Ah, beh... se non altro riconosci la "resistenza" di freudiana memoria, a meno che non pensi che sia un concetto nardoniano...la possiamo trovare nelle persone che si oppongono a questo approccio..Restie al cambiamento..![]()
Ah, beh... se non altro riconosci la "resistenza" di freudiana memoria, a meno che non pensi che sia un concetto nardoniano...la possiamo trovare nelle persone che si oppongono a questo approccio..Restie al cambiamento..![]()
Bè Ikaro, credo proprio che tu abbia ragione ...
E aggiungerei che La RESISTENZA qui non è intesa come opposizione al TRANSFERT...
Ma molto più semplicemente, la difficoltà del paziente di collaborare alla terapia, dato che le indicazioni che gli vengono date sono molto...pragmatiche
Saluti![]()
Mi fa piacere, anche se temo che l'entusiasmo poco si sposi ai punti dolenti segnalati e su cui ci sarebbe molto da dire.
Vedi, uno dei grossi problemi della TBS - e non solo, penso a tutti gli orientamenti che intervengono sul sintomo - è che non considerano il livello strutturale che necessita e mantiene il sintomo. Nell'ottica della complessità dell'organizzazione dei sistemi viventi il sintomo è segno di un punto problematico a livello strutturale. Ne consegue che è quest'ultimo il livello su cui lavorare, pena la cancellazione del segnale ed il mantenimento della medesima struttura con conseguente ricomparsa o spostamento del sintomo.
Non mi risulta che ci siano pazienti che dopo anni di analisi sono più "panicanti" (che brutto termine!) di prima. Tantomeno questa stretta associazione tra psicoanalisi e trattamento psichiatrico mi pare teoricamente fondata, dal momento che i due interventi vanno in direzioni opposte, anche se non sempre si escludono.
Ce lo spieghiamo con il fatto che la psicoanalisi interviene sul livello strutturale consentendo al paziente di operare trasformazioni a livello strutturale che rendono superfluo il sintomo. Ciò non avviene nella TBS dove si lavora solo sul sintomo - mantenendo quindi intatta la struttura - e dove è il terapeuta a proporre soluzioni strategiche. E su questo punto le riflessioni di natura etica ed epistemica si sprecano. Lo dici proprio sotto:
Il sintomo rappresenta un paradosso perchè comporta sofferenza ma è frutto di un abile equilibrio e consente il mantenimento di una sufficiente omeostasi identitaria nel soggetto. Ecco che quindi togliere rapidamente il sintomo può comportare scompensi o spostamenti, a meno che non siano in atto fenomeni di collusione tanto forti da sostenere una falsa guarigione dove è il terapeuta a divenire oggetto tanto idealizzato da giustificare il cambiamento (che non è quindi libera scelta del paziente operata in base alle proprie capacità autopoietiche). Non a caso la TBS risulta particolarmente "efficace" in strutture di tipo dipendente. Anche in questo caso, lo illustri bene con le tue parole.
Quello del costruttivismo, poi è il punto dolente maggiore: come si giustifichi una posizione epistemica in cui non è contemplabile una realtà oggettiva con l'utilizzo di tecniche direttive che quindi perseguono la realtà del terapeuta, per me rimane un mistero.
Opinione molto personale ma che rispetto ma ritengo sbagliata. Penso che i problemi di cui si è accennato sopra rendano la comunità scientifica legittimamente dubbiosa su questo orientamento, soprattutto rispetto alle elevate aspettative che crea. Altrimenti non si spiegherebbe la totale assenza di interesse per un approccio così straordinariamente valido (e qui che le percentuali sono bulgare, nel senso di propagandistiche).
Saluti
gieko
Wow!! Sorprendente!
Ragazzi io mi sto divertendo tantissimo..Non avevo mai avuto un confronto cosi acceso e ringrazio tutte le persone che stanno partecipado a questa forum di discussione
Permettimi una domanda , Gieko..
Hai mai partecipato, dal vivo, ad una seduta di Nardone (lo prendo come esempio ma la stessa cosa vale per qualsiasi Terapeuta Strategico..)?
Certo che no. E quindi?
gieko
Ah..capisco
Quindi fammi capire bene, tu mi stai dicendo che non sei d'accordo su molti assunti della stretagica, e che gli altri approcci (psicoanalisi compresa) agiscano in modo migliore sulla componente strutturale delle persone, poichè la Strategica agisce solo ed unicamente sul sintomo, senza assolutamente andare ad intaccare il sistema percettivo- reattivo della persona..
Però non sai come lavora il Terapeuta strategico nè quali sono i reali effetti sulle persone..
Corregimi pure, se sbaglio..
Cara Sara, hai capito bene. Non è necessario vedere una seduta di psicoterapia per capire quelli che possono essere i presupposti teorici, metodologici, tecnici e le eventuali problematiche e contraddizioni, per potersi esprimere in merito (ovviamente al fine di un confronto di natura tecnico-teorica possibile in un forum). E' per questo motivo che si scrivono libri ed articoli, proprio per rendere esplicite le teorie in base a cui si agisce nella clinica (e che ovviamente in seduta sono ipercondensate e non esplicitate). Questo è il livello su cui, se lo desideri, è possibile discutere, proprio a partire dai nodi problematici sulla cui esistenza mi sembra sia d'accordo anche tu.
Sul discorso del cambiamento strutturale, ad ogni modo, mi baso anche su quanto affermato a più riprese da utenti di orientamento strategico in questo forum: tra chi una volta rispose più o meno dicendo che non esiste alcun livello strutturale, chi sostiene che non è necessario toccarlo, chi argomentava che alla TBS interessa il sintomo, mi sembra che la posizione sia abbastanza chiara. D'altronde chi lavora a livello strutturale sa che i tempi sono necessariamente molto più lunghi e che i processi di cambiamento necessitano per motivi più che comprensibili, di tempi adeguati. E non vale solo per la psicoanalisi. Il cognitivismo contemporaneo e la terapia sistemica da quando hanno iniziato ad introdurre un livello legato a schemi o copioni relativi alla personalità hanno visto allungare i tempi della terapia. Non sarà mica un caso...
Spero di aver spiegato meglio il contesto in cui va inquadrato il problema.
Saluti
Ultima modifica di gieko : 21-12-2008 alle ore 15.47.29
gieko
C'è da fare un altra considerazione, che la tbs, è una trapia comunque sistemica e quindi parte dal presupposto che eliminando il sintomo e modificando la prospettiva rigida del paziente, mette in atto un meccanismo a catena che modifica il sistema stesso, quindi tutta la struttura del paziente.
Questo mi pare un punto interessante. Supporre che vi sia un cambiamento "a cascata" significa ipotizzare che il sistema paziente sia influenzato in maniera unidirezionale dall'ambiente esterno. A questo punto da un lato ci sono dei problemi rispetto all'epistemologia costruttivista; dall'altro ciò non risponde alla ben più complessa relazione esistente tra auto ed etero regolazione così come descritta dai pensatori sistemici contemporanei e dalle scienze della complessità.
Insomma, pare un modello estremamente semplificatorio che si scontra con concezioni che vedono come centrale l'autopoiesi del soggetto (vedi Maturana).
gieko
Guarda Gieko,
Bella Primavera ha anticipato la mia risposta
La STUTTURA del paziente è vista in maniera circolare anzichè lineare...
Perciò il sintomo non è l'apice del problema, ma ne è parte integrante ;-)
se riesco ad agire su questa componente importante del sistema, riesco a produrre un cambiamento nella rigidità precedente:
Il problema e le sue tentate soluzioni sono connessi in una relazione circolare..Se agisco sulle tentate soluzioni del paziente,ovvero i tentativi precedenti di risolvere il problema (che in realtà non facevano altro che alimentarlo),riesco a fornirgli gli strumenti per una nuova prospettiva..e quindi per il cambiamanto.
Ti faccio un esempio:
Se ad un paziente con attacchi di panico, che per anni ha sempre evitato di uscire da solo, per paura dei suoi attacchi, gli faccio scoprire a piccoli passi cosa riesce concretamente a fare da solo, partendo dalle piccole cose: pulizia personale, comprare il latte sotto casa...
Via Via la persona, a volte presa da ulteriori prescrizioni date, che spostano la sua attenzione dalla paura all'impegno in un attività, si accorge che è in grado lentamente di riprendere in mano la sua vita..
Ovviamente ho estremizzato e semplificato, perchè nel corso della terapia vengono fatte delle ristrutturazioni, ovvero vengono comunque fornite al paziente delle motivazioni del suo malessere..ma attingendo dal presente..da ciò che negli ultimi tempi aveva alimentato il suo problema..
Solitamete la causa sta proprio a monte nel sistema percettivo reattivo della persona: ovvero la nostra cara e amata STRUTTURA..
In questo caso il paziente era altamente evitante, perchè il suo sistema aveva azionato un meccanismo di difesa :la paura della paura (ho avuto 1 primo attacco di panico, mi sono spaventato = non sono più in grado di controllare me stesso ed ho bisogno di aiuto continuo)
Ti sto davvero parlando in maniera spicciola e anzi perdonami per questo, ma spero di dare modo a tutti di comprendere le dinamiche interne dell'approccio..
E veniamo allo spostamento del sintomo:
Il paziente sopra citato, una volta eliminati gli attacchi di panico, sperimenta a volte principi di depressione:
per anni si è abituato ad evitare le situazioni, ed ora che nn è piu limitato, si sente che non ha la forza di reagire..
Un po perchè il cambiamento è avvenuto in maniera rapida e inaspettata, e un po perchè il problema era diventato lo scudo difensivo del paziente di fronte alla vita..la sua GIUSTIFICAZIONE..
allora si va ad agire su quella sensazione di impotenza, sempre per gradi, facendo scoprire al paziente cioè che di piacevole ora c'è nella sua vita, eliminando via via la sensazione depressiva..
Come vedi non si tratta di uno SPOSTAMENTO, ma di una struttura composta da SCATOLE CINESI : si parte dalla più grande ed evidente, per poi entrare più nel dettaglio e nel profondo..
Ti ripeto, forse sono stata troppo riduttiva ed ho tralasciato sicuramente molti aspetti..e anzi sarei felice di rispondere ad eventuali chiarimenti, ricordando sempre che sono qui per dei confronti costruttivi, ma che sicuramente non sono un esperta in materia..e per chi volesse approfondire..ricordo sempre l'evento in programma citato nel primo post
saluti![]()
Molto rapidamente, per poi tornarci con più calma successivamente: dalla vostra descrizione emerge una visione dell'essere umano unidirezionale dal punto di visto dell'influenza sia di fattori ambientali che cognitivi. Non c'è modifica strutturale perchè non è il soggetto a poter maturare trasformazioni in base a cui riorganizzarsi dal punto di vista delle strutture.
Inoltre pare presente un'accentuazione del piano razionale che rende sì il tutto più semplice e veloce (come il comportamentismo, quindi neanche in maniera tanto nuova), con il "piccolo" problema che altri livelli di organizzazione (emotivo, relazionale, somatico) sono completamente ignorati.
Sarebbe interessante confrontarsi su questo.
Saluti
gieko
Di razionale, c'è ben poco anzi il tbs non offre spiegazioni rassicuranti sui significati delle cose, anzi cerca di inserire il dubbio perchè per un tbs la mente umana funziona più per paradossi che per logica e per causare l'entropia del sistema, è necessario il dubbio che fa uscire il soggetto dalla rigidia visione percettiva della realtà che ha avutoi in querl momento
in realtà il piano relazio0nale viene considerato, alla base c'è comunque la terapia della famiglia, e a volte non si agisce solo sul soggetto ma anche sulle persone che lo circondano!
Paradossi, logiche, visione percettiva della realtà sono modalità che si inscrivono nel registro razionale-cognitivo. La leva del cambiamento nella TBS - e non solo, penso ad un certo cognitivismo - è relegata a questo livello organizzativo. Spero di essermi spiegato meglio.
gieko
Secondo me a questo punto dipende su quale piano comunicativo vogliamo basarci:
se pensiamo ad un estremo cognitivismo allora il nostro paziente sarà un puro recettore e rielaboratore di informazioni..
Noi possiamo dire e prescivergli ciò che desideriamo..e lui da brava scatola vuota eseguirà
Mi dispiace deludervi..ma non è cosi..
Come giustamente spiegava Bella Primavera, è il paradosso e non la logica ordinaria ad essere presa in considerazione.
Come tu ben saprai la razionalità agisce solo sulla realtà di primo ordine: quella intangibile ed obiettiva..
La tbs lavora sulla realtà di secondo ordine: la percezione soggettiva..
In quest'ultima sono presenti le emozioni, gli affetti, le relazioni intersoggettive, i pregiudizi e gli stereotipi, gli stili di vita e di personalità, che influenzano il soggetto nella COSTRUZIONE della sua realtà..
Vedi ancorà cosi tanta razionalità?![]()
Sì, perchè come ho detto sopra pare che emozioni, relazioni, organizzazioni di personalità siano subordinate al sistema percettivo-cognitivo. Di primo o secondo ordine poco importa.
Non si spiegano altrimenti le estinzioni del sintomo tanto rapide. E non sarà un caso che altri orientamenti siano costretti a contemplare tempi più lunghi.
Ad ogni modo il punto centrale rimane la semplificazione dovuta alla mancata considerazione del vivente come sistema complesso, organizzato su molteplici livelli, non tutti accessibili o rappresentabili a parole, e, soprattutto, dotato di capacità auto-organizzative fondanti che le tecniche di prescrizione, suggestione e quant'altro violano.
E' qui, lo ripeto per l'ennesima volta, che il presupposto epistemico del costruttivismo non viene rispettato.
gieko