Ciao a tutti,
ho bisogno di un consiglio , di uno scambio di pareri per capire come comportarmi in una situazione successa oggi.
Faccio parte di un progetto avviato dall'asl del mio paese per seguire dei bambini che versano in difficoltà familiari, io in particolar modo seguo un ragazzino rom di seconda media affetto da dislessia diagnostica dai servizi sociosanitari competenti, il retroterra socio culturale della famiglia è che i genitori sono completamente analfabeti, il ragazzo quindi è cresciuto in un ambiente privato culturalmente di stimoli appropriati ma per il resto è accudito sia materialmente che affettivamente, i genitori sono molto disponibili e fanno il possibile per far sì che studi e che abbia tutto il necessario per un ragazzo della sua età. Lo sto seguendo 2 pomeriggi alla settimana, mi sono documentata sulla dislessia, utilizzo strumenti idonei al disturbo e preparo appositamente a casa del lavoro tarato per lui e vedo che il ragazzo lo recepisce molto bene, non noto alcun tipo di ritardo a livello cognitivo ma delle grandi lacune dovute all'ambiente privo di stimoli in cui è cresciuto e penso sia più che comprensibile...la dislessia non mi sembra ad un livello grave, legge con poche difficoltà, scrive intere frasi, sbaglia le parole con suoni come gn gl ma se sillabati con calma li azzecca (e nei dislessici vorrei ben vedere !) e cosa importante comprende i brani che legge...è un ragazzo che fa sport, ha le sue amicizie, un linguaggio fluido e adatto alla sua età con un carattere tranquillo e un po timido.
Bene detto ciò...oggi mi ritrovo a parlare con l'insegnante che lo segue a scuola e l'assistente sociale che ha in carico il caso...viene fuori un quadro totalmente diverso del ragazzo, che ha grossissime difficoltà, che è furbo, che ha poca voglia, che non sa scrivere testi, che fatica....conclusione...che ha un ritardo e anche grave! Ho ribattutto dicendo che il ritardo grave è una cosa molto seria e che il ragazzo non presentava nemmeno i sintomi di un ritardo lieve (almeno sempre attenendomi al DSM e alla mia esperienza e studio), mi ha fatto vedere un testo scritto dal ragazzo a scuola e per un dislessico mi è sembrato più che buono.....loro insistevano che il ragazzo non ce l'avrebbe fatta, non poteva andare avanti così, che era importante insegnargli almeno i segnali stradali e prendere l'autobus...per il resto amen. Allora.......ora mi domando...io non ho più ribattutto davanti a tanta sfiducia e opposizione...mi stava prendendo un'embolia ma lasciamo stare...quando sono uscita dalla scuola ho detto all'assistente sociale che io non vedo assolutamente un quadro del genere, che a casa si lavora bene e con impegno e i risultati li vedo, che è importante notare anche i piccoli progressi del ragazzo e che per fare una diagnosi c'è bisogno di tenere in considerazione tante cose, tra le quali il contesto in cui è cresciuto sto bambino, la rispsota è stata che l'insengnante è molto brava, lo conosco da due anni e se dice così è perchè lo conosce bene e non bisogno andare contro gli insegnanti. Ora io chiedo a voi...a chi ha già vissuto una cosa simile...come mi devo comportare? ho pensato....continuo a lavorare a casa con lui per conto mio e alle riunioni con insenganti e ass sociali faccio orecchie da mercante ..o cosa? ho una rabbia dentro incredibile, è come se avessero messo una croce su quel ragazzino e sia spacciato per tutta la vita.che devo fare?







Rispondi citando
). Io mi sono rotto di sentirmi fare diagnosi da gente che no sa neppure che significa. Se la situazione si protrae credo che sia il caso di valutare l'idea di Willy. L'insegnante faccia il suo lavoro, così come l'assistente sociale. Tu fai il tuo e porta aventi le tue competenze e la tua professionalità.