Cara Gaia,
visto che l'argomento ti interessa ti inserisco un estratto di mail intercorse tra me e uno dei maggiori esperti italiani su questo aspetto,
La parte conclusiva divisa da:&&&&&, il suo commento finale ai i miei interventi.
E per finire la mia ultima replica
Spero la cosa non risulti troppo confusa e tieni presente che è già proprietà della mia Associazione.
Chiedimi pure tutti i chiarimenti che vuoi.
Evidence based
Concetto nato nell’ambito della medicina che mira ad applicare alla pratica medica e psicoterapeutica l’evidenza ottenuta attraverso metodi scientifici. È volta a valutare la qualità dell’evidenza a supporto di specifici trattamenti, sui loro rischi e benefici. In accordo al Centro per la Medicina basata sull’evidenza, “ La medicina basata sull’evidenza è l’utilizzo cosciente, esplicito e giudizioso delle migliori evidenze nel prendere decisioni per la cura del paziente”.
“l’integrazione delle prove derivanti dalla migliore ricerca clinica con l’esperienza clinica e i valori dei pazienti” (Sackett D, et al. 2000).
Praticare la medicina Evidence based richiede esperienza clinica, ma anche capacità di utilizzare i risultati della ricerca scientifica.
L’evidence based medicine utilizza evidenze provenienti da fonti quali:
- Scienza
- Ingegneria medica
- Meta analisi
- Statistica
- Analisi rischi- benefici
- Studi controllati e randomizzati
Esistono diverse qualità di evidenza, la migliore della quale sono fornite dagli studi randomizzati, controllati attraverso il placebo e a doppio cieco. Una minore evidenza è fornita da testimonianze dei pazienti, singoli casi, opinioni a causa dell’effetto placebo e biases.
Esistono quattro livelli di evidenza:
I- Studi sperimentali ottenuti attraverso studi randomizzati.
II- Studi ottenuto attraverso studi analitici su casi singoli e corti.
III- Evidenza ottenute attraverso serie multiple.
IV- Opinioni di autorità, esperienza clinica, studi descrittivi, commissioni di esperti
In sostanza l’EBM non entra nel merito dei metodi o, meglio, non esclude dei metodi di ricerca a priori, quindi può essere considerata una “tendenza” de scienza medica e non un metodo.
In Psicologia la cosa cambia, se ci riferiamo a come l’Evidence viene considerato dall’A.P.A.;
L’Evidence based in psicologia è stata definita dall’APA come “l’integrazione delle migliori ricerche con l’esperienza clinica nel contesto delle caratteristiche del paziente, la cultura e le sue preferenze”.
Anche per l’evidenza in psicologia sono stati definiti due diversi livelli di evidenza (APA):
I- Trattamenti convalidati:
a- Dimostrati da almeno due esperimenti che rispettano disegni di gruppo e che dimostrano l’efficacia del trattamento superiore al placebo o equivalente a un altro trattamento di comprovata efficacia.
b- Dimostrati da più di nove esperimenti con disegno sperimentale su caso singolo; tali esperimenti devono avere utilizzato buoni disegni sperimentali e comparato il trattamento con altri interventi convalidati.
Inoltre, affinché un trattamento sia ben convalidato secondo l’APA, è necessario che.
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(questo è uno dei punti che mi fanno pensare che gli EB divengano un metodo)
1- Gli esperimenti siano condotti con trattamenti manualizzati.
2- Le caratteristiche del paziente siano specificate chiaramente.
3- Gli effetti devono essere stati dimostrati da almeno due diversi gruppi di ricerca. (A.P.A.)
Non si possono manualizzare o è molto difficoltoso strategie medio-lunghe: quindi non viene consentito l’accesso alla sperimentazione alle stesse. ( “cure” escluse a priori)
Poi, come è possibile specificare chiaramente le caratteristiche del paziente, seguendo un criterio di alta omogeneità del campione, quando le strategie intervengono su disturbi complessi. (“malattie” escluse a priori)
Critica della Divisione 32
La Divisione 12 dell'American Psychological Association ha stabilito i relativi criteri di verifica per decidere sui "trattamenti empiricamente convalidati"1, (recentemente ribattezzati "trattamenti empiricamente supportati")2. Gli psicologi umanistici sono preoccupati da documenti come questi perché privilegiano i metodi che a) adottano la visione caratteristica del modello medico della disfunzione psicologica e dei relativi rimedi, b) sono focalizzati sulla rimozione del sintomo e c) sono nella propria natura tecnicistici. Per di più, sono basati su un particolare modello di scienza — il metodo proprio della scienza naturale positivistica -- che molti umanisti ritengono più adatto per esaminare gli effetti del trattamento farmacologico, che per esaminare le interrelazioni complesse che caratterizzano le forme umanistiche (e molte altre) di psicoterapia. Gli umanisti non ripudiano la ricerca scientifica. Tuttavia rifiutano i tentativi di privilegiare tali metodi nello studio su comportamento umano e di imporre questi metodi come criteri ultimi di verifica per decidere sull'efficacia della psicoterapia. Di conseguenza gli umanisti rifiutano l'idea che la terapia debba essere studiata solo come un trattamento-di-disordini e che debba essere ridotta a manuale, i due criteri centrali delle linee guida per i “trattamenti empiricamente supportati" della divisione 12.
Gli psicologi umanistici sostengono l'esigenza della ricerca empirica e della fornitura di servizi che abbiano una certa provata evidenza a sostegno della loro efficacia. Tuttavia, sia i metodi delle scienze naturali che quelli delle scienze umane sono utili e nessuno dovrebbe essere privilegiato rispetto all'altro. Di conseguenza, gli psicologi umanistici sarebbero favorevoli a "servizi empiricamente supportati" soltanto con differenti criteri di validazione rispetto a quelli specificati dalla Divisione 12.( Dichiarazione divisione 32)
Estratto da Paolo Migone
1) i pazienti vengono scelti per l'inclusione nello studio allo scopo di massimizzare la omogeneità e minimizzare la presenza di condizioni concomitanti che potrebbero aumentare la variabilità della risposta terapeutica; 2) le tecniche terapeutiche vengono designate tipicamente per disturbi in Asse I (cioè per sindromi cliniche e non per disturbi di personalità - per chi non avesse familiarità con il DSM-III e il DSM-IV, nell'Asse I sono elencate le sindromi cliniche, ad esempio la depressione, l'ansia ecc., mentre nell'Asse II vi sono i disturbi di personalità); 3) le valutazioni del risultato mettono a fuoco soprattutto il sintomo che è al centro di interesse della rispettiva ricerca; 4) le terapie sono di durata breve e prefissata; 5) vengono seguiti fedelmente manuali di psicoterapia. In genere si dice che queste caratteristiche rendono lo studio "pulito", che questa è "buona scienza", e che l'esperimento è neutrale rispetto alla teoria di ogni singolo approccio terapeutico.(Paolo Migone)
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Anche in questi 5 assunti si evidenzia come vengano escluse a priori alcune metodologie: quelle che, ad esempio, si occupano di disturbi di Personalità, non possono provare la loro efficacia perchè nella sperimentazione non possono rispettare alcuno dei 5 punti.
Se si escludono dei metodi, allora si stabilisce un nuovo metodo
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Vedo quindi che lei sa tutto della EBM, e mi sembra di essere d’accordo con lei su quasi tutto, solo che le cose forse sono più complicate, ad esempio non è vero che non si possono studiare terapie medio-lunghe, lo si fa da tempo, la ricerca è solo un po’ più complessa e lunga. Non mi sembra poi che i terapeuti umanisti siano contro la ricerca, ad esempio Elliott, rogersiano o comunque umanista, guida lo International Project on the Effectiveness of Psychotherapy and Psychotherapy Training (IPEPPT), vedi sito IPEPPT.net :: Intro ::. E anche non è vero che non si può fare ricerca sui disturbi di personalità, anzi questo è uno dei campi in cui oggi maggiormente fervono gli studi controllati di psicoterapia manualizzata, si pensi solo alla DBT della Linehan (le allego un mio lavoro, nel caso non lo avesse visto), alla TFP di Kernberg, e soprattutto al MBT di Fonagy, ecc.
La mia impressione è che è difficile se non sbagliato ormai dicotomizzare il campo in due, ma ci sono mille sfumature, mille modi di fare ricerca, che va dalla EBM nuda e cruda a progetti molto sofisticati di ricerca controllata, psicoanalitica e umanistica, anche a lungo termine. Anche la scienza è un concetto complesso, ma queste cose sono implicite nel lavoro di Westen citato e un po’ anche ne[/U]i miei scritti che lei conosce, mi sembra.
Cordiali saluti
Paolo Migone
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Non credo, comunque, che gli umanisti si oppongano alla ricerca; critica i principi della divisione 12.
A proposito. manca l'allegato sul metodo costruito dalla Lineahn sui bordeline ( mi pare, non ne sono certo, che la stessa abbia affermato che il modello così com'è non è efficace).
Vorrei infine aggiungere che credo anch’io che si possa fare ricerca per strategie medio-lunghe e per disturbi complessi; affermo solo che per fare ciò non è possibile seguire i criteri della divisione 12 dell’ A.P.A., quindi gli Evidence based in senso stretto.