
Originalmente inviato da
gieko
Che la durata non possa essere predeterminata mi vede pienamente d'accordo. Infatti trovo piuttosto banalizzante valutare la psicoanalisi come "sorpassata" solo perchè è di lunga durata. Se sono necessari 15 anni (così come 5 anni) di analisi non ci vedo alcunchè di antiterapeutico, come fanno intendere alcuni commenti. Si rispettano i tempi del soggetto e della patologia, come dici anche tu.
Rispetto a quanto dici in seguito non ho l'impressione che nel mondo psicoanalitico contemporaneo ci sia questo rifiuto della ricerca empirca e clinica ed in generale della verifica dei risultati. La mole di dati pubblicata da ricercatori sulla teoria psicoanalitica è notevole ed aggiornata. Di matrice psicoanalitica sono strumenti di verifica del processo terapeutico come il CCRT di Luborsky, il modello dell'Attvità Referenziale di Bucci. Da anni l'IPA è impegnata nel sostegno della ricerca in psicoanalisi e ha inaugurato un ramo dell'organizzazione specificatamente dedicato a questa attività.
Anche rispetto agli apporti di altre scienze e discipline non mi ritrovo nella situazione che descrivi. Leggo continuamente di autori che fanno riferimento e si confrontano con la neurologia (tutta la neuropsicoanalisi, ovviamente), con la biologia dello sviluppo (il Boston Group), con la teoria dei sistemi (Beebe, Lachmann), con le matematiche della complessità (Benjamin, Hoffman,...), con la narratologia (Ferro), con la fisica (teorie del campo).
Mi farebbe piacere sapere a quali esponenti di rilievo ti riferisci. Sicuramente ci sono psicoanalisti meno attenti a questi sviluppi e a questi confronti, come credo non manchino terapeuti sistemici, cognitivisti, umanisti che non si concentrano sul proficuo interfaccia con altri vertici del sapere.