Jung scrive:"
la psiconevrosi è in ultima analisi, una sofferenza della psiche che non ha trovato il proprio senso".
Non ho mai sperato di trovare nell'ambito della mia analisi personale una fonte di ispirazione per individuare il senso dell'esistenza, ma questo percorso mi ha sicuramente aiutata ad evolvermi sia come persona che culturalmente, mi ha insegnato ad esistere....Esistere , vuol dire venire fuori, manifestare le proprie idee, avere voce in capitolo, dare un significato alle azioni, essere nel mondo e saperlo vivere con la conoscenza di sé, il rispetto degli altri e la cauta riflessione sui fatti, trovando il coraggio di "portare fuori" con grinta il proprio modo di essere anche se è diverso da quello che gli altri si aspettano da noi. In questo senso se vogliamo vivere liberi da compromessi dobbiamo essere coscienti di quello che ci rende estranei al vivere comune e giocarci tutte le carte delle nostre potenzialità attingendo a quell'inestimabile risorsa che è la creatività, sperimentando la propria esistenza esclusiva e assumendosi l'impegno di esistere responsabilmente coinvolti e partecipi essendo se stessi, con la mente e con il cuore.
Il rapporto analitico si sviluppa tra due individui che si riconoscono e si comprendono anche in quei silenzi che acquistano significato esplicito solo per i due componenti della coppia analitica.
Ma oltre questo mondo tacito condiviso, resta sempre comunque, "quell'esser soli in presenza di qualcuno'" di cui parla Winnicott (e di cui si è parlato nei pos precedenti). In questo spazio libero il paziente avverte, percepisce parti di sè prima sconosciute e le riconosce intimamente vere.In questo spazio, che è il regno della fantasia e della creatività, esistono delle potenzialità inespresse che come nel gioco, quando si indovina la mossa giusta, superano il blocco, si liberano e si cominciano a materializzare.
Qualcosa di analogo avviene agli scrittori attraverso le storie che inventano, o agli artisti.
E' proprio questo atto creativo, secondo me il fine dell'analisi; è un passaggio dal simbolico e fantastico, al reale; è il passo che precede il rientro nella quotidianità, che a questo punto però si potrà vivere secondo la propria indole e le proprie inclinazioni, le proprie iperfezioni e limiti, anche se non ci sentiamo compresi dal resto del mondo e siamo soli! Essere diversi significa riuscire ad essere autonomi,emancipati, esprimere il disagio e il rifiuto di un modello di esistenza inautentica e priva di significato, reclamare un nuovo stile di vita, più creativo, dove l'uomo non è ridotto ad un semplice ingranaggio del sistema, sotto il controllo della ragione; sperimentare un tipo di salute psichica, che non può essere identificata con la semplice mancanza di sofferenza, o con il semplice adattamento all'ambiente, ma come «autenticità», cioè piena consapevolezza della condizione umana che comporta anche dolore, sacrificio, fallimento.
Ma, tutto questo si può tollerare se si riesce a dare un senso, un significato alla fatica, al dolore, alla gioia, alla morte, un senso che orienta le potenzialità personali verso qualche cosa di più elevato rispetto a vivere bene la semplice quotidianità, come ad esempio, abbandonare le tonalità emotive depressive e critiche del vuoto esistenziale, lasciando spazio, facendo emergere le potenzialità dell'ottimismo, della gioia di vivere e della speranza di un futuro migliore.
La domanda latente sul senso ultimo dell'esistenza umana contiene sempre una progettualità vitale

, mentre la mancanza di senso sa di morte

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