• Opsonline.it
  • Facebook
  • twitter
  • youtube
  • linkedin
Pagina 8 di 14 PrimoPrimo ... 678910 ... UltimoUltimo
Visualizzazione risultati 106 fino 120 di 207

Discussione: counseling filosofico

  1. #106

    Riferimento: counseling filosofico

    Sergio
    mi sembra che tu abbia, in qualche post fa, tenuto a sottolineare che il counseling filosofico non intendeva rivolgersi a quanti (psicotici, portatori di gravi e invalidanti disturbi psichici, vittime di serie disfunzioni organiche e necessitanti di ausilio psicofarmacologico) non potevano affrontare e sostenero un percorso che, per sua natura, è dialogico. Ebbene, credo di poter dire senza tema di smentita, che tale limitazione vale per la psicoterapia (che rimanda infatti per tali casi - o almeno dovrebbe - ad un approccio medico/psichiatrico).
    Ho letto con attenzione...diciamo che tanti aspetti toccati sono ancora in itinere e fluidi.

    Per il punto sopracitatato invece, vorrei sentire anche qualche altro interevento, perche sono sempre di piu gli psicologi che incontro, che si occupano anche di casi francamente patologici.

    Mi piacerebbe che qualche psicologo esponesse le sue esperienze in proposito.

  2. #107
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da oscarmoreno Visualizza messaggio

    Non so che eta hai, e non so quali siano le tue esperienze.

    Ti posso dire solo che, se una persona che si pone come possibile referente d'aiuto ti risulta antipatica, fredda, distanziante, presuntuosa o ebbra di se, o con altre caratteristiche spiacevoli, di quell'aiuto ne farai a meno, anche se molto "saputo".

    A meno che tu non sia tendenzialmente masochista
    La mia età e le mie esperienze sono irrilevanti perché nel forum si discute tutti alla pari.
    Se "una persona che si pone come possibile referente" (dicesi "psicoterapeuta") risulta fredda, antipatica, brutta e cattiva sono prolemi del paziente, sarebbe interessante indagare sul perché a uno psicoterapeuta si debbano attribuire tali caratteristiche negative ancor prima di conoscerlo.
    Se con la definizione "molto saputo" ti riferisci al fatto che per poter fare psicoterapia bisogna sturiare circa 10 anni, sappi che non è un caso, visto che è difficile e complesso svolgere questa professione e ci sarà un motivo per cui serve una preparazione così lunga.


    il counseling filosofico non intendeva rivolgersi a quanti (psicotici, portatori di gravi e invalidanti disturbi psichici, vittime di serie disfunzioni organiche e necessitanti di ausilio psicofarmacologico) non potevano affrontare e sostenero un percorso che, per sua natura, è dialogico. Ebbene, credo di poter dire senza tema di smentita, che tale limitazione vale per la psicoterapia (che rimanda infatti per tali casi - o almeno dovrebbe - ad un approccio medico/psichiatrico).
    bè diciamo che un percorso "dialogico" è basilare per trattare tutti i tipi di patologia. E' ovvio che se un soggetto presenta un Io integro si può instaurare un'interazione vebale, mentre nel caso di pazienti più regrediti, il "discorso" può essere svolto a livelli più arcaici della comunicazione e attraverso mezzi non verbali (il disegno, la musicoterapia, ecc...). Ma sempre di stabilire un rapporto dialogico si tratta.



    Ps: c'era anche un altro thread in cui si discuteva sulla psicoterapia, che non è intesa soltanto come interazione verbale, ma a seconda delle capacità del pz può utilizzare canali diversi (basti pensare allo spazio transizionale di Winnicott ad esempio).
    Ultima modifica di Johnny : 01-11-2008 alle ore 12.54.31

  3. #108
    Partecipante Affezionato
    Data registrazione
    17-10-2007
    Residenza
    Napoli
    Messaggi
    79

    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da oscarmoreno Visualizza messaggio
    Sergio


    Ho letto con attenzione...diciamo che tanti aspetti toccati sono ancora in itinere e fluidi.
    "In itinere" e "fluidi" in che senso? Puoi spiegarti meglio?
    Ritieni che esista una "corrente di pensiero" che sta evolvendo verso una prospettiva in cui la "cura" sia avulsa dalle competenze e dagli strumenti cui facevo riferimento?
    E ammesso che sia, non potrebbe tale corrente star perseguendo - presuntuosamente - una prospettiva errata?
    Circa infatti la "richiesta di cura", e la relativa necessarietà di accogliere e comprendere questa con le dovute competenze di "analisi della domanda" - condivido con un Gieko di diverse pagine fa - credo che essa sia sempre presente, con diverse gradi di consapevolezza, nella domanda del cliente/paziente: se non esistesse la sua sofferenza e il suo disagio, difatti, egli forse non giungerebbe neanche dal filosofo.
    Personalmente ancora non mi è chiara questa sofferenza "esistenziale" cui fanno ricorso i filosofi per spiegare l'intervento del counseling.. qual è la - presunta - differenza con quanto faccio riferimento io? (non banalizzare la mia domanda, riflettici).
    Davvero non sei disposto a "riconsiderare" e "riformulare" il ruolo del counselor in tale contesto?

    Citazione Originalmente inviato da oscarmoreno Visualizza messaggio
    Sergio


    Per il punto sopracitatato invece, vorrei sentire anche qualche altro interevento, perche sono sempre di piu gli psicologi che incontro, che si occupano anche di casi francamente patologici.

    Mi piacerebbe che qualche psicologo esponesse le sue esperienze in proposito.
    Francamente "patologici" e francamente "psicotici" non sono proprio la stessa cosa, o non sei d'accordo su questo?
    La psicopatologia comunque - come faceva notare qualcuno, forse Massimomassimo - è una acquisizione "psicologica" in senso stretto piuttosto recente; prima essa era relegata, per lo più, all'ambito di competenza delle discipline psichiatriche.
    Ritenere che l'ambito di intervento della psicoterapia sia la psicopatologia non è pertanto, a mio modo di vedere, corretto. A maggior ragione se consideri che molti - forse la maggior parte - orientamenti psicoterapici individuano il proprio oggetto non in una "classificazione nosografica", bensì semmai in un funzionamento di personalità (ma forse, a giudicare da quanto hai scritto in passato, al riguardo le tue cognizioni non sono complete - perdonami se lo faccio notare).
    O forse, nel tuo modo di intendere, ritieni il "confronto dialogico" un modus operandi peculiare del counseling filosofico e non della psicoterapia?
    Quale sarebbe allora, secondo te, il modus dello psicoterapeuta?
    L' "imposizione delle mani"?!

    Ma venendo al tuo dubbio, riformulo il pensiero:
    a mio modo di vedere, si può anche pensare di "lavorare" con franche patologie psicotiche, ma sempre rimandando, per alcuni aspetti di tali "disfunzioni", all'ausilio della farmacologia e delle discipline psichiatriche, in un'ottica di "duplice presa in carico".
    Questo il mio punto di vista, poi - per carità - il confronto con professionisti con più esperienza della mia è ben gradita.

    Quanto a quest'ultimo punto - e concludo - mi è saltato agli occhi un tuo vecchio intervento in cui sostenevi l'opinione che gli psicologi siano "frustrati" e "invidiosi", in quanto all'interno delle professioni psicologiche/sanitarie non siano abilitati a "prescrivere neanche 10 goccie di valium" (PAROLE TUE, correggimi se sbaglio).
    Ebbene, non intendo replicare a questa tua opinione, in quanto essa è già di per sè un chiaro indice della tua confusione circa l'ambito di intervento dell'approccio psicoterapeutico.
    Sembra quasi che tu consideri la psicoterapia (o psicoanalisi) "autodefinirsi" per reductio rispetto alla psichiatria o psicofarmacologia.. e - perdonami - questo la dice lunga sul tuo modo di intendere la questione.

    Ma apriamo volentiei, anche su questo, agli altri partecipanti.

    Un saluto,
    S.
    Sergio

  4. #109

    Riferimento: counseling filosofico

    Sergio
    Davvero non sei disposto a "riconsiderare" e "riformulare" il ruolo del counselor in tale contesto?

    Sicuramente si.
    Come gia' detto sotto la voce "counselor" vedo una moltitudine di figure professionali, piu' o meno schematizzate e piu' o meno attrezzate.

    Cito a memoria...educatore professionale, assistente sociale, infermiere, assientente alle comunita' infantili, maestra d'asilo, maestra elementare, maestra di sotegno, psicomotricista, riabilitatori di ogni ordine e grado, dietista, dirigente di comunita',operatore del volontariato sociale, psicologo, filosofo, ecc ecc., che, dopo la legge Moratti, sono tutti dottori o quasi.

    In effetti la consulenza puo' essere estesa ad ogni campo, e, visto che comunque nessuna di queste, neppure l'infermiere [figura sanitaria per tradizione], ha possibilita' disgnostiche e terapeutiche nel campo della patologia fisica e mentale, direi che non c'e' termine piu vago ed ambiguo.

    O forse, nel tuo modo di intendere, ritieni il "confronto dialogico" un modus operandi peculiare del counseling filosofico e non della psicoterapia?

    Mi pare appannaggio di ambo, e non solo.
    Un tossicomane, con cui ho parlato di recente, mi ha proposto una ulteriore visione della faccenda.
    Secondo lui puo' parlare ad un tossicomane, con cognizione di fatto, solo un altro tossicomane che ha trovato le ragioni per uscire dal mondo meta-fisico e meta-psichico in cui si trovava.

    Riflettendo ho notato che in fondo la filosofia dei gruppi di sostegno come i noti AlAn e' sostanzialmente di questo tipo.

  5. #110
    Postatore OGM L'avatar di willy61
    Data registrazione
    20-09-2004
    Residenza
    Albino (BG)
    Messaggi
    4,192
    Blog Entries
    281

    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da oscarmoreno Visualizza messaggio
    ...
    Un tossicomane, con cui ho parlato di recente, mi ha proposto una ulteriore visione della faccenda.
    Secondo lui puo' parlare ad un tossicomane, con cognizione di fatto, solo un altro tossicomane che ha trovato le ragioni per uscire dal mondo meta-fisico e meta-psichico in cui si trovava.

    Riflettendo ho notato che in fondo la filosofia dei gruppi di sostegno come i noti AlAn e' sostanzialmente di questo tipo.
    Dopodiché, speriamo di non estendere il principio. Altrimenti avremo psicotici che curano altri psicotici!

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  6. #111
    Banned
    Data registrazione
    21-03-2008
    Residenza
    Salerno
    Messaggi
    1,546

    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da sergio.def
    Ritenere che l'ambito di intervento della psicoterapia sia la psicopatologia non è pertanto, a mio modo di vedere, corretto.
    Se a tuo modo di vedere le cose non stanno così, allora le psicoterapie a cosa servono? Cercano di affrontare un qualsiasi tipo di disagio?

    Tutto quello che viviamo, e che viviamo male, in fin dei conti lo viviamo sempre ad un livello psichico, quindi non si può indicare tramite il termine "disagio mentale" quello di cui si occupano gli psicoterapeuti, non resterebbe fuori nulla. Forse gli psicoterapeuti non si occuperanno di tutte le psicopatologie ma soltanto di una parte di queste, ma sempre di psicopatologie si tratta e non di disagi psicologici in generale.

    Per qualcuno rivolgersi ad un prete può dare dei benefici al livello psicologico che uno psicoterapeuta non è capace di dargli, certo che se il suo disagio dipende da qualche disturbo mentale il prete non potrà fare molto.

    Se una persona è non credente o non ha alcuna fede e si trova in difficoltà, sentendo il bisogno di rivolgersi a qualcuno, di chiedere, di domandare, per quale motivo dobbiamo pensare che la persona giusta a cui rivolgersi debba essere proprio uno psicoterapeuta?

    Io ho una serie di dubbi in proposito. In questo spazio lasciato vuoto dalla psicopatalogia direi che ognuno è libero di migliorare la propria esistenza come preferisce e come meglio crede, e non è affatto irrazionale pensarla così: non credo che uno psicoterapeuta debba necessariamente possedere strumenti migliori di un consulente filosofico per far questo. Dire poi che se c'è sofferenza o disagio debba esserci qualcosa che nella mente di una persona non va, secondo me è affermare qualcosa di falso, ogni persona magari sente l'esigenza di occuparsi di questa sofferenza residua, ed in questo non credo affatto che possa andare bene per tutti una singola figura specializzata: per qualcuno risulterà più utile un insegnante, per qualche altro un prete o al limite un cartomante (con la speranza che non gli spilli via troppi soldi, dico così perché io non ci credo ), e per qualche altro ancora invece un consulente filosofico.
    Ultima modifica di Char_Lie : 01-11-2008 alle ore 16.52.43

  7. #112
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Se a tuo modo di vedere le cose non stanno così, allora le psicoterapie a cosa servono? Cercano di affrontare un qualsiasi tipo di disagio?

    (...)


    [B]Dire poi che se c'è sofferenza o disagio debba esserci qualcosa che nella mente di una persona non va, secondo me è affermare qualcosa di falso,
    è vero, fondamentalmente perché c'è un errore nella frase da te enunciata: è sbagliato dire che nella mente c'è qualcosa che non va. La mente non è una cosa come lo stomaco, il pancreas o il fegato. La mente è l'essere-nel-mondo e il disagio mentale va contestualizzato.
    Altrimenti ci si crea l'illusione che basti una pillola per risolvere anche i problemi mentali alla stregua di quelli fisici.



    Tutto quello che viviamo, e che viviamo male, in fin dei conti lo viviamo sempre ad un livello psichico, quindi non si può indicare tramite il termine "disagio mentale" quello di cui si occupano gli psicoterapeuti, non resterebbe fuori nulla.
    è vero
    Ultima modifica di Johnny : 01-11-2008 alle ore 18.14.22

  8. #113
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
    Data registrazione
    25-03-2008
    Residenza
    Lecce
    Messaggi
    1,011

    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da *-ras-* Visualizza messaggio
    La mente non è una cosa come lo stomaco, il pancreas o il fegato. La mente è l'essere-nel-mondo e il disagio mentale va contestualizzato.
    Altrimenti ci si crea l'illusione che basti una pillola per risolvere anche i problemi mentali alla stregua di quelli fisici.
    Breve,chiaro ma soprattutto lapalissianamente vero.

    Saluti,
    Luigi

  9. #114
    Banned
    Data registrazione
    21-03-2008
    Residenza
    Salerno
    Messaggi
    1,546

    Riferimento: counseling filosofico

    è vero, fondamentalmente perché c'è un errore nella frase da te enunciata: è sbagliato dire che nella mente c'è qualcosa che non va. La mente non è una cosa come lo stomaco, il pancreas o il fegato. La mente è l'essere-nel-mondo e il disagio mentale va contestualizzato.
    Altrimenti ci si crea l'illusione che basti una pillola per risolvere anche i problemi mentali alla stregua di quelli fisici.
    Beh io volevo dire che anche se c'è sofferenza non è detto che sia presente una qualche forma di psicopatologia (con quel "qualcosa che nella mente di una persona non va" questo volevo indicare), insomma non è detto che si è depressi o altro.

    Ma le psicoterapie non sono strumenti elaborati per trattare certi tipi di disagi psicologici che ricadono comunque in ambito psicopatologico secondo una qualche classificazione tradizionale (di Freud o altri)?
    E' così? Oppure sono io che ho capito male?
    Ultima modifica di Char_Lie : 01-11-2008 alle ore 23.50.59

  10. #115
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
    Data registrazione
    06-07-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    1,975

    Riferimento: counseling filosofico

    Dopodiché, speriamo di non estendere il principio. Altrimenti avremo psicotici che curano altri psicotici!
    Del resto non è detto che non sia il caso di quel tossicomane, dopotutto nella psicosi -anche se non scatenata- il rispecchiamento immaginario domina la scena, non quello simbolico, almeno così leggo la convinzione fuori dialettica del tipo "solo un altro tossicomane può capirmi".

    Saluti,
    ikaro
    Ultima modifica di ikaro78 : 02-11-2008 alle ore 00.07.15

  11. #116
    Partecipante Affezionato
    Data registrazione
    17-10-2007
    Residenza
    Napoli
    Messaggi
    79

    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ritenere che l'ambito di intervento della psicoterapia sia la psicopatologia non è pertanto, a mio modo di vedere, corretto.
    Citare una singola frase estrapolandola da un lungo e articolato intervento, "snaturandola" e rispondere sulla base di questa soltanto.. anche questo non è, per l'appunto, "corretto"!
    Mi metti nella condizione di dover precisare una cosa che ritenevo chiara (ma magari solo per mio errore).
    Comunque: non intendevo dire che la psicopatologia non sia oggetto d'intervento della psicoterapia, ma che ritenerla unico criterio di "selezione" degli utenti di un percorso psicoterapico non è corretto.
    Nonchè fuorviante, perchè non da ragione di tutti quegli orientamenti che non abbracciano, nel proprio operato, un'approccio diagnostico/nosografico, predilegendo l'individuazione e l'adozione di tecniche di intervento su: strutture di personalità, piuttosto che utilizzo di stili difensivi disfunzionali, piuttosto che pattern di comportamento disadattivi, piuttosto che errate strategie cognitive, piuttosto che dinamiche relazionali interpersonali, piuttosto che modelli di attaccamento disfunzionali, piuttosto che.. piuttosto che.. piuttosto che..

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Tutto quello che viviamo, e che viviamo male, in fin dei conti lo viviamo sempre ad un livello psichico, quindi non si può indicare tramite il termine "disagio mentale" quello di cui si occupano gli psicoterapeuti, non resterebbe fuori nulla. Forse gli psicoterapeuti non si occuperanno di tutte le psicopatologie ma soltanto di una parte di queste, ma sempre di psicopatologie si tratta e non di disagi psicologici in generale.

    Per qualcuno rivolgersi ad un prete può dare dei benefici al livello psicologico che uno psicoterapeuta non è capace di dargli, certo che se il suo disagio dipende da qualche disturbo mentale il prete non potrà fare molto.

    Se una persona è non credente o non ha alcuna fede e si trova in difficoltà, sentendo il bisogno di rivolgersi a qualcuno, di chiedere, di domandare, per quale motivo dobbiamo pensare che la persona giusta a cui rivolgersi debba essere proprio uno psicoterapeuta?

    Io ho una serie di dubbi in proposito. In questo spazio lasciato vuoto dalla psicopatalogia direi che ognuno è libero di migliorare la propria esistenza come preferisce e come meglio crede, e non è affatto irrazionale pensarla così: non credo che uno psicoterapeuta debba necessariamente possedere strumenti migliori di un consulente filosofico per far questo. Dire poi che se c'è sofferenza o disagio debba esserci qualcosa che nella mente di una persona non va, secondo me è affermare qualcosa di falso, ogni persona magari sente l'esigenza di occuparsi di questa sofferenza residua, ed in questo non credo affatto che possa andare bene per tutti una singola figura specializzata: per qualcuno risulterà più utile un insegnante, per qualche altro un prete o al limite un cartomante (con la speranza che non gli spilli via troppi soldi, dico così perché io non ci credo ), e per qualche altro ancora invece un consulente filosofico.


    ..sarà pur vero che viviamo e percepiamo le cose della nostra vita ad un livello psichico (del resto la psiche sembra deputata, tra le altre cose, proprio a queste "bizzarre" funzioni quali percezione, elaborazione, cognizione, emozione, ecc.), ma non è mica detto che tutto è "disagio".
    Pertanto che significa che se indicassimo il "disagio mentale" ciò di cui si occupano gli psicoterapeuti non resterebbe fuori nulla? Fuori da cosa? Fuori PER CHI?
    Cosa dovremmo indicare, di grazia, quale occupazione degli psicoterapeuti? Il 740?
    O forse dovrebbero forse gli psicoterapeuti - stando a quanto dici - diagnosticare sempre una bella franca patologia psichica, inquadrabile con tutti i criteri diagnostici del DSM-IV, e, qualora non vi riuscissero, delegare a counselor, filosofi, preti, cartomanti e fattucchiere? (..non strumentalizzate, non sto mettendo sullo stesso piano)
    Sinceramente proprio non mi risulta chiaro quanto intendi dire.

    Che poi ognuno è libero di scegliere di non rivolgersi ad uno psicoterapeuta e fare ciò che preferisce con i propri malesseri - andarli a raccontare all'amico, all'estraneo sul bus, al proprio carroziere o salumiere - e ricavarne "un qualche" beneficio psicologico, è TUTTO UN ALTRO DISCORSO.
    Ma non mi sembra che qui stessimo parlando del sacrosanto "libero arbitrio" di ognuno.. o sì, e io non avevo capito niente?

    Saluti,
    Sergio
    Sergio

  12. #117
    Partecipante Affezionato
    Data registrazione
    17-10-2007
    Residenza
    Napoli
    Messaggi
    79

    Riferimento: counseling filosofico

    Aggiungo onde evitare fraintendimenti:
    quando parlo di "malessere" e "disagio psichico" non mi riferisco a tutte quelle situazioni per cui, per i motivi più disparati, una persona può sentire il bisogno di confrontarsi, chiedere consiglio o supporto. Ovvio che in questi casi può risultare utile rivolgersi, a seconda del caso, al prete, all'insegnante, al counselor filosofico o.. al consulente fiscale (l'estremizzazione è utile a quanto intendo dire).
    E' infatti questo, a mio modo di vedere, il ruolo che dovrebbe assumere per l'appunto un "consulente" - inteso in senso ampio - ognuno con il suo bagaglio di competenze professionali e personali specifico (religioso, pedagogico, filosofico e.. di natura fiscale).
    Ma il malessere derivante da disagio psichico - inquadrabile o meno nelle nosografie esistenti è pura convenzione (potremmo tranquillamente inventarci nuove "patologie".. e di frequente lo si fa) - è altra cosa.
    E non affrontarlo con le dovute competenze e i dovuti strumenti (nonchè capacita personali, ovviamente) può essere pericoloso.

    Di nuovo,
    S.
    Sergio

  13. #118
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
    Data registrazione
    25-03-2008
    Residenza
    Lecce
    Messaggi
    1,011

    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Beh io volevo dire che anche se c'è sofferenza non è detto che sia presente una qualche forma di psicopatologia (con quel "qualcosa che nella mente di una persona non va" questo volevo indicare), insomma non è detto che si è depressi o altro.

    Ma le psicoterapie non sono strumenti elaborati per trattare certi tipi di disagi psicologici che ricadono comunque in ambito psicopatologico secondo una qualche classificazione tradizionale (di Freud o altri)?
    E' così? Oppure sono io che ho capito male?
    Se c'è sofferenza diciamo che non c'è psicopatologia ma c'è l'uomo da qualunque parte lo guardi.Questo è un pò il peccato di hybris che commette la psicoterapia quando pensa di essere il 'rimedio' di fronte all'indifferenza della natura la quale nei confronti dell'uomo non sarebbe stata troppo clemente.Siccome qui si parla,in un modo o nell'altro, di 'filosofia' bisogna tener conto che quella che noi chiamiamo 'sofferenza' è una dimensione che la filosofia ha tematizzato fin dall'originaria notte cosmica dando modo alle varie discipline di crearsi uno spazio di manipolazione del reale che potesse dare risultati strumentali.Quella che chiamiamo 'existenzerhellung' o 'chiarificazione dell'esistenza' è una dimensione filosofica non perchè qui si vuole 'togliere o dare' qualcosa a qualcuno ma perchè è 'costitutivo' dell'uomo l'esser con-vocato al cospetto del dubbio,vedere l'offerenza originaria del mondo che lo chiama alla vita,costituire con la sua 'presenza' uno spazio-vissuto che dispiega gli infiniti orizzonti di senso o non senso, sentire la morte come sigillo di ogni attimo ma mai (o quasi) come 'retroattività'...tutto questo si traduce da un livello di 'analitica esistenziale' a 'vissuto psicologico'...con il quale si intende non una dimensione mentale o animica non meglio specificata ma propriamente tutto ciò che ricade sotto il sigillo del 'significato' che a sua volta 'definisce' l'originario rapporto 'corpo-mondo':nel corpo come apertura al mondo rintracciamo l'origine di un 'fare' o di una 'azione' che compromette irrimediabilmente ogni 'fatto' (biologico per esempio) che in forza di tale 'apertura' cessa di essere tale e si consegna alla dimensione del significato.Quindi, in definitiva, potremmo dire che le psicoterapie non sono affatto strumenti 'psicologici' come vuole tutta la tradizione dualistica, ma 'modi' di ristrutturazione di un mondo (quello di un paziente per esempio) che con la sua offerenza (quella del terapeuta) cerca di recuperare una 'presenza' (il corpo-vissuto) in vista di una riconciliazione forse possibile. Non è un caso che la psicoterapia sia sempre più impiegata in ambito tradizionalmente medico:penso alla psiconcologia,alla psicodermatologia insomma alla psicosomatica in generale.Insomma tutto è,per dirla tradizionalmente, un 'vissuto psicologico' non c'è scampo...e con questo bisogna fare i conti al di là di tutte le classificazioni possibili:si dirà della depressione ad eziologia psicogena,genetica,traumatica...ma nessuna definizione tiene mai realmente conto di un fatto fondamentale:quella relazione originaria che ci connota come 'soggetti di vita' (una dimensione che non ammette dualismi) e cioè il rapporto corpo-mondo...
    Al di là del discorso fenomenologico qui ho cercato di illustrare come realmente potrebbe essere impiegata la 'pratica filosofica' che, per sua essenza, non va ad 'intaccare' nessuna foglia o petalo (o sapere specialistico che dir si voglia) ma cerca la 'radice' di ogni e per ogni possibile discorso...

    Saluti,
    Luigi

  14. #119
    Partecipante Affezionato
    Data registrazione
    17-10-2007
    Residenza
    Napoli
    Messaggi
    79

    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84 Visualizza messaggio
    Se c'è sofferenza diciamo che non c'è psicopatologia ma c'è l'uomo da qualunque parte lo guardi.Questo è un pò il peccato di hybris che commette la psicoterapia quando pensa di essere il 'rimedio' di fronte all'indifferenza della natura la quale nei confronti dell'uomo non sarebbe stata troppo clemente.Siccome qui si parla,in un modo o nell'altro, di 'filosofia' bisogna tener conto che quella che noi chiamiamo 'sofferenza' è una dimensione che la filosofia ha tematizzato fin dall'originaria notte cosmica dando modo alle varie discipline di crearsi uno spazio di manipolazione del reale che potesse dare risultati strumentali.Quella che chiamiamo 'existenzerhellung' o 'chiarificazione dell'esistenza' è una dimensione filosofica non perchè qui si vuole 'togliere o dare' qualcosa a qualcuno ma perchè è 'costitutivo' dell'uomo l'esser con-vocato al cospetto del dubbio,vedere l'offerenza originaria del mondo che lo chiama alla vita,costituire con la sua 'presenza' uno spazio-vissuto che dispiega gli infiniti orizzonti di senso o non senso, sentire la morte come sigillo di ogni attimo ma mai (o quasi) come 'retroattività'...tutto questo si traduce da un livello di 'analitica esistenziale' a 'vissuto psicologico'...con il quale si intende non una dimensione mentale o animica non meglio specificata ma propriamente tutto ciò che ricade sotto il sigillo del 'significato' che a sua volta 'definisce' l'originario rapporto 'corpo-mondo':nel corpo come apertura al mondo rintracciamo l'origine di un 'fare' o di una 'azione' che compromette irrimediabilmente ogni 'fatto' (biologico per esempio) che in forza di tale 'apertura' cessa di essere tale e si consegna alla dimensione del significato.Quindi, in definitiva, potremmo dire che le psicoterapie non sono affatto strumenti 'psicologici' come vuole tutta la tradizione dualistica, ma 'modi' di ristrutturazione di un mondo (quello di un paziente per esempio) che con la sua offerenza (quella del terapeuta) cerca di recuperare una 'presenza' (il corpo-vissuto) in vista di una riconciliazione forse possibile. Non è un caso che la psicoterapia sia sempre più impiegata in ambito tradizionalmente medico:penso alla psiconcologia,alla psicodermatologia insomma alla psicosomatica in generale.Insomma tutto è,per dirla tradizionalmente, un 'vissuto psicologico' non c'è scampo...e con questo bisogna fare i conti al di là di tutte le classificazioni possibili:si dirà della depressione ad eziologia psicogena,genetica,traumatica...ma nessuna definizione tiene mai realmente conto di un fatto fondamentale:quella relazione originaria che ci connota come 'soggetti di vita' (una dimensione che non ammette dualismi) e cioè il rapporto corpo-mondo...
    Al di là del discorso fenomenologico qui ho cercato di illustrare come realmente potrebbe essere impiegata la 'pratica filosofica' che, per sua essenza, non va ad 'intaccare' nessuna foglia o petalo (o sapere specialistico che dir si voglia) ma cerca la 'radice' di ogni e per ogni possibile discorso...

    Saluti,
    Luigi
    Caro Luigi,
    abbiamo scritto quasi in contemporanea.. segno se non altro che su questo forum ci sono almeno due persone "sveglie" (ed entrambe del sud italia)

    Scherzi a parte, trovo quanto dici molto interessante (ed esposto in maniera erudita). Del resto credo concordiamo circa l'apporto che la fenomenologia -che tu conosci certamente meglio di me - ha saputo dare alle "cosiddette" scienze psicologiche.
    Rimango, ciò nonostante, sempre con lo stesso dubbio, esposto anche in precedenti post. La capacità dialettica e analitica di un filosofo (che finanche abbia ottime basi personali oltre che culturali) può permettergli di esimersi dall'acquisizione di quelle competenze e di quegli strumenti che fondano la possibilità di instaurare una relazione d'aiuto, qualora ad esso il filosofo miri?
    Mi spiego meglio: certamente un buon filosofo può aprire ad un'orizzonte di significati e a nuove prospettive di senso il suo interlocutore; e, qualora gli appartengano le competenze relazionali peculiari dell'intervento di counseling e non si limiti alla mera speculazione teorica d'accademia, rapportarsi a quest'ultimo in modo da rendere tale confronto arricchente, rispondendo a QUESTA domanda del suo cliente.
    Ma credi possibile (nonchè legittimo) che possa egli rispondere ad una domanda di aiuto? Sa riconoscere la sofferenza psichica - o disagio, o disturbo, o patologia - di chi ha di fronte e porre in essere per essa un adeguato intervento di natura "terapeutica"? E - ancora di più - sa ESSERE STRUMENTO di tale relazione d'aiuto e del cambiamento richiesto.
    Il punto non credo sia, per l'appunto, patologia o meno, bansì la domanda dell'interlocutore: se essa è di aiuto e di cambiamento o meno.
    Qualora fosse di confronto, di riflessione e di ricerca di senso (E SOLO DI QUESTO) allora ben vengano i filosofi.
    Ma se esiste dietro questa, la sua sofferenza, il suo disagio e la sua volontà di porvi rimedio - cosa che credo sia quasi sempre presente in una ricerca del genere - beh, allora..

    Saluti,
    S.

    Ps.Quanto prima devo tornare a Lecce.. la adoro.
    Sergio

  15. #120
    Banned
    Data registrazione
    21-03-2008
    Residenza
    Salerno
    Messaggi
    1,546

    Riferimento: counseling filosofico

    Citazione Originalmente inviato da sergio.def
    Pertanto che significa che se indicassimo il "disagio mentale" ciò di cui si occupano gli psicoterapeuti non resterebbe fuori nulla? Fuori da cosa? Fuori PER CHI?
    Volevo dire che non resta fuori alcun tipo di disagio, anche se ho mal di testa poi dovrebbe essere competenza dello psicoterapeuta "curarmi", ma non è detto che sia così.
    Lo psicoterapeuta è formato per intervenire solo su certe psicopatologie (non tutte ovviamente), riguardo al resto non è detto che sappia fare qualcosa di meglio, questo era il senso del mio discorso.

    Citazione Originalmente inviato da sergio.def
    Che poi ognuno è libero di scegliere di non rivolgersi ad uno psicoterapeuta e fare ciò che preferisce con i propri malesseri - andarli a raccontare all'amico, all'estraneo sul bus, al proprio carroziere o salumiere - e ricavarne "un qualche" beneficio psicologico, è TUTTO UN ALTRO DISCORSO.
    Io sospetto che non è detto che uno psicoterapeuta abbia le competenze per occuparsi di un qualsiasi tipo di disagio psichico. E' stata attaccata da più persone la figura del consulente proprio perché si diceva che dal punto di vista razionale (anche secondo il tuo discorso) non risultava competente rispetto allo psicoterapeuta o al limite dello psicologo (anche se secondo me uno psicologo che non è psicoterapeuta non è detto che possa essere davvero utile in diverse situazioni).
    Ora le competenze dello psicoterapeuta dove finiscono?
    Si occupa soltanto di alcuni disagi mentali (che possiamo far rientrare in qualche classificazione delle psicopatologie) o di qualsiasi altra forma di disagio mentale di cui non si occupano attualmente altre persone con altra formazione?
    Questo ho chiesto e si continua ad eludere la risposta.

    Insomma non è detto che sia così razionale credere che lo spazio lasciato vuoto da altri (medici e così via...) riguardo alla sofferenza umana debba essere capace di gestirlo meglio di altri la figura professionale dello psicoterapeuta o dello psicologo.

    Non sto però affermando che gli psicoterapeuti non ne siano capaci necessariamente (in fin dei conti una persona non può essere identificata totalmente con la professione che svolge, può avere anche altre competenze ed interessi), ma che questa capacità non ha niente a che vedere con la loro formazione. E' più razionale rivolgersi ad uno psicoterapeuta nel caso in cui si sia "affetti" da certe psicopatologie, ma se non è così possono essere utili ed efficaci anche altre figure: è in questo spazio più sfumato che secondo me dovrebbe inserirsi la figura professionale del consulente filosofico.

    Citazione Originalmente inviato da luigi
    Al di là del discorso fenomenologico qui ho cercato di illustrare come realmente potrebbe essere impiegata la 'pratica filosofica' che, per sua essenza, non va ad 'intaccare' nessuna foglia o petalo (o sapere specialistico che dir si voglia) ma cerca la 'radice' di ogni e per ogni possibile discorso...
    E' un po' quello che penso anche io, che questo tipo di intervento (la consulenza) non si sostituisce a quello di altri specialisti, che sicuramente avranno conoscenze e competenze migliori per affrontare certe difficoltà e disagi specifici (visto che alcuni li hanno analizzati bene) in modo più efficiente ed efficace.
    L'esistenza umana ha troppe sfaccettature e secondo me non è tanto razionale credere che di ogni male se ne possa occupare un'unica disciplina specialistica come la psicologia.

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 02-11-2008 alle ore 09.32.46

Pagina 8 di 14 PrimoPrimo ... 678910 ... UltimoUltimo

Privacy Policy