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  1. #91
    Partecipante Esperto
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    19-09-2005
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    380

    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    No, non è un gioco di società, infatti da come lo descrivi sembra proprio che stai parlando di un intervento sulla struttura che, a mio parere, si chiama psicoterapia.
    Sinceramente Ikaro, una discussione "per partito preso", cioè non mi muovo di un passo dalla mia posizione...non mi interessa.
    La differenza fondamentale è che io e i Counselor reali, veri professionisti non hanno "l'onere della prova": cioè non devono dimostrare di "non fare lo psicoteraputa"...stando a questo gioco l'altro non aspetta che una caduta in fallo (In AT si chiama "Ti ho beccato... figlio di puttana! - Eric Berne "A che gioco giochiamo").
    I docenti del Corso di Counseling e la supervisione mi hanno già insegnato i limiti della relazione di Counseling.
    Volevi una definizione di Counseling, eccone una:
    "Punto focale nel Counseling è l'individuo, non il problema. Lo scopo non è quello di risolvere un problema particolare, ma di aiutare l'individuo a crescere perché possa affrontare sia il problema attuale, sia quelli successivi in maniera più integrata”. C.R. Rogers - "Counseling and Psychotherapy", 1942, pag. 109. In Italia tradotto da Astrolabio.

    Ancora Rogers: “Gli individui hanno in se stessi ampie risorse per auto-comprendersi e per modificare il loro concetto di sé, gli atteggiamenti di base e gli orientamenti comportamentali. Queste risorse possono emergere quando può essere fornito un clima definibile di atteggiamenti psicologici facilitanti”.
    C. Rogers, "Un modo di essere", Martinelli, 1983

    La SICo (società in cui sn ampiamente presenti psicoterapeuti) ha pubblicato sul suo sito questa citazione di Rollo May:
    "I Counselor, non desiderando diventare psicoterapeuti svolgono un lavoro che richiede una buona conoscenza della personalità umana." (Rollo May)

    Lavorare sulle Risorse non è Counseling? Invece è psicoterapia??
    Il lavoro è sul recupero delle Risorse...il lavoro successivo lo farà lui/lei (o loro) non io: sì ho una grande fiducia nel potenziale umano...e l'ho dovuta apprendere, per fare questo lavoro. Potevo anche scegliere di avere fiducia nelle "potenzialità di crisi". Sarebbe stato diverso.
    Qual era la teoria sviluppata da Don Jackson a Palo Alto?
    Non è livello epistemologico anche questo? E anche indirizzo pratico.
    O l'unica pratica è quella psicoterapeutica?

    Io lavoro nelle aziende, già l'ho scritto...come sarebbe andata nelle aziende se avessi presupposto "la crisi successiva"?? Hai idea?
    Ragazzi, ci pensate: oltre alle crisi economiche, avrei potuto creare una sfiducia maggiore nelle proprie Risorse (con la maiuscola) e, quindi, nel Futuro...quale motivazione avrei potuto creare? Avrebbero potuto raggiungere gli obiettivi che hanno raggiunto?? (Dirigenti in azienda)

    "I fatti sono miei amici" (C. Rogers). E io bado ai fatti, debbo badere ai fatti...nelle aziende chiedono questi. Il momento lo richiede ancora di più.
    psi_net

  2. #92
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Volevi una definizione di Counseling, eccone una:
    "Punto focale nel Counseling è l'individuo, non il problema. Lo scopo non è quello di risolvere un problema particolare, ma di aiutare l'individuo a crescere perché possa affrontare sia il problema attuale, sia quelli successivi in maniera più integrata”. C.R. Rogers - "Counseling and Psychotherapy", 1942, pag. 109. In Italia tradotto da Astrolabio.
    Ma vedi, nella definizione di counselling che dai, citando Rogers, qual è la differenza tra counselling e psicoterapia? Forse la psicoterapia, non si occupa di individui ma di problemi? (Il che sarebbe ancora più paradossale, senza considerare che molti counsellors dicono il contrario: "risposte specifiche a problemi specifici" si leggeva proprio su OPS). Ora, Rogers parlava di counselling psicologico nel 1942, noi stiamo parlando di counsellors nel 2009, a me non pare una cosa di poco conto, per quel che mi riguarda la definizione di counselling quale si evince dalla citazione di Rogers è psicoterapia a tutti gli effetti.

    La SICo (società in cui sn ampiamente presenti psicoterapeuti) ha pubblicato sul suo sito questa citazione di Rollo May:
    "I Counselor, non desiderando diventare psicoterapeuti svolgono un lavoro che richiede una buona conoscenza della personalità umana." (Rollo May)
    I counselor non desiderano diventare psicoterapeuti... ma desiderano svolgere un lavoro che richiede una buona conoscenza della personalità umana. Va benissimo, ma non puoi negare che in questo ci sia qualcosa di molto prossimo alla psicoterapia, dai!! Non ho nulla da dire su una formazione seria, non necessariamente accademica delle facoltà di psicologia (che non sono certo facoltà per menti superiori ), costruita negli anni, ma grande è la confusione sotto il sole e i counsellors spuntano come funghi e non dopo anni e anni di formazione, è una moda di questi ultimissimi mesi, qualche anno al massimo, quindi posso apprezzare la tua eccezione e riconoscerla appunto come tale.

    "I fatti sono miei amici" (C. Rogers). E io bado ai fatti, debbo badere ai fatti...nelle aziende chiedono questi. Il momento lo richiede ancora di più.
    Sì, d'accordo, ma Rogers era uno psicologo, non dimentichiamolo.

    Saluti,
    ikaro

  3. #93
    Partecipante Esperto
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    19-09-2005
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Ma vedi, nella definizione di counselling che dai, citando Rogers, qual è la differenza tra counselling e psicoterapia?
    Perfetto! Dopo un 3d di 7 pagg. siamo arrivati alla conclusione già anticipata da Voi all'inizio che non c'è nessuna differenza tra Counseling e psicoterapia.
    La citazione di Carl Rogers è troppo vecchia...ma "ricordiamoci che Carl Rogers
    era uno psicologo" (in effetti, questo già lo sapevo)...meno male: presto lo sarò anch'io!

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Non ho nulla da dire su una formazione seria, non necessariamente accademica delle facoltà di psicologia (che non sono certo facoltà per menti superiori ), costruita negli anni, ma grande è la confusione sotto il sole e i counsellors spuntano come funghi...
    E del caso dello Psicologo, triennalista che s'improvvisa Counselor??
    Ma sì... in mezzo a tanta confusione non si nota neppure!
    E' vero: nessuno psicologo detiene una verità inviolabile...
    quindi...non si richiede di essere "menti superiori", no, ma efficaci, legate ai risultati e rispettose di quell'interlocutore che si rivolge a loro (cliente, non paziente) questo sì. Almeno per me...e speriamo di non rimanere l'unica "eccezione"!
    psi_net

  4. #94
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Anzitutto mi scuso se non sono riuscito a contribuire prima. Devo dire che, almeno da parte mia, il tono della discussione è sempre rimasto moderato. IT_Modeler dice che noi partiamo con preconcetti e che tanto lì vogliamo andare a finire, ma più che con preconcetti credo che si parta - come tutti del resto - con una teoria ed un modello di riferimento. Se quest'ultimo ha fondamenta epistemiche piuttosto salde, dovrebbe reggere ad un confronto che può evidenziare punti di forza e punti di debolezza. Questo, per me, significa mantenersi ad un livello di discussione scientificamente rilevante (in cui non mi sono addentrato più di tanto per non appesantire la discussione ma che non ho alcun problema ad affrontare...).
    In questo caso si tratta di andare a verificare la fondatezza di una posizione teorica che ha ricadute applicative, quale la distinzione tra "livello funzionale" e "livello strutturale". Per quanto mi riguarda, e l'ho già detto più di una volta, questo non significa per nulla svalutare il lavoro di altre figure professionali (educatori, assistenti sociali, pedagogisti, insegnanti, psicologi...), che si occupano della loro area con una competenza che uno psicoterapeuta non ha (tanto per mettere in chiaro le cose con chi parla di onniscienza). Il problema si verifica quando si lavora su una richiesta di intervento, sulla domanda che l''utenza porta ad un professionista: "mia moglie mi ha lasciato, non vedo più futuro...", "mi stanno per promuovere al lavoro e ho paura che non sarò all'altezza", "mio figlio sta crescendo e non lo riconosco più...". Siamo d'accordo che questa è una domanda generica, trasversale e celata, con cui sempre più spesso la clinica contemporanea si trova però a fare i conti. Ma rimanda sempre ad una dimensione strutturale (strutture di dipendenza, narcisistiche...) che va fatta emergere ed elaborata.
    Ritorno solo brevemente sulla metafora dei sistemi dinamici perchè costituiscono un'immagine utile a sostenere questa posizione. Il soggetto è infatti sempre e continuamente influenzato dall'ambiente ma, paradossalmente, a sua volta lo influenza. E' dotato di capacità autoorganizzative, ma se queste ultime gravitano attorno a pochi "attrattori", esse risultano fortemente limitate per struttura. Ciò fonda epistemicamente l'intervento clinico a livello strutturale, rendendo problematico l'intervento sintomale o comunque non strutturale (da questo punto di vista la mia critica va anche alle forme di psicoterapia sintomatica ed al sostegno psicologico, oltre che al counselling).
    Mi sembra questo un concetto (e non un preconcetto) su cui sarebbe interessante dibattere. Perchè non si può sostenere la propria posizione dicendo semplicemente "l'ha detto Rogers", "l'ha detto Satir", e anche "l'ha detto Bion", "l'ha detto Freud". E nemmeno servono i riferimenti a regolamenti e definizioni. Bisogna cercare di ragionarci sopra.

    Saluti
    Ultima modifica di gieko : 03-02-2009 alle ore 09.57.29
    gieko

  5. #95
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Anzitutto mi scuso se non sono riuscito a contribuire prima. Devo dire che, almeno da parte mia, il tono della discussione è sempre rimasto moderato. IT_Modeler dice che noi partiamo con preconcetti e che tanto lì vogliamo andare a finire, ma più che con preconcetti credo che si parta - come tutti del resto - con una teoria ed un modello di riferimento. Se quest'ultimo ha fondamenta epistemiche piuttosto salde.
    Saluti
    OK, dunque a Psicologia mi insegnano il "Metamodello organismico" (Rogers, Satir, ecc.), però se io cito Rogers o Satir questi non possono far riferimento a un "modello di riferimento che abbia fondamenta epistemologiche".
    Quindi, all'Università di Roma (la stessa che hai frequentato Tu, se sei già laureato) mi insegnano modelli di riferimento senza "fondamenta epistemiche"!
    Ma epistemologia significa: "lo studio critico della natura e dei limiti della conoscenza della conoscenza scientifica con part. riferimento alla struttura logica e e alla metodologia" [Oli, Devoto, Vocab. della Lingua italiana].
    Ma che strano: finora si è parlato solo della critica (e non "studio critico"...perchè spesso si ammesso "non conosco Satir"!) e dei limiti dei Modelli di riferimento del Counseling a cui faccio riferimento io e altri colleghi (e anche Rogers, naturalmente).
    Non ho sentito una parola critica o un riferimento ai limiti dei Modelli a cui fai riferimento.
    Poi ho cercato di approfondire il livello pratico (esiste anche quello)...
    ho chiesto: hai mai visto un video di Virginia Satir??
    hai mai visto un video di Carl Rogers??
    (Silenzio assoluto)
    Ma...no, il livello pratico nel Counseling non esiste(!): perchè nella pratica "tutti i Counselor" fanno psicoterapia, "creano scompensi", ecc.!

    Questi "metodi" per inficiare le basi del ragionamento dell'Altro...dimostrano che dietro c'è un preconcetto o una serie di "concetti" da confrontare con "i concetti" dell'Altro?? Magari attraverso l'epistemologia.

    Anch'io potevo raccontare casi di psicoterapeuti che mi sono "capitati" in aula (perchè nei grandi progetti aziendali non sai, spesso, quali altri colleghi parteciperanno al progetto), certo sono stati rari casi e non ne ho voluto fare una generalizzazione.
    Uno, in particolare, circa dieci anni fa, implentò in aula tecniche di ipnosi con un partecipante...il giorno dopo l'aula era "ghiacciata"...di venti persone nessuna fiatava...il clima positivo creato qualche gg. prima era scomparso...poi mi hanno raccontato ciò che era accaduto.

    Non volevo neanche citarlo, perchè ho quasi voluto cancellarlo dalla memoria e sono grato proprio agli psicoterapeuti che mi hanno insegnato il Counseling, perchè me l'hanno insegnato con "integrità" e anche vedendo i video di Virginia Satir puoi apprendere l'integrità...non solo perchè era psicoterapeuta, ma soprattutto per la sua straordinaria efficacia.

    Do ragione a Ikaro: non serve credersi "onniscienti" per svolgere un lavoro di relazione con l'Altro. Anzi può creare dei guasti...per due però e non solo per l'interessato!
    Questo, però, non vale solo per i Counselor.
    Si può far riferimento a più modelli da integrare, approfondendo i diversi limiti (attraverso l'epistemologia), con umiltà (consapevolezza anche dei propri)...questa, secondo me, è la strada per essere efficaci e per affrontare i diversi ambienti (organizzativi, istituzionali, ecc.) che ne fanno richiesta (senza nessuna richiesta di cura).

    ScusaTe la lunghezza, ma questa discussione mi ha appassionato...mi ha ricordato con quanti aspetti "della conoscenza" mi sono confrontato in questi anni, compresa la Laurea in Psicologia...ma non solo.
    Ultima modifica di IT_Modeler : 03-02-2009 alle ore 11.40.07
    psi_net

  6. #96
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Non ho sentito una parola critica o un riferimento ai limiti dei Modelli a cui fai riferimento.
    Beh, ma non abbiamo letto, a parte qualche citazione, un riferimento esplicito ai modelli a cui fai riferimento. Voglio dire, qual è la differenza -se c'è- tra counselling inteso come lavoro sull'individuo e le sue risorse e psicoterapia? Una differenza tale per cui uno decide di formarsi come counsellor e non come psicoterapeuta? La definizione di Rogers, del 1942, non può essere presa come argomento critico secondo me, proprio perchè nasce in un contesto diverso da quello attuale e sembrerebbe adatta a quel tipo di counselling che oggi chiameremmo psicologico (e già su questo potremmo discuterne, come del resto abbiamo già fatto in altre discussioni). Si tratta pertanto di rileggere Rogers alla luce dell'attuale sistema formativo italiano (magari confrontandolo con quello anglosassone, visto che la discussione è nata da qui) e chiedersi se sia una Scuola di Counselling l'istanza formativa più idonea o una Scuola di Psicoterapia ispirata al modello rogersiano.

    Poi ho cercato di approfondire il livello pratico (esiste anche quello)...
    ho chiesto: hai mai visto un video di Virginia Satir??
    hai mai visto un video di Carl Rogers??
    (Silenzio assoluto)
    Ma...no, il livello pratico nel Counseling non esiste(!): perchè nella pratica "tutti i Counselor" fanno psicoterapia, "creano scompensi", ecc.!
    Io non ho visto i video in questione, cosa potrei dirne? Certo è che un counsellor rischia grosso se lavora sull'eliminazione di un problema con un paziente psicotico (magari una struttura latente, molto frequente nella clinica contemporanea). Quindi non possiamo fare finta che non ci sia questo rischio, anche perchè il lavoro di consultazione -lavorando su problemi specifici, ad es. educativi o relazionali o comunque su una richiesta specifica- implica comunque un atto diagnostico da parte dell'operatore che decide, quantomeno, se ha di fronte una situazione critica ordinaria o una situazione patologica (passatemi questa distinzione, sicuramente infelice, ma utile alla discussione) e su questo atto diagnostico dovrà comunque costruire il suo intervento.

    Salute,
    ikaro

  7. #97
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Caro IT_Modeler, a parte che non ho frequentato a Roma ma a Milano, e che ormai ho concluso il percorso di specializzazione, quindi non conosco il "metamodello organismico" di Rogers e Satir perchè almeno all'epoca non era presentato in nessun corso, sto semplicemente chiedendo delle spiegazioni.
    Non ho visto i video di cui parli ma credo che faccia poca differenza. Sto semplicemente chiedendo di discutere alcuni dei punti che, a mio modesto e fallibile parere, sono problematici. In altre occasioni è stato il mio orientamento (psicoanalisi) ad essere messo sotto la lente di ingrandimento e ho espresso le mie opinioni sulla tenuta epistemica (e sui limiti della stessa) in base ad ciò che conosco in materia. Ne sono nate solitamente discussioni interessanti, proprio perchè con gli interlocutori (di altro orientamento) si cercava di rispondere a ciò che erano i nodi problematici.
    Poi nessuno obbliga ad investire tempo ed energie per questa discussione, puoi avere tutte le buone ragioni del mondo. Solo non diciamo sciocchezze su preconcetti, pregiudizi e simili...

    Un saluto
    gieko

  8. #98
    Partecipante Assiduo L'avatar di rosablu77
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da IT_Modeler Visualizza messaggio
    La differenza fondamentale è che io e i Counselor reali, veri professionisti non hanno "l'onere della prova": cioè non devono dimostrare di "non fare lo psicoteraputa"...stando a questo gioco l'altro non aspetta che una caduta in fallo (In AT si chiama "Ti ho beccato... figlio di puttana! - Eric Berne "A che gioco giochiamo").
    Proprio a questo gioco pensavo quando ho espresso l'inutilità di proseguire sul terreno di spiegazione del counselling.
    Come sai nei "giochi" di Berne il tornaconto è sempre negativo..perciò..
    Grazie al counseling ho imparato a riconoscerlo e a "tirarmene fuori"!!!

  9. #99
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Proprio a questo gioco pensavo quando ho espresso l'inutilità di proseguire sul terreno di spiegazione del counselling.
    Come sai nei "giochi" di Berne il tornaconto è sempre negativo..perciò..
    Grazie al counseling ho imparato a riconoscerlo e a "tirarmene fuori"!!!
    E sì, certo... Troppo facile tirarsene fuori quando i nodi vengono al pettine!

  10. #100
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Sono emozionato, davvero. Per la prima volta in questo forum si parla seriamente di counseling e, più in generale, di regolamentazione delle professioni.

    Guglielmo a più riprese ha chiesto a quali sanzioni vada incontro un counselor che non rispetti il codice deontologico della propria associazione di riferimento.

    Cominciamo col dire che un codice deontologico è un ulteriore vincolo che liberamente ogni professionista decide di darsi. Ulteriore, rispetto alle Leggi cui tutti i cittadini, indipendentemente dal lavoro che svolgono, sono vincolati (codice civile e codice penale).

    Le associazioni di categoria che si danno un codice deontologico, parimenti ad un ordine professionale, prevedono - in caso di inadempienze - sanzioni di vario grado fino alla cancellazione dall'associazione stessa.

    Naturalmente Guglielmo potebbe ribattere che uno psicologo radiato dall'albo non può più fare lo psicologo, mentre un counselor radiato da un'associazione se ne può fregare e continuare a fare il counselor. E questo in larga parte è vero.

    Qui però la questione è un'altra: esistono sostanzialmente due visioni delle professione e, più in particolare, delle professioni così dette intellettuali.

    Modello autorizzatorio
    In Italia è ancora molto forte il così detto modello "autorizzatorio", quello cioé che ti impone, ai fini dell'esercizio di una certa professione, di possedere l'autorizzazione da parte di un ente specificamente preposto a ciò (nel nostro caso l'ordine professionale).

    La caratteristica principale dell'ordine dovrebbe (non è peregrino da parte mia l'uso del corsivo...) essere quella di tutelare i professionisti e, soprattutto, i clienti che usufruiscono della prestazione professionale.
    La storia ci insegna chiaramente che le cose nel nostro paese sono andate diversamente ovvero nella direzione di favorire il così detto corporativismo, corporativismo che vediamo non solo nelle professioni intellettuali (pensiamo alle licenze di taxi, a quelle delle frequenze televisive, ai diritti della Lega calcio, alle banche, etc.).

    La cosa buffa è che oguno di noi quando parla delle liberalizzazioni altrui è sempre daccordo, ma guai a parlare delle proprie...

    Il corporativismo, ovvero il modello autorizzatorio, si palesa in fenomeni quali: riserve professionali, rendite di posizione, parziale autogoverno, uniformità della professione, rigido controllo in entrata, limitazioni all’accesso, restrizioni alla pubblicità, tariffe minime e massime, divieto di esercizio della professione in forma societaria, etc.

    Modello accreditatorio
    Questo è, ad esempio, il modello anglosassone. Il sistema accreditatorio non si pone in alternativa a quello autorizzatorio, in termini di incompatibilità assoluta, ma spesso vige accanto al primo con finalità sue proprie.

    Per sistema accreditatorio si intende un processo di valutazione sistematico e periodico svolto da un'agenzia esterna o da un altro organismo (un'associazione di categoria, ad esempio), il cui obiettivo è quello di verificare il possesso da parte delle strutture o dei professionisti di requisiti predeterminati che si ritiene influiscano sulla qualità della prestazione professionale. I principi fondamentali del sistema accreditatorio sono:
    • il ruolo dell’autorizzazione è marginale: prima mi dimostri che sai lavorare e poi ti accredito;
    • il ruolo dell’aggiornamento è centrale: l’accreditamento non è “a vita”, ma deve essere periodicamente rinnovato;
    • il sistema è gerarchico: vi sono vari livelli di accreditamento;
    • il sistema è selettivo e meritocratico;
    • il sistema è centrato sulla concorrenza: vi sono più fonti di accreditamento;
    • il sistema è elastico: facilita la nascita continua di nuove professioni.
    Cosa succede in Europa?
    La Comunità Europea, attraverso alcune Direttive, atti e indirizzi, negli ultimi 10 anni offre alcune linee guida rispetto alla tematica delle professioni intellettuali (e, più in generale, rispetto alla professioni):
    • libera circolazione dei professionisti;
    • libera circolazione dei titoli;
    • creazione di piattaforme per l’armonizzazione dei curricula formativi;
    • obbligo di aggiornamento permanente per tutti i professionisti;
    • certificazione delle competenze e libretto formativo.
    L’orientamento è quello di andare nella direzione di una sostanziale deregolamentazione delle professioni intellettuali incentivando il sistema accreditatorio.

    Io personalmente, come tante altre volte ho detto e scritto, sono molto favorevole all'abolizione degli ordini. In alternativa ad una loro sostanziale ristrutturazione.

    Se uno Stato stabilisce dei criteri minimi di esercizio di una professione trovo assolutamente vessatorio costringere il singolo a doversi iscrivere obbligatoriamente ad un ordine professionale.

    La cosa strana è che, in quei paesi dove non esistono vincoli professionali, si registrano un numero più basso di abusi rispetto a quei paesi dove invece le professioni sono regolamentate.

    Per rimanere in tema potremo citare la Francia, dove non esiste l'ordine degli psicologi e dove la professione non è regolamentata (a dire il vero esiste una Legge di regolamentazione, ma non esiste il decreto attuativo e dunque da molti anni la stessa è giacente nei meandri del parlamento d'oltralpe). Esiste però la FFPP cioé la Federazione Francese di Psicoterapia e Psicoanalisi presieduta, se non sbaglio, dal grande Serge Ginger.

    Per uscire dal tema, invece, potremo accennare alle modalità con cui è possibile a Londra fare il taxista. Unico requisito: avere quell'orribile taxi come usano da quelle parti... cioé: non esiste il concetto di licenza come lo intendiamo noi in Italia.

    Stiamo però attenti a non confondere la deregolamentazione con l'assenza di regole... non è così: per deregolamentazione si deve intendere l'assenza di vincoli posti da uno Stato all'esercizio di una professione (contingentazione, obbligo di iscrizione all'ordine, etc.) che è cosa ben diversa dall'assenza di regole.

    Peraltro, proprio in Italia, la regolanetazione della psicologia ha seguito precise regole corporative. Come anche i muri ormai sanno vi è una chiara scollatura tra il "paese reale" (mi si passi il termine...) e quello che la 56/89 ha preteso di regolamentare.

    L'esempio più lampante è quello della psicoanalisi.

    Si è fatta una Legge senza tenere in debita considerazione la storia e la cultura di una professione che già da decine di anni c'era e si esercitava.

    Lo stesso si potrebbe dire per la psicoterapia. Strana disciplina, quest'ultima: in quanto non è considerata una professione a se stante (come nella quasi totalità del mondo civile...), ma una specializzazione di area psicologica e medica. Ed ecco che, come successo alcuni anni fa, ci siamo trovati di fronte ad uno psicoterapeuta formatosi in austria (non psicologo) che è venuto a lavorare in Italia (libera circolazione dei titoli e delle professioni, avete presente?). Ma non essendo psicologo l'ordine gli ha risposto picche... peccato che con la sentenza 1279/2005 la la IV sezione del consiglio di stato gli abbia dato ragione... ora lui fa "felicemente" lo psicoterapeuta in Italia senza essere psicologo o medico.

    E altri ne arriveranno... è solo questione di tempo...
    Ultima modifica di quattrostracci : 03-02-2009 alle ore 17.13.50

  11. #101
    Partecipante Assiduo L'avatar di rosablu77
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    Sono emozionato, davvero. Per la prima volta in questo forum si parla seriamente di counseling e, più in generale, di regolamentazione delle professioni.

    Guglielmo a più riprese ha chiesto a quali sanzioni vada incontro un counselor che non rispetti il codice deontologico della propria associazione di riferimento.

    Cominciamo col dire che un codice deontologico è un ulteriore vincolo che liberamente ogni professionista decide di darsi. Ulteriore, rispetto alle Leggi cui tutti i cittadini, indipendentemente dal lavoro che svolgono, sono vincolati (codice civile e codice penale).

    Le associazioni di categoria che si danno un codice deontologico, parimenti ad un ordine professionale, prevedono - in caso di inadempienze - sanzioni di vario grado fino alla cancellazione dall'associazione stessa.

    Naturalmente Guglielmo potebbe ribattere che uno psicologo radiato dall'albo non può più fare lo psicologo, mentre un counselor radiato da un'associazione se ne può fregare e continuare a fare il counselor. E questo in larga parte è vero.

    Qui però la questione è un'altra: esistono sostanzialmente due visioni delle professione e, più in particolare, delle professioni così dette intellettuali.

    Modello autorizzatorio
    In Italia è ancora molto forte il così detto modello "autorizzatorio", quello cioé che ti impone, ai fini dell'esercizio di una certa professione, di possedere l'autorizzazione da parte di un ente specificamente preposto a ciò (nel nostro caso l'ordine professionale).

    La caratteristica principale dell'ordine dovrebbe (non è peregrino da parte mia l'uso del corsivo...) essere quella di tutelare i professionisti e, soprattutto, i clienti che usufruiscono della prestazione professionale.
    La storia ci insegna chiaramente che le cose nel nostro paese sono andate diversamente ovvero nella direzione di favorire il così detto corporativismo, corporativismo che vediamo non solo nelle professioni intellettuali (pensiamo alle licenze di taxi, a quelle delle frequenze televisive, ai diritti della Lega calcio, alle banche, etc.).

    La cosa buffa è che oguno di noi quando parla delle liberalizzazioni altrui è sempre daccordo, ma guai a parlare delle proprie...

    Il corporativismo, ovvero il modello autorizzatorio, si palesa in fenomeni quali: riserve professionali, rendite di posizione, parziale autogoverno, uniformità della professione, rigido controllo in entrata, limitazioni all’accesso, restrizioni alla pubblicità, tariffe minime e massime, divieto di esercizio della professione in forma societaria, etc.

    Modello accreditatorio
    Questo è, ad esempio, il modello anglosassone. Il sistema accreditatorio non si pone in alternativa a quello autorizzatorio, in termini di incompatibilità assoluta, ma spesso vige accanto al primo con finalità sue proprie.

    Per sistema accreditatorio si intende un processo di valutazione sistematico e periodico svolto da un'agenzia esterna o da un altro organismo (un'associazione di categoria, ad esempio), il cui obiettivo è quello di verificare il possesso da parte delle strutture o dei professionisti di requisiti predeterminati che si ritiene influiscano sulla qualità della prestazione professionale. I principi fondamentali del sistema accreditatorio sono:
    • il ruolo dell’autorizzazione è marginale: prima mi dimostri che sai lavorare e poi ti accredito;
    • il ruolo dell’aggiornamento è centrale: l’accreditamento non è “a vita”, ma deve essere periodicamente rinnovato;
    • il sistema è gerarchico: vi sono vari livelli di accreditamento;
    • il sistema è selettivo e meritocratico;
    • il sistema è centrato sulla concorrenza: vi sono più fonti di accreditamento;
    • il sistema è elastico: facilita la nascita continua di nuove professioni.
    Cosa succede in Europa?
    La Comunità Europea, attraverso alcune Direttive, atti e indirizzi, negli ultimi 10 anni offre alcune linee guida rispetto alla tematica delle professioni intellettuali (e, più in generale, rispetto alla professioni):
    • libera circolazione dei professionisti;
    • libera circolazione dei titoli;
    • creazione di piattaforme per l’armonizzazione dei curricula formativi;
    • obbligo di aggiornamento permanente per tutti i professionisti;
    • certificazione delle competenze e libretto formativo.
    L’orientamento è quello di andare nella direzione di una sostanziale deregolamentazione delle professioni intellettuali incentivando il sistema accreditatorio.

    Io personalmente, come tante altre volte ho detto e scritto, sono molto favorevole all'abolizione degli ordini. In alternativa ad una loro sostanziale ristrutturazione.

    Se uno Stato stabilisce dei criteri minimi di esercizio di una professione trovo assolutamente vessatorio costringere il singolo a doversi iscrivere obbligatoriamente ad un ordine professionale.

    La cosa strana è che, in quei paesi dove non esistono vincoli professionali, si registrano un numero più basso di abusi rispetto a quei paesi dove invece le professioni sono regolamentate.

    Per rimanere in tema potremo citare la Francia, dove non esiste l'ordine degli psicologi e dove la professione non è regolamentata (a dire il vero esiste una Legge di regolamentazione, ma non esiste il decreto attuativo e dunque da molti anni la stessa è giacente nei meandri del parlamento d'oltralpe). Esiste però la FFPP cioé la Federazione Francese di Psicoterapia e Psicoanalisi presieduta, se non sbaglio, dal grande Serge Ginger.

    Per uscire dal tema, invece, potremo accennare alle modalità con cui è possibile a Londra fare il taxista. Unico requisito: avere quell'orribile taxi come usano da quelle parti... cioé: non esiste il concetto di licenza come lo intendiamo noi in Italia.

    Stiamo però attenti a non confondere la deregolamentazione con l'assenza di regole... non è così: per deregolamentazione si deve intendere l'assenza di vincoli posti da uno Stato all'esercizio di una professione (contingentazione, obbligo di iscrizione all'ordine, etc.) che è cosa ben diversa dall'assenza di regole.

    Peraltro, proprio in Italia, la regolanetazione della psicologia ha seguito precise regole corporative. Come anche i muri ormai sanno vi è una chiara scollatura tra il "paese reale" (mi si passi il termine...) e quello che la 56/89 ha preteso di regolamentare.

    L'esempio più lampante è quello della psicoanalisi.

    Si è fatta una Legge senza tenere in debita considerazione la storia e la cultura di una professione che già da decine di anni c'era e si esercitava.

    Lo stesso si potrebbe dire per la psicoterapia. Strana disciplina, quest'ultima: in quanto non è considerata una professione a se stante (come nella quasi totalità del mondo civile...), ma una specializzazione di area psicologica e medica. Ed ecco che, come successo alcuni anni fa, ci siamo trovati di fronte ad uno psicoterapeuta formatosi in austria (non psicologo) che è venuto a lavorare in Italia (libera circolazione dei titoli e delle professioni, avete presente?). Ma non essendo psicologo l'ordine gli ha risposto picche... peccato che con la sentenza 1279/2005 la la IV sezione del consiglio di stato gli abbia dato ragione... ora lui fa "felicemente" lo psicoterapeuta in Italia senza essere psicologo o medico.

    E altri ne arriveranno... è solo questione di tempo...
    Mi piace molto tutto quello che hai scritto.
    Essendo una pedagogista e un'educatrice professionale non ho un ordine al quale far riferimento ma faccio formazione continua..credo infatti che al di là di un'ordine che ti obbliga a farla è necessaria per la tua formazione se vuoi lavorare bene e tutelare la tua professione e il cliente!!!
    Sono d'accordissimo sulla questione del modello accreditatorio..è proprio in questa direzione che l'Europa si sta muovendo e che l'Italia dovrebbe muoversi (ahimè..quando??).
    Sposo in pieno (l'avevo già detto nei miei post) la questione delle logiche di potere di tipo corporativo.
    In Italia stanno sorgendo diverse associazioni professionali (di pedagogisti ce ne sono diverse) ma ho paura che vadano in quella direzione.
    Spero che presto tutto si svolga prendendo ad es altri Paesi europei dove sottolinei anche tu, il processo di valutazione sistematico e periodico svolto da un'agenzia esterna o da un altro organismo (un'associazione di categoria, ad esempio), il cui obiettivo è quello di verificare il possesso da parte delle strutture o dei professionisti di requisiti predeterminati che si ritiene influiscano sulla qualità della prestazione professionale è che rappresenta l'unica strada x la tutela di professionisti e fruitori del sevizio.
    Mi viene in mente anche la scuola...
    Ad oggi non esistono sistemi di valutazione degli insegnanti...è assurdo!!!
    Tutelare un cliente non è sinonimo di albo o ordine.
    Io li tutelo anche senza la presenza di questi....
    Se l'Italia non si muoverà nella direzione europea verremo in breve soppraffatti da altri professionisti di altre nazionalità!
    Non trovo che quest'ultima ipotesi sia sbagliata (ipotesi neanche tanto ipotetica) ma la cosa assurda è che non riusciremo a competere!!!!
    Ultima modifica di rosablu77 : 03-02-2009 alle ore 17.44.56

  12. #102
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da rosablu77 Visualizza messaggio
    In Italia stanno sorgendo diverse associazioni professionali (di pedagogisti ce ne sono diverse) ma ho paura che vadano in quella direzione.
    Rispetto a questo passaggio penso di poterti tranquillizzare. Ammesso anche che vi siano associazioni tendenti al corporativismo e quindi alla costituzione di un ordine, fortunatamente le stesse sarebbero subito bloccate.

    In Italia l'ultimo ordine professionale costituitosi è quello degli assistenti sociali (era il 1992-1993).

    Tutti i tentativi fatti successivamente sono stati fortunatamente bloccati o dalla politica che non ha avallato richieste di questo tipo in Parlamento, o da organi della magistratura. In Lombardia ad esempio la corte costituzionale ha bloccato il tentativo da parte della Regione di costituire l'ennesimo albo degli infermieri.

    Da questo punto di vista credo che possiamo stare tranquilli. Il difficile, semmai, è fare l'opposto cioè riuscire a riorganizzare le professioni già ordinate...
    Ultima modifica di quattrostracci : 03-02-2009 alle ore 17.58.44

  13. #103
    Partecipante Assiduo L'avatar di rosablu77
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    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    Rispetto a questo passaggio penso di poterti tranquillizzare. Ammesso anche che vi siano associazioni tendenti al corporativismo e quindi alla costituzione di un ordine, fortunatamente le stesse sarebbero subito bloccate.


    Tutti i tentativi fatti successivamente sono stati fortunatamente bloccati o dalla politica che non ha avallato richieste di questo tipo in Parlamento, o da organi della magistratura. In Lombardia ad esempio la corte costituzionale ha bloccato il tentativo da parte della Regione di costituire l'ennesimo albo degli infermieri.
    Confermo.
    I pedagogisti hanno tentato più volte di far istituire un'albo e sono tanti bloccati da iter parlamentari....

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio

    Da questo punto di vista credo che possiamo stare tranquilli. Il difficile, semmai, è fare l'opposto cioè riuscire a riorganizzare le professioni già ordinate...
    Vero anche questo..
    Ne hai avuto un assaggio dai post in questa sezione!!!

  14. #104
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da rosablu77 Visualizza messaggio
    Vero anche questo..
    Ne hai avuto un assaggio dai post in questa sezione!!!
    Vedi rosablu77, i giovani colleghi psicologi (non i vecchi volponi che spesso strumentalizzano i giovani colleghi) sono da me pienamente compresi nel loro rigurgito verso tutto ciò che mina quel poco di stabilità che la psicologia ha guadagnato dall'istituzione della Legge.
    L'errore che molti fanno è quello di non comprendere che è proprio l'Ordine, in buona parte, causa delle attuali disgrazie.

    Capisco perfettamente un ragazzo al quale - dopo essersi sudato la laurea, e magari la specializzazione - gli viene detto che i vari counselor di turno gli rubano il lavoro... oppure che ancora oggi si scandalizzano perché molti psicoanalisti non sono iscritti all'Ordine degli psicologi.

    Il problema è la cattiva informazione, come spesso accade.

    Molto spesso si tende a confondere (anche questo mi pare di averlo già detto altrove) la materia psicologia con la professione di psicologo. In qualche modo l'ordine, in questi anni, ha tentato a più riprese di arrogarsi il copyright su tutto quello che cominciava per psi...

    La realtà è molto diversa: esistono molti risvolti della psicologia e, parimenti, molte professioni che, pur essendo ad alto contenuto psicologico, non equivalgono ad esercitare la professione di psicologo.
    Certo è che la posizione assunta dall'ordine in questi anni è sempre stata di scontro frontale con le professioni limitrofe. C'è il counseling, ma c'è anche la mediazione familiare, la pedagogia, etc.

    Da una parte l'ordine ha sempre tentato di arginarle (cercando di conquistarsi riserve di legge su quelloche arginava), dall'altra non ha mai favorito un dibattito serio che portasse ad una qualche regolamentazione. Ed è noto a tutti che, in assenza di una Legge, gli imbroglioni ed i furbacchioni imperversano.

    Cosa voglio dire? Ti faccio un esempio: ieri sera a Striscia la notizia è andato in onda un servizio che parlava di un'ottica che sosteneva di curare la miopia con l'imposizione delle mani e dialogando con il corpo del paziente... durante il servizio l'ottica sosteneva di fare counseling... ecco io ora mi aspetto una secca smentita delle associazioni di counseling...
    Vedi, quando si è totalmente allo sbando... quest'assenza di norme gioca a favore degli imbroglioni. Da una parte il counseling sarebbe psicoterapia, dall'altra sarebbe un intervento teso a curare la miopia, dall'altra sarebbe consulenza psicologica mascherata... e domani? Arredare una casa sarà fare counseling...

    La società è sempre un passo avanti rispetto alle istituzioni ordinistiche, per questo anche in un mio precedente post dicevo che la Legge non sempre rispecchia il "paese reale". Mi ricordo di quanto hanno sbraitato gli psicologi e gli avvocati i primi tempi che arrivò in Italia la mediazione familiare... peccato che nessuno di loro seppe cogliere il "bisogno" di mediazione che emergeva dalla società civile. Se ne sono accorti solo dopo... quando l'avvocato ha visto che con la mediazione rischiava di perdere clienti... e allora ha cominciato a dire che la mediazione doveva essere riservata per legge agli avvocati, e lo stesso hanno detto (e in parte continuano a dire) gli psicologi...

    E di esempi così... te ne potrei fare a dozzine.

  15. #105
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Di fatto quando chiedi a un counselor (che non sa che studi psicologia) che differenza c'è tra psicoterapia e counseling o tra counselor e psicologo la risposta è che lo psicologo lavora sulla parte malata, mentre il counselor su quella sana. Questo non è assolutamente vero, la psicoterapia, nata prima del counseling, può lavorare sulla parte "sana" o stimolare le potenzialità della persona e di fatto lo fa. Poi ci sono diverse scuole e livelli di intervento. Comunque rispondendo così non ditemi che non è da ciarlatano, si vuole imbrogliare la persona che si ha di fronte, facendogli credere che il counseling è addirittura meglio (noi lavoriamo sulla parte sana per fare evolvere la persona e incrementiamo le risorse e potenzialità! ...e via dicendo.) A parte che dire che lavorate sulla parte sana equivale a dire che ce n'è una non sana, o malata, il che vuol dire che fate abuso della professione medica. Non senti un counselor che dice la diversità di formazione. Quando parlo di counselor non mi riferisco a chi ha la laura in psicologia, perchè entriamo nel campo del counseling psicologico, e quì non ho niente da dire.

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