Ciao Willy.
La libertà di scegliere il proprio modo di vedere e pensare come conoscere, analizzare e curare la sofferenza mentale, mettendo a confronto diversi punti di vista è un diritto che spetta a tutti, ma sopratutto ai pazienti che hanno diritto a trattamenti efficaci, ma ai quali viene lasciato poco spazio nei dibattiti tra addetti ai lavori.
Esistono altri approcci oltre a quello psicoanalitico, sicuramente più veloci e meno impegnativi. "C'è una vita dopo Freud" sostiene la Meyer nel 'libro nero della psicanalisi': in terapia si può lavorare su un inconscio non freudiano, si ci può accostare all'infanzia, alla sessualità, alla storia e alle emozioni di ciascuno senza aderire ai concetti freudiani.
Il dubbio e la curiosità sono insiti nella natura umana.
Ma mettiamoci nei panni di chi soffre di un disagio psichico, oppure di uno studente di psicologia che deve scegliere la sua specilizzazione... Certo non saranno aiutati nella scelta della terapia, nè dallo stesso Lacan che sostiene che la sua professione è una truffa, un bluff, un voler stupire con paroloni, e neanche da chi sostene che solo la psicoanalisi è una terapia del profondo che cambia la struttura mentale mentre tutte le altre sono cure " kleenex", che cancellano i sintomi solo temporaneamente. E allora? Leggendo questo thread, anche solo per dare una spiegazione al concetto di transfert c'è un dibattito vivace tra tante teorie e non c'è intesa.
Tu, Willy, con il tuo ultimo post, certo non ci aiuti a trovare finalmente il percorso giusto per uscire dal labirinto.....Per confonderci ancora di più adesso introduciamo pure l'analisi bioenergetica!

Leggendo il tuo interessante file che spiega un caso clinico risolto brillantemente in poco tempo, chi sa cosa è un percorso analitico si rende conto che i sentimenti , l'intensità emotiva, le paure che si percorrono nel setting classico sono gli stessi: Carol vuole qualcuno che si prenda cura di lei e trasferisce sul terapeuta le figure parentali che hanno turbato la sua infanzia.
Prova per il terapeuta sentimenti di rabbia, aggressività che esprime piangendo e scalciando, ma il contatto e gli esercizi bioenergetici cui si sottopone e che coinvolgono tutte le parti del suo corpo, la rassicurano, sciolgono, liberano, curano. Sappiamo che invece nelle psicoanalisi classiche qualunque gesto o contatto viene considerato un inammissibile acting, un vero e proprio errore professionale. Questa è una delle regole base della psicoanali classica, insieme a quella della neutralità rigorosa, regole che voi esperti , tu per primo, insieme a Gieko, Ikaro, johnny, Luigi, e altri, avete sempre condiviso e ritenute fondamentali per l'efficacia della cura.
Ritornando al transfert e ai vecchi discorsi iniziali del thread, vorrei ribadire la mia convinzione sempre assoluta, che il paziente sopratutto se fragile, di fronte a terapie troppo ortodosse, non direttive, neutrali avverte tali metodi come un disinteresse, un'indifferenza che risvegliano la dolorosa mancanza di affettività di cui hanno sofferto e reagiscono anche con provocazioni per suscitare nel terapeuta una qualsiasi risposta affettiva. Se questo bisogno di amore e di sicurezza non è sodisfatto, se il contesto non è rassicurante se la domanda di protezione e di direttive non è soddisfatta le cure psicoanalitiche provocano grande sofferenza e una frustrazione che potrebbero essere risparmiate a chi ha già una fragile identità e dei profondi disagi....basterebbe veramente poco....Solo un qualche gesto di affetto e di empatia, che, sempre secondo la Meyer, si sono invece rivelati estremamente efficaci per molti pazienti.
Vorrei arrivare alla conclusione che la terapia ideale qualunque essa sia, dovrebbe avere come obiettivo primario il benessere del paziente e il rispetto delle sue esigenze.
Ciao
