Riprendo il post di francesca perchè ritengo che tocchi delle questioni interessanti rispetto alla discussione. Il discorso che viene fatto sulla psicoanalisi, con diverse declinazioni e con problematiche differenti credo sia valevole anche per gli altri orientamenti psicoterapici.
Il problema che solleva francesca, secondo la mia lettura, riguarda infatti il rapporto tra teoria e oggetti teorizzati e la verifica del metodo. Sono direttive imprescindibili per formulare modelli scientifici, qualsiasi sia il campo osservato.
Senza dubbio la psicoanalisi si è trovata da subito in una posizione scomoda, stretta tra l'esigenza di trovare uno statuto epistemico scientificamente adeguato e la necessità di contemplare l'inconscio come organizzatore del soggetto. Tuttavia se è vero che autori come Popper hanno messo in dubbio la scientificità della psicoanalisi, è anche vero che quest'ultima non poteva essere forzata nei canoni positivistici di oggettività e ripetibilità. La psicoanalisi è stata tra quelle discipline - assieme alla fisica ed alla matematica - che hanno sovvertito i criteri scientifici limitati e limitanti della prima metà del secolo. Credo sia un merito che le vada ascritto.
Allo stesso tempo ritengo che ciò abbia comportato una forte autoreferenzialità (il cosiddetto junctim freudiano, ovvero la verifica della teoria nella clinica e viceversa) per mancanza di "interlocutori" adatti. L'effetto è stato l'irrigidimento della teoria che ha comportato per lungo periodo (almeno a livello istituzionale) la difficoltà ad accettare la verifica extraclinica.
Da quelle che sono le mie conoscenze, questa tendenza si è andata modificando progressivamente a partire dagli anni 70 proprio per la possibilità di instaurare un proficuo dialogo con altre discipline affrancatesi da concetti di oggettività e repricabilità.
Credo che la vera sfida attuale sia costituita dalla capacità della psicoanalisi (così come delle altre teorie) di costituire un difficile equilibrio tra coerenza rispetto al campo di osservazione adottato (validità esterna), ai diversi concetti contenuti all'interno della teoria (validità interna) e rispetto agli stimoli che provengono da altri vertici di osservazione (validità "ecologica"). E' da questo punto di vista - che esula da considerazioni di tipo non epistemico - che è necessario perseguire un modello unitario del funzionamento psichico, o meglio di funzionamento del soggetto dal vertice psichico.
Un saluto







Rispondi citando