• Opsonline.it
  • Facebook
  • twitter
  • youtube
  • linkedin
Pagina 29 di 37 PrimoPrimo ... 192728293031 ... UltimoUltimo
Visualizzazione risultati 421 fino 435 di 541
  1. #421
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    2,312

    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Mi sembrano risposte alquanto esaustive.
    Non mi trovo completamente d'accordo con Willy nel pensare agli effetti del farmaco come analoghi a quelli della psicoterapia che lavora ad altri livelli ed in maniera specifica.
    Sul sintomo mi sembra chiaro che non sia inteso solo nella sua accezione concreta e materiale. Il sintomo psichico spesso non è "avvertito" dalla persona in quanto talmente strutturale da costituire una modalità di essere radicata che comporta sofferenza. Gli episodi "acuti" (ad esempio una fase di depressione inserita in una struttura narcisistica) ne costituiscono gli epifenomeni, che, se da un lato possono essere eliminati con la psicoterapia, dall'altro possono venire "imbavagliati" dal farmaco. In entrambi i casi le possibilità che l'improvvisa alterazione dell'equilibrio comporti ricadute e di comune riscontro.
    gieko

  2. #422
    Postatore OGM L'avatar di willy61
    Data registrazione
    20-09-2004
    Residenza
    Albino (BG)
    Messaggi
    4,192
    Blog Entries
    281

    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Mi sembrano risposte alquanto esaustive.
    Non mi trovo completamente d'accordo con Willy nel pensare agli effetti del farmaco come analoghi a quelli della psicoterapia che lavora ad altri livelli ed in maniera specifica.
    ...
    Per chiarire. Distinguerei gli effetti della psicoterapia a livello biologico ed a livello psichico. Se, sul livello psichico, sono d'accordo con te, quel poco che ho letto di Kandel e Schore mi fa pensare che la psicoterapia agisca a livello biologico in modo simile (non identico) alla farmacoterapia.
    Una serie di effetti (rimodulazione nell'espressione genica, generazione di sinapsi, modifiche nei potenziali EEG e MEG, variazioni nel consumo di glucosio in determinate aree corticali, ecc.) sembrano essere comuni. Ad esempio:


    According to the regulation literature (Cozolino, 2002; Lewis et al., 2000; Schore, 2003a, 2003b), psychotherapy changes people because it is possible for one mammal to restructure the limbic brain of another mammal (Lewis et al., 2000). Limbic connections create neural patterns and the process of "overhauling emotional knowledge [. . .] demands the messy experience of yanking and tinkering that comes from a limbic bond"
    (http://web.ebscohost.com/ehost/viewa...6urjkPIA&hid=5)

    In fondo, ogni terapia è una terapia somatica, e continuo a ritenere che corpo e psiche non siano disconnessi tra di loro. So che su questo punto le nostre opinioni e la nostra formazione divergono, ma credo sia un dato arricchente, e non ostacolante.

    Buona vita

    Guglielmo
    Ultima modifica di willy61 : 07-11-2008 alle ore 12.49.29 Motivo: Aggiunta riferimenti bibliografici
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  3. #423
    Banned
    Data registrazione
    21-03-2008
    Residenza
    Salerno
    Messaggi
    1,546

    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Citazione Originalmente inviato da Lucio Regazzo
    In concreto, un soggetto ansioso, quando è ubriaco non percepisce più l’ansia: ciò non significa che sia stata curata dall’alcol, semplicemente sinché si ubriaca non la sente.
    E' che forse è un modo un po' improprio di parlare, non è che un soggetto ubriaco non percepisce l'ansia e l'ansia comunque in quel momento è presente da qualche parte, l'ansia se si è ubriachi non ci dovrebbe essere affatto non è che non è avvertita, così come non c'è dolore quando si è anestetizzati; mica il dolore poi è presente da qualche parte nel cervello o mente dei soggetti che vengono operati sotto anestesia?
    E' vero che comunemente ci si esprime dicendo "non sento dolore", ma è chiaro che non si vuol dire esattamente questo e cioé che il dolore è presente da qualche parte e non lo si avverte.
    Riferendosi al sintomo però gieko ha scritto:

    A livello psichico quindi è sempre presente - mantenendo anche la funzionalità che gli è propria - ma è "tamponato" dall'azione del farmaco.
    Io questa affermazione volevo capire meglio. Come fa ad essere presente al livello psichico un sintomo, ad esempio un dolore, quando si è anestetizzati o ubriachi? E come farebbe poi a svolgere le stesse funzioni?

    Non riesco a comprendere bene i sintomi secondo il vostro punto di vista cosa siano: cosa deve accadere per dire che una tal persona in un certo momento, ad esempio, è ansiosa?
    Ultima modifica di Char_Lie : 07-11-2008 alle ore 14.33.14

  4. #424
    Postatore OGM L'avatar di willy61
    Data registrazione
    20-09-2004
    Residenza
    Albino (BG)
    Messaggi
    4,192
    Blog Entries
    281

    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    E' che forse è un modo un po' improprio di parlare, non è che un soggetto ubriaco non percepisce l'ansia e l'ansia comunque in quel momento è presente da qualche parte, l'ansia se si è ubriachi non ci dovrebbe essere affatto non è che non è avvertita, così come non c'è dolore quando si è anestetizzati; mica il dolore poi è presente da qualche parte nel cervello o mente dei soggetti che vengono operati sotto anestesia?

    ...?
    Lascio che sia Gieko a rispondere sulla questione della sintomatologia. Io provo a risponderti su questa parte.
    L'ansia non è un oggetto, secondo il mio modo di vedere. E' un processo. Come il dolore è una sensazione soggettiva.
    Assumiamo, per ipotesi, che tu metta una mano sulla fiamma di una candela. I nocicettori presenti nella pelle (in particolare le fibre amieliniche C) trasmettono un segnale al midollo spinale. Da qui, attraverso le vie afferenti, esso raggiunge la sostanza grigia periacqueduttale, nella quale ha origine la sensazione di dolore.
    Un farmaco analgesico blocca l'output delle cellule cerebrali responsabili della sensazione di dolore, ma lo stimolo ai nocicettori continua ad esistere. Quindi, una volta che l'effetto del farmaco sia svanito, il dolore tornerà a farsi sentire.
    Per giunta, se l'effetto analgesico proseguisse, e tu - dato che non percepisci più la sensazione di dolore - continuassi a tenere la mano sopra la candela, il danno ai tessuti diventerebbe irreversibile.
    Il meccanismo d'azione dei farmaci psicotropi mi pare simile. Non eliminano la causa, si limitano (e lo fanno piuttosto bene, e in molti casi sono utili quando non indispensabili) a bloccare un punto di passaggio. Tant'è che non "curano" (nel senso medico di "restitutio ad integrum"), ma "sospendono" la sintomatologia. Dal mio punto di vista, rimane il problema degli effetti a lungo termine di questa sospensione.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  5. #425
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Lucio Regazzo
    Data registrazione
    16-08-2008
    Messaggi
    644

    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    E' che forse è un modo un po' improprio di parlare, non è che un soggetto ubriaco non percepisce l'ansia e l'ansia comunque in quel momento è presente da qualche parte, l'ansia se si è ubriachi non ci dovrebbe essere affatto non è che non è avvertita, così come non c'è dolore quando si è anestetizzati; mica il dolore poi è presente da qualche parte nel cervello o mente dei soggetti che vengono operati sotto anestesia?
    E' vero che comunemente ci si esprime dicendo "non sento dolore", ma è chiaro che non si vuol dire esattamente questo e cioé che il dolore è presente da qualche parte e non lo si avverte.
    Forse.anzi sicuramente, è un discorso che si poteva fare con termini più propri e tecnici. Ma entri nella tematica della neurotrasmissione e il tuo esempio dell'anestesia mi porta al sospetto che é meglio esprimersi con esempi poco propri ed evitare argomentazioni scientifiche.
    Un antagonista blocca o riduce la trasmissione del dolore, rallentando o inibendo la trasmissione dal periferico-sensitivo al centrale.
    Questo non toglie che lo stimolo e la condizione dolorosa non siano elementi latenti nella situazione.
    Probabilmente non riesco a capire quello che chiedi: mi dispiace...forse altri ci riescono.
    Ciao.
    Ultima modifica di Lucio Regazzo : 07-11-2008 alle ore 15.10.00
    Lucio Demetrio Regazzo

  6. #426
    Banned
    Data registrazione
    21-03-2008
    Residenza
    Salerno
    Messaggi
    1,546

    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Da quello che ha detto Willy mi sembra di aver capito che i sintomi son cose estremamente eterogenee anche in ambito psicopatologico, se l'ansia è un processo e il dolore una sensazione soggettiva, è difficile parlare in generale di sintomi, si ha a che fare con cose diversissime.

    Lucio, gieko e Willy grazie per le risposte, credo di aver capito meglio.

    Un saluto a tutti
    Ultima modifica di Char_Lie : 07-11-2008 alle ore 15.31.04

  7. #427
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    2,312

    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Non ho molto da aggiungere a quanto avete spiegato a Char_lie. Aggiungo solo che, riferendosi alla psicopatologia, non è così difficile individuare e parlare (oltre che comprendere la sintomatologia) quando si hanno basi adeguate, quali ad esempio una concezione processuale quale quella esposta da willy per il dolore somatico. E' per questo che rimane per me difficilmente sostenibile la posizione per cui i sintomi non sono collegabili nè tra loro, nè con la struttura e tantomeno con lo scompenso.

    Saluti a tutti
    gieko

  8. #428
    Banned
    Data registrazione
    21-03-2008
    Residenza
    Salerno
    Messaggi
    1,546

    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Secondo me però siccome i sintomi sono molto diversi tra loro, non si può generalizzare il discorso rispetto all'intervento dei farmaci sui sintomi.
    Ad esempio tra i sintomi della depressione c'è anche l'insonnia (l'insonnia non è un processo, è rappresentata dal fatto che una persona non riesce a dormire), ora se si usa qualche farmaco per poter riuscire a dormire, sinceramente trovo poco plausibile che poi vengano a crearsi chissà quali scompensi. La qualità della vita di una persona viene compromessa più dalla presenza di sintomi del genere che dalla loro assenza.

    Intervenire sui sintomi in molti casi io personalmente lo trovo utilissimo e non si può certo dire che i trattamenti che agiscono sui sintomi siano inefficaci, riguardo agli obiettivi stabiliti funzionano e li si può utilizzare in diversi contesti.

    Con questo non voglio dire che ogni problema psicologico è rappresentato dalla presenza o meno di certi sintomi, è ovvio che dei problemi relazionali o di altro tipo son radicati nell'esistenza di una persona, e che magari le cause del viver male non son rappresentate soltanto dalla presenza o meno di certi sintomi.
    Però ragionevolmente in diverse situazioni non è difficile capire che dei sintomi alimentano i problemi stessi che li hanno generati creando dei circoli viziosi.

    Grosso modo perciò io mi trovo d'accordo con quello che aveva detto Willy, le due prospettive (terapie brevi, quelle che intervengono sul sintomo o aspetti maginali della personalità e medio lunghe che intervengono su altri aspetti) non sono realmente in contrasto, forse bisogna cercare di capire meglio in quali casi conviene adottare una strategia piuttosto che l'altra.

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 08-11-2008 alle ore 09.54.10

  9. #429
    Postatore OGM L'avatar di willy61
    Data registrazione
    20-09-2004
    Residenza
    Albino (BG)
    Messaggi
    4,192
    Blog Entries
    281

    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Secondo me però siccome i sintomi sono molto diversi tra loro, non si può generalizzare il discorso rispetto all'intervento dei farmaci sui sintomi.
    Ad esempio tra i sintomi della depressione c'è anche l'insonnia (l'insonnia non è un processo, è rappresentata dal fatto che una persona non riesce a dormire), ora se si usa qualche farmaco per poter riuscire a dormire, sinceramente trovo poco plausibile che poi vengano a crearsi chissà quali scompensi. La qualità della vita di una persona viene compromessa più dalla presenza di sintomi del genere che dalla loro assenza.
    L'insonnia non è un processo? E che altro è? Ti rimando a questo articolo di Nature: EBSCOhost: The Neurobiology of Sleep: Genetics, Cellular Physiology and Subcortical Ne...

    Sulla questione del rapporto tra sintomo, abolizione del sintomo e scompenso. Dipende da come intendi il termine "scompenso". Che può anche non essere una cosa "eclatante". Prendiamo il caso dell'insonnia. Abbiamo una persona che non riesce a dormire. Gli diamo dei farmaci adatti all'uopo (e ce ne sono tanti) e, finché prende i farmaci, dorme tranquillo.
    Si creano, però, due ordini di problemi:

    1) Quando smette di prendere i farmaci, che succede? Continua a dormire regolarmente o ricomincia ad essere insonne?

    2) Solitamente vengono utilizzati farmaci che inducono sia tolleranza che dipendenza. Col risultato di rendere difficile l'attuazione del passo 1

    Ma la questione più importante è che, anche nel caso di un disturbo come l'insonnia, esso non ha senso né significato al di fuori del quadro generale di personalità. Esiste una notevole differenza tra l'insonnia dell'ansioso, quella del depresso, quella dello schizofrenico, quella del malato maniaco-depressivo. Nelle forme, nella sostanza, nel significato che assume. Il problema è che il farmaco tratta le diverse insonnie nello stesso identico modo. Tutte le persone dormono, se gli somministri una dose sufficiente di oppiacei, ma se l'insonnia è il sintomo di presentazione di un esordio schizofrenico, e lo tratti solamente come sintomatologia manifesta, e non come elemento che fa parte di una struttura di personalità, perdi del tempo preziosissimo, e getti le basi per un aggravamento rapido della situazione del paziente.
    Quindi, la qualità della vita delle persone, a mio parere, viene aggravata più dal considerare i sintomi come privi di senso e avulsi da una struttura nella quale si esprimono, che non dalla loro eliminazione.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Intervenire sui sintomi in molti casi io personalmente lo trovo utilissimo e non si può certo dire che i trattamenti che agiscono sui sintomi siano inefficaci, riguardo agli obiettivi stabiliti funzionano e li si può utilizzare in diversi contesti.

    Con questo non voglio dire che ogni problema psicologico è rappresentato dalla presenza o meno di certi sintomi, è ovvio che dei problemi relazionali o di altro tipo son radicati nell'esistenza di una persona, e che magari le cause del viver male non son rappresentate soltanto dalla presenza o meno di certi sintomi.
    Però ragionevolmente in diverse situazioni non è difficile capire che dei sintomi alimentano i problemi stessi che li hanno generati creando dei circoli viziosi.
    Ma se sono circoli (e viziosi, per giunta) la questione sta tutta nel "da dove iniziare"? Dove lo tagli, il circolo, per trasformarlo in una linea? Se lo tagli dal lato dei sintomi, e ti concentri su quelli, che ne è del resto?

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Grosso modo perciò io mi trovo d'accordo con quello che aveva detto Willy, le due prospettive (terapie brevi, quelle che intervengono sul sintomo o aspetti maginali della personalità e medio lunghe che intervengono su altri aspetti) non sono realmente in contrasto, forse bisogna cercare di capire meglio in quali casi conviene adottare una strategia piuttosto che l'altra.

    Un saluto
    No, secondo me non sono realmente in contrasto. La questione è che, solo rarissimamente i sintomi possono essere "sintomi puri", non legati a una qualche struttura di personalità (penso a sintomatologie da trauma, ad esempio; casi nei quali qualunque struttura di personalità verrebbe sopraffatta). E, quindi, la sottovalutazione, o la non valutazione a priori, di questo aspetto, può fare più danni che benefici, alla lunga. E io preferirei evitare i risultati del tipo: "L'operazione è stata un successo. Il paziente è morto".

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  10. #430
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Lucio Regazzo
    Data registrazione
    16-08-2008
    Messaggi
    644

    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Grosso modo perciò io mi trovo d'accordo con quello che aveva detto Willy, le due prospettive (terapie brevi, quelle che intervengono sul sintomo o aspetti maginali della personalità e medio lunghe che intervengono su altri aspetti) non sono realmente in contrasto, forse bisogna cercare di capire meglio in quali casi conviene adottare una strategia piuttosto che l'altra.Un saluto
    Grazie per il tuo intervento, ma la visione del sintomo non è poi così eterogenea.
    Abbiamo risposto in tre ad una domanda ampia (la tua) e forse, ognuno seguendo una parte del quesito.
    Inoltre è anche una questioni di come vengono utilizzati certi termini e ciò dipende dalla teoria della personalità e dalla teoria della tecnica a cui ci si riferisce.
    In questa discussione è stato utilizzato un modello nosografico ( la codificazione del DSM) perché l’argomento sugli elenchi (EST) e l’EBM ( in psicoterapia) lo richiede.
    Credo ci sia accordo nel definire il sintomo come un processo e non una cosa (anche l’insonnia); il definire un sintomo come evento percepito, si basa sulla diagnosi di ASSE I ( coincide quasi sempre con il motivo della visita); definire il sintomo anche come qualcosa di non percepito, si riferisce alla comorbilità alla quale si può riallacciare il pericolo scompenso.
    Poi io non ho capito, ciò che hai compreso tu sui diversi interventi di Willy: “Grosso modo perciò io mi trovo d'accordo con quello che aveva detto Willy, le due prospettive (terapie brevi, quelle che intervengono sul sintomo o aspetti maginali della personalità e medio lunghe che intervengono su altri aspetti) non sono realmente in contrasto, forse bisogna cercare di capire meglio in quali casi conviene adottare una strategia piuttosto che l'altra.” (Char_lie).
    Io ho capito esattamente l’opposto; comunque sarà Willy – se lo desidera- chiarire il punto.
    Grazie e ciao.

    P.S.: non mi ero accorto della risposta di Guglielmo
    Lucio Demetrio Regazzo

  11. #431
    Banned
    Data registrazione
    21-03-2008
    Residenza
    Salerno
    Messaggi
    1,546

    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Io forse allora non ho capito cosa volete dire, ma i sintomi in ambito medico mi sembra, e so, che rappresentino degli indicatori per individuare una patologia (questa definizione non me la son certo inventata io). Forse però chissà mi sbaglio...

    Sintomo = "evento morboso indicatore o caratteristico, da solo o con altri, di una malattia"

    L'insonnia, se è vero quello che ho detto sopra, a mio modo di vedere, come sintomo (perché poi con una parola ci si può riferire a quel che si vuole) non è un processo cerebrale, è qualcosa che accade ad una persona, ma si può poi, una volta individuata la patologia che la causa, determinare il processo che genera l'evento morboso, ossia l'insonnia.
    Il sintomo "insonnia" è lo stesso per tutte le patologie così come lo è il sintomo "mal di testa", se non fosse così non si potrebbero usare i sintomi come indicatori per capire se è presente o meno un certo disturbo perché coinciderebbero con dei processi troppo complicati e non si riuscirebbe a verificarne praticamente quasi mai tanto facilmente la presenza o meno.
    Un medico chiede ad un paziente "lei ha un mal di testa che è stato generato da questo e quest'altro processo nel suo cervello"? O chiede soltanto "lei ha mal di testa"?
    Il processo che causa il sintomo è il più delle volte completamente nascosto, come si fa poi a fare una diagnosi? I sintomi mi sembra che li si usino proprio per capire poi quali sono i processi che li generano, ossia le patologie.
    Il quadro sintomatologico ed un esame accurato di altre caratteristiche del paziente farà capire meglio al medico qual è la patologia sottostante, qui poi ci saranno sicuramente dei processi.

    Citazione Originalmente inviato da Lucio Regazzo
    Poi io non ho capito, ciò che hai compreso tu sui diversi interventi di Willy: “Grosso modo perciò io mi trovo d'accordo con quello che aveva detto Willy, le due prospettive (terapie brevi, quelle che intervengono sul sintomo o aspetti maginali della personalità e medio lunghe che intervengono su altri aspetti) non sono realmente in contrasto, forse bisogna cercare di capire meglio in quali casi conviene adottare una strategia piuttosto che l'altra.”
    Mi riferivo a questo intervento

    Citazione Originalmente inviato da willy61
    Queste due correnti potrebbero anche tranquillamente coesistere, non fosse che gli obiettivi della prima sono isomorfi agli obiettivi ed alle strutture sociali oggi esistenti, alla distribuzione del potere esistente. Allora è chiaro che la definizione di quali siano i metodi "migliori" per lo studio dei meccanismi d'azione della psicoterapia non è "semplicemente" una questione scientifica. E' anche (e, forse, soprattutto) una questione "politica".
    Rispondo a Willy

    Citazione Originalmente inviato da willy61
    Prendiamo il caso dell'insonnia. Abbiamo una persona che non riesce a dormire. Gli diamo dei farmaci adatti all'uopo (e ce ne sono tanti) e, finché prende i farmaci, dorme tranquillo.
    Si creano, però, due ordini di problemi:

    1) Quando smette di prendere i farmaci, che succede? Continua a dormire regolarmente o ricomincia ad essere insonne?

    2) Solitamente vengono utilizzati farmaci che inducono sia tolleranza che dipendenza. Col risultato di rendere difficile l'attuazione del passo 1
    La questione è che, solo rarissimamente i sintomi possono essere "sintomi puri", non legati a una qualche struttura di personalità (penso a sintomatologie da trauma, ad esempio; casi nei quali qualunque struttura di personalità verrebbe sopraffatta). E, quindi, la sottovalutazione, o la non valutazione a priori, di questo aspetto, può fare più danni che benefici, alla lunga. E io preferirei evitare i risultati del tipo: "L'operazione è stata un successo. Il paziente è morto".
    Sulla questione della dipendenza che creano gli psicofarmaci non so se sia vero, se cerchi anche un po' in rete, non tutti gli studiosi sono d'accordo su questo punto. Io ho assunto degli psicofarmaci ed in certi periodi ho sospeso (gradualmente) la cura, e personalmente non ho avvertito crisi di astinenza.
    Poi se parli di dipendenza psicologica allora è un altro discorso, questa può esserci anche nei confronti di diverse psicoterapie lunghe, perciò il passo 1 risulta problematico anche nei confronti delle psicoterapie lunghe.
    Alcuni disturbi in ambito medico possono rendere necessaria l'assunzione di farmaci praticamente sempre e non vedo perché in ambito psicopatologico è necessario in ogni caso comportarsi diversamente, perciò dal punto di vista medico il punto 1 non risulta problematico secondo me a meno che non si abbia tra le mani qualcosa che funzioni meglio realmente.
    Riguardo alla sottovalutazione di certi aspetti della personalità, io ribalto la questione e dico che spesso si può sottovalutare anche quello che possono provocare certi sintomi, perciò il discorso è analogo. Se si trova qualche farmaco che riesce a bloccare le ideazioni suicide di un depresso, in attesa che qualcuno riesca a modificare la struttura patologica della sua personalità, gli si salva la vita. Anche in questo caso può valere ancora di più il detto "L'operazione è stata un successo. Il paziente è morto".
    Il problema secondo me è che certi sintomi sono molto invalidanti e possono distruggere velocemente l'esistenza di una persona. Io dico soltanto che è meglio cercare di avvicinarsi ai vari disturbi ed ai pazienti o clienti, dotati di una buona dose di buon senso, sia chi difende a spada tratta le psicoterapie brevi, sia chi difende le medio lunghe e così via.

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 10-11-2008 alle ore 15.50.32

  12. #432
    Postatore OGM L'avatar di willy61
    Data registrazione
    20-09-2004
    Residenza
    Albino (BG)
    Messaggi
    4,192
    Blog Entries
    281

    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Char-Lie

    Perfettamente d'accordo sulla necessità di usare buone dosi di buonsenso.
    Non ci fosse stato l'aloperidolo, vedremmo ancora dei casi di schizofrenia catatonica. Oggi continuiamo a vedere casi di schizofrenia, ma la catatonia è divenuta (fortunatamente) un'eccezione.
    Quindi, da parte mia, non c'è nessuna preclusione all'utilizzo di farmaci, quando servono. E l'esempio che hai portato tu rientra, a occhio e croce, nei casi in cui i farmaci servono perché non si può fare psicoterapia con un paziente morto suicida.
    Il problema è "quando" servono?
    Mi sento ansioso, agitato. Vado dal medico, che mi prescrive 10 gocce di xanax prima di andare a dormire e, al bisogno, qualche goccettina qua e la. Le prendo. Non sono più né ansioso, né agitato. La mia vita continua come prima.
    Vuoi che mi strappi i capelli perché questo paziente ha perso l'occasione di conoscere meglio se stesso? No. Chiedeva magie e magie gli hanno dato. Che invece di uno sciamano ci fosse un medico in camice bianco e gli ultimi ritrovati della tecnologia farmaceutica, da un certo punto di vista non fa alcuna differenza.
    Invece, mi incazzo quando a spingere verso l'oblio di sé sono folle di venditori, ordini professionali e corpi dello stato. Perché non siamo più nell'ordine della scelta, per quanto condizionata dai nostri moventi interni, ma in quello della propaganda, scientemente e sapientemente diffusa a piene mani.
    Ma non farmi andare OT, altrimenti mi tocca chiamare in mio soccorso Ikaro, che mi sembra l'unico capace qui dentro di guardare oltre gli steccati delle regolamentazioni.

    Sulla questione della sintomatologia. Neanche in medicina vale l'equazione: un disturbo-un sintomo. Altrimenti, data la diffusione del mal di pancia nei bimbi, dovremmo essere tutti ormai privi di appendice. Tant'è che, nella definizione, si dice "da solo o con altri". Ma si dice anche "evento morboso". Ora, la definizione di cosa sia un "evento morboso" in ambito clinico è quantomeno difficile. Perché quando siamo di fronte ad un attacco di panico, credo lo riconosciamo tutti (anche il più sprovveduto degli studenti di psicologia) come un sintomo. Quando siamo di fronte ad un sogno, o ad un lapsus, allora non lo consideriamo più tale? E quando siamo di fronte ad uno stile caratteriale (un modo-di-essere-nel-mondo tipico di una persona singolare) perché non dovrebbe essere un sintomo? Solo perché non lo consideriamo morboso? Ma, per rimanere in ambito psicoanalitico, una psicoanalisi è innanzitutto un metodo scientifico per la conoscenza della personalità. Poi è anche altro. Quindi, in psicoanalisi, ci si può prendere la libertà di considerare sintomo qualunque cosa, perché è comunque un indicatore di come è fatta la persoa che ho davanti. Sintomo come indicatore. Non necessariamente indicatore di patologia. O, magari, anche indicatore di patologia (lapsus come meccanismo di difesa, ad esempio), ma di una patologia che non è necessario "estirpare" e che è,anzi, sia utile che necessaria.

    Però mi pare che, per te, entrare in quest'ordine del discorso sia alquanto difficile. La tua concretezza è un bene da un lato, ed è utile spesso anche a me. Ma l'inconscio non è logico. E non lo si capisce con la logica.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  13. #433
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
    Data registrazione
    06-07-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    1,975

    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Io forse allora non ho capito cosa volete dire, ma i sintomi in ambito medico mi sembra, e so, che rappresentino degli indicatori per individuare una patologia (questa definizione non me la son certo inventata io). Forse però chissà mi sbaglio...

    Sintomo = "evento morboso indicatore o caratteristico, da solo o con altri, di una malattia"
    Apro e chiudo una parentesi: in ambito psicoanalitico questa definizione di sintomo è totalmente fuorviante, essendo il sintomo classico (nevrotico, per intenderci) un messaggio dell'inconscio, esattamente come altre formazioni dell'inconscio (quali i sogni, i lapsus, gli atti mancati, i motti di spirito, ecc...). Certo è che non basta 1 sintomo, perchè questo divenga sintomo analitico (e come tale interpretabile entro uno specifico dispositivo), così come non basta 1 sogno o 1 lapsus: per quanto tutti ne facciano quotidiana esperienza, non per tutti queste manifestazioni fanno enigma o interrogano il soggetto e, quando lo interrogano, o passano per quel dispositivo lì o questi interrogativi restano perennemente sospesi e indecifrabili. Per questo è fondamentale l'offerta che la persona sofferente incontra: se sto male e incontro 1 offerta farmacologica, da quel sintomo non avrò imparato nulla. Idem, a mio parere, con la cosiddetta TBS e, più in generale, con le terapie sintomatiche, che chiudono la questione del soggetto, questione che il sintomo, invece, tendeva ad aprire. Fondamentale, infine, per la civiltà stessa, che rischia di ritrovarsi, nella peggiore delle ipotesi, sprovvista di una della più grande invenzioni della storia dell'umanità: quella dell'inconscio freudiano.

    Saluti,
    ikaro
    Ultima modifica di ikaro78 : 10-11-2008 alle ore 16.58.10

  14. #434
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Lucio Regazzo
    Data registrazione
    16-08-2008
    Messaggi
    644

    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    A Char_lie:
    Forse avresti bisogno di documentarti sul fatto che tra diagnosi organica (medica) e diagnosi psicopatologica esiste qualche piccola differenza; ed è su questa differenza che si è avviato un dibattito internazionale sull’EBM, traslato in maniera frettolosa alla psicologia applicata. Che mente e corpo siano strettamente collegati, non si mette in dubbio; ma la mente è un attimo più complessa e richiede un’attenzione tutt’altro che meccanicistica. Per i farmaci: documentati sulle avventure dei vertici dell’ AIFA e sulle ultime decisioni prese dall’FDA.
    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Char-Lie
    Ma non farmi andare OT, altrimenti mi tocca chiamare in mio soccorso Ikaro, che mi sembra l'unico capace qui dentro di guardare oltre gli steccati delle regolamentazioni.
    Guglielmo
    Non é il solo, se pur autorevole: c'é un passaggio di testimone tra chi continua a sostenere idee che la stessa Disione 12 sta rivedendo.
    Ma il denominatore comune di chi persegue ad aiutare lobbies potenti, mi sembra essere una documentazione e un bagaglio di informazioni alquanto dubbie.
    Ciao
    Lucio Demetrio Regazzo

  15. #435
    Postatore OGM L'avatar di willy61
    Data registrazione
    20-09-2004
    Residenza
    Albino (BG)
    Messaggi
    4,192
    Blog Entries
    281

    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Mentre rileggevo questo thread, mi è tornato in mente un episodio accadutomi durante il tirocinio post laurea.
    Mi avevano assegnato una paziente, residente in Italia ma di nazionalità diversa, per la quale veniva richiesta una valutazione della salute mentale a scopi pensionistici.
    La trafila solita prevedeva Wais - Rorschach e ORT. Ma, incuriosito dallo stile di conversazione della paziente, decisi di non effettuare i test e di continuare con colloqui clinici.
    Ora, accadde un episodio curiosissimo. Perché, di fronte ad una domanda apparentemente banale riguardo ai suoi rapporti con i suoi superiori sul lavoro, emerse una dimensione delirante florida che rimaneva del tutto confinata a questo ambito. In ogni altro aspetto era una persona assolutamente normale. Se toccavi l'argomento dei rapporti con i superiori emergeva un delirio per ci questi erano invariabilmente omosessuali ebrei.
    La signora era, dal punto di vista cognitivo, perfettamente lucida. Tanto che chiedeva lei stessa di venire valutata per ottenere una pensione di invalidità e ritirarsi nel suo paese d'origine. E lo voleva fare prima che quel paese entrasse nell'area dell'euro perché prevedeva che, se avesse atteso, i prezzi delle abitazioni e della vita in generale sarebbero saliti tanto da non consentirle di mantenere un tenore di vita adeguato con la pensione che le avrebbero pagato. Quindi lucida, anzi, lucidissima. In grado di comprendere, svolgere il suo lavoro alla perfezione e capace di giudizio, valutazionee pianificazione. Ma solamente un ascolto attento poteva mettere in luce quel lato delirante. E ci vollero una decina di colloqui prima di poterlo osservare.
    Ora, in una persona del genere, priva di "sintomi", il "sintomo" era lì. Bastava solo attendere che si fossero create le condizioni per la sua espressione.
    Così, mi veniva in mente, leggendo quel che è stato scritto qui, anche da me.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

Pagina 29 di 37 PrimoPrimo ... 192728293031 ... UltimoUltimo

Privacy Policy