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  1. #406

    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Non sento mai citare fra le terapie brevi l'ANALISI TRNSAZIONALE.

    C'e' qualcuno che ha dei dati in questo senso?
    Qualcuno che ne fa uso o che si sente di dare la sua opinione in proposito?

  2. #407
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Citazione Originalmente inviato da oscarmoreno Visualizza messaggio
    Non sento mai citare fra le terapie brevi l'ANALISI TRNSAZIONALE.

    C'e' qualcuno che ha dei dati in questo senso?
    Qualcuno che ne fa uso o che si sente di dare la sua opinione in proposito?
    Perché mai dovrebbe essere citata?
    L'Analisi Transazionale non è una terapia "breve". Quindi, non rientra tra gli EST (Empirically Supported Treatments) che hanno una durata massima di alcuni mesi.

    L'AT mi pare una teoria interessante ed una pratica efficace e, per parte mia, la faccio rientrare tra le teorie che hanno una visione strutturale della personalità e che non si focalizzano sul sintomo ma sulla struttura.
    A me, come paziente, anni fa, servì molto.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  3. #408
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Lucio Regazzo
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    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Ho visto un errore in una frase sugli scompensi che ne ha stravolto il senso: quella corretta é questa (in grossetto la correzione).

    follow-up ad un anno, pazienti con ricadute in forme più gravi di depressione (depressione maggiore) 45%; pazienti senza alcuna ricaduta, 38%.

    Mi scuso per il refuso.
    Lucio Demetrio Regazzo

  4. #409
    Partecipante Figo L'avatar di bella primavera
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    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Non è citata nemmeno la bioenergetica, né la terapia reichiana, né la terapia del grido primario, né la PNL, né la psichiatria transculturale, né le altre 500 e passa teorie della psicoterapia (e pratiche conseguenti) che affollano il panorama odierno.

    Qui non è in discussione la TBS in quanto tale. Qui è in discussione quali siano le metodologie più utili per studiare il funzionamento della psicoterapia, i suoi meccanismi d'azione. E come queste conoscenze possano venire trasferite alla situazione clinica.

    Almeno, io l'ho capita così.

    La TBS viene tirata in ballo come potrebbe venire tirata in ballo qualunque altra pratica o tecnica psicoterapeutica "breve". Non per antipatia "a priori", né per l'effetto di un qualche "sistema di credenze". Ma per il semplice fatto che, nel panorama delle psicoterapie, si incontrano e sis scontrano due grandi correnti di pensiero: quella che sostiene l'importanza della sintomatologia e la necessità di una sua rapida risoluzione e quella che guarda ad un assetto generale della personalità, e del sintomo si occupa "a latere".
    Queste due correnti potrebbero anche tranquillamente coesistere, non fosse che gli obiettivi della prima sono isomorfi agli obiettivi ed alle strutture sociali oggi esistenti, alla distribuzione del potere esistente. Allora è chiaro che la definizione di quali siano i metodi "migliori" per lo studio dei meccanismi d'azione della psicoterapia non è "semplicemente" una questione scientifica. E' anche (e, forse, soprattutto) una questione "politica".

    Dal punto di vista scientifico, comunque, a mio parere rimane aperto un dubbio: le terapie brevi (nessuna esclusa), focalizzate sul sintomo, quanto debbono la loro capacità di soluzione del "problema" presentato dal "paziente" (cliente, chiamatelo come vi pare) proprio al fatto di non chiedere al paziente stesso di cambiare, ma semplicemente, di trovare un adattamento più semplice e meno conflittuale all'esistente?

    Buona vita

    Guglielmo
    Ciao Willi, ok la tbs va solo sul sintomo, ma io non sono così convinto che tutti gli approcci brevi vadano solo su esso. anni feci tcc, e lavorando sulle idee e credenze, alla fine arrivai di più che alla idea disfunzionale che mi aveva portato in terapia
    Ultima modifica di bella primavera : 05-11-2008 alle ore 20.57.28

  5. #410
    Partecipante Figo L'avatar di bella primavera
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    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Citazione Originalmente inviato da Lucio Regazzo Visualizza messaggio
    Secondo me, la % in grossetto (sottostimata) deriva da uno scompenso. Se qualcunovede altre spiegazioni....

    Un altro importante contributo viene offerto da Migone con la pubblicazione di una verifica dei dati, risultanti da un tipico studio su un EST( Thase e coll. [11] ), mostrando come questi dati siano frutto di un addomesticamento delle regole di statistica psicometrica.
    I dati ufficiali:
    - campione di 130 pazienti depressi
    - totalmente guariti, 36%
    - parzialmente guariti, 42%
    - totale di guarigioni complete o parziali, 78%
    - insuccessi, 22%
    - follow-up ad un anno, pazienti con ricadute in forme più gravi di depressione (depressione maggiore) 45%; pazienti senza alcuna ricaduta, 38%.
    Questo trattamento è stato convalidato pur con una percentuale piuttosto bassa di guarigioni, che si abbassa ulteriormente, seguendo in modo rigoroso le regole della statistica. Vediamo i dati di Migone:
    - totalmente guariti, 18%
    - parzialmente guariti, 21%
    - insuccessi, 61%
    - follow-up ad un anno, totalmente o parzialmente guariti 22%.
    1 o 2 studi non significano molto, uno conferma scientifica per essere accertata come tale deve avere una vasta letteratura, es. tempo fa uno studio ha mostrato che nel 50% dei casi il prozac funzionerebbe come placebo, ma ciò non ha fatto cambiarte idea agli psichiatri, tempo fa ne parlai ad uno psichiatra di questo studio, "e si mise a ridere", uno o 2 studi che mettono in dubbio l'efficacia delle terapie brevi, hanno lo stesso valore di uno studio fatto dai fautori delle terapie brevi che ne dimostrano la validità.
    E lo scompenso? dipende dalla teoria che adotti, "non finirò mai di ripeterlo", per un tbs dietro al sintomo non c'è nulla quindi è tutto da dimostrare che un sintomo che si presenta 1 0 2 anni dopo la terapia conclusa, dipenda da uno scompenso (non ci sarebbe nessuna relazione ne circolare o lineare che lo confermi).
    Ciao

  6. #411
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Citazione Originalmente inviato da bella primavera Visualizza messaggio
    E lo scompenso? dipende dalla teoria che adotti, "non finirò mai di ripeterlo", per un tbs dietro al sintomo non c'è nulla quindi è tutto da dimostrare che un sintomo che si presenta 1 0 2 anni dopo la terapia conclusa, dipenda da uno scompenso (non ci sarebbe nessuna relazione ne circolare o lineare che lo confermi).
    Vedo che l'ipotesi di una continuità della vita psichica non è presente neanche in forma embrionale, a favore di una visione dove nulla ha senso e tutto è "scollegato". Eppure la letteratura e, soprattutto, la clinica sembrano dimostrare esattamente il contrario. Ecco che non è nemmeno possibile prendere in considerazione la pericolosità dello scompenso...

    Saluti
    gieko

  7. #412
    Cercatore
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    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Si xké poi la cognitivo-comportamentale non è paragonabile alle terapie brevi? Fa schifo anche quella?

  8. #413
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Lucio Regazzo
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    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Citazione Originalmente inviato da Cercatore Visualizza messaggio
    Si xké poi la cognitivo-comportamentale non è paragonabile alle terapie brevi? Fa schifo anche quella?
    Scusami, se la tua é una domanda mi sembra un po' vaga:
    dalla teoria cognitivo-comportamentale discendono diversi tipi di trattamento: alcuni si occupano dei sintomi,altri tengono in considerazione un'eventuale compromissione nella struttura di personalità.
    Ad ogni modo, credo che nessuno abbia utilizzato il termine "schifo", ma "scompenso" o "pericolosità".
    Sarebbe forse opportuno che tu precisassi meglio la domanda, se è tale.
    Grazie.
    Lucio Demetrio Regazzo

  9. #414

    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Perché mai dovrebbe essere citata?
    L'Analisi Transazionale non è una terapia "breve". Quindi, non rientra tra gli EST (Empirically Supported Treatments) che hanno una durata massima di alcuni mesi.

    L'AT mi pare una teoria interessante ed una pratica efficace e, per parte mia, la faccio rientrare tra le teorie che hanno una visione strutturale della personalità e che non si focalizzano sul sintomo ma sulla struttura.
    A me, come paziente, anni fa, servì molto.

    Buona vita

    Guglielmo
    Be...non so l'opinione che te ne sei fatto, ma mi pare che la lunghezza o la brevita della terapia analitico-transazionale sia determinata dal contratto stipulato fra operatore e fruitore.

    Quindi puo' essere breve o lunga, secondo gli scopi perseguiti.

    Mi fa piacere che ti sia servita. Almeno e' un parere. Spero non sia l'unico.

  10. #415
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Lucio Regazzo
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    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Vedo che l'ipotesi di una continuità della vita psichica non è presente neanche in forma embrionale, a favore di una visione dove nulla ha senso e tutto è "scollegato". Eppure la letteratura e, soprattutto, la clinica sembrano dimostrare esattamente il contrario. Ecco che non è nemmeno possibile prendere in considerazione la pericolosità dello scompenso...

    Saluti
    No, purtroppo, per alcuni non esiste scompenso, ergo pericolosità.
    Comunque gli studi non sono 1/2; sono in un numero leggermente superiore, a prescindere dai dati che arrivano dai clinici.
    Ciao.
    Lucio Demetrio Regazzo

  11. #416
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    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Posso chiedervi una cosa?
    Siccome oltre alle terapie brevi anche certi farmaci intervengono su certi sintomi (credo insomma intuitivamente che non intervengano sulla struttura della personalità), dovrebbero creare scompensi anche questi?
    O sono soltanto le terapie brevi che secondo alcuni (dico così perché sembra che qui non siano tutti d'accordo su questo punto ) creano scompensi?
    Se la risposta a quest'ultima domanda è SI, allora vi chiedo: perché questo tipo di terapie generano questi effetti collaterali secondo voi? In questo caso non basta dire che è perché intervengono sul sintomo e non sulla struttura della personalità, anche i farmaci intervengono sul sintomo.

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 06-11-2008 alle ore 22.56.00

  12. #417
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Beh Char_lie, la questione è ben più complessa se parliamo di farmacoterapia, perchè il meccanismo di azione è completamente diverso. Intanto i farmaci fanno sì che il sintomo non si "esprima" intervenendo su meccanismi biochimici, ma non lo eliminano. Se togli il farmaco il sintomo ritorna tale e quale. A livello psichico quindi è sempre presente - mantenendo anche la funzionalità che gli è propria - ma è "tamponato" dall'azione del farmaco. Poi che non ci sia scompenso è tutto da vedere: spesso le dinamiche ad esempio famigliari, vengono profondamente messe in crisi dalla riduzione sintomatologica prodotta dal farmaco.
    Preciso solo questo: non è la terapia breve in sè a creare scompensi, ma l'estinzione del sintomo senza che in sua vece sia posto un significato e che si sia prodotta una modifica strutturale tale da non aver più necessità del sintomo.
    Ultima modifica di gieko : 06-11-2008 alle ore 23.46.43
    gieko

  13. #418
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    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Cioé gieko stai dicendo in pratica che anche una terapia farmacologica così come una terapia breve può creare scompensi?
    Ma anche se si attenuano certi i sintomi legati alla depressione si possono avere poi degli scompensi?

    Citazione Originalmente inviato da gieko
    Beh Char_lie, la questione è ben più complessa se parliamo di farmacoterapia, perchè il meccanismo di azione è completamente diverso. Intanto i farmaci fanno sì che il sintomo non si "esprima" intervenendo su meccanismi biochimici, ma non lo eliminano. Se togli il farmaco il sintomo ritorna tale e quale. A livello psichico quindi è sempre presente - mantenendo anche la funzionalità che gli è propria - ma è "tamponato" dall'azione del farmaco.
    Però così usi il termine "sintomo" secondo un significato diverso mi pare, come fa ad esserci un "sintomo" che non si sente. Modifichi proprio la definizione. Ad esempio ora io posso avere anche i più svariati sintomi, "mal di testa", "umore depresso" e così via, ma questo non lo si può osservare perché non li esprimo?
    Che significa?
    Puoi dire al limite che le cause che generavano il sintomo non sono state rimosse definitivamente ma il sintomo in quanto tale non c'è, ma non che il sintomo continua ad esserci al livello psichico "mantenendo anche la funzionalità che gli è propria".

    Non mi è chiaro... Ma quando parlate di sintomi in ambito psicopatologico a cosa intendete riferirvi? Siete tutti d'accordo con quello che ha detto gieko?
    Visto che questo concetto ricorre spesso all'interno di questa discussione penso che cercare di chiarire a cosa ci si voglia riferire possa essere utile.
    Ultima modifica di Char_Lie : 07-11-2008 alle ore 09.52.34

  14. #419
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Cioé gieko stai dicendo in pratica che anche una terapia farmacologica così come una terapia breve può creare scompensi?
    Ma anche se si attenuano certi i sintomi legati alla depressione si possono avere poi degli scompensi?



    Però così usi il termine "sintomo" secondo un significato diverso, come fa ad esserci un "sintomo" che non si esprime. Modifichi proprio la definizione. Ad esempio ora io posso avere anche i più svariati sintomi, "mal di testa", "umore depresso" e così via, ma questo non lo si può osservare perché non li esprimo?
    Che significa?
    Puoi dire al limite che le cause che generavano il sintomo non sono state rimosse definitivamente ma il sintomo in quanto tale non c'è, ma non che il sintomo continua ad esserci al livello psichico.

    Non so quale sia l'opinione di Gieko. Ti dico la mia.
    Che poi, non è un'opinione così, a pelle, ma si basa su report precisi.

    I farmaci, in particolare gli antidepressivi e gli ansiolitici, possono dar luogo a scompensi. Fino al suicidio. Per accertarsene, basta leggere il "bugiardino" del Prozac il quale, nella sezione "effetti collaterali" riporta il rischio di suicidio tra gli utilizzatori.

    Una serie di articoli riguardanti le reazioni avverse del Prozac si possono recuperare dai link di questo articolo:

    Suicide. Beyond the link between akathisia and acts of violence, some users of Prozac have said that the drug caused them to develop suicidal thoughts and obsessions. In some cases, the use of Prozac allegedly has prompted people to commit murder. This aspect of the drug has generated controversy and led to discussions in both medical publications and the general media about the connection between Prozac and acts of violence.32, 33, 34, 35, 36, 37, 38, 39, 40, 41, 42, 43, 44, 45, 46
    It should be noted that in several studies, the findings suggested that Prozac did not lead to suicidal preoccupation or found that the drug was not associated with an increased risk of suicidal acts. Other reports on clinical experiences with Prozac and its effects following an overdose support the safety of the drug.47, 48, 49, 50, 51, 52, 53, 54
    However, other research supports the contention that Prozac leads some users to become suicidal or violent. In his book, Dr. Breggin says that it is the drug's ability to cause a variety of psychological and neurological disorders that underlies such destructive behavior. Five of these disorders--agitation, panic, anxiety, mania and akathisia--can prompt suicidal or violent acts, says Breggin. Four other conditions caused by Prozac--depression, paranoia, obsessive-compulsive thoughts and behavior, and insomnia--may precipitate the irrational fears, suicidal thoughts and despair that lead to violent thoughts or actions.55
    What follows is a summary of some of the research on the link between Prozac and suicidal thoughts and behavior:
    * A study published in the American Journal of Psychiatry in 1990 reported on the "surprising possibility that fluoxetine [Prozac] may induce suicidal ideation in some patients." This study, conducted by Dr. Martin Teicher and colleagues at Harvard Medical School, concerned six patients who were depressed but not suicidal before they started taking Prozac. Within weeks of taking the drug, said the researchers, the patients experienced "intense, violent suicidal preoccupation."56
    * In an analysis of 1,017 patients treated with antidepressant drugs by 27 psychiatrists, researchers found that 3.5 percent of those who took fluoxetine alone and 6.5 percent of those who took fluoxetine and tricyclics became suicidal only after their treatments began. The researchers concluded that the incidence of suicidal ideation was not significantly different between patients taking Prozac alone and those taking other drugs.57 However, Dr. Teicher and his associates at Harvard Medical School have noted the results of this analysis support their suggestion that fluoxetine may precipitate suicidal ideation.58
    * Researchers at the State University of New York in Syracuse reported on "two patients in whom suicidal ideation and fluoxetine treatment were strongly associated" in the New England Journal of Medicine in 1991.59
    * A Prozac study involving children aged 10 to 17, conducted at the Yale University School of Medicine, found that "suicidal ideation of self-injurious behavior persisted for up to one month after the fluoxetine was discontinued," according to the researchers' report in the Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry.60
    * Psychiatrist William Wirshing and associates reported in the Archives of General Psychiatry on five patients who developed akathisia when they took Prozac. They noted that the condition may have accounted for suicidal ideation in the patients.61
    * In a 1990 letter to the American Journal of Psychiatry, a doctor described a patient who "developed depression and suicidal ideation approximately 30 days after beginning fluoxetine, [and] had had no previous suicidal ideation or attempts."62
    * In a report on antidepressants and suicidal tendencies, Dr. Teicher and his colleagues say that such medications may "redistribute" the risk of suicide, reducing the risk for some patients while possibly increasing it for others. They state, "Although antidepressants diminish suicidal behavior in many patients, about as many patients experience a worsening suicidal ideation on active medication as they do on placebo. Furthermore, at least as many patients attempted suicide on fluoxetine and tricyclic antidepressants as on placebo..."63
    The stories of individual patients also illuminates the effects of Prozac on some users. Perhaps the most notorious of these individuals is Joseph Wesbecker, who committed mass murder and then killed himself while he was taking Prozac. Wesbecker's rampage received national media attention after he went to his former place of employment in 1989 and shot 20 people, eight of them fatally, before killing himself.64
    Other Prozac users claim the drug made them hostile and suicidal. Janet Sims, for example, received Prozac for her "low mood" when she and her husband attended marriage counseling. She attacked her husband and became obsessed with suicide. Sims eventually underwent electric shock treatments.65 Sharyn DiGeronimo became hostile, self-destructive and obsessed with suicide when she took Prozac because she was feeling down.66
    Del resto, non vedo perché i farmaci, che hanno sul cervello i medesimi effetti della psicoterapia, ma con un'intensità maggiore e con una specificità minore, non dovrebbero provocare gli stessi effetti collaterali, se usati male. Così come la psicoterapia, se usata male, provoca gli stessi effetti collaterali dei farmaci usati male.

    Buona vita

    Guglielmo
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  15. #420
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Lucio Regazzo
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    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Cioé gieko stai dicendo in pratica che anche una terapia farmacologica così come una terapia breve può creare scompensi?
    Ma anche se si attenuano certi i sintomi legati alla depressione si possono avere poi degli scompensi?
    Però così usi il termine "sintomo" secondo un significato diverso mi pare, come fa ad esserci un "sintomo" che non si sente. Modifichi proprio la definizione. Ad esempio ora io posso avere anche i più svariati sintomi, "mal di testa", "umore depresso" e così via, ma questo non lo si può osservare perché non li esprimo?
    Che significa?
    Puoi dire al limite che le cause che generavano il sintomo non sono state rimosse definitivamente ma il sintomo in quanto tale non c'è, ma non che il sintomo continua ad esserci al livello psichico "mantenendo anche la funzionalità che gli è propria".
    Non mi è chiaro... Ma quando parlate di sintomi in ambito psicopatologico a cosa intendete riferirvi? Siete tutti d'accordo con quello che ha detto gieko?
    Visto che questo concetto ricorre spesso all'interno di questa discussione penso che cercare di chiarire a cosa ci si voglia riferire possa essere utile.
    Non credo vi sia discordanza nel definire il sintomo (in psicopatologia) come uno o più eventi psichici disfunzionali ( che possono avere dei correlati fisiologici) che viene percepito dal soggetto come disturbante,limitante o causa di sofferenza.
    Il sintomo quando c’è, è avvertito dal soggetto.
    L’azione del farmaco è ben diversa da quella della psicoterapia, in quanto sostanza esogena psicoattiva che interferisce con il normale funzionamento della neurotrasmissione, a livello centrale e/o periferico.
    Ti faccio l’esempio delle BDZ: queste molecole (antagoniste) vengono ricevute dai recettori GABA e un soggetto con sintomi d’ansia, normalmente, sente attenuare o scomparire la sensazione dell’ansia e eventuali derivati fisici ( sudorazione, tachicardia, etc.). Ebbene sui GABA viene veicolato anche l’alcol, con effetto massimo raggiunto, più o meno, dopo lo stesso tempo e con un effetto uguale o sovrapponibile a quello delle BDZ.
    In concreto, un soggetto ansioso, quando è ubriaco non percepisce più l’ansia: ciò non significa che sia stata curata dall’alcol, semplicemente sinché si ubriaca non la sente.
    Sugli scompensi provocati dai farmaci ti ha già risposto Willy.
    Aggiungo solo che se è vero che tutte le psicoterapie possono risultare dannose è anche vero che i trattamenti che agiscono metodicamente sul sintomo hanno una maggior pericolosità di scompensare il soggetto. Ciao.
    Lucio Demetrio Regazzo

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