Mi inserisco per sottolineare un punto che secondo me rischia di mantenere una posizione dicotomica. Noto in diversi post la tendenza a ridurre la spiegazione della "natura dell'essere umano", ad una sola posizione: così ad esempio Char_lie, solo per citare l'ultimo post, sembra dire: "il livello di spiegazione neurologico o fisiologico è sufficientemente spiegativo per giustificare il lapsus o un difetto di pronuncia". Ovviamente altre spiegazioni risultano quindi fantasiose...
Manca cioè la possibilità di pensare che il medesimo fenomeno può essere spiegato da vertici osservativi differenti, ognuno con un proprio specifico dominio osservativo e di conoscenza, e quindi con metodi e teorie che gli sono proprie ma che possono in-formarsi vicendevolmente. Mi sembra che così la faccenda diventi più interessante: un lapsus potrà senz'altro rispondere a certe difficoltà cognitive, così come può esprimere significati inconsci, senza che le due cose si escludano. Idem per il coltello con cui ci si taglia...
Il rischio, a mio modo di vedere, viene dall'esportazione di strumenti di osservazione, metodi e teorie da un dominio all'altro senza che essi siano tradotti e ricontestualizzati. E' così che la neuropsicoanalisi diviene un esercizio pericoloso (a volte con esiti tragicamente ridicoli) quando tenta di tradurre direttamente le osservazioni neuroscientifiche nella clinica. Come sottolinea ikaro, la mentalità positivistica rispetto a cui Freud si muove con grande ambiguità (è vero che il Progetto è opera pre-psicoanalitica, ma ne parlerà anche successivamente) può aver dato adito ad interpretazione eccessivamente sbilanciate sul versante neurologico. Tuttavia può anche essere vero il contrario.
Una visione complessa, coerente con le epistemologie contemporanee ritengo che permetta di operare con maggiore precisione e di poter contemporaneamente mantenere la specificità di dominio e garantire il dialogo tra i vertici di osservazione.
Saluti







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