• Opsonline.it
  • Facebook
  • twitter
  • youtube
  • linkedin
Pagina 6 di 14 PrimoPrimo ... 45678 ... UltimoUltimo
Visualizzazione risultati 76 fino 90 di 207

Discussione: counseling filosofico

  1. #76
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da oscarmoreno Visualizza messaggio
    Se consideriamo che la parola possa essere un farmaco per chiarire nodi vitali e confusione esistenziale del soggetto.
    Cosa che si puo' fare solo con il dialogo, e si rivolge a persone non im preda a crisi parossistiche o sotto l'effetto di droghe e farmaci, che ne annullano la capacita' ideativa e discorsiva.

    qualcosa del genere la fanno gli psicologi stessi, gli educatori e qualche prete, nelle comunita' dove operano. Ma non hanno il bagaglio di possibilita' argomentative di un filosofo.
    se è vero che la parola è un farmaco (forse è meglio dire un "mezzo", uno "strumento" non credi?) per chiarire i "nodi vitali e confusione esistenziale", come fai a dire che un filosofo possiede gli strumenti e le conoscenze tecniche per utilizzare questo strumento?
    Se dici che la parola serve al dialogo per curare, è implicito che si parla di un dialogo con un paziente, che quindi ha una sofferenza che può essere classificata in un manuale diagnostico. Quindi un dialogo tra un professionista e un paziente. Altrimenti si tratterebbe di un dialogo tra 2 persone.


    L'individuazuine di una figura di riferimento affettiva e per certi versi carismatica [una funzione genitoriale], e un rapporto che sia caricato di affettivita' e non solo di tecnicismo.
    come fai a dire con certezza che il rapporto tra psicologo e paziente non è carico di affettività????? E' una panzana incredibile, tra psicologo e paziente circola una quantità enorme di affettività. Infatti è questo quantum di affetto in eccesso che deve essere colto e significato attraverso la parola!
    E poi non sono assolutamente d'accordo sul fatto che la "figura di riferimento" debba essere genitoriale. Chi l'ha detto? Ti rendi conto che questo è già un imperativo che non rispetta i bisogni del paziente?



    Ecco perche dico che non c'e' una figura tecnica precisa per questo genere di impegno, ma sopratutto una disposizione a soddisfare questo genere di richieste, che offra anche dei contenuti esistenziali, e non solo soluzioni tecniche o pacche sulle spalle.
    a mio avviso con le disposizioni a soddisfare le richieste dei pazienti non si va molto lontano, e non capisco dove hai appreso che il "tecnico" dà soluzioni tecniche e pacche sulle spalle. Le soluzioni non le dà lo psicologo, se le costruisce il paziente con l'aiuto dello psicologo.
    Ed è questo, secondo me, uno dei limiti della cosiddetta consulenza filosofica (come era già stato detto in questo thread): quello di imporre la propria visione del mondo al paziente, di indottrinarlo (che fra l'altro era uno degli errori fondamentali da evitare, secondo i primi psicoanalisti)


    Citazione Originalmente inviato da oscarmoreno Visualizza messaggio
    Lo psicologo, almeno secondo il mio modesto parere, tende a soffrire di un complesso di inferiorita' nei confronti delle figure sanitarie, per cui cerca una compensazione alla sua frustrazione, nel tecnicismo scientifico e nella medicalizzazione del disagio psichico. Uno dei suoi crucci principali e' quello di non poter prescrivere nemmeno dieci goccie di valium.
    certo che sei coraggioso a scrivere queste cose in un forum di psicologi. Non credi che sia il filosofo a voler scimmiottare lo psicologo?
    Inoltre ammiro la certezza con cui esponi le tue interpretazioni. Piene di tecnicismi, fra l'altro, che invece contemporaneamente continui a criticare.

    Ti ricordo inoltre, a riagion di cronaca, che quando si parola di psicologia si intende la psicologia scientifica che è stata fondata nel 1879 a Lipsia per opera di Wundt. Così come il medico ha i suoi strumenti (i farmaci), lo psicologo ha i suoi strumenti (il colloquio, i test, gli inventari di personalità, l'intervista, il setting, la supervisione, ecc...). Per "curare" la psiche gli strumenti da usare sono questi ultimi e non i farmaci.

    Però ammetto che nella tua costruzione della realtà, la visione dello psicologo come sottocategoria del medico sarebbe un alibi perfetto per la consulenza filosofica.
    Ultima modifica di Johnny : 23-10-2008 alle ore 17.37.32

  2. #77
    Partecipante Esperto
    Data registrazione
    25-06-2005
    Residenza
    campi bisenzio
    Messaggi
    338

    Riferimento: counseling filosofico

    grazie per la risposta oscar. vorrei adesso prendere in considerazione alcuni aspetti molti banali adesso.
    in genere, in occidente, per fare un mestiere si deve avere una preparazione specifica. per molte professioni oggi si richiede una laurea, per cui se vuoi fare il medico fai medicina, se vuoi fare l'ingegnere ingegneria invece, per essere avvocati o magistrati si passa da giurisprudenza, più una ulteriore scuola per magistrati. Se vuoi fare lo psicologo dovresti fare psicologia, poichè tutto ciò che hai detto riguardo il ruolo del filosofo nelle comunità terapeutiche di fatti lo fa lo psicologo. riguardo la capacità dialettica e via discorrendo mi sembra che il tuo sia un parere più che opinabile, poichè come esistono tanti filosofi imbecilli esistono anche psicologi imbecilli(o shampisti imbecilli). il fatto che un giorno si scopre che una certa modalità operativa sia utile in un ambito, come per esempio il counseling filosofico in psicologia clinica, non vuol dire che il filosofo si appropria del lavoro di un'altro, in qesto caso lo psicologo, ma che le due discipline si incontrano formando un filone di una nuova metodologia tutto al più. per esempio un corso misto tra filosofia e psicologia clinica, per esempio, od una formazione specifica in un ambito a livello post universitario. queste ultime cose, credo che si possano discutere, il fatto che il filosofo si appropri del ruolo specifico di un'altra professione è decisamente assurdo e fuori luogo.
    il fatto che in italia non esiste una definizione precisa dei ruoli della psicologia a causa di vicissitudini interessanti ma off topics per questo forum, non vuol dire che allora arriva un'altro e prende il tuo posto approfittando di un gap legislativo. non solo, ma aggiungo anche che questa confusione è stata creata dagli stessi psicologi, che per fare cassa hanno formato migliaia di persone all'uso di tecniche proprie della psicologia anziche rimandarli al percorso formativo appropriato. molte di queste proprio in questi giorni stanno lavorando per una definizione più chiara, tra le altre cose.
    se non fosse necessario un percorso formativo appropriato per fare certi mestieri credo proprio che sarebbe l'anarchia, poichè il mondo è pieno di gente cui piace giocare a fare il medico ed il dentista, per menzionare due esempi illustri. o di paravvocati, o parainfermieri, o quant'altro.
    per cui trovo la tua posizione decisamente debole, per quanto ben argomentata e chiara, e forse dovresti cominciare a pensare che per fare quel mestiere in cui magari sei anche portatissimo, dovrai farti 5 anni di psicologia almeno
    giustimassimo

  3. #78
    Banned
    Data registrazione
    21-03-2008
    Residenza
    Salerno
    Messaggi
    1,546

    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da massimomassimo
    il fatto che un giorno si scopre che una certa modalità operativa sia utile in un ambito, come per esempio il counseling filosofico in psicologia clinica, non vuol dire che il filosofo si appropria del lavoro di un'altro
    Ciao massimomassimo volevo farti una domanda.
    Ma la psicologia clinica cerca di far fronte ad un qualsiasi tipo di disagio psicologico?
    Mi chiedevo come si possa fare a disgiungere i disagi psicologici dai disagi di altro tipo. In fin dei conti tutto quel che si sente e si pensa, lo si si sente e si pensa tramite la mente. Si può star male psicologicamente anche a causa di una malattia organica e perciò si potrebbe star meglio dal punto di vista psicologico nel momento in cui si riesce a trovare una cura soddisfacente per questa malattia.
    Ma chi è capace di elargire questo tipo di cure non è detto che abbia una particolare formazione in ambito psicopatologico.
    Io non sono d'accordo con tutto quello che ha scritto oscarmoreno ma questo spunto di riflessione è interessante...

    Citazione Originalmente inviato da oscarmoreno
    Se invece intediamo come "clinica" la capacita' di osservare ed analizzare la sofferenza di una qualsiasi persona, nel momento che si manifesta alle nostre capacita' di analisi e sintesi, allora il ruolo puo' essere molto sfumato.

    Tutto cio' che prevede una analisi, una riflessione, una discussione ed una risoluzione dei problemi che investono delle persone diventa un gesto clinico.
    Ed infine anche quello che ha scritto Luigi mi sembra condivisibile

    Citazione Originalmente inviato da luigi'84
    La consulenza filosofica non ha finalità terapeutiche nel senso che quello non è il suo obiettivo: che poi una certa pratica può essere molto utile e avere contingenti risvolti terapeutici su vari livelli esistenziali (e non psicopatologici ribadisco) è un'altra cosa e sinceramente non capisco questa avversione verso una pratica fatta da professionisti, che si riduce ad un counseling che, se fatto bene, può realmente dare una mana 'alternativa'.
    Immagino ad esempio che un consulente filosofico non abbia le competenze per far star meglio una persona che dice di ascoltare delle voci e desidera che questo tipo di sintomo si attenui, ma può aiutare questa persona a cercare di risolvere altri tipi di problemi qualora dovessero dipendere da una limitata capacità di riflessione razionale.
    Secondo me una pratica non è detto che escluda l'altra.

    Citazione Originalmente inviato da luigi'84
    Qui non stiamo parlando delle deliranti escursioni metafisiche del melanconico ma di gente comune che ha bisogno di sapere se il suo ''domandare'' abbia un senso ancora oggi e se il ''pensare'' è ancora una possibile via...
    Un saluto

  4. #79

    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da ghost attack Visualizza messaggio
    io consiglio a tutti, a scanso di equivoci, questa lettura:

    Ludwig Binswanger, Il caso di Ellen West

    A me ha aperto nuove prospettive su ciò che prima pensavo essere poco più che aria fritta. Ha dato una certa sostanza a qualcosa che non comprendevo affatto.
    Sono d'accordo con te in quanto la fenomenologia Husserliana impiegata nella medicina, e sopratutto nella psicanalisi, ha aperto orizzonti che sono all'origine della demolizione della psichiatria contenitiva, e di iniziative come le associazioni di antipsichiatria.

    Cio' che viene desritto, al di la del caso specifico, e' la comprensione di dover superare il binomio medico-paziente e di salute-malattia, prendendo coscienza che si ha di fronte non un malato, non un depresso o un maniaco, non un fobico o un border-line, ma una persona, con tutto cio' che questo comporta.

    Con la nascita della clinica, di Foucault abbiamo una apertura verso una visione piu vasta del sapere nelle scienze umane, che partono proprio da una visione diretta [fenomenologica], senza un precedente pre-giudizio, mutuato da un sapere teorico ed ipotetico.

    E' solo la conoscenza diretta dell'altro, senza nessuno schema precostituito, che permette lo svelarsi di forme della personalita' altrimenti invisibili ed inacessibili, perche' viziate dalla gabbia interpretativa che viene applicata attraverso acquisizioni mai esaustive, ma sempre in divenire, che pero' si considerano aquisizioni assodate e inoppugnabili.

    Ricordiamoci che Jung, intervistato sul suo iter professionale, alla domanda: -Ripercorrerebbe il suo iter? - Lui rispose:- Mi darei alla filosofia-.

  5. #80
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    2,312

    Riferimento: counseling filosofico

    Sinceramente capisco poco cosa c'entri il post precedente con l'argomento della discussione, ovvero il ruolo dei consulenti filosofici...

    Mi sembra poi, sulla scorta del pensiero costruttivista, pensare che ci possa essere una visione fenomenologica "diretta", "senza precedente pre-giudizio", è difficilmente sostenibile, perchè le teorie (costituite o meno) l'osservatore le possiede sempre, così come sempre influisce sul dato osservato.

    Ad ogni modo, per non andare ulteriormente OT, le considerazioni su una comprensione di tipo non medico ma psicologico, sul attenzione al soggetto e non al sintomo non mi sembrano appannaggio della filosofia. Non sono, cioè, specifiche del counseling filosofico che mi sembra si configuri sempre meno come un intervento che ha una motivazione specifica.
    Ultima modifica di gieko : 24-10-2008 alle ore 19.16.55
    gieko

  6. #81

    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da *-ras-* Visualizza messaggio
    se è vero che la parola è un farmaco (forse è meglio dire un "mezzo", uno "strumento" non credi?) per chiarire i "nodi vitali e confusione esistenziale", come fai a dire che un filosofo possiede gli strumenti e le conoscenze tecniche per utilizzare questo strumento?
    Se dici che la parola serve al dialogo per curare, è implicito che si parla di un dialogo con un paziente, che quindi ha una sofferenza che può essere classificata in un manuale diagnostico. Quindi un dialogo tra un professionista e un paziente. Altrimenti si tratterebbe di un dialogo tra 2 persone.
    Infatti di questo si tratta.

    come fai a dire con certezza che il rapporto tra psicologo e paziente non è carico di affettività????? E' una panzana incredibile, tra psicologo e paziente circola una quantità enorme di affettività. Infatti è questo quantum di affetto in eccesso che deve essere colto e significato attraverso la parola!
    Vero. Ma e' la difesa da questa affettivita' che, mi sembra, caratterizza l'intervento psicologico istituzionale. Ma ogni psicologo o altro operatore poi, e' diverso e con soglie di sensibilita' molto personali.

    E poi non sono assolutamente d'accordo sul fatto che la "figura di riferimento" debba essere genitoriale. Chi l'ha detto? Ti rendi conto che questo è già un imperativo che non rispetta i bisogni del paziente?
    Non intendo "Un genitore", ma un punto di riferimento stabile e rassicurante, su cui investire in fiducia.
    Se la persona in oggetto l'avesse avuta a suo tempo, forse il suo malessere non sarebbe mai nato.

    a mio avviso con le disposizioni a soddisfare le richieste dei pazienti non si va molto lontano, e non capisco dove hai appreso che il "tecnico" dà soluzioni tecniche e pacche sulle spalle. Le soluzioni non le dà lo psicologo, se le costruisce il paziente con l'aiuto dello psicologo.
    Ed è questo, secondo me, uno dei limiti della cosiddetta consulenza filosofica (come era già stato detto in questo thread): quello di imporre la propria visione del mondo al paziente, di indottrinarlo (che fra l'altro era uno degli errori fondamentali da evitare, secondo i primi psicoanalisti)
    L'etichetta di sofferente in questo o in quello e' gia' un atto che parte dall'opretore, e non nasce dall'individuo.
    Conta cio' che e' reale, non cio' che e' esibito.

    Un consulente filosofico, un counselor, ecc non possono indottrinare nessuno.
    La cosa peggiore che possono fare e dare la propria visione del mondo come vincente.
    Non si tratta comunque di una sapere pre-costituito, ma di una esperienza diretta.

    Tutti i grandi filosofi del passato sono caduti in questo errore, ma si puo' forse fargliene una colpa?
    Se si, e' assurdo attingere ai loro saperi.

    certo che sei coraggioso a scrivere queste cose in un forum di psicologi. Non credi che sia il filosofo a voler scimmiottare lo psicologo?
    E' perche' mi aspetto una apertura mentale tale che ogni commento, critica, o dissenso venga valuta per quello che e'.
    Se non lo fosse sarebbe proprio lo psicologo a soffrirne.

  7. #82
    theduke84
    Ospite non registrato

    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Sinceramente capisco poco cosa c'entri il post precedente con l'argomento della discussione, ovvero il ruolo dei consulenti filosofici...

    Mi sembra poi, sulla scorta del pensiero costruttivista, pensare che ci possa essere una visione fenomenologica "diretta", "senza precedente pre-giudizio", è difficilmente sostenibile, perchè le teorie (costituite o meno) l'osservatore le possiede sempre, così come sempre influisce sul dato osservato.

    Ad ogni modo, per non andare ulteriormente OT, le considerazioni su una comprensione di tipo non medico ma psicologico, sul attenzione al soggetto e non al sintomo non mi sembrano appannaggio della filosofia. Non sono, cioè, specifiche del counseling filosofico che mi sembra si configuri sempre meno come un intervento che ha una motivazione specifica.
    Sono completamente d'accordo con l'osservazione di Gieko. Io la vedo da un punto di vista diverso, ma mi associo con una domanda: per quale motivo la filosofia dovrebbe essere atta alla cura e alla comprensione della mente umana, attualmente? Quali basi teoriche ha per poter avanzare tale gravosa pretesa? E quale bagaglio di esperienze può vantare, in tale direzione?

  8. #83
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da oscarmoreno Visualizza messaggio
    Cio' che viene desritto, al di la del caso specifico, e' la comprensione di dover superare il binomio medico-paziente e di salute-malattia, prendendo coscienza che si ha di fronte non un malato, non un depresso o un maniaco, non un fobico o un border-line, ma una persona, con tutto cio' che questo comporta.
    da quel che mi risulta (mi correggano gli psicologi a indirizzo fenomenologico se sbaglio, so che in questo forum ci sono) quel che si descrive nell'approccio fenomenologico non è la "persona", ma, partendo dalla categoria diagnostica, per esempio "soggetto psicotico", oppure, "depresso", si cerca di capire come esso è nel mondo, il suo essere-nel-mondo. Il depresso ha una sua modalità di esistenza diversa dallo psicotico, dallo psicopatico, dal borderline, ecc...
    Quindi non si annulla la categoria diagnostica, si cerca invece di comprendere il mondo del soggetto ceh rientra in quella categoria.
    Infatti si tratta di "psichiatria" fenomenologica, o "psicologia" fenomenologica. Quindi l'applicazione della fenomenologia alla psichiatra e/o psicologia.


    E' solo la conoscenza diretta dell'altro, senza nessuno schema precostituito, che permette lo svelarsi di forme della personalita' altrimenti invisibili ed inacessibili, perche' viziate dalla gabbia interpretativa che viene applicata attraverso acquisizioni mai esaustive, ma sempre in divenire, che pero' si considerano aquisizioni assodate e inoppugnabili.
    ho evidnziato in grassetto le parti contraddittorie, perché la "personalità" non esiste per natura, non è una realtà ontologica, ma è un costrutto teorico.


    Ricordiamoci che Jung, intervistato sul suo iter professionale, alla domanda: -Ripercorrerebbe il suo iter? - Lui rispose:- Mi darei alla filosofia-.
    forse anche molti folosofi alla domanda risponderebbero: mi darei alla psicologia. Da qui il counseling filosofico



    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Sinceramente capisco poco cosa c'entri il post precedente con l'argomento della discussione, ovvero il ruolo dei consulenti filosofici...

    Mi sembra poi, sulla scorta del pensiero costruttivista, pensare che ci possa essere una visione fenomenologica "diretta", "senza precedente pre-giudizio", è difficilmente sostenibile, perchè le teorie (costituite o meno) l'osservatore le possiede sempre, così come sempre influisce sul dato osservato.
    quoto
    Ultima modifica di Johnny : 25-10-2008 alle ore 09.49.44

  9. #84

    Riferimento: counseling filosofico

    [QUOTE=gieko;1758211]

    Mi sembra poi, sulla scorta del pensiero costruttivista, pensare che ci possa essere una visione fenomenologica "diretta", "senza precedente pre-giudizio", è difficilmente sostenibile, perchè le teorie (costituite o meno) l'osservatore le possiede sempre, così come sempre influisce sul dato osservato.
    Forse la differenza sta tra paradigma e teoria...

    ... le considerazioni su una comprensione di tipo non medico ma psicologico, sul attenzione al soggetto e non al sintomo non mi sembrano appannaggio della filosofia. Non sono, cioè, specifiche del counseling filosofico che mi sembra si configuri sempre meno come un intervento che ha una motivazione specifica.
    Infatti non c'e' l'ha, come non sa cosa cerca chi si rivolge o incontra un couselor con un background filosofico.

    Per essere piu' chiari: non sto dicendo che debba essere un'ulteriore figura di un panorama professionale superaffolato con quello sanitario-psicologico, ma che un bagaglio filosofico e' una opportunita' in piu' per ogni operatore che si prende cura di "corpi e anime", come si puo' intuire anche dalla lettura dell' opera di Maxence Van der Meersch .

  10. #85

    Riferimento: counseling filosofico

    Ras...

    quel che si descrive nell'approccio fenomenologico non è la "persona", ma, partendo dalla categoria diagnostica, per esempio "soggetto psicotico", oppure, "depresso", si cerca di capire come esso è nel mondo, il suo essere-nel-mondo. Il depresso ha una sua modalità di esistenza diversa dallo psicotico, dallo psicopatico, dal borderline, ecc...
    Quindi non si annulla la categoria diagnostica, si cerca invece di comprendere il mondo del soggetto ceh rientra in quella categoria.

    Se tutto si risolve in questo allora non ha senso una psichiatria fenomenologica, perche' Ludwig Binswanger , cita il caso elle west come un fallimento della psichiatria tradizionale, peroprio per il suo uso di una nosologia classificatoria e fuorviante.

    Ti ricordo che anche la depressione maggiore e' considerata una psicosi.

    ho evidenziato in grassetto le parti contraddittorie, perché la "personalità" non esiste per natura, non è una realtà ontologica, ma è un costrutto teorico.
    e' propiro per questo motivo che ho parlato di "forme" della personalita', proprio per indicare la sua illusorieta', e quindi l'impossibilita' pratica di una sua classificazione schematica, che tenga conto di ogni aspetto effimero e dinamico.

    Poi le generalizzazioni hanno un loro senso. Ma di generalizzazioni si tratta.

    Basta guardare nel manuale diagnostico statistico cosa c'e' sotto la classificazione border-line e la diagnosi differenziale con quadri nosologici attigui

  11. #86
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da oscarmoreno Visualizza messaggio
    Per essere piu' chiari: non sto dicendo che debba essere un'ulteriore figura di un panorama professionale superaffolato con quello sanitario-psicologico, ma che un bagaglio filosofico e' una opportunita' in piu' per ogni operatore che si prende cura di "corpi e anime", come si puo' intuire anche dalla lettura dell' opera di Maxence Van der Meersch .
    sul secondo punto non c'è dubbio, pèrò l'argomento di questo thread è la prima parte del post.
    Sul fatto che un filosofo possa far parte di un'equipe multidisciplinare sarei anche d'accordo. Può servire, forse. Quello che non capisco è perché per legittimare il counseling filosofico dobbiate screditare le altre figure professionali, tipo lo psicologo.
    E a questo proposito cito un altro pezzo del post:


    Citazione Originalmente inviato da oscarmoreno Visualizza messaggio
    Ras...
    Se tutto si risolve in questo allora non ha senso una psichiatria fenomenologica, perche' Ludwig Binswanger , cita il caso elle west come un fallimento della psichiatria tradizionale, peroprio per il suo uso di una nosologia classificatoria e fuorviante.

    Ti ricordo che anche la depressione maggiore e' considerata una psicosi.
    infatti nessuno dice che la classificazione nosografica è la realtà.
    Però serve, se si vuole comunicare e capirsi tra colleghi. Poi è ovvio che è una convenzione. Forse è questo che voi filosofi credete: credete che gli psicologi identifichino la realtà con le sue classificazioni? NON E' COSì.
    Ultima modifica di Johnny : 25-10-2008 alle ore 13.12.35

  12. #87
    Partecipante Esperto
    Data registrazione
    25-06-2005
    Residenza
    campi bisenzio
    Messaggi
    338

    Riferimento: counseling filosofico

    mi permetto di aggiungere che la preparazione psicopatologica è una realtà nuova per gli psicologi, poichè la psicopatologia come oggi è intesa è propria della psichiatria, e gli psicologi si sono dovuti adattare per uscire dalle accuse di filosofeggiamento e dare una credibilità scientifica nell'ambito di un confronto internazionale con figure di provenienza medica che vantavano una scientificità molto elevata e pertanto una credibilità di gran lunga superiore a quella degli psicologi. non si tratta a mio avviso di aggiungere figure professionali, ma di chi fa cosa. IN questo forum emerge spesso che certe cose sono proprie dello psicologo, e non del counseling filosofico, io sono pienamente su questa linea. Se poi nel modo di praticare si aggiunge una preparazione anche di altro genere (e non solo filosofica, perchè volendo ci sono davvero tante cose) allora sono pienamente d'accordo, ma è bene che si percorra tutti sulla stessa strada, per quanto grande (ed è davvero grande, pure troppo)
    Personalmente credo che se il counseling filosofico entrasse nella clinica fra dieci anni avremmo i test fiolosofici, i proiettivi filosofici, l'ipnosi filosofica, le tecniche filosofiche, le teorie comportamentali filosofiche, la pratica filosofica breve e via discorrendo. In altre parole una strada gia percorsa....
    giustimassimo

  13. #88
    Partecipante Affezionato
    Data registrazione
    17-10-2007
    Residenza
    Napoli
    Messaggi
    79

    Riferimento: counseling filosofico

    Mi sono imbattuto in questo interessante e controverso 3d solo ora, e noto con piacere che non sono l'unico a ritenerlo un utile terreno di confronto e di riflessione (a poco più di un mese dalla sua nascita conta già numerosissimi interventi).
    Ovviamente - nonostante la mia ossessività - non ho avuto modo di leggere approfonditamente tutti i post presenti, e pertanto mi scuso in anticipo qualora esprimessi opinioni già ampiamente dibattute.
    Comincerei prendendo in prestito una domanda da theduke84:

    Citazione Originalmente inviato da theduke84 Visualizza messaggio
    per quale motivo la filosofia dovrebbe essere atta alla cura e alla comprensione della mente umana, attualmente? Quali basi teoriche ha per poter avanzare tale gravosa pretesa? E quale bagaglio di esperienze può vantare, in tale direzione?
    Vorrei essere chiaro: trovo il counseling filosofico una interessantissima applicazione della formazione culturale e personale dei laureati in filosofia - che personalmente mi ritrovo spesso ad ammirare - che hanno poi inoltre proseguito una formazione nel counseling. Ritengo inoltre che l'impostazione teorica e clinica derivante dalla psichiatria fenomenologica - che conosco purtroppo solo sommariamente - sia densa di interessanti spunti su cui riflettere (come ho visto è stato fatto notare).
    Solo credo sia utile fare un'importante distinzione tra questa "professione" (e qui poi ci sarebbe molto da dire..) e quelle afferenti al panorama psicologico-sanitario.
    Il 3d è stato giustamente aperto con una definizione presa da wikipedia (di cui cito solo un breve stralcio per motivi di spazio, ma che invito a leggere attentamente), con cui mi trovo d'accordo:

    "Consulenza filosofica è il termine italiano con cui si indica una professione nata in Germania come Philosophische Praxis e poi diffusasi in altre parti del mondo prima come Philosophy Practice e poi come Philosophical counseling. Nella sua forma originaria, non si configura come una professione di aiuto, ma come un dialogo filosofico che si avvia dalla narrazione delle difficoltà del consultante ma non ha di mira risposte risolutive, bensì la ricerca di nuove, più ricche e profonde modalità di pensare il mondo. La consulenza filosofica è a torto confusa con le psicoterapie, anche a causa della commistione con il counseling che è stata operata in ambito anglosassone (in particolare dalla scuola inglese, peraltro nata solo diciotto anni dopo la nascita della professione in Germania). Diversamente da ogni forma di psicoterapia, la consulenza filosofica respinge ogni riduzione psicopatologica e non fa riferimento a nessun tipo di “strumento” (psicologico, comunicativo, di ascolto, terapeutico) per operare una “guarigione” o una “crescita” nel consultante."

    Ecco il punto (su cui poi, nel proseguio, insiste opportunamente chi ha provveduto a fornirci tale definizione):
    trovo scorretto e fuorviante creare un parallelismo tra il counseling e questioni quali la clinica, la relazione d'aiuto, la psicopatologia, la sofferenza psichica, il cambiamento e.. addirittura la "terapia".
    Con il permesso dei filosofi.. ad ognuno il suo.

    Purtroppo il tema è connnesso allo stato attuale della professione di counselor, professione non riconusciuta e cui si accede con una formazione non regolamentata, che può offrire chiunque ad allievi anche senza nessun requisito di studio o background specifici.
    Ma questa è una questione lunghissima, dibattuta anche in altri 3d, ed io non voglio tediarvi oltre!

    Saluti,
    Sergio
    Sergio

  14. #89
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
    Data registrazione
    25-03-2008
    Residenza
    Lecce
    Messaggi
    1,011

    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da theduke84 Visualizza messaggio
    Sono completamente d'accordo con l'osservazione di Gieko. Io la vedo da un punto di vista diverso, ma mi associo con una domanda: per quale motivo la filosofia dovrebbe essere atta alla cura e alla comprensione della mente umana, attualmente? Quali basi teoriche ha per poter avanzare tale gravosa pretesa? E quale bagaglio di esperienze può vantare, in tale direzione?
    Spero tu stia scherzando.
    Tutto il sapere accumulato in occidente è un epifenomeno che emerge da quella 'scacchiera' che i greci hanno inventato e sulla quale si giocano tutti i giochi che vanno sotto il nome di scienza esatta,religione ecc...La filosofia è il preconscio che tutte le discipline odierne cercano di obliare...Qui il discorso si fa complesso ma, per cortesia, prima di pronunciare tali 'leggerezze' qualche libro in più non farebbe male.
    ''Quale bagaglio di esperienze può vantare?''....''quali basi teoriche ha?''...incredibile!

    Saluti,
    Luigi

  15. #90
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84 Visualizza messaggio
    ''Quale bagaglio di esperienze può vantare?''....''quali basi teoriche ha?''...incredibile!
    bè qui non si sta parlando della filosofia, ma della sua appliceazione al counseling filosofico. Theduke non ha tutti i torti

Pagina 6 di 14 PrimoPrimo ... 45678 ... UltimoUltimo

Privacy Policy