti il tema del sostegno psicologico.
    Come ho già scritto rispetto al tema del sostegno, mi sembra che, in un modello teorico coerente ed unitario, sia impossibile separare sanità e patologia (contrariamente al modello medico) e come la domanda ad un professionista, per quanto generica e parziale, sia sempre espressione di un disagio.
    Per farla breve: chi si rivolge ad uno "psico-qualcosa" sente di aver bisogno di aiuto per sè, altrimenti non si impegnerebbe nella ricerca di una figura "supposta sapere" come direbbero i colleghi lacaniani.
    Ovviamente a questo punto entra in gioco una formazione del professionista tale da consentire alla domanda di articolarsi, di andare incontro ad una chiarificazione, e, di conseguenza ad iniziare un percorso terapico.
    Mi chiedo allora quali possano essere i presupposti epistemici a giustificazione di un intervento non clinico, con l'eccezione di interventi specificamente rivolti alla diagnosi ed all'inquadramento. Torno a ripetere che le implicazioni filosofiche - per quanto importanti nel retroterra teorico della figura di cura - possono divenire facilmente razionalizzazioni che distolgono chi porta una domanda da essa.
    Concludo dicendo che un bisogno di "senso" di cui parli forse ha più a che fare con la struttura che il paziente porta, che non con contenuti - filosofici o non, poco importa - che vengono presupposti dal consulente.

    Un saluto
    Ultima modifica di gieko : 06-10-2008 alle ore 14.48.21
    gieko

  7. #37
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: counseling filosofico

    Luigi scrive: "aiuto e orientamento nell'ambito dei processi intellettuali, esistenziali, decisionali o relazionali"
    e

    " ...chi cerca con gli strumenti che gli sono propri (dialogo,logica,sensibilità ai problemi umani più grandi...)di condurre lo spaesato cittadino contemporaneo per il cimitero di valori che è il nostro mondo?"


    é un pò inquietante pensare che lo spaesato cittadino contemporaneo debba essere accompagnato nei processi decisionali, intellettuali, esistenziali...perchè non credo ci si riferisca alla funzione beta di Bion , cosa intende qui per "pensare l'impensabile'".
    Temo che tutto ciò possa sfociare in qualcosa di direttivo, pur non volendo "indirizzante". Perchè non credo ci si riferisca ai simposio di platone...o si? o si cercano proseliti?
    Poi un'altra cosa: io sono la prima ad aver patito per elitè di strizzacervelli che chiedono 100 euro all'ora, ma elitè per elitè...chi credete si possa permettere un counseling filosofico? la bottegaia sotto casa? o il giovane neo laureato morto di fame?

  8. #38
    ghost attack
    Ospite non registrato

    Riferimento: counseling filosofico

    oddio, lo psicologo non è uno psicodiagnosta che "appiccica etichette", che interviene sulle patologie, che vuole "raddrizzare" le persone e riportarle alla "normalità", dove avete appreso questa concezione?

    L'ho appresa attraverso letture personali, studi universitari, esperienze personali.

    E' aberrante. Anzi, lo psicologo non fa affatto interventi ortopedico-riparativi (cit. Carli), gli obiettivi dei suoi interventi sono più ampi,

    Mah. Mi sembrano giri di parole.

    includono anche la promozione del benesse

    Qui iniziamo ad esserci. Che cos'è mai questo benessere? Lo psicologo crea un concetto di benessere "ad personam"? O è solamente una diminuzione della sofferenza, e allora torniamo al discorso terapeutico e (come tu lo hai chiamato) "ortopedico-riparativo", che mi sembra volessi rifiutare?
    Cosa diamine è questo benessere di cui si parla così tanto agevolmente? La psicologia clinica mi fornisce una risposta? Sa cosa bisogna fare per ben-essere?


    non si limitano alla cura del malessere. Ma perché in tutte le scuole di counseling, coaching e altre amenità, gira questa fandonia?

    Io non ho MAI frequentato alcuna scuola nè corso che abbia a che fare con quanto tu abbia citato. La fandonia che gira la si cerchi dunque altrove.


    Anche la psicologia si "muove su un piano non riduzionista",

    Qualora lo facesse, e arrivasse ad abolire completamente ogni dualismo (terapeuta/paziente, salute/malattia ecc.), perderebbe completamente ogni statuto scientifico e non sarebbe più accademicamente credibile, almeno più di quanto lo siano le stregonerie dei popoli non occidentalizzati considerati ad esempio da Levi-Strauss. Con Lacan arriviamo pericolosamente vicini a questo, cosa di cui non posso che felicitarmi.


    come dite voi. Lo psicologo non è come quello delle barzellette o dei film americani


    Non so a chi fosse indirizzato il "voi". Comunque non saprei, in effetti qualche somiglianza comincio a trovarcela.


    In ogni caso ciò che può fare la pratica filosofica è secondo me (ad esempio) il diffondere politicamente (cioè tra la gente) la rifelssione sul significato (o il non significato) della morte e della sofferenza in quanto eventi ineluttabili della vita. Provare a pensare alla morte e al dolore come eventi necessari e costitutivi della vita umana, davanti a cui non c'è via di fuga. Ci può essere solo una lucida accettazione. Non ci sono modelli da seguire, o mode da inventare. Qualcuno ha paragonato il ruolo della pratica filosofica alla rinascita civile del pensare tragico ( che si fonda sull'accettazione delle contraddizioni e del dolore senza scuse, idoli o posticipazioni) in contrasto con l'escatologia delle promesse e della salute (non oggi, forse domani, dopodomani sicuramente) della vita dopo la morte, della salvezza che caratterizzano il tronco giudaico della storia europea e sul cui piano metafisico si innesterebbe senza neanche troppi rivestimenti la psicoanalisi.

    Io mi astengo dal giudizio, cerco solo di mettere alcuni puntini sulle "i".

    ciao

  9. #39
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: counseling filosofico

    In ogni caso ciò che può fare la pratica filosofica è secondo me (ad esempio) il diffondere politicamente (cioè tra la gente) la rifelssione sul significato (o il non significato) della morte e della sofferenza in quanto eventi ineluttabili della vita. Provare a pensare alla morte e al dolore come eventi necessari e costitutivi della vita umana, davanti a cui non c'è via di fuga. Ci può essere solo una lucida accettazione. Non ci sono modelli da seguire, o mode da inventare. Qualcuno ha paragonato il ruolo della pratica filosofica alla rinascita civile del pensare tragico ( che si fonda sull'accettazione delle contraddizioni e del dolore senza scuse, idoli o posticipazioni) in contrasto con l'escatologia delle promesse e della salute (non oggi, forse domani, dopodomani sicuramente) della vita dopo la morte, della salvezza che caratterizzano il tronco giudaico della storia europea e sul cui piano metafisico si innesterebbe senza neanche troppi rivestimenti la psicoanalisi.
    La consulenza filosofica si arresta proprio su quello che Lacan definiva come "reale", non ho tempo a sufficienza per approfondire l'argomento, ma ci posso ritornare. In ogni caso, mi trovo abbastanza d'accordo con Ghost attack e mi piacerebbe sentire la risposta di Luigi alle legittime obiezioni di Gieko. Quanto alla "supposizione di sapere" apro e chiudo una parentesi: avete presente il rocambolesco equivoco del film "Confidenze troppo intime" ? Può essere uno spunto interessante per capire da quale posizione veniamo interrogati e, soprattutto, da quale posizione rispondiamo. Per quel che concerne la psicologia, invece, sono piuttosto scettico: già parlare di ben-essere ha delle implicazioni "politiche" di conformismo molto pericolose, quindi sarei decisamente più cauto con questi "psicologi del ben-essere"!!

    Saluti,
    ikaro
    Ultima modifica di ikaro78 : 06-10-2008 alle ore 19.58.44

  10. #40
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: counseling filosofico

    Qualora lo facesse, e arrivasse ad abolire completamente ogni dualismo (terapeuta/paziente, salute/malattia ecc.), perderebbe completamente ogni statuto scientifico e non sarebbe più accademicamente credibile, almeno più di quanto lo siano le stregonerie dei popoli non occidentalizzati considerati ad esempio da Levi-Strauss. Con Lacan arriviamo pericolosamente vicini a questo, cosa di cui non posso che felicitarmi.
    Su questo punto ho qualche perplessità, nel senso che non riesco a capire bene cosa intendi, se puoi dirci qualche parola in più...

  11. #41
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Concludo dicendo che un bisogno di "senso" di cui parli forse ha più a che fare con la struttura che il paziente porta, che non con contenuti - filosofici o non, poco importa - che vengono presupposti dal consulente.

    Un saluto
    Caro gieko...per cortesia!Capisco che è difficile nella vita non avere un credo o una fede che sostenga le nostre inferenze sul mondo e che ci piace molto sentirci 'scolastici' in qualche modo, ma non vorrai per caso dire che 'la ricerca di senso' e quindi tutta la tradizione filosofica continentale è 'una struttura da redimere'? Perchè se è così questo è veramente un buon esempio di riduzionismo (se ne parlava sopra) al quale la psicologia (e la psicoanalisi) tristemente si abbandona quando, proponendosi come unica risposta, non fa che aumentare l'esigenza di un 'domandare' diverso e di risposte propriamente umane che solo chi non ha paura di pensare può proporre...Il 'senso' non è un 'concetto' ma più che altro una 'cifra' non circoscrivibile in nessun discorso scientifico: ci sono cose che ogni uomo è tenuto a chiedersi perchè è la 'struttura dell'esistenza' e non 'della personalità' (che viene dopo) che pro-'voca' l'uomo e lo spinge verso quei baratri al limitare dei quali è reperibile, forse, un senso. In tal guisa io sostengo che la filosofia è un 'disancoraggio': capisco che le 'scogliere' e i 'porti' sono luoghi più sicuri ma a questo punto è nevrotico chi rimane a rimuginare su se stesso (la psicoanalisi) nella sicurezza che un posticino d'onore il quel porto famoso c'è o chi si avventura cercando, con umiltà, un altro punto d'appoggio nel mondo, per una visuale più ampia?

    Saluti,
    Luigi

  12. #42
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da ghost attack Visualizza messaggio
    oddio, lo psicologo non è uno psicodiagnosta che "appiccica etichette", che interviene sulle patologie, che vuole "raddrizzare" le persone e riportarle alla "normalità", dove avete appreso questa concezione?

    L'ho appresa attraverso letture personali, studi universitari, esperienze personali.

    E' aberrante. Anzi, lo psicologo non fa affatto interventi ortopedico-riparativi (cit. Carli), gli obiettivi dei suoi interventi sono più ampi,

    Mah. Mi sembrano giri di parole.

    includono anche la promozione del benesse

    Qui iniziamo ad esserci. Che cos'è mai questo benessere? Lo psicologo crea un concetto di benessere "ad personam"? O è solamente una diminuzione della sofferenza, e allora torniamo al discorso terapeutico e (come tu lo hai chiamato) "ortopedico-riparativo", che mi sembra volessi rifiutare?
    Cosa diamine è questo benessere di cui si parla così tanto agevolmente? La psicologia clinica mi fornisce una risposta? Sa cosa bisogna fare per ben-essere?


    non si limitano alla cura del malessere. Ma perché in tutte le scuole di counseling, coaching e altre amenità, gira questa fandonia?

    Io non ho MAI frequentato alcuna scuola nè corso che abbia a che fare con quanto tu abbia citato. La fandonia che gira la si cerchi dunque altrove.


    Anche la psicologia si "muove su un piano non riduzionista",

    Qualora lo facesse, e arrivasse ad abolire completamente ogni dualismo (terapeuta/paziente, salute/malattia ecc.), perderebbe completamente ogni statuto scientifico e non sarebbe più accademicamente credibile, almeno più di quanto lo siano le stregonerie dei popoli non occidentalizzati considerati ad esempio da Levi-Strauss. Con Lacan arriviamo pericolosamente vicini a questo, cosa di cui non posso che felicitarmi.


    come dite voi. Lo psicologo non è come quello delle barzellette o dei film americani


    Non so a chi fosse indirizzato il "voi". Comunque non saprei, in effetti qualche somiglianza comincio a trovarcela.


    In ogni caso ciò che può fare la pratica filosofica è secondo me (ad esempio) il diffondere politicamente (cioè tra la gente) la rifelssione sul significato (o il non significato) della morte e della sofferenza in quanto eventi ineluttabili della vita. Provare a pensare alla morte e al dolore come eventi necessari e costitutivi della vita umana, davanti a cui non c'è via di fuga. Ci può essere solo una lucida accettazione. Non ci sono modelli da seguire, o mode da inventare. Qualcuno ha paragonato il ruolo della pratica filosofica alla rinascita civile del pensare tragico ( che si fonda sull'accettazione delle contraddizioni e del dolore senza scuse, idoli o posticipazioni) in contrasto con l'escatologia delle promesse e della salute (non oggi, forse domani, dopodomani sicuramente) della vita dopo la morte, della salvezza che caratterizzano il tronco giudaico della storia europea e sul cui piano metafisico si innesterebbe senza neanche troppi rivestimenti la psicoanalisi.

    Io mi astengo dal giudizio, cerco solo di mettere alcuni puntini sulle "i".

    ciao
    Sottoscrivo in pieno!

    Saluti,
    Luigi

  13. #43
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Citazione Originalmente inviato da luigi '84 Visualizza messaggio
    Caro gieko...per cortesia!Capisco che è difficile nella vita non avere un credo o una fede che sostenga le nostre inferenze sul mondo e che ci piace molto sentirci 'scolastici' in qualche modo, ma non vorrai per caso dire che 'la ricerca di senso' e quindi tutta la tradizione filosofica continentale è 'una struttura da redimere'?
    Ma quando mai avrei affermato questo... Dico solo che non credo che all'analista spetti la ricerca del senso filosofico. E' questione di pertinenza dei filosofi che hanno gli strumenti per occuparsene, mentre gli psicoanalisti si occupano di clinica, cercando peraltro di lasciare che sia il paziente a trovare il proprio "senso".

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84 Visualizza messaggio
    Perchè se è così questo è veramente un buon esempio di riduzionismo (se ne parlava sopra) al quale la psicologia (e la psicoanalisi) tristemente si abbandona quando, proponendosi come unica risposta, non fa che aumentare l'esigenza di un 'domandare' diverso e di risposte propriamente umane che solo chi non ha paura di pensare può proporre...
    Non credo che la psicoanalisi sia l'unica risposta, ma credo che, in quanto disciplina clinica, possieda gli strimenti teorici e tecnici per poter cogliere la domanda di cui si diceva e trattarla.
    Sottolineavo che la richiesta di cura, il rivolgersi ad un professionista, sottende un disagio e che quindi sia necessario avere una preparazione in tal senso... Essendo che la discussione è relativa al counseling filosofico sembra legittimo porsi nell'ottica della domanda di cura, a meno che non si mantenga un modello medico che dicotomizza sanità e malattia. Di qui la questione della tenuta epistemica di cui sopra (a cui sarei comunque curioso di conoscere la tua risposta).
    Per inciso: credo che chi non ha disagi ed è interessato alla filosofia si iscriverà alla suddetta facoltà, studierà i testi necessari, etc. Non vedo perchè dovrebbe rivolgersi ad un consulente filosofico.

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84 Visualizza messaggio
    Il 'senso' non è un 'concetto' ma più che altro una 'cifra' non circoscrivibile in nessun discorso scientifico: ci sono cose che ogni uomo è tenuto a chiedersi perchè è la 'struttura dell'esistenza' e non 'della personalità' (che viene dopo) che pro-'voca' l'uomo e lo spinge verso quei baratri al limitare dei quali è reperibile, forse, un senso.
    Sarei curioso di sapere come porti nella clinica l'indagine sul senso della "struttura dell'esistenza" senza rischiare di imporre ciò che ne è la tua visione...

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84 Visualizza messaggio
    In tal guisa io sostengo che la filosofia è un 'disancoraggio': capisco che le 'scogliere' e i 'porti' sono luoghi più sicuri ma a questo punto è nevrotico chi rimane a rimuginare su se stesso (la psicoanalisi) nella sicurezza che un posticino d'onore il quel porto famoso c'è o chi si avventura cercando, con umiltà, un altro punto d'appoggio nel mondo, per una visuale più ampia?
    Non insisto, ma mi sembra che i porti sicuri siano le concezioni generali, mentre la complessità della clinica, dell'incontro col paziente e la sua soggettività è l'immergersi in un mare sconosciuto. Ritengo più umile essere rispettosi dell'autonomia del paziente che ci chiede di lavorare con lui su ciò che è la propria struttura per far sì che possa crearsi la propria esistenza.

    Un saluto
    Ultima modifica di gieko : 06-10-2008 alle ore 21.48.08
    gieko

  14. #44
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Ma quando mai avrei affermato questo... Dico solo che non credo che all'analista spetti la ricerca del senso filosofico. E' questione di pertinenza dei filosofi che hanno gli strumenti per occuparsene, mentre gli psicoanalisti si occupano di clinica, cercando peraltro di lasciare che sia il paziente a trovare il proprio "senso".



    Non credo che la psicoanalisi sia l'unica risposta, ma credo che, in quanto disciplina clinica, possieda gli strimenti teorici e tecnici per poter cogliere la domanda di cui si diceva e trattarla.
    Sottolineavo che la richiesta di cura, il rivolgersi ad un professionista, sottende un disagio e che quindi sia necessario avere una preparazione in tal senso... Essendo che la discussione è relativa al counseling filosofico sembra legittimo porsi nell'ottica della domanda di cura, a meno che non si mantenga un modello medico che dicotomizza sanità e malattia. Di qui la questione della tenuta epistemica di cui sopra (a cui sarei comunque curioso di conoscere la tua risposta).
    Per inciso: credo che chi non ha disagi ed è interessato alla filosofia si iscriverà alla suddetta facoltà, studierà i testi necessari, etc. Non vedo perchè dovrebbe rivolgersi ad un consulente filosofico.



    Sarei curioso di sapere come porti nella clinica l'indagine sul senso della "struttura dell'esistenza" senza rischiare di imporre ciò che ne è la tua visione...



    Non insisto, ma mi sembra che i porti sicuri siano le concezioni generali, mentre la complessità della clinica, dell'incontro col paziente e la sua soggettività è l'immergersi in un mare sconosciuto. Ritengo più umile essere rispettosi dell'autonomia del paziente che ci chiede di lavorare con lui su ciò che è la propria struttura per far sì che possa crearsi la propria esistenza.

    Un saluto
    Sembrerebbe strano visto che starei ribattendo ad una risposta...ma concordo con tutto ciò che dici senza stare lì a crogiolarsi sulle sfumature (pur importanti) del linguaggio. Ma forse è proprio questo il punto: ciò che hai delineato (al di là se può interessare o meno) è una 'ermeneutica dell'incontro' della quale (vedi Ricoer) la psicoanalisi può farsi portavoce se decide di non chiudersi nei costrutti teorici come fa l'Io nevrotico quando si arrocca in quella unilateralità che disegna i confini della sua malattia.

    Saluti,
    Luigi

  15. #45
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: counseling filosofico

    Caro luigi, dalla poca esperienza clinica che ho traggo la considerazione che è più funzionale all'arroccarsi sulla nevrosi o, preferirei dire, che è maggiormente collusivo, lavorare con grandi costruzioni teoriche (come, con tutto il rispetto, mi sembra essere una concettualizzazione tipo "struttura dell'esistenza"...). Molto più difficoltoso risulta invece incontrare il paziente per quello che è e ritiene di essere, al di fuori di tecnicismi o considerazioni teoriche, che, seppure necessarie, vanno sempre tenute sullo sfondo ed illuminate dal singolo caso. Bion, per fare un esempio, diceva che solo quando era stanco si scopriva a fare interpretazioni freudiane o kleiniane... Come dire che si appoggiava ad un sapere già scritto, e non a ciò che emergeva tra lui ed il paziente.
    Per tornare al tema del thread, mi chiedo quindi che fondamento epistemico possano avere interventi di consulenza filosofica, quando, a mio parere, è questione di accogliere, ove possibile, la domanda di cura del paziente (il che necessita, come dicevo, di una preparazione clinica), e non di "condurre lo spaesato cittadino contemporaneo per il cimitero di valori che è il nostro mondo". E qui credo che non sia una questione di lana caprina sottolineare la valenza semantica di queste parole...

    Un saluto
    Ultima modifica di gieko : 07-10-2008 alle ore 10.50.39
    gieko

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