
Originalmente inviato da
francesca63
James Hillmann, figura prestigiosa di filosofo e analista junghiano nel suo libro selvaggio, informale, rivoluzionario: "Cento anni di psicoterapia e il mondo va sempre peggio", dialoga con M. Ventura sull'attuale necessità dell'analisi di
affrontare i problemi dell'individuo, riconoscendone i sintomi anche nel corpo sofferente del mondo. Se la terapia si propone di adattare l'individuo a una società che genera malessere, finisce per generare ulteriore malessere nell'individuo e nella società: il culto del bambino interiore, la riduzione di ogni conflitto a mascheramento di conflitti infantili distolgono dal mondo e promuovono una concezione solipsistica del sè. Hillman sostiene al contrario una visione del sè come interiorizzazione della comunità e invita terapeuti e pazienti a rivolgersi anche al sentimento comunitario e alla passione civile, perchè"io non sono, se non in un campo psichico con gli altri-con la gente, gli edifici, gli animali,le piante". Il setting potrebbe diventare una cellula rivoluzionaria, se la terapia situasse i nostri problemi più nel presente, e se orientasse la nostra attenzione più nella direzione del mondo anzichè soltanto verso l'interno. Come diceva Jung: "la cosa più terribile è conoscere se stessi" e diventare sempre più sè stessi è un'esperienza di riduzione, in quanto molto spesso comporta una disidratazione, una perdita d'inflazione, una perdita di illusioni. Alleggerirsi, spogliarsi delle pseudopelli, delle incrostazioni. Crescita è sempre perdita. Quando si cresce si perde qualcosa, quel qualcosa cui ti aggrappi per sentirti sicuro, perdi abitudini nelle quali ti trovavi bene, perdi in familiarità. La fantasia della crescita che si trova in terapia è la romantica fantasia di una persona sempre in evoluzione, sempre più creativa, integrata, che tiene tutto insieme, ma se non si si realizza ci si sente falliti...è un'idealizzazione che predispone al fallimento. Ci sono poi delle rocce nella psiche, ci sono cristalli, c'è del materiale ferroso, c'è un livello metallico dove certe cose non cambiano(per associazione penso a Char_lie!). Per riportare il discorso al rapporto terapia e politica, questa fantasia della crescita, della persona sempre in espansione, in evoluzione, oggigiorno molto avvertita, non ottiene altro che far sentire le persone sempre più dei falliti. Il che, a sua volta, non ottiene altro che accrescere il generale senso d'impotenza. Un circolo vizioso.
Le idee di Hillman, un eretico del mondo junghiano e della psicologia contemporanea, contengono "dirompenze ideative" affascinanti , ma da filtrare prudentemente.
Dal 1988, quando scrisse:"Dallo specchio alla finestra:curare il narcisismo della psicoanalisi" cominciò la sua pratica di analista in esilio volontario dalla stanza d'analisi...stese il mondo sul lettino, si affacciò alla finestra e abbagliato dalla visione, scese per strada, lì rimanendo.
Il messaggio di Hillman ai suoi tanti estimatori e allievi, sparsi per il mondo è di praticare l'analisi consapevoli delle esigenze dell' "anima mundi".