Io chiedo scusa a tutti, mi sento invadente, ma vorrei chiarire, prima di tutto a me stessa, se il mio(più che mio, quello che ho cercato di sviscerare leggendo qualche paginetta) concetto di pulsione di morte è condivisibile.
Ottima la definizione di Recalcati che dice:"La pulsione di morte è il volto più osceno dell'inconscio freudiano, quello che ci costringe a guardare l'abisso più profondo del godimento".
Freud nell'ultima elaborazione della sua teoria delle pulsioni, introduce la pulsione di morte, in contrapposizione alla pulsione di vita, tendendo alla riduzione di tutte le tensioni fino a ricondurre l'essere vivente allo stato inorganico, agendo prima verso l'interno come autodistruzone e poi verso l'esterno come distruzione e aggressione. Freud, fu portato a questa conclusione da 3 considerazioni:
1)La coazione a ripetere in cui si ravvisa la manifestazione dell'inerzia che è propria della vita inorganica.
2)Il sadomasochismo in cui una parte della pulsione viene posta a servizio della sessualità(sadismo), mentre una parte rimane attiva all'interno dell'organismo agendo in modo masochistico
3)l'aggressività, originariamente collegata con la frustrazione dovuta al mancato soddisfacimento del principio del piacere, che viene autonomizzata e assunta come espressione di pulsione di morte che riconduce il vivente organico allo stato privo di vita, mentre l'eros complica la vita, per conservarla. Entrambi le pulsioni agirebbero in modo conservativo per ripristinare uno stato turbato dall'apparire della vita; la stessa vita sarebbe una lotta e un compromesso tra queste due tendenze(U. Galimberti).
L'istinto di morte può manifestarsi verso gli altri(guerre, sadismo, aggressività) o verso se stessi(autodistruzione, masochismo, autoumiliazione,ecc.).
Per capire Freud fondamentale è la tendenza alla ripetizione, coazione a ripetere, per cui un essere umano prova il bisogno di ripetere delle esperienze già fatte, o di ritornare a degli stadi anteriori del suo sviluppo.
L'audacia di Freud sta nel pensare che questa tendenza sia riferibile alla vita organica.
Ma se l'uomo, come l'animale, ricerca prima di tutto il piacere, il benessere, la sicurezza, non vorrebbe che evitare la sofferenza, perchè ricercare il proprio piacere proprio attraverso la sofferenza sintomatica e addirittura essere attratto dall'esigenza di autodistruggersi? Perchè l'individuo tende a godere anche se il godimento è ostile e nocivo per la vita stessa? La questione è complessa, appare come un ossimoro.
A mio avviso, la psicoanalisi è la terapia che meglio di tante altre può curare una nevrosi profonda che rappresenta come un tumore psichico permanente che non lascia scampo, perchè nessuno sforzo volontario, cosciente, potrebbe eliminare ad esempio una ossessione che è inconscia e di cui sono visibili solo i sintomi. Il sintomo è la sede non solo di sofferenza e disagio, ma anche di tornaconti, di interessi, di benefici che il pz non vuole abbandonare perchè esiste un godimento del sintomo più forte dell'idea stessa della guarigione e alla cui ripetizione, anche se gli provoca dolore non vuole rinunciare. Una nevrosi, di fatto è un turbamento profondo dell'intera personalità, prende tutta la personalità, tutti gli atti della vita quotidiana.
La nevrosi è una malattia che turba il benessere e l'equilibrio di un organismo che cerca sempre di eliminare il disturbo, con un mezzo qualsiasi: la malattia è uno di tali mezzi. Ma la malattia è un bisogno, un tentativo dell'organismo di ristabilire l'equilibrio(Se hai un virus, i globuli bianchi lo assalgono). Nel caso della nevrosi è la stessa cosa:è una protezione, un tentativo di adattamento alla realtà. Dunque la nevrosi è una necessità, un bisogno. Un esempio banale: chi è fragile, timido, insicuro, per evitare l'angoscia prodotta da un rimprovero, un giudizio o una critica, anche ingiuste, si sottomette, subisce, non reagisce, ricerca il piacere= la sicurezza interiore per mezzo della sofferenza(la sottomissione e l'umiliazione, meccanismi del masochismo).
Ciò che introduce la psicoanalisi di autenticamente sovversivo nei paradigmi di cura è porre al centro della cura la verità inconscia che anima il desiderio del soggetto. Non dunque la rimozione dei sintomi in quanto tali, come punti dolenti che intralciano lo scorrere di una vita, ma la questione della loro causa, di ciò che li costituisce, ovvero la rimozione della verità inconscia del desiderio del soggetto.Questa prospettiva illumina il processo della cura in modo profondamente diverso rispetto a qualunque altra forma di psicoterapia non psicoanalitica che presuppongono un quadro paradigmatico di normalità a cui ricondurre le alterazioni sintomatiche. Lacan mette l'accento proprio su questo: ogni azione terapeutica di tipo medico, (anche le terapie cognitivo-comportamentali)mira alla restituzione ideale di uno stato che ha preceduto il manifestarsi della situazione che occorre riassestare, come se la malattia fosse una parentesi ben delimitata della propria vita e non qualcosa che invece la riguarda nel suo essere, un disfunzionamento che si deve normalizzare attraverso precise tecniche di riabilitazione: l'uomo guarito è l'uomo adattato, che si imbottiglia in se stesso.L'esperienza dell'analisi invece svolge il compito etico di trattare la pulsione di morte in modo che, anzichè essere distruttiva, renda possibili invenzioni, creazioni, sogni, agganciando la forza conservatrice della pulsione a quella innovativa del desiderio
(M. Recalcati)![]()
Scusate se mi sono dilungata tanto![]()
Ciao![]()







Rispondi citando


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, gli eccessi
, il narcotizzarsi per distaccarsi
, rinunciare alla vita. Il peggio non si aggancia al desiderio e di conseguenza si manifesta solo come distruzione e morte.
Tanti ciao