E' agosto, sotto il sole si affollano pensieri accaldati... ma per chi è ancora in città, ecco un quesito esistenziale.
Quale è la motivazione professionale di chi fa psicologia del lavoro ? Non vi colpisce la presenza (...o la fantasia di presenza) di molti ruoli legati alla valutazione altrui ?
Ad esempio.... il "Selezionatore"...
il "Valutatore del potenziale"...
il "Direttore del personale"...
il "Coordinatore delle risorse umane"...
lo "Sviluppatore del Potenziale"...
l'esecutore di "assessment center"...
Quanto questo apparentemente onnipresente "fantasma" della "Valutazione dell'Altro" permea il settore della psicologia del lavoro ? Quanto ne sono consapevoli gli psicologi del lavoro ?
Fantasma che, tra l'altro, spesso è legato ad una carenza dell'"autoriflessione" con strumenti psicologici su di sè... ad occhio credo che siano in percentuale maggiore gli studenti di psicologia clinica che si interrogano sull'autoriflessività ed autoapplicabilità del proprio armamentario teorico-metodologico su sè stessi, mentre tra gli psicologi del lavoro di mia conoscenza c'e' una visione molto più "tecnica-impersonale" del proprio lavoro, e minor consapevolezza del forte coinvolgimento del proprio ruolo personale nei processi di assessment... ovviamente parlo di medie, non della pattuglia degli psicologi del lavoro più consapevoli ed autocritici...
Che dite ? Argomento poco agostano ?
...Epperò interessante...
![]()







Rispondi citando