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Discussione: counseling filosofico

  1. #91
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Lucio Regazzo
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    16-08-2008
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    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84 Visualizza messaggio
    Spero tu stia scherzando.
    Tutto il sapere accumulato in occidente è un epifenomeno che emerge da quella 'scacchiera' che i greci hanno inventato e sulla quale si giocano tutti i giochi che vanno sotto il nome di scienza esatta,religione ecc...La filosofia è il preconscio che tutte le discipline odierne cercano di obliare...Qui il discorso si fa complesso ma, per cortesia, prima di pronunciare tali 'leggerezze' qualche libro in più non farebbe male.
    ''Quale bagaglio di esperienze può vantare?''....''quali basi teoriche ha?''...incredibile!

    Saluti,
    Luigi
    Scusa se mi intrometto, considerando poi che non seguo con coninuità questa discussione-, vorrei dirti che se può essere corretto che tutte le scienze hanno delle origini e basi filosofiche (epifenomeni mi sembra un pò azzardato), il percorso di studi che segue uno Psicologo e, ancor di più, uno Psicoterapeuta é ben diverso da quello seguito da un filosofo.
    Questo può dissertare di filosofia, dell'esistenza o di altro, ma difficilmente può avere una prepararzione per entrare nel merito della psicopatologia.
    Lo Psicoterapeuta non insegna a vivere, "cura" i disturbi psichici.
    Oltre a questo, se la psicopatologia deriva anche dalla psichiatria, da questa si sta sempre più affrancando.
    Concludo: il filosofo é una persona diversa dall psicoterapeuta e svoge ruoli professionali diversi.
    P.S.: non capisco il discorso "leggerezza" e "qualche libro...".
    Ciao
    Lucio Demetrio Regazzo

  2. #92
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: counseling filosofico

    Devo associarmi a *-ras-* e Lucio Regazzo.
    Non comprendo l' "ardore" di Luigi: non è qui messa in discussione la rilevanza delle millenarie basi teoriche della filosofia (della quale posso dirmi un'amante, sebbene ignorante), bensì la possibilità che un filosofo (anzi, vogliamo dire meglio un laureato in filosofia?), in base alla propria formazione, al proprio background e alle proprie esperienze personali/professionali, di rispondere ad una domanda di "cura" espressa da un paziente circa le sue sofferenze.. ebbene - è meglio essere chiari - NESSUNA!
    Può probabilmente fare altro per i suoi clienti, ma non improvvisare una professione di aiuto, menchemeno clinica, figuriamoci psicoterapica.
    Ho tanta voglia - narcisistica - di "autocitarmi". Posso farlo?

    [...] Nella sua forma originaria, non si configura come una professione di aiuto, ma come un dialogo filosofico che si avvia dalla narrazione delle difficoltà del consultante ma non ha di mira risposte risolutive, bensì la ricerca di nuove, più ricche e profonde modalità di pensare il mondo. La consulenza filosofica è a torto confusa con le psicoterapie

    E ancora..

    [...] Diversamente da ogni forma di psicoterapia, la consulenza filosofica respinge ogni riduzione psicopatologica e non fa riferimento a nessun tipo di “strumento” (psicologico, comunicativo, di ascolto, terapeutico) per operare una “guarigione” o una “crescita” nel consultante.

    Qualche grassetto era d'uopo.

    Pertanto Luigi, leggeremo tutti - con piacere - i libri che vorrai consigliarci, che ci arricchiranno non poco sul piano personale e, perchè no, professionale (la fenomenologia insegna!)..
    ma le accuse di "leggerezza", perdonami, le rispingiamo volentieri.

    Saluti,
    S.
    Sergio

  3. #93
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: counseling filosofico

    Il messaggio a cui ho risposto mi pareva avesse un taglio diverso da quello che avete messo in luce:mi pare non si sia compresa la mia risposta che con l'ardore ha poco a che fare (io non difendo nulla perchè non ne esiste il bisogno) ma con lo stupore si...vi invito quindi a riconsiderare il nucleo centrale del problema che ho messo in luce. Cionondimeno alle questioni salienti dell'intera discussione mi pare di aver dato un parere:nessuna confusione disciplinare perchè la pratica filosofica non intende fare questo ma di sicuro una chiusura in merito ai problemi filosofici e al modo in cui essi vengono trattati non aiuta gli psicologi. Mi pare che in questo senso una certa psichiatria sia molto più avanti...ma non voglio dilungarmi nel rispetto di chi si pone in palese contrasto già con questi brevi cenni.

    Saluti,
    Luigi

  4. #94
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84 Visualizza messaggio
    di sicuro una chiusura in merito ai problemi filosofici e al modo in cui essi vengono trattati non aiuta gli psicologi. Mi pare che in questo senso una certa psichiatria sia molto più avanti...
    Perdonami se ho frainteso quanto volessi intendere con il tuo intervento; il contrasto cui ti riferisci intendevo esprimerlo unicamente rispetto ad una confusione di ruoli che mi sembra di leggere tra le righe di alcuni post (probabilmente non i tuoi).
    Quanto alla parte che ho quotato del tuo ultimo intervento, mi trovi pienamente d'accordo; già prima - senza ironia - avevo affermato la mia convinzione circa l'arricchimento personale e professionale che può derivare dall'attenzione prestata ad alcune questioni squisitamente filosofiche.

    Quanto invece al counseling filosofico, così come esso sembra essere inteso da alcuni utenti di questo forum, credo che vada al contrario prestata maggiore attenzione alle "questioni psico(pato)logiche" (magari una laurea?)

    Ps. Siamo nottambuli, eh?

    Saluti,
    Sergio
    Sergio

  5. #95
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da sergio.def Visualizza messaggio
    Perdonami se ho frainteso quanto volessi intendere con il tuo intervento; il contrasto cui ti riferisci intendevo esprimerlo unicamente rispetto ad una confusione di ruoli che mi sembra di leggere tra le righe di alcuni post (probabilmente non i tuoi).
    Quanto alla parte che ho quotato del tuo ultimo intervento, mi trovi pienamente d'accordo; già prima - senza ironia - avevo affermato la mia convinzione circa l'arricchimento personale e professionale che può derivare dall'attenzione prestata ad alcune questioni squisitamente filosofiche.

    Quanto invece al counseling filosofico, così come esso sembra essere inteso da alcuni utenti di questo forum, credo che vada al contrario prestata maggiore attenzione alle "questioni psico(pato)logiche" (magari una laurea?)

    Ps. Siamo nottambuli, eh?

    Saluti,
    Sergio
    Caro Sergio hai ragione;nel senso che la confusione non mi sembra utile in questo contesto;d'altro canto si consideri anche il cosiddetto senso comune:un depresso non si rivolgerà mai al filosofo (è già difficile che si rivolga allo psicologo!) quindi nei fatti la situazione mi pare pressochè invariata.Inoltre il filosofo (uno vero) non ha interesse a trattenersi o immischiarsi in situazioni 'psicopatologiche' perchè a questo punto la sua stessa pratica non avrebbe senso richiedendo essa una spiccata lucidità e un umore tali da permettere un dialogo su specifici argomenti. Al contrario (essenso filosofo )mi è spesso capitato di parlare con persone che con una 'malattia' hanno poco a che fare ma che condividono però una 'sostanza' comune a tutti ed è l'esigenza del 'domandare' che si fa sempre più insistente oggi in un contesto in cui l'inesauribile dispiegamento di mezzi e strumenti ha soffocato o creduto di sostituire le modalità originarie di fare esperienza di sè e del mondo:l'uomo ha bisogno di sentire se il suo 'domandare' abbia ancora un ruolo nella vita.E forse se la filosofia ritorna nelle piazze e nelle strade da dove è nata potremmo assistere ad una 'istituzionalizzazione' (davvero un brutto termine) della 'domanda' cosi che la stessa trovi uno 'spazio' percorribile per potersi di nuovo porsi all'attenzione di tutti.La filosofia è importante e la sua 'pratica' (per chi la sperimenti con lo stupore e il 'patire' necessari) rende il 'pensare' qualcosa di veramente 'intrigante'...un 'evento' realmente 'libero'...

    Saluti,
    Luigi

  6. #96
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84 Visualizza messaggio
    Caro Sergio hai ragione;nel senso che la confusione non mi sembra utile in questo contesto;d'altro canto si consideri anche il cosiddetto senso comune:un depresso non si rivolgerà mai al filosofo (è già difficile che si rivolga allo psicologo!) quindi nei fatti la situazione mi pare pressochè invariata.Inoltre il filosofo (uno vero) non ha interesse a trattenersi o immischiarsi in situazioni 'psicopatologiche' perchè a questo punto la sua stessa pratica non avrebbe senso richiedendo essa una spiccata lucidità e un umore tali da permettere un dialogo su specifici argomenti. Al contrario (essenso filosofo )mi è spesso capitato di parlare con persone che con una 'malattia' hanno poco a che fare ma che condividono però una 'sostanza' comune a tutti ed è l'esigenza del 'domandare' che si fa sempre più insistente oggi in un contesto in cui l'inesauribile dispiegamento di mezzi e strumenti ha soffocato o creduto di sostituire le modalità originarie di fare esperienza di sè e del mondo:l'uomo ha bisogno di sentire se il suo 'domandare' abbia ancora un ruolo nella vita.E forse se la filosofia ritorna nelle piazze e nelle strade da dove è nata potremmo assistere ad una 'istituzionalizzazione' (davvero un brutto termine) della 'domanda' cosi che la stessa trovi uno 'spazio' percorribile per potersi di nuovo porsi all'attenzione di tutti.La filosofia è importante e la sua 'pratica' (per chi la sperimenti con lo stupore e il 'patire' necessari) rende il 'pensare' qualcosa di veramente 'intrigante'...un 'evento' realmente 'libero'...

    Saluti,
    Luigi
    Su quanto dici ho veramente poco da aggiungere, trovandomi d'accordo sulla quasi totalità delle cose che, con cognizione e buone argomentazioni, rilevi.
    La mia è, più che una difesa ad oltranza della professione cui appartengo, l'espressione di un duplice timore che credo - purtroppo - fondato:
    1. che, proprio per le resistenze di cui parli a rivolgersi ad un'operatore "psi" da parte della persona con disagio psichico, esiste a mio parere il rischio che quest'ultimo intenda "modificare" la propria domanda, rivolgendosi ad un diverso tipo di consulenza e rendendo - a torto e con i rischi connessi - il proprio disagio di carattere "esistenziale" (termine su cui poi ci sarebbe da confrontarsi)
    2. - connesso al precedente - che il counselor filosofico, senza adeguata preparazione piscopatologica (non per suo demerito, intendiamoci, ma per diversa formazione), non abbia gli strumenti per riconoscere ed affrontare la sofferenza del suo utente, "trattenendolo" involontariamente e suo malgrado (non è infatti messa in discussione la buona fede) in un percorso che, quando non è dannoso, potrebbe comunque risultare poco utile ai fini della - reale - domanda del paziente.

    Quanto al mio rispetto e fascino nei confronti delle discipline filosofiche (nel senso etimologico di tale termine) che, come giustamente fai notare rendono intrigante il "pensare" e ci rendono "liberi", il fatto che quest'anno stessi per iscrivermi ad un secondo corso di laurea in Filosofia, spero la dica lunga (ho poi desistito per "canalizzare" meglio le mie energie nella formazione inerente la mia professione.. magari solo per il momento)

    Saluti,
    S.
    Sergio

  7. #97
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da sergio.def Visualizza messaggio
    Su quanto dici ho veramente poco da aggiungere, trovandomi d'accordo sulla quasi totalità delle cose che, con cognizione e buone argomentazioni, rilevi.
    La mia è, più che una difesa ad oltranza della professione cui appartengo, l'espressione di un duplice timore che credo - purtroppo - fondato:
    1. che, proprio per le resistenze di cui parli a rivolgersi ad un'operatore "psi" da parte della persona con disagio psichico, esiste a mio parere il rischio che quest'ultimo intenda "modificare" la propria domanda, rivolgendosi ad un diverso tipo di consulenza e rendendo - a torto e con i rischi connessi - il proprio disagio di carattere "esistenziale" (termine su cui poi ci sarebbe da confrontarsi)
    2. - connesso al precedente - che il counselor filosofico, senza adeguata preparazione piscopatologica (non per suo demerito, intendiamoci, ma per diversa formazione), non abbia gli strumenti per riconoscere ed affrontare la sofferenza del suo utente, "trattenendolo" involontariamente e suo malgrado (non è infatti messa in discussione la buona fede) in un percorso che, quando non è dannoso, potrebbe comunque risultare poco utile ai fini della - reale - domanda del paziente.

    Quanto al mio rispetto e fascino nei confronti delle discipline filosofiche (nel senso etimologico di tale termine) che, come giustamente fai notare rendono intrigante il "pensare" e ci rendono "liberi", il fatto che quest'anno stessi per iscrivermi ad un secondo corso di laurea in Filosofia, spero la dica lunga (ho poi desistito per "canalizzare" meglio le mie energie nella formazione inerente la mia professione.. magari solo per il momento)

    Saluti,
    S.
    Il rischio che citi,a questo punto, è legato al counseling in generale come forma breve e incompleta di intervento alla quale però sembra tendere l'utenza oggi.Il problema allora assume davvero caratteri filosofici:perchè questo scivolamento dell'utenza?...perchè la crisi della psicoanalisi? (includo ogni forma di terapia volta alla conoscenza profonda di sè)...l'uomo probabilmente si sente, nella migliore delle ipotesi, solo un ingranaggio dell'apparato tecnico che tende solo al mantenimento della funzionalità:quando questa viene meno non c'è il tempo di parlare di sogni e quant'altro, meglio una molecola o una terapia che in breve possa recuperarmi la funzionalità anche a scapito di una vita realmente sperimentata,vissuta nella pienezza delle cose essenziali...qui,forse,può entrare in gioco la filosofia con un pensiero che sia alternativo,che possa dalle radici riportare alla luce i motivi di questo 'spaesamento'...

    Ps. ammiro la tua scelta o tendenza...io faccio proprio un percorso di questo tipo se ti può consolare

    Saluti,
    Luigi

  8. #98
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    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84 Visualizza messaggio
    Il rischio che citi,a questo punto, è legato al counseling in generale come forma breve e incompleta di intervento alla quale però sembra tendere l'utenza oggi.Il problema allora assume davvero caratteri filosofici:perchè questo scivolamento dell'utenza?...perchè la crisi della psicoanalisi? (includo ogni forma di terapia volta alla conoscenza profonda di sè)...l'uomo probabilmente si sente, nella migliore delle ipotesi, solo un ingranaggio dell'apparato tecnico che tende solo al mantenimento della funzionalità:quando questa viene meno non c'è il tempo di parlare di sogni e quant'altro, meglio una molecola o una terapia che in breve possa recuperarmi la funzionalità anche a scapito di una vita realmente sperimentata,vissuta nella pienezza delle cose essenziali...qui,forse,può entrare in gioco la filosofia con un pensiero che sia alternativo,che possa dalle radici riportare alla luce i motivi di questo 'spaesamento'...

    Ps. ammiro la tua scelta o tendenza...io faccio proprio un percorso di questo tipo se ti può consolare

    Saluti,
    Luigi
    Credo poni quesiti importanti e di complessa "affrontabilità" (almeno per me che sto per uscire): Scivolamento dell'utenza ; Crisi della psicoanalisi; Ricerca della molecola "magica". Altri 3d di questo forum, a vario titolo, afforntano questioni simili.. e ad essi per il momento rimando.

    Solo una cosa: in che senso fai un percorso di questo tipo? Prima psicologo e poi laureato in Filosofia? Se così ammiro io te!
    Sergio

  9. #99
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da sergio.def Visualizza messaggio
    Credo poni quesiti importanti e di complessa "affrontabilità" (almeno per me che sto per uscire): Scivolamento dell'utenza ; Crisi della psicoanalisi; Ricerca della molecola "magica". Altri 3d di questo forum, a vario titolo, afforntano questioni simili.. e ad essi per il momento rimando.

    Solo una cosa: in che senso fai un percorso di questo tipo? Prima psicologo e poi laureato in Filosofia? Se così ammiro io te!
    Prima filosofo;poi psicologo...
    Ma per me si tratta di una biforcazione apparente...nel 'sottosuolo' c'è in realtà un unico sentiero...

    Saluti,
    Luigi

  10. #100
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84 Visualizza messaggio
    Prima filosofo;poi psicologo...
    Ma per me si tratta di una biforcazione apparente...nel 'sottosuolo' c'è in realtà un unico sentiero...

    Saluti,
    Luigi
    Devo ammettere che avrei desiderato per un simile percorso di studi (ossia prima la filosofia poi la psicologia).
    Un pò perchè probabilmente considero l'amore della sapienza "propedeutico" - logicamente e crono-logicamente - al "maturo" (passatemi l'aggettivo) studio dei meccanismi della mente umana; un pò perchè, nel mio immaginario, rimanda ad una fase post-adoloscenziale "affamata" di cultura e di pensiero, contrapposta alla "razionale" e scientista - in senso lato - acquisizione di strumenti e competenze del percorso di studi in psicologia (almeno questo il mio modo di viverlo, per quanto possibile nelle nostre facoltà!).
    Forse da ciò le mie attuali resistenze ad invertire il mio percorso "ideale" di formazione ed iscrivermi a filosofia.

    Tutto questo per dire?
    Ammiro (..e da buon narcisista, invidio) il tuo sentiero.
    Sono certo che il tuo è un ottimo "sottosuolo".

    Saluti,
    Sergio
    Sergio

  11. #101

    Riferimento: counseling filosofico

    Ho letto gli ultimi intervenrti che vertono sul percorso che fa approdare poi alla relazione d'aiuto, sia essa medica, psicologica o filosofica.

    Personalmente credo che, se la psicologia vuole essere veramente una relazione d'aiuto, non possa fare a meno di nessuna delle due.

    Una base biologica e' necessaria, visto anche gli ultimi sviluppi che riguardano la psicologia evoluzionistica, e che si appoggiano molto all'etologia lorenziana, a dervinismo e alla genetica.

    Una base filosofica e' necessaria per colgliere la complessita' dell'essere e uscire dagli schematismi delle tecniche protocollari, che possono essere relegati al solo momento pratico.

    Sergio...

    Diversamente da ogni forma di psicoterapia, la consulenza filosofica respinge ogni riduzione psicopatologica e non fa riferimento a nessun tipo di “strumento” (psicologico, comunicativo, di ascolto, terapeutico) per operare una “guarigione” o una “crescita” nel consultante.
    Direi che questa definizione e' gia' antiquata, in quanto si riferisce alle prime uscite del counseling filosofico.

    Personalmente auspico un operatore unico, che riesca ad intergare in se gran parte delle materie che confluiscono poi nelle manifestazioni della mente.

    Fosse per me non escluderei neppure la fisica quantistica.
    E per affrontare tutto cio', una base filosofica, cioe' una cultura umanistica e scientifica finalizzata all'essere, e alla mente che ne e' il vero epifenomeno, e' auspicabile, necessaria e utile.

    Anche se devo ammettere che poi, nella vera relazione d'aiuto, cio' che conta sono doti che esulano da qualsiasi sapere teorico.

  12. #102
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da oscarmoreno Visualizza messaggio
    Ho letto gli ultimi intervenrti che vertono sul percorso che fa approdare poi alla relazione d'aiuto, sia essa medica, psicologica o filosofica.

    Personalmente credo che, se la psicologia vuole essere veramente una relazione d'aiuto, non possa fare a meno di nessuna delle due.

    Una base biologica e' necessaria, visto anche gli ultimi sviluppi che riguardano la psicologia evoluzionistica, e che si appoggiano molto all'etologia lorenziana, a dervinismo e alla genetica.

    Una base filosofica e' necessaria per colgliere la complessita' dell'essere e uscire dagli schematismi delle tecniche protocollari, che possono essere relegati al solo momento pratico.



    Direi che questa definizione e' gia' antiquata, in quanto si riferisce alle prime uscite del counseling filosofico.

    Personalmente auspico un operatore unico, che riesca ad intergare in se gran parte delle materie che confluiscono poi nelle manifestazioni della mente.

    Fosse per me non escluderei neppure la fisica quantistica.
    E per affrontare tutto cio', una base filosofica, cioe' una cultura umanistica e scientifica finalizzata all'essere, e alla mente che ne e' il vero epifenomeno, e' auspicabile, necessaria e utile.

    Anche se devo ammettere che poi, nella vera relazione d'aiuto, cio' che conta sono doti che esulano da qualsiasi sapere teorico.
    Non posso che concordare in pieno!

    Saluti,
    Luigi

  13. #103
    Johnny
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    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da oscarmoreno Visualizza messaggio
    Ho letto gli ultimi intervenrti che vertono sul percorso che fa approdare poi alla relazione d'aiuto, sia essa medica, psicologica o filosofica.

    (...)

    Anche se devo ammettere che poi, nella vera relazione d'aiuto, cio' che conta sono doti che esulano da qualsiasi sapere teorico.
    ribadisco che quando si parla di psicologia si intende la psicologia scientifica. Che si basa sulla ricerca (osservazone, ipotesi, verifica, teorie).
    Nella relazione d'aiuto (intesa nel senso della psicoterapia o nella consulenza) quel che conta è prima di tutto la conoscenza del sapere teorico!

    POI è ovvio che contano anche le caratteristiche personali (lo stile personale, il proprio mondo itnerno, ecc....almeno, nell'ambito psicoanalitico). Ma la relazione d'aiuto è basata sulla teoria
    Ultima modifica di Johnny : 31-10-2008 alle ore 15.57.10

  14. #104
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    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da oscarmoreno Visualizza messaggio
    Una base filosofica e' necessaria per colgliere la complessita' dell'essere e uscire dagli schematismi delle tecniche protocollari, che possono essere relegati al solo momento pratico.



    Direi che questa definizione e' gia' antiquata, in quanto si riferisce alle prime uscite del counseling filosofico.

    Personalmente auspico un operatore unico, che riesca ad intergare in se gran parte delle materie che confluiscono poi nelle manifestazioni della mente.

    Fosse per me non escluderei neppure la fisica quantistica.
    E per affrontare tutto cio', una base filosofica, cioe' una cultura umanistica e scientifica finalizzata all'essere, e alla mente che ne e' il vero epifenomeno, e' auspicabile, necessaria e utile.

    Anche se devo ammettere che poi, nella vera relazione d'aiuto, cio' che conta sono doti che esulano da qualsiasi sapere teorico.
    Caro Moreno,
    prima di confrontarmi con te ho letto alcuni tuoi altri post di questo 3d.
    Se tu hai fatto lo stesso avrai certamente notato che, come te, considero un bagaglio filosofico e una cultura umanistica auspicabile ed utile nell'affrontare la richiesta del propio paziente, che - come giustamente affermi - prima di essere "malato" (termine che certamente connota una definizione partendo da una convenzione condivisa di sanità mentale.. ma questo è un discorso lungo), è una "persona", e in qunato tale complessa.
    Fin qui ti seguo e condivido. Come condivido con te l'opinione - troppo ovvia perfino per doverla sottolineare - che una "buona" relazione d'aiuto, e i risultati che da essa derivano, si instaura in primo luogo partendo dalle doti e capacità personali del terapeuta, prima e sopra ogni sapere teorico (sfido quasi chiunque a sostenere il contrario).
    Però - e qui è secondo me il punto principale - tali doti non possono (e NON DEVONO) diventare un alibi per aggirare l'acquisizione di quelle competenze e quegli "strumenti" (brutta parola solo se letta in senso tecnico) che alla base di tale relazione di aiuto si pongono, pena (se non necessariamente, ma con eccessive probabilità) l'aiuto che stiamo REALMENTE dando a chi lo richiede.
    Anche la - da te citata - fenomenologia husserliana (da me seguita con interesse) misura la sua portata innovativa e di ampliamento dell'orizzonte della nostra comprensione (mi riferisco ovviamente alla sua applicazione clinica, non speculazione teorica), non in quanto tale, ma in quanto rapportata all'esercizio di una specifica professione sanitaria, quella psichiatrica appunto. Vale a dire che con essa si è superato e ampliato un certo modo di esercitare la professione, sino ad allora legata ad una certo approccio nomotetico e classificatorio, in seno a degli operatori che quelle competenze e strumenti li avevano e li hanno; mi sembra azzardato affermare che in mano all' "uomo della strada" (passami il termine) possa portare agli stessi risultati.
    Se queste argomentazioni però non ti soddisfano, ti ricordo anche i termini legali che regolamentano la professione di "aiuto psicologico", ossia una laurea in psicologia (o medicina), un'abilitazione alla professione, un percorso di specializzazione almeno quadriennale e relativa abilitazione alla psicoterapia.
    Se vogliamo ritenere che questo percorso formativo lasci il tempo che trovi, di fronte ad una buon bagaglio filosofico, a mio modo di vedere non siamo molto convincenti.
    Quanto, appunto, alla definizione che riporti - che non è mia - sarà anche datata come dici, ma - mi spiace - io la condivido e trovo che rappresenti ancora un utile (e NECESSARIO) riferimento per comprendere una "sana" distinzione di ruoli; a mio parere, infatti, la ricerca del "cambiamento" e della "crescita" rappresenta ancora una prerogativa della psicoterapia, e non del counseling (che poi quanto a regolamentazione della professione e del percorso formativo cui vi si accede, lasciamo perdere).. perdonami, altrimenti si rischia di fare confusione.
    Quanto a questa confusione - ultima cosa, giuro! - mi sembra che tu abbia, in qualche post fa, tenuto a sottolineare che il counseling filosofico non intendeva rivolgersi a quanti (psicotici, portatori di gravi e invalidanti disturbi psichici, vittime di serie disfunzioni organiche e necessitanti di ausilio psicofarmacologico) non potevano affrontare e sostenero un percorso che, per sua natura, è dialogico. Ebbene, credo di poter dire senza tema di smentita, che tale limitazione vale per la psicoterapia (che rimanda infatti per tali casi - o almeno dovrebbe - ad un approccio medico/psichiatrico). Ritenere che, salvo i citati, la sofferenza individuale e il disagio possano essere oggetto della consulenza filosofica, permettimi, io continuo a riternelo illegittimo e fuorviante.
    La mia idea è - e rimane - che il counseling abbia una sua legittima, quanto interessante, collocazione entro un altro campo di intervento con i suoi "clienti".

    Perdonami la pedanteria,
    ma mi urgeva precisare..

    Saluti,
    Sergio
    Sergio

  15. #105

    Riferimento: counseling filosofico

    ras
    POI è ovvio che contano anche le caratteristiche personali (lo stile personale, il proprio mondo itnerno, ecc....almeno, nell'ambito psicoanalitico). Ma la relazione d'aiuto è basata sulla teoria
    Non so che eta hai, e non so quali siano le tue esperienze.

    Ti posso dire solo che, se una persona che si pone come possibile referente d'aiuto ti risulta antipatica, fredda, distanziante, presuntuosa o ebbra di se, o con altre caratteristiche spiacevoli, di quell'aiuto ne farai a meno, anche se molto "saputo".

    A meno che tu non sia tendenzialmente masochista

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