Volevo rispondere un attimo prima di andare a letto, perché Willy ha appena detto cose abbastanza importanti e serie, e quindi è giusto che risposta.
Volevo premettere che
NON SONO PSICOLOGO, NÈ PSICOTERAPEUTA, anzi inizierò i corsi di Psicologia a Caserta Giovedì della settimana prossima, quindi ciò che dico è da ricercarsi in:
- Esperienza personale di "paziente"
- Letture amatoriali sull'argomento
- Desiderio in futuro di seguire la strada della Terapie Breve Strategica.
Non sono quindi né autorizzato, né preparato per affermare cose.
Però posso portare a voi la mia esperienza personale, è giusto però premettere che al momento la TBS di occusa dei seguenti disturbi:
trattamento patologie, Centro di Terapia Strategica, Giorgio Nardone, paura, panico, fobia, anoressia, bulimia, vomiting, ossessioni ( è indicata accanto la percentuale di "riuscita" ).
Premesso ciò dico che:
1- Quando non sono riuscito a superare un problema ( o se vogliamo "lui non è riuscito" ) non c'è stato un peggioramento della situazione, anzi... col passare del tempo c'ho riprovato e ho risolto. Non ho avuto crisi, cadute, ricadute, peggioramenti. Questo nel MIO caso. Nel caso specifico delle Terapie Brevi suppongo che la reazione sia la medesima che si ha quando fallice un'altra terapia ( che sia l'analisi freudiana, junghiana, adleriana, cognitivo-comportamentale, transazionale, pnl, quello che volete ). Perché dovrebbe essere differente la reazione?
2- Per quanto riguardo la "perla" io vorrei dirti, caro Willy che dato che noi "realisti" abbiamo a che fare con la mente delle persone e che non siamo onnipotenti, può capire di sbagliare o non riuscire ( per colpa nostra o del nostro sistema è un altro discorso ). In questi casi c'è chi non sa far altro che insistere ( come quell'analista freudiana che disse alla mia amica che era "resistente" e non c'era altro verso che continuare la terapia ), e c'è chi capisce quando è il momento di fermarsi, e ragionare, senza chiudere la porta al paziente riguardo la possibilità di affrontare nuove forme di terapia. Ed è questo che ho voluto dire. Se leggi quel libro che ho indicato, c'è un capitoletto dedicato proprio a come un Psicoterapeuta deve "lasciare aperta la porta" al paziente ( spiegandogli ad esempio che è stato un suo errore o che non è stato capace di capire le esigenze del paziente ).
Buona vita anche a te Willy
Fabio.