... di cosa? E perché?
Non so si tu abbia una qualche esperienza analitica, ma nel rapporto terapeuta/paziente entrano padri, madri, figli, nonni e nipoti... oltre che terapeuti e pazienti, ovviamente. E da quando in qua il paziente "non è ok" quando il percorso analitico è un percorso verso l'autonomia, un "diventare ciò che si è"?
Detto fuori dai denti, quanta quota di proiezione esiste nello svalutare l'esperienza psicoanalitica? Perché "di per se", considerare sofferente un sofferente non mi pare proprio una svalutazione. Semmai è un riconoscimento. Che, proprio in quanto tale, ha spesso effetti terapeutici ben più importanti degli automatismi in chiave "io sono ok- tu sei ok". Mi pare.
Di ascoltatori, in effetti, non ce n'è molti in giro. Ma, se consenti, perché mai il pagare una persona che ti ascolta dovrebbe modificare le cose? E, se non modfica le cose, perché pagarla?
Buona vita
Guglielmo








Rispondi citando

?