quoto tuttoQuello che non capisco è perchè non si riesca a scindere la questione della protesta (che è giusta e legittima, e guidata da motivi gravi e reali) dalla questione delle attività didattiche e delle sessioni, straordinarie o meno, di esami.. Elisa scriveva che non è possibile conciliare un movimento di protesta organizzato con il normale svolgimento della didattica.. Intanto però tutti propongono un incontro per confrontarci e per far sentire la voce di noi studenti di Psicologia, ma nessuna informazione giunge.. Il sito del dipartimento è fermo, sul forum non circola alcuna informazione utile.. In facoltà, a meno che non si appoggi praticamente e concretamente questa occupazione, non si entra, da quanto mi è sembrato di capire.. di conseguenza, tutti ce ne stiamo a casa, non possiamo confrontarci, di questa occupazione non se ne sa più nulla.. sono alquanto perplessa.. si abusa tanto del termine "democrazia", ma intanto.. vengono rispettati i diritti DI CHI, in questo modo?
Ripeto, poi.. chi insiste per riprendere le attività didattiche, gli esami e tutto il resto non è contro la protesta, ma solo contro il metodo che si sta utilizzando in questo momento.. Io sono a favore della protesta, ma sono una studentessa universitaria alla pari di tutti gli altri, pago le rate universitarie come tutti gli altri, e allora perchè vengo privata del mio diritto di seguire i corsi ed entrare in facoltà ad occuparmi delle mie faccende? Non è che se mi interesso alla mia carriera universitaria in questo momento allora sono contro la protesta o ignorante/indifferente rispetto alle conseguenze della legge 133.. (uso la prima persona a nome di tanti, non parlo solo per me)








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