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  1. #931
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Per Rosadimaggio:

    Riguardo a Galimberti, ho riportato direttamente quello che ha scritto. Insomma ho trascritto direttamente quello che condividevo di quello che ha detto Galimberti, non è che io condivida tutto quello che dice (anche perché non è che lo segua molto).
    Poi ho citato la trasmissione radiofonica per rispondere a quello che diceva Ikaro che mi lasciava un po' perplesso, là Galimberti discute in questa con Paolo Migone proprio riguardo all'utilità della psicoanalisi oggi, ho citato la trasmissione soltanto per questo.
    Poi infine ho parlato di Jung perché è stato ikaro a parlare della psicologia analitica, ma Jung è stato molto citato all'interno di questa discussione (vedi gli ultimi interventi di francesca ad esempio questo:

    E ricordo un episodio di Jung, grande maestro e pioniere, che si “sporcò le mani” talmente tanto da interferire con la famiglia di un suo paziente fino a raccontare una clamorosa bugia, che però condusse alla sua guarigione in pochi giorni!! Altro che distacco emotivo e attesa silente della ristrutturazione autonoma dell’Io!

    Se c’è un argomento su cui qualunque psicoanalista, psicologo e psicoterapeuta sguscia via come un’anguilla è quello dei “risultati”. Si diventa sofisticati e si comincia a dire: “dipende da cosa si intende per risultati”… e lì le scuse più strane prendono corpo.
    E il rischio di stare in attesa dei propri cambiamenti per anni è un po’ troppo elevato.
    ) proprio per contrastare le posizioni psicoanalitiche più ortodosse, sostenute anche da ikaro (che qualche post fa sosteneva addirittura che lo psicoanalista non poteva nemmeno rispondere a certe domande del paziente e dire per chi votava).

    Un saluto a tutti
    Ultima modifica di Char_Lie : 26-01-2009 alle ore 17.10.01

  2. #932
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    proprio per contrastare le posizioni psicoanalitiche più ortodosse, sostenute anche da ikaro (che qualche post fa sosteneva addirittura che lo psicoanalista non poteva nemmeno rispondere a certe domande del paziente e dire per chi votava).
    Guarda che non ho mai detto che "non può nemmeno rispondere" a certe domande del paziente, ho detto che non solo non serve, ma rischia di andare a colludere con le richieste del paziente ("e buttare a mare" il lavoro) e ho già spiegato più e più volte il motivo, pertanto: o mi dici perchè non sei d'accordo (sulla mia spiegazione) oppure per me non ha senso continuare su questo piano, anche perchè parlare di ortodossia con uno che segue che Lacan, che proprio di quell'ortodossia si è fatto beffe, è un bel paradosso...

    Saluti,
    ikaro
    Ultima modifica di ikaro78 : 26-01-2009 alle ore 17.20.07

  3. #933
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    in cui Galimberti sostiene che oggi la psicoanalisi risulta inadeguata. Qui discute con Paolo Migone.
    Non riesco a sentire, cosa dice Galimberti sull'inadeguatezza della psicoanalisi? (Non Char_lie, eh! Galimberti... Immagino comunque che avrà centrato il discorso sulla pratica della consulenza filosofica, che lui ritiene più rispondente della psicoanalisi alla ricerca del senso, vedi La casa di Psiche. Dalla psicoanalisi alla pratica filosofica). Quel che è certo è che Galimberti, seppur critico verso la psicoanalisi, manco tiene in conto le altre psicoterapie!
    Ultima modifica di ikaro78 : 26-01-2009 alle ore 17.26.11

  4. #934
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Guarda che non ho mai detto che "non può nemmeno rispondere" a certe domande del paziente, ho detto che non solo non serve, ma rischia di andare a colludere con le richieste del paziente ("e buttare a mare" il lavoro) e ho già spiegato più e più volte il motivo, pertanto: o mi dici perchè non sei d'accordo (sulla mia spiegazione) oppure per me non ha senso continuare su questo piano, anche perchè parlare di ortodossia con uno che segue che Lacan, che proprio di quell'ortodossia si è fatto beffe, è un bel paradosso...
    Ma le richieste del paziente non contano nulla? Se io chiedo allo psicoterapeuta come risolvere un problema che per me è ultracomplicato, supponendo che questo possa e voglia risolverlo, perché se agisce in maniera tale da mettere le cose a posto rischia di colludere? Colludere con cosa? Io ancora non l'ho capito. Se rischia di colludere rispondendo ad una domanda figuriamoci nel far questo. Ma poi a questo punto chi se ne importa della collusione, non è certo un problema che avverte il paziente, è un problema che fa parte delle teorie che segue lo psicoanalista.
    Hai mai pensato ikaro che il "lavoro" di cui parli per la persona che ti siede di fronte (o distesa su un lettino) risulta insignificante ed insensato e magari siede lì di fronte a te soltanto perché cerca un modo di soddisfare una serie di esigenze? Il fatto che "si butti a mare" questo "lavoro" magari è un evento di poco conto per l'altro perché quello che risulta davvero problematico per quella persona non viene neppure sfiorato dalle vostre griglie teoriche.
    Le richieste di una persona sono importanti, magari è lì a spendere parte del suo tempo e denaro proprio per questo, per trovare un modo di soddisfare certe esigenze e poter avere un minimo contatto umano con qualcuno. Anche la testimonianza della vecchia zia sembrava dare più importanza ad elementi che per alcuni di voi risultano secondari ed addirittura dannosi, ma voi niente, rigidi come blocchi di marmo: a quanto pare però per i pazienti le cose risultano molto diverse da come le vedono alcuni voi (filtrate da certe teorie) anche dopo anni di analisi.

    Ma alla fine perché dovreste aver ragione? Anche francesca ha parlato più volte di risultati, ma della bontà dei risultati, se non è possibile esprimere giudizi oggettivi come alcuni hanno sostenuto, chi può renderne conto se non i pazienti?

    Poi cosa di questi interventi ha fatto stare meglio qualcuno? E se l'elemento terapeutico che ha dato un qualche sollievo a qualche persona è stata proprio quella collusione di cui tanto avete paura e tutto il resto ha provocato soltanto un'inutile sofferenza?
    Ultima modifica di Char_Lie : 26-01-2009 alle ore 21.42.13

  5. #935
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Poi cosa di questi interventi ha fatto stare meglio qualcuno? E se l'elemento terapeutico che ha dato un qualche sollievo a qualche persona è stata proprio quella collusione di cui tanto avete paura e tutto il resto ha provocato soltanto un'inutile sofferenza?
    Per il momento inizio a rispondere a questo. Ma secondo te, caro charlie, gli psicoanalisti sono così sciocchi da non capire se la collusione sia o meno un fenomeno terapeutico? Oppure sarà che un secolo di clinica psicoanalitica ha rilevato l'esistenza di situazioni per cui paziente ed analista si sono ritrovati intrappolati nelle rispettive dinamiche patologiche (fenomeno poi denominato collusione), e ne ha descritto la natura, i rischi, le modalità per evitarla o per accorgersi che essa è in atto?
    gieko

  6. #936
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    vorrei aggiungere una cosa a questa osservazione di gieko.
    per uno psicoterapeuta comunque sia se la terapia finisce presto meglio così. sia chiaro, non c'è nessun modello che impone di fare terapia per tutta la vita, nè tanto meno a priori si preclude la cosidetta collusione o se vuoi coinvolgimento emotivo o venire incontro alle "esigenze del paziente".

    sono d'accordo su questo. allora bisogna accettare il fatto che così facendo ci si può pagare il mutuo, perchè un contratto terapeutico di questo tenore assicura una entrata economica durevole e piuttosto sicura. oltre a tutti i casini che ne derivano da questo genere di trappole.

    insomma non si tratta di non avere nemeno un minimo di contatto umano, il che è fondamentalmente impossibile, nè dannosa negligenza verso le esigenze del paziente, ma di fare sul serio un lavoro sulla problematica del paziente. non di apportare un qualche sollievo al paziente, o per lo meno non solo questo.

    difficilmente ti ritrovi un paziente che vuole un qualche sollievo. per quello che in fondo vuoi intendere per "sollievo".

    ciaz.

  7. #937
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Ma le richieste del paziente non contano nulla? Se io chiedo allo psicoterapeuta come risolvere un problema che per me è ultracomplicato, supponendo che questo possa e voglia risolverlo, perché se agisce in maniera tale da mettere le cose a posto rischia di colludere? Colludere con cosa?
    Le richieste del paziente contano nella misura in cui aiutano il paziente a domandare qualcosa. Un domandare qualcosa che a lui sfugge, altrimenti perchè dovrebbe rivolgersi ad uno psicoanalista o ad uno psicoterapeuta? Se la richiesta fosse: "dottore, non trovo lavoro! Mi aiuti a trovare lavoro!". Il terapeuta dovrebbe chiamare l'Adecco? Se la richiesta fosse: "dottore, non trovo la ragazza! Mi aiuti a trovare la ragazza!". Il terapeuta dovrebbe presentargli sua figlia, magari appena mollata dal fidanzato? Se la richiesta fosse: "dottore, mio figlio va male a scuola! Lo chiami!". Il terapeuta dovrebbe chiamare il figlio, invitandolo a colloquio perchè la mamma è preoccupata? Se la richiesta fosse: "dottore, mi fermi, mi schianto in macchina!" Il terapeuta dovrebbe bucargli le gomme dell'auto? Se la richiesta fosse: "dottore! Con mio marito non funziona! Mi dica cosa fare!" Il terapeuta dovrebbe spingere per la separazione o convincere la moglie di quanto è buono e caro il suo maritino? Questo significa colludere. Colludere con le aspettative magiche del paziente che non si assume la responsabilità della propria vita e che magari vorrebbe che qualcuno risolvesse tutte le sue cose e si incazza pure se non lo fa, visto che magari paga profumatamente il suo terapeuta...? Si tratta invece di lavorare da un lato perchè il paziente inventi le sue soluzioni e, dall'altro lato, perchè capisca che il suo dramma non è tutto lì, che dietro quelle richieste c'è un'altra scena. Se questo lavoro non decolla, ci sono mille motivi possibili. In questo c'è una precisa responsabilità del terapeuta, che magari non ha imparato a leggere quel che il soggetto sta dicendo. Ma c'è anche la responsabilità (etica) del paziente, che non ne vuole sapere un tubo di quel che lamenta. E allora il lavoro si può anche chiudere. E il paziente si può rivolgere altrove: all'Adecco, dalla chiromante, dall'avvocato, da un consulente dell'immagine, dal sacerdote, da chi vuole lui, insomma.

    Io ancora non l'ho capito. Se rischia di colludere rispondendo ad una domanda figuriamoci nel far questo. Ma poi a questo punto chi se ne importa della collusione, non è certo un problema che avverte il paziente, è un problema che fa parte delle teorie che segue lo psicoanalista.
    E certo, il paziente non vuole problemi, oltre alla sua bella sofferenza, basta che qualcuno si occupi dei suoi problemi al posto suo. Chi lo fa, secondo questo punto di vista, collude. Colludere non significa certo uccidere, significa però non tenere in conto che dietro una richiesta si nasconde sempre qualcosa d'altro. E soddisfando la richiesta il qualcosa d'altro continua a covare indisturbato e prima o poi torna a bussare alla porta. Certo, è una teoria. Una teoria che, quantomeno, nasce dalla clinica (quindi dall'esperienza) e dagli errori. Questa è l'offerta della psicoanalisi, da costruire chiaramente passo dopo passo a seconda dell'urgenza con cui il paziente arriva e dal tipo di risorse che ha e può mettere in campo, ovviamente. Un certo livello di collusione è necessario (l'ho già deto!!).Bisogna giocarsi -di volta in volta, nell'incontro sempre singolare- qual è questo livello che permette un beneficio terapeutico e, al tempo stesso, permettere che l'altra questione -ignara- sia portata avanti. Beninteso: se l'effetto terapeutico basta al paziente, il lavoro può concludersi senza fare un lavoro di anni. L'altra questione può restare chiusa finché soluzione dura. Per alcuni dura tutta la vita... Beati loro, da una parte. Poveri loro, dall'altra. Da che parte stare? La questione è tutta qui...

    Hai mai pensato ikaro che il "lavoro" di cui parli per la persona che ti siede di fronte (o distesa su un lettino) risulta insignificante ed insensato e magari siede lì di fronte a te soltanto perché cerca un modo di soddisfare una serie di esigenze?
    Non solo ci ho pensato, ma lo vivo sulla mia pelle di paziente. Tuttavia, se è insensato e insignificante significa che il lavoro non è mai iniziato. Anche qui, i motivi possono essere diversi. La serie di esigenze, in ogni caso, non me le può soddisfare la mia analista come non me le può soddisfare nessun altro, se non la mamma nella vita intrauterina (forse) o Dio nella vita ultraterrena (forse).

    Il fatto che "si butti a mare" questo "lavoro" magari è un evento di poco conto per l'altro perché quello che risulta davvero problematico per quella persona non viene neppure sfiorato dalle vostre griglie teoriche.
    Non è vero, come dicevo sopra le richieste vengono accolte e trattate. Non soddisfatte, se non in una certa misura. Se Tizio non è alto 1.85 non posso farci nulla, posso solo cercare di capire che cosa significa per lui voler essere così alto e, da lì, permettere che Tizio si interroghi e capisca che mancherà sempre di qualcosa, questa è la castrazione con cui ogni comune mortale deve fare i conti. A meno che non sia matto davvero, ma questo è un altro discorso.

    Le richieste di una persona sono importanti, magari è lì a spendere parte del suo tempo e denaro proprio per questo, per trovare un modo di soddisfare certe esigenze e poter avere un minimo contatto umano con qualcuno. Anche la testimonianza della vecchia zia sembrava dare più importanza ad elementi che per alcuni di voi risultano secondari ed addirittura dannosi, ma voi niente, rigidi come blocchi di marmo: a quanto pare però per i pazienti le cose risultano molto diverse da come le vedono alcuni voi (filtrate da certe teorie) anche dopo anni di analisi.
    Trattare la richiesta, senza per questo soddisfarla (anche perchè spesso non si può oggettivamente soddisfare), significa avere un contatto umano e tener conto delle esigenze di cui parli. La testimonianza della vecchia zia è molto bella, ma sembra più in linea con il mio modo di vedere la questione che con il tuo. Quanto alla rigidità del blocco di marmo, mi verrebbe da dire: senti chi parla! Credo comunque che, per quanto implicite, le vostre siano teorie tali e quali alle nostre. Sempre con teorie abbiamo a che fare, sembrerà strano ma è così. Ci sono teorie, come la psicoanalisi, che osano un po' di più: mostrare appunto proprio questo punto di impossibile con cui ci confrontiamo quotidianamente e che ci acceca completamente, al punto da non poter vedere un po' più in là, e allora si resta fermi, per tutta la vita, anche su un lettino ovviamente, che non ti dà alcuna garanzia. Questo non l'ho mai detto.

    Ma alla fine perché dovreste aver ragione? Anche francesca ha parlato più volte di risultati, ma della bontà dei risultati, se non è possibile esprimere giudizi oggettivi come alcuni hanno sostenuto, chi può renderne conto se non i pazienti?
    Non si tratta di aver ragione. Questo è un punto di vista, può piacerti o meno, ma non puoi pretendere che lo si cambi a questo livello! La bontà dei risultati in psicoanalisi non può essere un parametro universale perchè la psicoanalisi è a misura del singolo soggetto: solo io posso dire se la mia analisi si sarà rivelata tale, non uno studio evidence based, non la Scienza con la S maiuscola, nemmeno tu Char_lie, nemmeno Francesca e nemmeno la mia analista...

    Poi cosa di questi interventi ha fatto stare meglio qualcuno? E se l'elemento terapeutico che ha dato un qualche sollievo a qualche persona è stata proprio quella collusione di cui tanto avete paura e tutto il resto ha provocato soltanto un'inutile sofferenza?
    Sul "cosa" il discorso si fa complesso, ma possiamo parlarne. Per il resto, nessuno obbliga nessuno a far niente, se la sofferenza diventa inutile allora è meglio cambiare strada. No?

    Saluti,
    ikaro
    Ultima modifica di ikaro78 : 27-01-2009 alle ore 11.33.50

  8. #938
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Ikaro, sei stato chiaro e molto convincente!
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  9. #939
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Concordo in pieno con ikaro!

    Saluti,
    Luigi

  10. #940
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Bell'intervento anche per me, quello di ikaro. Mi spiace non avere molto tempo per seguire con più costanza la discussione.
    gieko

  11. #941
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da ikaro68
    Si tratta invece di lavorare da un lato perchè il paziente inventi le sue soluzioni e, dall'altro lato, perchè capisca che il suo dramma non è tutto lì, che dietro quelle richieste c'è un'altra scena.
    Da quello che dici Ikaro l'unica cosa che posso dedurre è che la psicoanalisi allora (solo per me?) non serve a nulla, l'impianto idraulico lo può riparare un idraulico, per le malattie ci sono i medici e così via... La mia vita comunque la vivo io, non c'è certo bisogno che qualcuno che me lo ricordi. Là dove non si sa bene come risolvere qualcosa forse non c'è proprio nient'altro da fare... La psicoanalisi è un'altra delle tante truffe che ci sono in giro, per me a questo punto le cose risultano chiare.
    Lo psicoanalista insomma a cosa serve? Se serve per capire che il proprio dramma è un altro, che dietro quello che desidero c'è un'altra scena per me non serve a nulla, è un'altra bella strategia per confondere le idee, avevo capito bene in fin dei conti, il solito bla, bla, bla... Ma quando questo poi lo si mostra chiaramente voi psicoanalisti vi arrabbiate.
    Tornando all'esempio di prima si confonde il cane agitandosi ed usando gesti inconsulti, lo si distrae con qualche diversivo così questo non pensa più che è legato a quella catena e grazie a questo stratagemma in seguito questo bel cane può continuare a vivere e mangiare nella sua bella ciotola e dormire sogni tranquilli (questa però non è una soluzione del problema posto inizialmente), quell'inquietudine che agitava il cane non c'è più perché si è abituato alla catena, ma la catena è ancora lì. Se proprio devo distrarmi preferisco allora altri tipi di distrazioni.
    Se mi rivolgo a qualcuno è perché come quel cane voglio qualcosa che mi sia utile davvero per tagliare quella catena, il resto mi interessa poco, anche come ci sono arrivato ad essere legato lì se questo non mi serve effettivamente per tagliarla.
    Se è questo male il problema (e voi non avete "cure" efficaci ovvero soluzioni efficaci e praticamente non le possiedo nemmeno io [altrimenti non avrei chiesto aiuto]) io lo affronto come mi pare, anche "abbaiando, sbraitando a più non posso e prendendo a morsi il padrone". Il problema grosso da risolvere per me non sono le mie reazioni a quel disagio ma il disagio reale stesso e perciò non ci riusciremo mai a comprendere.
    Voi spostate il problema su qualcos'altro e quando provo a parlare della catena indicandola chiaramente e dicendo Il problema è questo e quindi chiedendo con calma un aiuto concreto, vi incavolate anche (questo mi è capitato, che sia psicoanalisi o psicoterapia psicoanalitica non posso saperlo di preciso) e così poi mi incavolo anche io.
    Io mi chiedo: ma allora a cosa serve il vostro intervento se non avete proprio nulla da aggiungere in merito che funzioni davvero?

    In fin dei conti mi è stato utile venire qui, avevo qualche dubbio e tentennavo rispetto a questo tipo di pratiche ma ikaro me li ha tolti tutti, che ognuno poi faccia quel che vuole. Questo è davvero l'ultimo messaggio, non vi scoccio più.
    Ultima modifica di Char_Lie : 27-01-2009 alle ore 15.41.21

  12. #942
    Johnny
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    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Tornando all'esempio di prima si confonde il cane agitandosi ed usando gesti inconsulti, lo si distrae con qualche diversivo così questo non pensa più che è legato a quella catena e grazie a questo stratagemma in seguito questo bel cane può continuare a vivere e mangiare nella sua bella ciotola e dormire sogni tranquilli (questa però non è una soluzione del problema posto inizialmente), quell'inquietudine che agitava il cane non c'è più perché si è abituato alla catena, ma la catena è ancora lì. Se proprio devo distrarmi preferisco allora altri tipi di distrazioni.
    Se mi rivolgo a qualcuno è perché come quel cane voglio qualcosa che mi sia utile davvero per tagliare quella catena, il resto mi interessa poco, anche come ci sono arrivato ad essere legato lì se questo non mi serve effettivamente per tagliarla.

    Per restare nella metafora del cane da te proposta, potremmo dire che la catena non esiste fisicamente, ma è immaginaria, cioè è una costruzione mentale del cane stesso ma che egli crede sia reale. E che la psicoanalisi serve proprio per far prendere consapevolezza al cane di questo fatto.

    Se l'analista trattasse il cane come se la catena fosse un'esistenza empirica, colluderebbe.
    Ultima modifica di Johnny : 27-01-2009 alle ore 17.24.13

  13. #943
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    char_lie, non scocci nessuno.
    anzi, ikaro insieme ad altri è stato abbastanza disponibile, sottolineando i suoi dubbi e le sue convergenze su quanto dici.
    che poi quanto dici è metaforico (l'immagine del cane e la catena), troppo personale, troppo pregiudizievole (cosa del resto comune a tutti noi), non possiamo farci nulla.
    se non parlarne apertamente e nei limiti che consente un forum elettronico.

    che la psicoanalisi/psicoterapia sia una truffa, che sia un blablabla, oppure una tecnica efficace e sicura io non te lo so dire in modo assoluto, pur essendo un addetto ai lavori. ma la verità sta in mezzo come in tutte le questioni più serie.
    ecco su questo sono piuttosto sicuro, siamo "seri" quando discutiamo di questo genere di cose, preparati, e cosa da non sottovalutare non assolutisti, ma con qualche dubbio di buon senso.

    ciaz.

  14. #944
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Da quello che dici Ikaro l'unica cosa che posso dedurre è che la psicoanalisi allora (solo per me?) non serve a nulla, l'impianto idraulico lo può riparare un idraulico, per le malattie ci sono i medici e così via... La mia vita comunque la vivo io, non c'è certo bisogno che qualcuno che me lo ricordi. Là dove non si sa bene come risolvere qualcosa forse non c'è proprio nient'altro da fare... La psicoanalisi è un'altra delle tante truffe che ci sono in giro, per me a questo punto le cose risultano chiare.
    Lo psicoanalista insomma a cosa serve? Se serve per capire che il proprio dramma è un altro, che dietro quello che desidero c'è un'altra scena per me non serve a nulla, è un'altra bella strategia per confondere le idee, avevo capito bene in fin dei conti, il solito bla, bla, bla... Ma quando questo poi lo si mostra chiaramente voi psicoanalisti vi arrabbiate.
    Tornando all'esempio di prima si confonde il cane agitandosi ed usando gesti inconsulti, lo si distrae con qualche diversivo così questo non pensa più che è legato a quella catena e grazie a questo stratagemma in seguito questo bel cane può continuare a vivere e mangiare nella sua bella ciotola e dormire sogni tranquilli (questa però non è una soluzione del problema posto inizialmente), quell'inquietudine che agitava il cane non c'è più perché si è abituato alla catena, ma la catena è ancora lì. Se proprio devo distrarmi preferisco allora altri tipi di distrazioni.
    Se mi rivolgo a qualcuno è perché come quel cane voglio qualcosa che mi sia utile davvero per tagliare quella catena, il resto mi interessa poco, anche come ci sono arrivato ad essere legato lì se questo non mi serve effettivamente per tagliarla.
    Se è questo male il problema (e voi non avete "cure" efficaci ovvero soluzioni efficaci e praticamente non le possiedo nemmeno io [altrimenti non avrei chiesto aiuto]) io lo affronto come mi pare, anche "abbaiando, sbraitando a più non posso e prendendo a morsi il padrone". Il problema grosso da risolvere per me non sono le mie reazioni a quel disagio ma il disagio reale stesso e perciò non ci riusciremo mai a comprendere.
    Voi spostate il problema su qualcos'altro e quando provo a parlare della catena indicandola chiaramente e dicendo Il problema è questo e quindi chiedendo con calma un aiuto concreto, vi incavolate anche (questo mi è capitato, che sia psicoanalisi o psicoterapia psicoanalitica non posso saperlo di preciso) e così poi mi incavolo anche io.
    Io mi chiedo: ma allora a cosa serve il vostro intervento se non avete proprio nulla da aggiungere in merito che funzioni davvero?

    In fin dei conti mi è stato utile venire qui, avevo qualche dubbio e tentennavo rispetto a questo tipo di pratiche ma ikaro me li ha tolti tutti, che ognuno poi faccia quel che vuole. Questo è davvero l'ultimo messaggio, non vi scoccio più.
    Ma se ''il problema è questo'' e se tutte le soluzioni praticabili ad un livello conscio si sono rivelate vane allora bisogna spostarsi, ''de-centrarsi'' e iniziare a comprendere e a 'sentire' (con tanta umiltà...) che il teatro su cui si svolge la scena della nevrosi non è quello dell'Io che, essendo un 'complesso' come tutti gli altri, ha un potere limitato e parziale sulla psiche totale.
    Ciò detto, la clinica è una realtà complessa e tentacolare che non rientrerà mai tutta in un approccio teorico o in un altro,non si lascia rinchiudere:per fare un esempio, i modelli integrati stanno a dire proprio che dove una terapia cognitiva fallisce forse è tempo di considerare il punto di vista dinamico e se anche quest'ultimo si rivelasse insufficiente può darsi che un approccio direttivo 'duro' , magari con sostegno farmacologico, si riveli infine efficace...in fondo è il paziente che chiede aiuto e ha ampia libertà di scelta: la psicoanalisi chiede un dis-locamento dell'Io ma non è detto che uno debba accettarlo e non è detto che in tutti i casi sia la scelta migliore...
    Ognuno ha delle scelte ''reali'' da fare e delle responsabilità nei confronti della vita: e il nevrotico deve iniziare a capire proprio questo...

    Saluti,
    Luigi

  15. #945
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Per restare nella metafora del cane da te proposta, potremmo dire che la catena non esiste fisicamente, ma è immaginaria, cioè è una costruzione mentale del cane stesso ma che egli crede sia reale. E che la psicoanalisi serve proprio per far prendere consapevolezza al cane di questo fatto.
    Se l'analista trattasse il cane come se la catena fosse un'esistenza empirica, colluderebbe.
    Ma no Johnny, restando sulla metafora del cane (che già come metafora la dice lunga...), per lo psicoanalista il punto non è che la catena non esiste (se non come pippa mentale del paziente e come tale da correggere, prospettiva forse più prossima alle terapie cognitiviste), la catena esiste eccome (certamente anche come costruzione/costrizione mentale), il punto è che il cane si è lasciato incatenare, piuttosto che vivere da randagio, quindi anche lui è responsabile della libertà limitata, è lui stesso implicato nella sofferenza di cui si lamenta ed è di questo che può -eventualmente- rispondere. Se l'analista trattasse la catena come falso problema si precluderebbe la possibilità di lavoro, se invece facesse in modo che il cane si accorgesse che un padrone e una ciotola tutti i santi giorni gli hanno fatto anche (non solo, sia chiaro) comodo, forse il cane incomincerebbe a ringhiare, anzichè piagnucolare e poi spazzare la ciotola tutti i santi giorni e scodinzolare davanti al padrone. A quel punto può anche spezzare la catena e incamminarsi verso vie magari sconosciute, sicuramente irte e perigliose, ma che possono avere il sapore nuovo della libertà...

    Saluti,
    ikaro
    Ultima modifica di ikaro78 : 27-01-2009 alle ore 21.25.57

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