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  1. #976

    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio

    CONCLUSIONI: Ci sono prove che le LTPP (psicoterapie psicodinamiche a lungo termine) sono trattamenti efficaci per i distrubi mentali complessi. Ulteriori ricerche devono riguardare i risultati delle LTPP in disturbi mentali specifici e dovrebbero includere analisi costi-benefici.

    CONCLUSIONI: Le terapie a breve termine producono benefici più rapidamente che le psicoterapie psicodinamiche a lungo termine ma su lungo tempo le psicoterapie psicodinamiche a lungo termine si mostrano superiori rispetto alle terapie a breve termine. Tuttavia sono necessarie ulteriori ricerche per determinare quali categorie di pazienti possono usufruire di psicoterapie a lungo termine per il trattamento di disturbi dell'umore e ansiosi.

    Qui ci sono due studi pubblicati su riviste mediche (non di parte come dicevi, quindi!), che utilizzano campioni significativi per presentare certi risultati: le psicoterapie a lungo termine sono efficaci e mostrano di produrre cambiamenti stabili nel tempo.
    Il linguaggio mi pare resti molto vago....e poi io non discuto sul fatto che ci siano dei cambiamenti stabili nel tempo.

    Ma questi possono verificarsi per il subentrare di molti fattori, in quanto lo strumento usato e' la parola. Lo stesso che si usa per un corso di cucina. Se non che nel corso di cucina ci sono anche prove pratiche, che nella psicoanalisi non ci sono.

    La maggior parte di coloro che si recano a Luordes poi, a detta loro, si sentono diversi, piu' completi, piu' sereni, piu' buoni e comprensivi. Ho avuto modo di conoscerne diversi.

    E' chiaro che, in una terapia che va a vanti per anni, qualcosa succede nella vita del paziente. Se non altro, invecchia.

    Inoltre non e' che voglia sostenere chissa' che, visto che anche io mi avvalgo di acquisizioni psicologiche di derivazione Freudiana, e non solo.

    Sostengo solamente che le prove scientifiche non ci sono, e che l'efficacia e' devoluta piu' al singolo terapista, che non alla tecnica in se.

    E che indipendentemente dalle tecniche usate, la risoluzione di particolari stati di malessere, e' sempre sull'ordine del 50% dei casi, mentre per i casi di psicosi [schizzofrenia, depressione maggiore, paranoie e manie], si deve comunque ricorrere alla psichiatra e alla farmacoterapia.

    Quindi niente battaglie. Solo distinguo.

    ps La mia traduzione mi piace di piu'. E' piu' veritiera. :-)
    Ultima modifica di oscarmoreno : 29-01-2009 alle ore 11.27.20

  2. #977
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da oscarmoreno Visualizza messaggio
    Il linguaggio mi pare resti molto vago....e poi io non discuto sul fatto che ci siano dei cambiamenti stabili nel tempo.

    Ma questi possono verificarsi per il subentrare di molti fattori, in quanto lo strumento usato e' la parola. Lo stesso che si usa per un corso di cucina. Se non che nel corso di cucina ci sono anche prove pratiche, che nella psicoanalisi non ci sono.

    La maggior parte di coloro che si recano a Luordes poi, a detta loro, si sentono diversi, piu' completi, piu' sereni, piu' buoni e comprensivi. Ho avuto modo di conoscerne diversi.

    E' chiaro che, in una terapia che va a vanti per anni, qualcosa succede nella vita del paziente. Se non altro, invecchia.

    Inoltre non e' che voglia sostenere chissa' che, visto che anche io mi avvalgo di acquisizioni psicologiche di derivazione Freudiana, e non solo.

    Sostengo solamente che le prove scientifiche non ci sono, e che l'efficacia e' devoluta piu' al singolo terapista, che non alla tecnica in se.

    E che indipendentemente dalle tecniche usate, la risoluzione di particolari stati di malessere, e' sempre sull'ordine del 50% dei casi, mentre per i casi di psicosi [schizzofrenia, depressione maggiore, paranoie e manie], si deve comunque ricorrere alla psichiatra e alla farmacoterapia.

    Quindi niente battaglie. Solo distinguo.

    ps La mia traduzione mi piace di piu'. E' piu' veritiera. :-)
    Devo ricordarmi di modificare la calssificazione linneiana e inserirti nella categoria delle anguille...

    Tra "There is evidence that LTPP is an effective treatment..." e la tua traduzione: "Non vi è prova che la pianificazione a lungo termine è un trattamento efficace" ci passa l'intero universo conosciuto.

    La traduzione ti piace di più... come no? Ti credo sulla parola. Ma non è una traduzione, è una castroneria...

    Sostieni che le prove scientifiche non ci sono... in base alla tua opinione personale di psicoterapeuta, suppongo, o alla tua lunghissima esperienza di ricercatore scientifico nel campo.

    Tra fare critiche sensate e sparare stupidaggini, mi pare ti stai collocando dalla seconda parte...

    Da dove ti salti fuori che "per i casi di psicosi [schizzofrenia, depressione maggiore, paranoie e manie], si deve comunque ricorrere alla psichiatra e alla farmacoterapia.", lo ignoro... Sarei davvero curioso di capire in base a cosa "si deve". Che lo si faccia non implica che si debba. E sì che sei filosofo (o, almeno, così affermi, anche se della tua laurea io non trovo traccia in alcuna università italiana...)

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  3. #978
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Ma questi possono verificarsi per il subentrare di molti fattori, in quanto lo strumento usato e' la parola. Lo stesso che si usa per un corso di cucina. Se non che nel corso di cucina ci sono anche prove pratiche, che nella psicoanalisi non ci sono.

    La maggior parte di coloro che si recano a Luordes poi, a detta loro, si sentono diversi, piu' completi, piu' sereni, piu' buoni e comprensivi. Ho avuto modo di conoscerne diversi.

    E' chiaro che, in una terapia che va a vanti per anni, qualcosa succede nella vita del paziente. Se non altro, invecchia.

    Inoltre non e' che voglia sostenere chissa' che, visto che anche io mi avvalgo di acquisizioni psicologiche di derivazione Freudiana, e non solo.

    Sostengo solamente che le prove scientifiche non ci sono, e che l'efficacia e' devoluta piu' al singolo terapista, che non alla tecnica in se.

    E che indipendentemente dalle tecniche usate, la risoluzione di particolari stati di malessere, e' sempre sull'ordine del 50% dei casi, mentre per i casi di psicosi [schizzofrenia, depressione maggiore, paranoie e manie], si deve comunque ricorrere alla psichiatra e alla farmacoterapia.

    Quindi niente battaglie. Solo distinguo.
    I casi in cui un soggetto "sta meglio" senza l'aiuto di una psicoterapia, solo con il passare del tempo, sono detti "remissioni spontanee", a cui si affianca anche l'aiuto di non-professioniti, come il sotegno di amici e simili.
    E in effetti di Eysenk (1952) passando in rassegna gli studi di valutazione dell'efficacia della psicoterapia concluse che non vi era differenza tra le persone sottoposte a psicoterapie e quelli non trattati o in lista di attesa.

    MA il numero e la qualità degli studi di valutazione della psicoterapia nel 1952 era molto limitato e le rierche svolte negli ultimi 50 anni hanno concluso che la psicoterapia serve e produce davvero effetti positivi, ed è migliore dell'assenza di trattamento o del placebo.
    In uno studio del 1980 (Smith, Glass & Miller) usando la meta-analisi hanno stabilito che i pz con psicoterapia hanno un miglioramento dell'80% maggiore rispetto ai pz senza psicoterapia. I risultati sono stati confermati anche da studi successivi.
    Ultima modifica di Johnny : 29-01-2009 alle ore 13.26.18

  4. #979
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    I casi in cui un soggetto "sta meglio" senza l'aiuto di una psicoterapia, solo con il passare del tempo, sono detti "remissioni spontanee", a cui si affianca anche l'aiuto di non-professioniti, come il sotegno di amici e simili.
    E in effetti di Eysenk (1952) passando in rassegna gli studi di valutazione dell'efficacia della psicoterapia concluse che non vi era differenza tra le persone sottoposte a psicoterapie e quelli non trattati o in lista di attesa.

    MA il numero e la qualità degli studi di valutazione della psicoterapia nel 1952 era molto limitato e le rierche svolte negli ultimi 50 anni hanno concluso che la psicoterapia serve e produce davvero effetti positivi, ed è migliore dell'assenza di trattamento o del placebo.
    In uno studio del 1980 (Smith, Glass & Miller) usando la meta-analisi hanno stabilito che i pz con psicoterapia hanno un miglioramento dell'80% maggiore rispetto ai pz senza psicoterapia. I risultati sono stati confermati anche da studi successivi.
    E ci sarebbe anche da dire che le cosiddette ''remissioni spontanee'' possono rivelarsi quali travestimenti di ordine sintomatico: un distimico,ad esempio, potrebbe sperimentare una totale remissione in presenza di una nuova occupazione con conseguente ricaduta ad un eventuale licenziamento.In sostanza mi pare che una riconfigurazione del sintomo dopo un periodo di 'remissione' sia molto più probabile e che la psicoterapia (soprattutto di tipo esplorativo) sia il trattamento elettivo: io dico sempre a chi mi chiede consiglio di non aspettare e perdere altro tempo con il rischio, piuttosto frequente, di cronicizzare un qualcosa che, se 'preso' all'inizio può rivelarsi anche molto semplice da trattare.

    Saluti,
    Luigi

  5. #980
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Bel post francesca. Sono convinto che, seppure con differenze storiche e di linguaggio, la psicoanalisi junghiana e quella freudiana contemporanee siano in sintonia rispetto a questo tema.
    Sì, molto interessante questo punto di vista ed anche il libro di Hillmann, nella forma di un dialogo, è davvero apprezzabile. Tra l'altro non capisco perchè Galimberti lo snobbi, forse luigi e francesca ne sanno qualcosa di più...?

  6. #981
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Sì, molto interessante questo punto di vista ed anche il libro di Hillmann, nella forma di un dialogo, è davvero apprezzabile. Tra l'altro non capisco perchè Galimberti lo snobbi, forse luigi e francesca ne sanno qualcosa di più...?
    Perchè nello junghismo esistono vari orientamenti tra i quali i più importanti sono quelli riconducibili alla ''psicologia archetipica'' (Hillman,Neumann) e il cosiddetto ''junghismo critico'' (trevi,galimberti, e in generale il CIPA)...poi, per carità, Hillman ha scritto libri stupendi ma quanto a profondità di pensiero,esegesi,riconfigurazione col rischio dell'eresia,l'avvicinamento alla fenomenologia, non ci sono paragoni con la realtà italiana...per quanto mi riguarda non faccio distinzioni facili e scolastiche ma mi pare che il coraggio di pensare ad una psicologia analitica in maniera così radicalmente nuova e radicale sia da attribuire al lavoro dei grandi italiani di cui sopra...senza nulla togliere ai vari movimenti che testimoniano, d'altro canto, la sconcertante varietà di Jung stesso...a mio modesto parere.

    Saluti,
    Luigi

  7. #982
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Sì, molto interessante questo punto di vista ed anche il libro di Hillmann, nella forma di un dialogo, è davvero apprezzabile. Tra l'altro non capisco perchè Galimberti lo snobbi, forse luigi e francesca ne sanno qualcosa di più...?
    Luigi ha già risposto.Vorrei solo aggiugere una nota:
    James Hillman, chiama il pensare per immagini "fare anima".
    Galimberti, critica questo approccio di Hillman in quanto ritiene che il pensare per immagini è originariamente, operazione filosofica; il filosofo attua la sua ideazione nell'assenza, e l'assenza dell'oggetto, dice Galimberti, "è il tratto peculiare dell'immagine".
    I filosofi cercano di rintracciare il senso che collega le cose tra loro anche in loro assenza, ossia facendo riferimento solo alla loro immagine,creando immagini di straordinaria plasticità con cui disegnare la realtà, soprattutto là ove la ragione si arena e urge l'ausilio del mito.
    Lo riconosce lo stesso Hillman, nel ricordare come Platone nel celebre mito di Er, rinvia, tramite suggestive immagini, a concetti quali vocazione, disegno dell'immagine, allineamento della nostra vita sul daimon, cioè quel qualcosa che esiste in ciascuno di noi, che ci rende unici e irripetibili, e che contrassegna i nostri vissuti e i nostri agiti in modo irriducibile.
    "Prima della nascita, l'anima di ciascuno di noi sceglie un'immagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo tutto questo e crediamo di essere venuti vuoti. È il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro destino".
    J. Hillman, Il codice dell'anima
    Ultima modifica di francesca63 : 29-01-2009 alle ore 22.21.24
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  8. #983
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Consentitemi di riproporre un quesito già discusso tempo fa in questo 3d, a proposito di orientamenti politici; se, in seduta, si affronta con un analista una discussione relativa alle credenze religiose, perchè non lascia mai trapelare se è cattolico, buddista, ateo o che altro? Come può avere la presunzione narcisistica di pensare che la sua opinione può influenzare il paziente? Siete sicuri fino a tal punto,voi esperti, che i pazienti , sono tutti così fragili, tonti o influenzabili? Nevrotico non vuol dire incapace di intendere o discernere!!!
    Un percorso di psicologia analitica deve, alla fine, aiutare il paziente a trovare un nuovo assetto, dare un senso alla sua vita e la spiritualità, la scelta di una fede o di una religione sono elementi fondamentali da non sottovalutare. Perchè non se ne può discutere confrontandosi apertamente?
    La visione della vita del terapeuta dovrebbe, prima o poi, scaturire da quella terza voce che parla quando la relazione funziona. L'analista deve sentirsi coinvolto anche sul piano etico e proteggendosi troppo, non esponendosi, a mio avviso non tutela il paziente anzi lo svaluta e non lo aiuta ad evolversi.
    Spero che da Luigi, così sensibile a questo tipo di problematiche, o da chi vuole, mi arrivi una risposta. Grazie mille.
    Ultima modifica di francesca63 : 31-01-2009 alle ore 05.19.22
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  9. #984
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Consentitemi di riproporre un quesito già discusso tempo fa in questo 3d, a proposito di orientamenti politici; se, in seduta, si affronta con un analista una discussione relativa alle credenze religiose, perchè non lascia mai trapelare se è cattolico, buddista, ateo o che altro? Come può avere la presunzione narcisistica di pensare che la sua opinione può influenzare il paziente? Siete sicuri fino a tal punto,voi esperti, che i pazienti , sono tutti così fragili, tonti o influenzabili? Nevrotico non vuol dire incapace di intendere o discernere!!!
    Un percorso di psicologia analitica deve, alla fine, aiutare il paziente a trovare un nuovo assetto, dare un senso alla sua vita e la spiritualità, la scelta di una fede o di una religione sono elementi fondamentali da non sottovalutare. Perchè non se ne può discutere confrontandosi apertamente?
    La visione della vita del terapeuta dovrebbe, prima o poi, scaturire da quella terza voce che parla quando la relazione funziona. L'analista deve sentirsi coinvolto anche sul piano etico e proteggendosi troppo, non esponendosi, a mio avviso non tutela il paziente anzi lo svaluta e non lo aiuta ad evolversi.
    Spero che da Luigi, così sensibile a questo tipo di problematiche, o da chi vuole, mi arrivi una risposta. Grazie mille.

    il paziente chiede all'analista: "è cattolico?", l'analista risponde. Alla seduta successiva il pz chiede "è sposato?"...dopo un po' di tempo chiedera "ha figli"?....poi "che numero ha di scarpe",...poi "cosa fa domenica""...."cosa ha mangiato ieri sera?":...e così via. Alla fine non si parlerà più del paziente, ma del'analista. Mentre in terapia l'attenzione va posta sul paziente, com'è ovvio che sia.
    Questo lo disse Freud nei "consigli al medico sul trattamento analitico" del 1912.

    E fece un discorso simile in riferimento alla "tecnica attiva" di Ferenczi: si comincia toccando il paziente per dare conforto e pian piano si finisce per baciarsi in seduta (dopo una pacca sulle spalle, che vuoi che sia, si può passare alla carezza...e poi, pian piano, all'abbraccio, e poi al bacio)
    Ultima modifica di Johnny : 31-01-2009 alle ore 07.36.45

  10. #985
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    il paziente chiede all'analista: "è cattolico?", l'analista risponde. Alla seduta successiva il pz chiede "è sposato?"...dopo un po' di tempo chiedera "ha figli"?....poi "che numero ha di scarpe",...poi "cosa fa domenica""...."cosa ha mangiato ieri sera?":...e così via. Alla fine non si parlerà più del paziente, ma del'analista. Mentre in terapia l'attenzione va posta sul paziente, com'è ovvio che sia.
    Questo lo disse Freud nei "consigli al medico sul trattamento analitico" del 1912.

    E fece un discorso simile in riferimento alla "tecnica attiva" di Ferenczi: si comincia toccando il paziente per dare conforto e pian piano si finisce per baciarsi in seduta (dopo una pacca sulle spalle, che vuoi che sia, si può passare alla carezza...e poi, pian piano, all'abbraccio, e poi al bacio)
    Caro johnny, hai completamente stravolto ed estremizzato il senso della mia domanda. Delle abitudini dell'analista e ancor meno delle sue effusioni che può interessare?
    Diverso è rifiutarsi di affrontare argomenti fondamentali per la crescita e l'intero spazio esistenziale del paziente.
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  11. #986

    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio

    Sostieni che le prove scientifiche non ci sono... in base alla tua opinione personale di psicoterapeuta, suppongo, o alla tua lunghissima esperienza di ricercatore scientifico nel campo.............Da dove ti salti fuori che "per i casi di psicosi [schizofrenia, depressione maggiore, paranoie e manie], si deve comunque ricorrere alla psichiatra e alla farmacoterapia.", lo ignoro... Sarei davvero curioso di capire in base a cosa "si deve". Che lo si faccia non implica che si debba. E sì che sei filosofo (o, almeno, così affermi, anche se della tua laurea io non trovo traccia in alcuna università italiana...)
    Se vogliamo misurare le esperienze in campo scientifico, facciamolo pure.

    Io ho praticato l'ambiente ospedaliero ed extraospedaliero per trentanni. Ho fatto tirocini pratici in tutte le strutture, ho lavorato in neuro-psichiatria e nei servizi sostegno. Ho pure coordinato il lavoro altrui per vent'anni. Mi sono occupato della biblioteca sanitaria e dell'aggiornamento. Ho insegnato per piu' di 15 anni a operatori sanitari, in quanto il mio era un reparto scuola. Ho visto pazienti di ogni tipo, eta', patologia. Alcuni li ho visti vivi e poi morti, altri invece li ho avuti davanti per anni, potendo osservare tutto lo sviluppo della loro personalita', delle loro patologie, dei loro drammi famigliari e personali.

    Alcuni la chiamano esperienza, cioe' scienza pratica e applicata, dove il libro stava li davanti a te, agonizzante, o delirante, o disperato o in cerca di un conforto qualsiasi, sia che venisse dal prete, dal medico, dallo psicologo o dall'infermiere.

    E i famigliari spesso a domandare:- Perche' non gli date qualcosa? Fate qualcosa. Noi non possiamo tenerlo a casa cosi'. Diventiamo matti noi. Abbiamo paura. Non possiamo ricoverarlo una settimana si e una no-.

    Queste sono le esperienze che ho io.
    Tu che esperienze hai?

    La mia tesi, sulla Storia e antropologia della malattia tubercolare, e' alla statale di Milano. Istituto di filosofia.

    E spero che il modo di approcciarti ai tuoi clienti, se ne hai, sia migliore di quello che hai con me.
    Ultima modifica di oscarmoreno : 31-01-2009 alle ore 21.06.44

  12. #987
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Caro johnny, hai completamente stravolto ed estremizzato il senso della mia domanda. Delle abitudini dell'analista e ancor meno delle sue effusioni che può interessare?
    Diverso è rifiutarsi di affrontare argomenti fondamentali per la crescita e l'intero spazio esistenziale del paziente.
    Cara francesca tu sai che in psicologia analitica (e non in psicoanalisi...) si passano in rassegna manifestazioni dell'inconscio che tutta la clinica freudiana e post-freudiana 'rimuove' o riduce vedendovi qualcosa d'altro.
    Ora il punto è questo: che talvolta una seduta possa instaurarsi su temi altamente 'esistenziali' e di ordine 'religioso' è possibile nella clinica junghiana ma non assolutamente come regola!Nel senso che questo tipo di discorso, e quindi l'emergere di esigenze religiose e cmq metafisiche, non riguarda tanto la 'forma' del colloquio ma ciò che si cela dietro le superficiali richieste del paziente: l'attenzione all'elemento religioso è una fase dell'interpretazione quindi e non un contenuto ben definito che aleggia nella stanza d'analisi. Un paziente, nella fattispecie, potrebbe essere totalmente allo scuro circa un contenuto religioso nei propri sogni e spesso rifiuta anche una tale eventualità;ma Jung ha insegnato che anche questa forma di 'difesa' nei confronti di ciò che è estraneo al logos (e quindi un contenuto simbolico o chiaramente religioso) è una fase che va presa con le pinze: nel transfert e nelle varie forme della proiezione compaiono spesso 'tendenze' arcaiche della psiche, 'desideri' o 'esigenze' di essere 'contenuta' (sym-ballein) in dimensioni che sono ''altre'' rispetto al divenire tragico. Sono appunto 'tensioni' che mostrano spesso contenuti 'immutabili' che attraverso la proiezione sono prima sull'analista (il vecchio saggio...) e poi magari si esprimono in forme di fede soggettive che spezzano il giogo della nevrosi.
    Il discorso è molto complicato e ho paura di tradirlo ma certamente (se ti riferivi al senso che hanno questi ''contenuti'') è reale. Ultimo punto: si consideri che l'analisi del sogno nell'ottica junghiana non segue regole precise se non una fondamentale e cioè 'prendere il sogno così com'è'.Alla luce di questa impostazione fenomenologica nel considerare i sogni si è visto spesso come il sogno ''mostri'' 'modi' simbolici o 'tendenze' verso quella realtà onnicomprensiva che è il Sè...che non significa ''autorealizzazione'' o cose blasfeme di questo genere! Il Sè è piuttosto il luogo che accoglie il dis-locamento dell'Io in una realtà (non raggiungibile...) che potremmo definire ancora come ''luogo presso cui le contraddizioni sono già da sempre risolte''...il Sè esprime la totalità dei contenuti estranei all'Io (in eterna tensione verso...) quindi anche quelli ''religiosi'' in sostanza...

    Saluti,
    Luigi

  13. #988
    Johnny
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da oscarmoreno Visualizza messaggio
    Se vogliamo misurare le esperienze in campo scientifico, facciamolo pure.

    Io ho praticato l'ambiente ospedaliero ed estraospedaliero per trentanni. Ho fatto tirocini pratici in tutte le strutture, ho lavorato in neuro-psichiatria e nei servizi sostegno. Ho pure coordinato il lavoro altrui per vent'anni. Mi sono occupato della biblioteca sanitaria e dell'aggiornamento. Ho insegnato per piu' di 15 anni a operatori sanitari, in quanto il mio era un reparto scuola. Ho visto pazienti di ogni tipo, eta', patologia. Alcuni li ho visti vivi e poi morti, altri invece li ho avuti davanti per anni, potendo osservare tutto lo sviluppo della loro personalita', delle loro patologie, dei loro drammi famigliari e personali.

    Alcuni la chiamano esperienza, cioe' scienza pratica e applicata, dove il libro stava li davanti a te, agonizzante, o delirante, o disperato o in cerca di un conforto qualsiasi, sia che venisse dal prete, dal medico, dallo psicologo o dall'infermiere.

    E i famigliari spesso a domandare:- Perche' non gli date qualcosa? Fate qualcosa. Noi non possiamo tenerlo a casa cosi'. Diventiamo matti noi. Abbiamo paura. Non possiamo ricoverarlo
    una settimana si e una no-.

    Queste sono le esperienze che ho io.
    Tu che esperienze hai?

    La mia tesi, sulla Storia e antropologia della malattia tubercolare, e' alla statale di Milano. Istituto di filosofia.

    E spero che il modo di approcciarti ai tuoi clienti, se ne hai, sia migliore di quello che hai con me.












    Buona vita

    Guglielmo
    [/QUOTE]


    davvero il tuo reparto faceva scuola? Mi riesce difficile crederlo visto che scrivi schizzofrenia e estraospedaliero (sarebbe "schizofrenia" e "extraospedaliero")....ma al di là di questi dettagli, capisco che passare tanto tempo in mezzo a tanta sofferenza possa produrre controtransferalmente degli sconvolgimenti emotivi difficili da sostenere, soprattutto se non si ha una preparazione adeguata (la laurea in filosofia), e forse è per questo che poni l'accento sulle esperienze fatte più che sugli studi teorici (una laurea in psicologia, o in medicina, psichiatria prepara anche ad affrontare le situazioni reali con maggior distacco e serenità). Non dico che queste siano migliori della prima, ma credo che comunque la formazione influenzi il modo con cui si cerca di divenire consapevoli delle proprie reazioni interiori di fronte a certe situazioni, altrimenti ci si crea delle difese che interferiscono con il lavoro
    Ultima modifica di Johnny : 31-01-2009 alle ore 16.14.21

  14. #989
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Caro johnny, hai completamente stravolto ed estremizzato il senso della mia domanda. Delle abitudini dell'analista e ancor meno delle sue effusioni che può interessare? Diverso è rifiutarsi di affrontare argomenti fondamentali per la crescita e l'intero spazio esistenziale del paziente.
    Francesca, anche tu hai estremizzato però, continui a dire "per proteggersi o per narcisismo", ma ti abbiamo già spiegato che non è questo il motivo per cui non si dialoga con il paziente. Chiaramente, come già ho osservato, ci possono essere alcuni momenti in cui l'analisi si apre anche a questi discorsi, ma non può essere mai il cuore del lavoro analitico. Forse ti aspetti qualcosa dall'analisi che è molto più prossimo alla consulenza filosofica, credo che sia quello lo spazio più indicato per la ricerca del senso, per la crescita esistenziale del paziente e per la riflessione su questioni che ti aspetti dall'analista (il quale, peraltro, non è neanche detto che abbia delle idee sugli argomenti che ti stanno a cuore...)

    Saluti,
    ikaro

    PS Forse non è il tuo caso, ma ti assicuro che molto spesso le abitudini dell'analista o le sue effusioni interessano eccome i pazienti...
    Ultima modifica di ikaro78 : 31-01-2009 alle ore 15.22.20

  15. #990

    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

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    Ultima modifica di oscarmoreno : 15-02-2009 alle ore 20.30.29

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