Oscar, la domanda era "seria", non era una presa per i fondelli.
La ripropongo in altro modo.
Qualcuno ha posto la questione del perché un paziente vuole diventare terapeuta (e, magari, lo fa anche). Se questa scelta potesse dipendere da una mancata risoluzione del transfert che si era costruito nel corso della psicoterapia. Tu rispondi in un modo che sembra sostenere questa tesi.
Io non mi sento in accordo. Nel senso che questa è una delle possibili spiegazioni. Ma che non è detto valga per tutti. Può anche essere che una psicoterapia (o un'analisi) ben fatta porti allo scoperto risorse che prima, pur esistendo, non erano utilizzabili da parte del paziente. E che, in seguito all'esperienza che il paziente fa di queste risorse, decida di diventare lui stesso un terapeuta. Sinceramente, non ci vedrei nulla di male.
Quanto al percorso che hai delineato, sono curioso di comprendere alcune cose. Sembri vedere le difese solamente dal loro lato negativo, come non possedessero una loro ragione d'esistere che sia anche di salvaguardia, di protezione (di difesa, per l'appunto) contro una regressione a livelli strutturali più primitivi. E, mi sembra, proponi una visione di un'essere umano che, quante meno difese ha, tanto meglio è. Una visione che a me pare, contemporaneamente, utopica e falsa. Utopica, perché le difese sono onnipresenti. Falsa perché le difese sono utili.
Altrimenti, nessuno dovrebbe fare il terapeuta, a questo mondo.
Buona vita
Guglielmo
P.S.: Napoli, ovviamente








Rispondi citando
. Comunque, ti ringrazio di averla ripresa.
, anche se attaccato da tutte le parti
e ormai perduto
e alla pratica della stessa, sono numerosi e non solo in passato quelli che fanno storia, ma anche nel presente. Una paziente di Carotenuto, è psicoterapeuta e non è l'unica.
Partendo dal presupposto che, come è stato già detto, ogni caso è singolare (tanto più perchè è in gioco il rspporto del soggetto col proprio desiderio), a mio parere è necessario distinguere tra la fascinazione immaginaria per la psicoanalisi (possibile effetto del transfert, come giustamente sottolinei, e come tale destinto a esaurirsi o in una identificazione all'analista o a svanire) da quello che Lacan definiva come "desiderio dell'analista" quale formazione dell'inconscio che segna la fine dell'analisi, la destituzione dell'analista (il proprio) e il passaggio dalla posizione di analizzante a quella di analista. Tra il primo e il secondo c'è di mezzo l'analisi, con tutto quello che questa comporta...