Ieri ho assistito alla scena che segue.
Domenica mattina, splendida giornata di caldo e sole, lungomare.
Un bimbo circa ottenne frigna.
La giovane madre s'incazza molto molto e gli urla:
"Ma insomma, lavoro tutta la settimana, mi ero trovata una mezz'ora per fare un passeggiata e tu rompi che vuoi già tornare a casa?"
E il bimbo, tra un capriccio e l'altro ha anche detto: "...e ma perchè ho anche la playstation bloccata"
1) dramma numero uno: certi lavori (più che altri) costringono per motivi principalmente economici a sacrificare momenti di vita familiare; il programmare lo svago se questo poi non si riesce ad ottenere genera tensioni tremende e comprensibili. Non è una bella cosa.
2) un bimbo di otto anni invece di godersi il sole e l'aria aperta è preoccupato per la playstation in blocco. Che mi fa subito pensare che, sempre per i suddetti motivi di genitori non liberi da impegni, lo stesso bimbo sia costretto a starsene a casa con i giochi elettronici, e l'aria aperta è solo una perdita di tempo!
Dunque il domandone che nasce è: Il lavoro necessario limita la nostra libertà?








(per il tempo libero)