se è vero che la parola è un farmaco (forse è meglio dire un "mezzo", uno "strumento" non credi?) per chiarire i "nodi vitali e confusione esistenziale", come fai a dire che un filosofo possiede gli strumenti e le conoscenze tecniche per utilizzare questo strumento?
Se dici che la parola serve al dialogo per curare, è implicito che si parla di un dialogo con un paziente, che quindi ha una sofferenza che può essere classificata in un manuale diagnostico. Quindi un dialogo tra un professionista e un paziente. Altrimenti si tratterebbe di un dialogo tra 2 persone.
come fai a dire con certezza che il rapporto tra psicologo e paziente non è carico di affettività????? E' una panzana incredibile, tra psicologo e paziente circola una quantità enorme di affettività. Infatti è questo quantum di affetto in eccesso che deve essere colto e significato attraverso la parola!L'individuazuine di una figura di riferimento affettiva e per certi versi carismatica [una funzione genitoriale], e un rapporto che sia caricato di affettivita' e non solo di tecnicismo.
E poi non sono assolutamente d'accordo sul fatto che la "figura di riferimento" debba essere genitoriale. Chi l'ha detto? Ti rendi conto che questo è già un imperativo che non rispetta i bisogni del paziente?
a mio avviso con le disposizioni a soddisfare le richieste dei pazienti non si va molto lontano, e non capisco dove hai appreso che il "tecnico" dà soluzioni tecniche e pacche sulle spalle. Le soluzioni non le dà lo psicologo, se le costruisce il paziente con l'aiuto dello psicologo.Ecco perche dico che non c'e' una figura tecnica precisa per questo genere di impegno, ma sopratutto una disposizione a soddisfare questo genere di richieste, che offra anche dei contenuti esistenziali, e non solo soluzioni tecniche o pacche sulle spalle.
Ed è questo, secondo me, uno dei limiti della cosiddetta consulenza filosofica (come era già stato detto in questo thread): quello di imporre la propria visione del mondo al paziente, di indottrinarlo (che fra l'altro era uno degli errori fondamentali da evitare, secondo i primi psicoanalisti)
certo che sei coraggioso a scrivere queste cose in un forum di psicologi. Non credi che sia il filosofo a voler scimmiottare lo psicologo?
Inoltre ammiro la certezza con cui esponi le tue interpretazioni. Piene di tecnicismi, fra l'altro, che invece contemporaneamente continui a criticare.
Ti ricordo inoltre, a riagion di cronaca, che quando si parola di psicologia si intende la psicologia scientifica che è stata fondata nel 1879 a Lipsia per opera di Wundt. Così come il medico ha i suoi strumenti (i farmaci), lo psicologo ha i suoi strumenti (il colloquio, i test, gli inventari di personalità, l'intervista, il setting, la supervisione, ecc...). Per "curare" la psiche gli strumenti da usare sono questi ultimi e non i farmaci.
Però ammetto che nella tua costruzione della realtà, la visione dello psicologo come sottocategoria del medico sarebbe un alibi perfetto per la consulenza filosofica.








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