Mi pare interessante questa domanda, sia dal punto di vista neurofisiologico/neurobiologico (perché apre a una serie di considerazioni circa la funzione della corteccia prefrontale e delle aree sopraorbitali, in aprticolare dell'emisfero destro), sia dal punto di vista delle ricadute sulla vita e sull'attività professionale di psicologo.
Per come la vedo io, questa "empatia corporea" ha vantaggi e svantaggi ma, se ben riconosciuta e sentita, i vantaggi potrebbero essere maggiori degli svantaggi.
Credo sarebbe interessante indagare, per te, quale sia il collegamento che fai tra la percezione dei movimenti dell'altro e la percezione delle emoziooni (tue e dell'altro) quando ti ritrovi ad "imitare inconsapevolmente". Un'attenzione a questi aspetti potrebbe facilitare la tua percezione dei fenomeni di controtransfert. Inoltre, è noto che la capacità del terapeuta di sintonizzarsi con il paziente, anche a livello corporeo (penso alle tecniche di "mirroring" utilizzate nel counselling, ad esempio) facilita lo stabilirsi di una relazione significativa tra i due e migliora l'alleanza terapeutica.
Credo che ti potrebbe risultare interessante leggere l'ultimo testo di Allan Schore: La regolazione degli affetti e la riparazione del sé - Schore Allan N. - Libro - IBS dove descrive in modo a mio parere magistrale le connessioni del sistema dei neuroni-mirror con le altre strutture e funzioni cerebrali e con la funzione empatica.
Buona vita
Guglielmo








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