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  1. #631
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da oscarmoreno Visualizza messaggio
    ...Io, per esempio, non tollero gli psicotici. Mi mettono addosso un profondo disagio. Penso sia meglio ammetterlo che far finta di essere superiori.
    Credo che accettare i propri limiti si un atteggiamento prudente e rispettabile.

    Credo che analizzare il controtransfert invece di agirlo sia preferibile.
    I limiti sono fatti (anche) per essere superati. O per apprendere qualcosa su se stessi dalla loro stessa esistenza.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  2. #632
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    E' piuttosto comune che gli psicotici, mettano addosso un profondo disagio, a chi interagisce in modo terapeutico, con loro. Tale disagio, comunica a chi lo sente, qualcosa di sè, in genere; il che non significa essere psicotici. Inoltre, anche gli "psicotici", sono tra loro estremamente variabili, non formano una categoria univoca e capire quale tipo di psicotico e per quale motivo, mette disagio, a livello controtransferale, puo' fornire informazioni utili e, talvolta necessarie, su sè stessi anche per lavorare con tutt'altro tipi di pazienti, in modo da non fare proiezioni nostre ma da noi non riconosciute su di loro e creare enormi confusioni emotive nel nostro interlocutore. Che potrebbero essergli evitate, se i nostri limiti, prima di venire agiti con una passiva accettazione intellettuale, venissero messi in discussione in modo costruttivo; in genere, qs è un atteggiamento responsabile. Se non si riesce a superarli, bisogna almeno comprenderli, per non agirli sul prossimo. Allora, avremo usato, penso, realmente, un atteggiamento prudente.
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

  3. #633

    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Riprendo per prima cosa la risposta alla mia domanda sul controtransfert e la sua gestione da parte del terapeuta in AT; almeno come lo hai descritto tu. A me, sembra la descrizione di un atteggiamento piuttosto sbrigativo ed unilatelare e unipersonale, (la relazione terapeutica è sempre nei casi in cui si sta parlando, costituita da un campo bipersonale ed in un campo, ci sono forze dinamiche in gioco, positive, negative, conflittuali, ambivalenti e pure scisse) oltre che egoistico e sordo del terapeuta, nel senso che se un terapeuta si comporta cosi', in pratica ,non utilizza di fatto, nè il transfert nè il proprio controtransfert, semplicemente, lo rifiuta, (e qs sarebbe un punto sviluppabile ulteriormente) come ha detto geiko, e, aggiungo io, per motivi suoi, poi paga -lui- in termini di autostima, come hai detto, fatto senz'altro vero.
    La mia domanda, ora è:
    Ed il paziente? In che termini paga emotivamente, questo atteggiamento che avverte, poichè lo avverte, in vari modi da parte del terapeuta (oltre che forse gli viene detto, ma in genere in un paziente che si trova vivere qs condizione, non è poi tanto necessario.) questa sensazione di suscitare in lui, noia, repulsione, dolore.
    Proviamo un attimo a pensare che questi tre sono sentimenti tipici di alcuni momenti del vissuto di un controtransfert da parte del terapeuta (ti aggiungo che a volte, potrebbe provare perfino paura ) con intensita' diverse ed hanno un significato, cioè se il terapeuta, avverte dentro di sè dolore, anzichè utilizzare -utilizzare, non ho detto interpretare, poichè interpretare non è scontato- qs sentimento per capire cosa il paziente gli sta comunicando attraverso le emozioni negative, soprattutto quelle che hai citato noia (che so, ti faccio un esempio banale: io mi chiederei" da cosa sta scappando o intorno a cosa stiamo girando?" o" evitando?" "che c'è in lui di 'incomunicabile verbalmente', per cui mi manda qs messaggi?". Forse, il nv e parav., mi dice qualcosa di cio' che mi sta annoiando....

    Un terapeuta che rompe il contratto perchè prova dolore? Scusami, ma io penso che il tipo di dolore che il terapeuta prova, possa fornirgli impressioni ed informazioni preziosissime per comprendere il dolore ed i dolori del suo pz. Dato che hai fatto l'es. della Gestalt, il dolore comunica molto su tutti i "cerchi "ancora aperti, fino magari a trovare il fondo della voragine, e cominciare pian piano, uno per volta, consapevolizzandoli, a chiuderli. Qs, senza interpretare in senso analitico, dato che parliamo di "gestalt" ancora aperte, in senso metaforico ed indicativo.
    Quando dirigevo l'unita' di terapia del dolore, era nello staff una psicologa. Ho provato piu volte a cercare uno scambio che andasse oltre le formalita' esecutive, anche perche' tenevamo riunioni settimanali sui casi, e spesso ci incontravamo o scontravamo sulla priorita' dei bisogni dei pazienti.

    A una mia richiesta di chiarimento in questo senso mi ha risposto in sintesi:- Non e' obbligatorio avere un dialogo se non lo si vuole avere. E' la mia regola per dare il meglio-.
    Per me e' stata una lezione.

    Anche a me sembra che le molte argomentazioni che hai portato su francesca, non corrispondano tanto ad opinioni su sua richiesta, quanto, da una parte, ad una serie di interpretazioni, dall'altra a vere e proprie diagnosi, tratte anche dalle sue "letture".
    Le letture si riferiscono agli ultimi cinque-sei post. Nient'altro. Anche perche' lei si e' incuriosita e io volevo solamente soddisfare questa curiosita', gia' prevedendo che la cosa l'avrebbe colta di sorpresa e forse spaventata.
    Succede spesso. E' un modo come un altro per trovare un anello.

    Per diagnosi io intendo una classificazione secondo parametri legali, fatti su un documento legale, da una persona legalmente riconosciuta allo scopo [che in Italia, se non erro, e' solo un laureato in medicia e chirurgia].

    Poi "diagnosi" etimologicamente la puo' fare anche il cuoco.

    Mi viene da farti una domanda, per capire meglio da dove nascono qs opinioni -diagnosi su una persona che in realta' non conosci, se non tramite alcune cose che ha scritto (poi chissa' perchè in realta' le ha scritte) .

    Se io , rivolgendomi a te, per via di qs propensione piuttosto drastica a fare molte ipotesi e diagnosi (non metto in discussione il pragmatismo, è un livello diverso di discorso) ti dicessi: "per me, è facile capire che tu, dalle cose che scrivi, fai delle identificazioni proiettive, in forma "intellettualizzata" perchè .... (motivi)": come ti farebbe sentire una mia affermazione del genere? (se sai cosa sono le identificazioni proiettive).
    Come la sentiresti su di te, nel tuo spazio di vita (non mi dire non me ne frega niente, perchè qs risposta è troppo facile e difensiva, anche se molto intelligente, ma proprio per questo, contando sull'intelligenza, te ne chiedo una pertinente alla mia domanda, di risposta effettiva), il mio entrare in questo modo abusivo, dato che siamo in un forum e non conosciamo la reale sensibilita' di chi sta al di la' e la pregnanza che potrebbero avere per lui/lei le nostre parole nella "tua" sfera psicologica-emotiva?
    Domandare e' lecito, rispondere e' cortesia.
    Non mi sono mai sottratto a nessun tipo di confronto,e, se l'interlocutore e' interessante, non ho difficolta a mettermi in gioco. Come sempre.
    Se gli argomenti diventano particolarmente intimi, c'e' sempre l'MP.
    Ma sento un po' di irritazione in quello che mi dici...[non dirmi che e' una diagnosi, ti prego].

    Tra l'altro, ho notato che in qualche post precedente, pur senza nominarlo in modo diretto, tu di fatto, hai citato C. Rogers ed il suo pensiero sull'influenza del rapporto genitori-figli sullo sviluppo dell'autenticita'.
    E poi, hai dissertato sui vari destini del racket, in termini emotivi ed altro, ovvero, non hai fatto qualcosa di molto dissimile nè da francesca nè da altri, se provi a pensarci; solo i riferimenti culturali, in fondo, sono stati diversi, mi sembrerebbe.

    Ciao, and we are all
    Non capisco bene cosa vuoi dire, anche perche' sei molto ricercata nell'esprimerti, ed io vengo dalla corsia ospedaliera...

    Se intendi che non mi limito a disquisire, ma tendo sempre ad analizzare tutto cio' che succede, allora si, e' cosi'. Fa parte del mio modo di essere quello di non scindere la complessita', ma accettarla complessivamente.

    Come hai argutamente compreso nel tuo saluto

    Se invece ti vuoi riferire a qualche mio inconscio bisogno...parliamone pure. Sono curioso anche io.

  4. #634

    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    oppure sei tu che vuoi sentirlo. Riflettici




    oscarmoreno il termine "diangosi" significa letteralmente "conoscere attraverso", cioè conoscere attraverso una teoria di riferimento. Se tu fai riferimento ad una teoria (in questo caso l'AT) e valuti i comportamenti di un'altra persona in base a qeusta, è una diagnosi. Cioè un'idea, si, ma filtrata attraverso l'AT.
    Io per esempio potrei dire che tu proietti in francesca 63 i tuoi vissuti, e in realtà sei tu che ti senti protetto in mezzo agli addetti ai lavori, anche le continue citazioni sull'AT sono un appiglio a cui aggrapparti.

    Rifletti anche su questo
    Grazie. Lo faro'.

  5. #635

    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da Lucio Regazzo Visualizza messaggio
    Francesca, mi trovi in accordo totale con te: purtroppo chi teorizza molto, a volte in modo inesatto, ha visto sì e no qualche decina di pazienti ( e forse esagero),
    Credo conte te che :"la terapia ideale qualunque essa sia, dovrebbe avere come obiettivo primario il benessere del paziente e il rispetto delle sue esigenze.".
    Purtroppo l'esperienza clinica si forma vedendo pazienti, non scrivendo su forum.
    Ciao e ti auguro di trovare qualcuno che ti aiuti con professionalità e non solo con teorie,

    Mi sono esposto, e' giusto che raccolga le critiche.

    Grazie.

  6. #636
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Originalmente inviato da francesca63:
    Vorrei capire perchè il buon esito di una terapia non può poggiare sulla flessibilità e disponibilità di un analista con cui costruire una relazione calda, gratificante, un'esperienza emozionale in cui ci si sente capiti, ascoltati, al sicuro, protetti , mentre si esplora la propria psiche in quella penosa discesa agli inferi che inevitabilmente produce tanta sofferenza. Accogliere, offrire un sostegno, manifestare affettività , partecipare, soffrire, sperare col paziente sono, secondo me, le coordinate essenziali su cui prende forma il potere curativo della psicoanalisi.

    Gieko:
    Cara francesca, la questione è più complessa. Anzitutto non mi sembra di sostenere che la relazione psicoanalitica non debba costituirsi su una reciproca partecipazione. Il fatto che essa non sia "calda e gratificante" su un livello collusivo, ma piuttosto su un livello trasformativo mi porta a dire che c'è una sostanziale incomprensione: almeno secondo una determinata ottica, le possibilità trasformative della psicoanalisi non sono legate alla partecipazione affettiva in sè stessa quanto alla capacità di rimettere in moto la struttura del paziente (e, perchè no?, dell'analista) mediante l'interpretazione. Altrimenti, come dicevo sopra, l'analisi diventa questione di accoglimento e soddisfazione delle richieste affettive, e non di trasformazione.
    Cara francesca, come ha fatto notare anche neuromancer, quello che ti avevo scritto non voleva dire semplicemente che la relazione emotiva esclude il processo di cura. Non mi sognerei mai di dire una cosa del genere. Ma quanti sostengono che ciò che favorisce il processo terapeutico non è la sola "empatia" del terapeuta parlano a ragion veduta. Si tratta di vivere, analista e paziente, questi bisogni profondi (che non sono sempre di dipendenza, ma possono essere di rifiuto, rabbia...) ma di potersi anche smarcare da questi per uscire da posizioni che sono ricorsive e limitanti. E qui rientra secondo me tutto il capitolo sulla pulsione di morte (ma come dicevo dalla mia posizione teorica preferisco parlare di tendenza alla chiusura del sistema paziente-analista, di reiterazione di funzionalità già note e fonte di sofferenza), con la paradossale ricerca di una soluzione che aliena, che allontana dalle possibilità di trasformazione strutturale.
    Rispondere unicamente alla richiesta di accoglimento totale, quindi, può portare ad un appagamento illusorio perchè intrappola la coppia analitica nella posizione patogena di partenza. Come credo di averti già accennato, si tratta di "ballare coi passi del paziente introducendone però di nuovi" (Mitchell).

    Un saluto
    gieko

  7. #637
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Lucio Regazzo
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Confusione? Può essere. Non faccio altro che registrare la situazione esistente. E con la psicoanalisi cerco di dialogare, anche se mi sto formando come analista bioenergetico, non come psicoanalista.
    Ed è chiaro che ci sono differenze profonde (e non solo di tecnica) tra bioenergetica e psicoanalisi.
    Prendi la questione del contatto fisico. In psicoanalisi è considerato un errore, in quanto "gratificherebbe" i bisogni del paziente senza consentirgli un'evoluzione. In bioenergetica è uno strumento fondamentale di comunicazione e di evoluzione. E non è affatto detto che il contatto fisico tra terapeuta e paziente sia sempre piacevole, nemmeno quando è al servizio della regressione. In alcune strutture caratteriali, regredire non significa tornare in paradiso, quanto piuttosto tornare all'inferno.
    E anche la questione della neutralità prende accenti differenti. Perché è più "semplice" rimanere neutrali dietro una scrivania che non quando si è in piedi di fronte al paziente e ci si impegna con lui in una serie di esercizi fisici, di posture e di contatti. Eppure, anche per me vale quel che dice Gieko: non è la "partecipazione affettiva" in sé che conta, ma la capacità di promuovere una trasformazione nel paziente (e in se stessi, anche, concordo).
    Quanto all'ultima parte del tuo discorso, posso essere d'accordo che si crea sofferenza. Lo so bene. L'ho provato anch'io. Assieme alla sofferenza ho però vissuto anche sempre la sensazione che ci fosse qualcosa al di là della sofferenza che mi ha reso possibile affrontarla, sopportarla e superarla. Quel qualcosa era (per me) il sentire la mia analista calda, affettiva e disponibile anche quando il suo agire mi provocava sofferenza. E l'accorgermi, man mano, che quella sofferenza che porvavo era provocata, ma non in modo selvaggio, bensì come in una titolazione chimica: una goccia, aspettare, verificare. Poi un'altra goccia. E così via. In base a quel che io, in quel momento, potevo "reggere". Quel tanto che serviva a far sì che potessi rendermi conto di alcune parti di me stesso e avere la possibilità di trasformarle. E di accettare che ci siano parti di me che non verranno trasformate.

    Non so se ho reso l'idea, o se sono riuscito a risponderti.




    Lucio, non so se queste parole sono rivolte a me. Sì, ho visto (si e no) qualche decina di pazienti. Non ho la tua esperienza clinica, né la tua cultura. Ho quel che ho e, come i marines americani, faccio quel che posso, quando posso, con quel che ho a disposizione.
    Non pretendo di farmi esperienza clinica scrivendo e leggendo su un forum, così come non pretendo di conoscere la bioenergetica leggendo gli scritti di Lowen, e preferisco apprendere qualcosa della psicoanalisi dalle mie tre sedute settimanali.
    Ognuno ci mette la professionalità che ha. Ma, anche se poca, quella che ho ce la metto tutta. Può darsi a te non basti. Imparerò.

    Buona vita

    Guglielmo
    Caro Guglielmo, nel modo più assoluto:NO!
    Ciao. Lucio
    Lucio Demetrio Regazzo

  8. #638

    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Ciao Willy.
    La libertà di scegliere il proprio modo di vedere e pensare come conoscere, analizzare e curare la sofferenza mentale, mettendo a confronto diversi punti di vista è un diritto che spetta a tutti, ma sopratutto ai pazienti che hanno diritto a trattamenti efficaci, ma ai quali viene lasciato poco spazio nei dibattiti tra addetti ai lavori.
    Esistono altri approcci oltre a quello psicoanalitico, sicuramente più veloci e meno impegnativi. "C'è una vita dopo Freud" sostiene la Meyer nel 'libro nero della psicanalisi': in terapia si può lavorare su un inconscio non freudiano, si ci può accostare all'infanzia, alla sessualità, alla storia e alle emozioni di ciascuno senza aderire ai concetti freudiani.
    Il dubbio e la curiosità sono insiti nella natura umana.
    Ma mettiamoci nei panni di chi soffre di un disagio psichico, oppure di uno studente di psicologia che deve scegliere la sua specilizzazione... Certo non saranno aiutati nella scelta della terapia, nè dallo stesso Lacan che sostiene che la sua professione è una truffa, un bluff, un voler stupire con paroloni, e neanche da chi sostene che solo la psicoanalisi è una terapia del profondo che cambia la struttura mentale mentre tutte le altre sono cure " kleenex", che cancellano i sintomi solo temporaneamente. E allora? Leggendo questo thread, anche solo per dare una spiegazione al concetto di transfert c'è un dibattito vivace tra tante teorie e non c'è intesa.
    Tu, Willy, con il tuo ultimo post, certo non ci aiuti a trovare finalmente il percorso giusto per uscire dal labirinto.....Per confonderci ancora di più adesso introduciamo pure l'analisi bioenergetica! Leggendo il tuo interessante file che spiega un caso clinico risolto brillantemente in poco tempo, chi sa cosa è un percorso analitico si rende conto che i sentimenti , l'intensità emotiva, le paure che si percorrono nel setting classico sono gli stessi: Carol vuole qualcuno che si prenda cura di lei e trasferisce sul terapeuta le figure parentali che hanno turbato la sua infanzia.
    Prova per il terapeuta sentimenti di rabbia, aggressività che esprime piangendo e scalciando, ma il contatto e gli esercizi bioenergetici cui si sottopone e che coinvolgono tutte le parti del suo corpo, la rassicurano, sciolgono, liberano, curano. Sappiamo che invece nelle psicoanalisi classiche qualunque gesto o contatto viene considerato un inammissibile acting, un vero e proprio errore professionale. Questa è una delle regole base della psicoanali classica, insieme a quella della neutralità rigorosa, regole che voi esperti , tu per primo, insieme a Gieko, Ikaro, johnny, Luigi, e altri, avete sempre condiviso e ritenute fondamentali per l'efficacia della cura.
    Ritornando al transfert e ai vecchi discorsi iniziali del thread, vorrei ribadire la mia convinzione sempre assoluta, che il paziente sopratutto se fragile, di fronte a terapie troppo ortodosse, non direttive, neutrali avverte tali metodi come un disinteresse, un'indifferenza che risvegliano la dolorosa mancanza di affettività di cui hanno sofferto e reagiscono anche con provocazioni per suscitare nel terapeuta una qualsiasi risposta affettiva. Se questo bisogno di amore e di sicurezza non è sodisfatto, se il contesto non è rassicurante se la domanda di protezione e di direttive non è soddisfatta le cure psicoanalitiche provocano grande sofferenza e una frustrazione che potrebbero essere risparmiate a chi ha già una fragile identità e dei profondi disagi....basterebbe veramente poco....Solo un qualche gesto di affetto e di empatia, che, sempre secondo la Meyer, si sono invece rivelati estremamente efficaci per molti pazienti.
    Vorrei arrivare alla conclusione che la terapia ideale qualunque essa sia, dovrebbe avere come obiettivo primario il benessere del paziente e il rispetto delle sue esigenze.
    Ciao
    Sono perfettamente in linea con quanto affermi.

    Ieri sono nadato ad una conferenza dal titolo:La ricerca della felicita'.

    Dopo aver sentito le proposte di una filosofa che citava Socrate [conoscenza] e Nietzsche [volonta di potenza], ho proposto Epicuro, e il Principio del piacere.
    Hanno concordato sul fatto che la spinta biologica e' verso la soddisfazione psico/fisica, in tutte le sue accezioni.

    In analisi transazionale si parla di "ricerca di carezze", che e' sempre il solo e vero motivo di ogni interagire umano.

    Se poi queste sono mancate da bambino, tutta la propria vita sara' orientata seplicemente da questo bisogno, anche quando apparentemente la persona lo neghera' e le rifiutera'.

    Perdona la mia poca sensibilita' in questo frangente. Ma e' stata una scelta per alimentare un dibattito sul fine di gni psicoterapia.
    Ultima modifica di oscarmoreno : 22-11-2008 alle ore 13.23.53

  9. #639
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Lucio Regazzo
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da neuromancer Visualizza messaggio
    come dice Regazzo, l'esperienza ci permette di imparare, a creare catastrofi (thom).
    ciaz
    Dipende se si ha un supervisore o no; non credi?
    Lucio Demetrio Regazzo

  10. #640
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da Lucio Regazzo Visualizza messaggio
    Dipende se si ha un supervisore o no; non credi?
    con supervisore, decisamente meglio.

    ciaz

  11. #641

    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Credo che analizzare il controtransfert invece di agirlo sia preferibile.
    I limiti sono fatti (anche) per essere superati. O per apprendere qualcosa su se stessi dalla loro stessa esistenza.

    Buona vita

    Guglielmo
    Si. Quando ci si sente in grado di affrontarli. Altrimenti e' meglio passare al altri il problema. Non ti pare?

  12. #642
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Lucio Regazzo
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da neuromancer Visualizza messaggio
    con supervisore, decisamente meglio.

    ciaz
    Guarda, non per protrarre troppo che considero ormai irrispetttoso verso Francesca63, ma un supervisore ha proprio il ruolo di fare acquisire esperienza pratica (non teorica) senza combinare guai o come li chiami tu "disastri" (mi sembra).
    Per quanti hanno poi scritto sulla "sacra neutralità dello psicoterapeuta", vorrei dire che penso difficile promuovere un sano rapporto terapeutico, senza il coraggio di giocarsi un po'; ciò ben inteso nel pieno rispetto della persona/paziente.
    Non si tratta di dare una pacca sulle spalle a una persona depressa che ha una crisi di pianto, si tratta di riuscire a vivere quel pianto e a condividere quel pianto (che non significa piangere assieme): questo non và contro la trasformazione, ma la attua senza nascondersi dietro a paramentri sacri ( che servono a chi?).
    Ciao Francesca63, visto che é la tua discussione. Lucio
    Lucio Demetrio Regazzo

  13. #643
    Johnny
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da oscarmoreno Visualizza messaggio
    Si. Quando ci si sente in grado di affrontarli. Altrimenti e' meglio passare al altri il problema. Non ti pare?
    concordo. Ma da queste affermazioni si deduce anche l'importanza della formazione (quadriennale in psicoterapia), della supervisione e dell'analisi personale
    Ultima modifica di Johnny : 22-11-2008 alle ore 15.56.59

  14. #644
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da oscarmoreno Visualizza messaggio
    Quando dirigevo l'unita' di terapia del dolore, era nello staff una psicologa. Ho provato piu volte a cercare uno scambio che andasse oltre le formalita' esecutive, anche perche' tenevamo riunioni settimanali sui casi, e spesso ci incontravamo o scontravamo sulla priorita' dei bisogni dei pazienti.

    A una mia richiesta di chiarimento in questo senso mi ha risposto in sintesi:- Non e' obbligatorio avere un dialogo se non lo si vuole avere. E' la mia regola per dare il meglio-.
    Per me e' stata una lezione.



    Le letture si riferiscono agli ultimi cinque-sei post. Nient'altro. Anche perche' lei si e' incuriosita e io volevo solamente soddisfare questa curiosita', gia' prevedendo che la cosa l'avrebbe colta di sorpresa e forse spaventata.
    Succede spesso. E' un modo come un altro per trovare un anello.

    Per diagnosi io intendo una classificazione secondo parametri legali, fatti su un documento legale, da una persona legalmente riconosciuta allo scopo [che in Italia, se non erro, e' solo un laureato in medicia e chirurgia].

    Poi "diagnosi" etimologicamente la puo' fare anche il cuoco.



    Domandare e' lecito, rispondere e' cortesia.
    Non mi sono mai sottratto a nessun tipo di confronto,e, se l'interlocutore e' interessante, non ho difficolta a mettermi in gioco. Come sempre.
    Se gli argomenti diventano particolarmente intimi, c'e' sempre l'MP.
    Ma sento un po' di irritazione in quello che mi dici...[non dirmi che e' una diagnosi, ti prego].



    Non capisco bene cosa vuoi dire, anche perche' sei molto ricercata nell'esprimerti, ed io vengo dalla corsia ospedaliera...

    Se intendi che non mi limito a disquisire, ma tendo sempre ad analizzare tutto cio' che succede, allora si, e' cosi'. Fa parte del mio modo di essere quello di non scindere la complessita', ma accettarla complessivamente.

    Come hai argutamente compreso nel tuo saluto

    Se invece ti vuoi riferire a qualche mio inconscio bisogno...parliamone pure. Sono curioso anche io.

    Per ora, ti rispondo solo a questo: per Diagnosi, si intendono ipotesi diagnostiche filtrate attraverso una griglia teorica di riferimento come hai fatto tu con francesca63, arbitrariamente, innanzitutto in due sensi: 1) sul forum di opsonline, è esplicitamente vietato dal regolamento, di fare diagnosi e consulenze online. Quindi,per non perseverare e non incorrere in eventuali sanzioni, forse, è meglio che ti rileggi il regoilamento che hai sottoscritto iscrivendoti.
    2) La Diagnosi, in questo caso, psicologica,, con interpretazione delle varie dinamiche in gioco, come si fosse in un setting, o in una email privata, (vietata in qs forum) è espressamente riservata agli psicologi, psicologi clinici, psicoterapeuti, ai medici-chirururgi specializzati in psichiatria, in quanto, un medico, solo tale, puo' fare altri tipi di diagnosi,centrate su problematiche di salute fisica, (dove ha un'importanza centrale il suo contributo, se ben dato) ma nel momento in cui fa una diagnosi psicologica e, magari un intervento sullo stesso piano, compie un grave abuso di professione. L'unico caso in cui al medico non specializzato in psichiatria e, possibilmente, come ormai avviene sempre piu' spesso, in psicoterapia, è consentito intevenire su condizioni psicologiche, sono situazioni di estrema urgenza, in cui puo' essere a rischio la vita del paziente o di terzi, oppure in caso di deliri terrifici, in cui è necessario un pronto soccorso.

    Un cuoco, non so come potrebbe agire in qs casi. Un cuoco che fa una diagnosi psicologica, credo si becchi una bella denuncia, a meno che non la faccia al cibo che sta cucinando, per stabilire se è sciapo o salato, e, cosi', magari, anche alle sue papille gustative

    3° e non ultimo: ti sei domandato se la domanda di francesca, fosse realmente una "domanda?" Se rispondere è cortesia, come dici tu, ci sono anche domande che non vogliono una risposta o, magari, la contengono gia' in sè.


    Ed ora, cortesemente, lasciamo il thread, al tema che gli è proprio, ovvero, il transfert, secondo le indicazioni della sua creatrice.

    Mi sembra una doverosa forma di rispetto verso una persona che ha scelto uno spazio per parlare di un argomento che gli è caro, interagendo serenamente con gli altri.

    Ciao
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 22-11-2008 alle ore 18.06.37
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Confusione? Può essere. Non faccio altro che registrare la situazione esistente. E con la psicoanalisi cerco di dialogare, anche se mi sto formando come analista bioenergetico, non come psicoanalista.
    Ed è chiaro che ci sono differenze profonde (e non solo di tecnica) tra bioenergetica e psicoanalisi.
    Prendi la questione del contatto fisico. In psicoanalisi è considerato un errore, in quanto "gratificherebbe" i bisogni del paziente senza consentirgli un'evoluzione. In bioenergetica è uno strumento fondamentale di comunicazione e di evoluzione. E non è affatto detto che il contatto fisico tra terapeuta e paziente sia sempre piacevole, nemmeno quando è al servizio della regressione. In alcune strutture caratteriali, regredire non significa tornare in paradiso, quanto piuttosto tornare all'inferno.
    E anche la questione della neutralità prende accenti differenti. Perché è più "semplice" rimanere neutrali dietro una scrivania che non quando si è in piedi di fronte al paziente e ci si impegna con lui in una serie di esercizi fisici, di posture e di contatti. Eppure, anche per me vale quel che dice Gieko: non è la "partecipazione affettiva" in sé che conta, ma la capacità di promuovere una trasformazione nel paziente (e in se stessi, anche, concordo).
    Quanto all'ultima parte del tuo discorso, posso essere d'accordo che si crea sofferenza. Lo so bene. L'ho provato anch'io. Assieme alla sofferenza ho però vissuto anche sempre la sensazione che ci fosse qualcosa al di là della sofferenza che mi ha reso possibile affrontarla, sopportarla e superarla. Quel qualcosa era (per me) il sentire la mia analista calda, affettiva e disponibile anche quando il suo agire mi provocava sofferenza. E l'accorgermi, man mano, che quella sofferenza che porvavo era provocata, ma non in modo selvaggio, bensì come in una titolazione chimica: una goccia, aspettare, verificare. Poi un'altra goccia. E così via. In base a quel che io, in quel momento, potevo "reggere". Quel tanto che serviva a far sì che potessi rendermi conto di alcune parti di me stesso e avere la possibilità di trasformarle. E di accettare che ci siano parti di me che non verranno trasformate.
    Non so se ho reso l'idea, o se sono riuscito a risponderti.
    Buona vita
    Guglielmo
    Caro Willy,
    hai reso perfettamente l'idea. Dopo 6 mesi che frequento questo forum( la data che appare 2007 è errata) ho potuto dare risposte alla mia curiostà e ai miei dubbi, grazie a voi esperti che con la calma e pazienza cui siete addestrati, avete avuto la disponibilità di chiarire e spiegarmi il perchè alcune mie convizioni sono errate. In nessun libro di psicologia avrei trovato le intuizioni che mi avete trasmesso. Per esempio non pensavo che per l'analista, mantenere quella neutralità e minima partecipazione, fosse un lavoro gravoso ; ero convinta che mantenere quel distacco e quei silenzi fosse o puro "sadismo"o una caratteristica caratteriale o un sistema per reggere e sopravvivere alla continua raffica di tragedie, lamenti e tavolta anche provocazioni che siete costretti a sostenere per tante ore....Adesso ho capito che per voi sarebbe sicuramente più semplice instaurare una relazione più aperta, affettiva, amichevole. Mantenere sempre il controllo è certamente più faticoso che partecipare, offrire consigli, sorridere cordialmente. Infatti per controllare le vostre reazioni affettive anche inconsce e padroneggiare le reazioni, dovetete affrontare lunghi anni di addestramento. Il paziente lo avverte che anche voi "vi affezionate!". Forse l'analista che non si sporca le mani, che non si mette mai in gioco teme di non saper gestire il transfert del paziente o il suo controtransfert, oppure è troppo poco esperiente e troppo indottrinato.

    Ma per chi, dalla parte del "consumatore- paziente", sente solo certi luoghi comuni a proposito dei terapeuti, come ad esempio i messaggi contenuti nei film di Woody Allen, o per chi fragile e sofferente inizia una psicoterapia, certo non è facile comprendere.
    Il paziente si sente nella condizione(come ammette lo stesso Freud):"lanciando una moneta,se esce testa vinco io, se esce croce perdi tu!".
    Non tutti i terapeuti hanno una preparazione o una sensibilità tale da intuire fino a che punto il paziente può reggere!
    Poi c'è il transfert che induce il paziente ad una visione distorta della realtà.....gli stessi comportamenti che, nella fase iniziale della terapia, vengono vissuti in maniera tragica , col tempo, goccia a goccia come dici bene tu e raggiungendo una maggiore fiducia, empatia e complicità, si avvertono in modo quieto, normale, positivo.
    Tutto questo però non significa che torno indietro circa la mia convinzione che comportamenti eccessivamente rigidi del'analista portano a nulla, anzi sono controproducenti. Solo un pò di EQUILIBRIO E FLESSIBILITA'....non ci vorrebbe poi tanto per risparmire tanto malessere al paziente!
    Visto che in questa sede c'è chi fa "diagnosi", credo sia concesso fare solo ipotesi.. per cui mi piace, mi intriga, per mia libera scelta, "assumere il copione", del paziente classico....
    Io mi permetto, mi sento libera di esprimere idee e porre quesiti. Non temo critiche dal punto di vista nè di pratica, nè teorico o professionale, perchè , non essendo nè un'esperta, nè uno studente o un tirocinante, mi posso permettere il lusso di esprimere le mie opinioni o scopiazzare, in quest'ultimo caso citando onestamente sempre la fonte . Sicuramente esprimo pensieri, per voi addetti, banali o errate, ....ma mettendoci sempre tanto cuore!

    Potremmo parlare di transfert intellettualizato, o sublimato?
    Vorrei alimentare il dibattito. Possiamo discutere questo tipo di transfert?
    Tanti ciao
    Ultima modifica di francesca63 : 23-11-2008 alle ore 17.51.29
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

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