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  1. #121
    Partecipante Assiduo L'avatar di rosablu77
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Può esserci un diplomato dell'albrghiero (ne dubito) che magari può aver sbagliato scuola ma magari legge libri di tipo umanistico da una vita e a cui piacerebbe lavorare nella relazione d'aiuto così come può esserci il diplomato del liceo etc...

  2. #122
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da rosablu77 Visualizza messaggio
    Su questo dissento perchè non è necessario il percorso personale nel momento in cui non si va ad operare con la persona a livello di struttura di personalità ma a livello educativo-sociale.
    Ciao rosablu, è una visione un po' ingenua questa... vedrai che quando comincerai a lavorare troverai indispensabili sia il percorso personale che la supervisione.

    Avevo già citato a tal proposito Rollo May, che parla molto chiaramente della necessità di un percorso personale volto [...] alla rielaborazione dei propri più o meno rigidi pregiudizi.

    Tuttavia, senza scomodare Rollo May, è impensabile di possedere strumenti efficaci di relazione con l'Altro senza prima possedere strumenti di comprensione di se stessi, dei propri limiti, delle proprie dinamiche personali, nonché del rischio di entrare in risonanza con i propri clienti a causa di vissuti non sufficientemente compresi ed elaborati.

    Il counselor deve sempre essere un soggetto terzo rispetto al proprio cliente, ma la terzietà non la si apprende né con i libri né con le simulate.

  3. #123
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da Zuccherina Visualizza messaggio
    Quattrostracci scusa temo di non aver capito il discorso sulla formazione in counselling dopo la scuola media superiore. In effetti dà fastidio anche a me che un diplomato in alberghiera possa fare counsellig nel modo in cui è inteso cioè di aiuto alle persone senza avere una base umanistica.....
    Zuccherina, in realtà è molto semplice, forse sono stato un po' contorto io nella spiegazione... la formazione in counseling - così come è attualmente in Italia, ma non solo - è una formazione così detta professionale e dunque prevede come titolo di accesso il diploma di scuola media superiore.

    A tal proposito - se hai voglia - puoi farti un giro tra i profili professionali approvati dalla varie Regioni italiane (così, giusto per farsi un'idea).

    Una formazione, cioè, che deve consegnare contestualmente al titolo un "mestiere" subito spendibile sul mercato del lavoro senza bisogno di ulteriori passaggi.

    Pensa ai corsi per educatore-animatore di comunità, operatore socio-culturale, operatore delle tossicodipendenze, etc.

  4. #124
    Partecipante Figo
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Tu dici che alcune professioni non sono counsellor ma hanno abilità di counselling. Vista in questo modo il counselling dovrebbe essere una formazione esclusivamente post-laurea umanistica e non un corso a cui possono accedere tutti. Perchè prima di fare counselling bisognerebbe fare molta pedagogia, sociologia, psicologia etc...etc.
    Si dice che vorrebbero fare una laurea in counselling....cosa sapete a riguardo?

  5. #125
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Quello di cui parlavo è proprio questo, la realtà è che molti si iscrivono a queste scuole di counseling che non hanno mai studiato materie umanistiche (basta avere qualsiasi diploma di scuola media superiore) e nel percorso non fanno nessuna analisi personale (con tutte le problematiche descritte da quattrostracci). Non penso a me che per ora non sono nemmeno psicologo, ma penso ai molti clienti che verranno danneggiati, a persone che viene tolta la possibilità di ricevere un vero intervento da una persona competente. Provate a chiedere a dieci di questi counselor che differenza c'è tra il counselor e lo psicologo o psicoterapeuta e ditemi cosa vi rispondono. Non vi diranno la differenza di formazione o competenze, ma facilmente sentirete dire che loro lavorano sulla parte sana del cliente aumentandone le potenzialità mentre lo psicologo su quella malata. So che non tutti risponderebbero così, c'è anche gente seria, ma la maggior parte purtroppo lo farebbe. A me va bene che i counselor si occupino delle competenze descritte da quattrostracci ma con la formazione che hanno non è corretto di spacciarsi per quello che non sono. Poi che ci sia qualcuno con delle competenze alle spalle è diverso, io parlo di quello che è richiesto per diventare counselor.

  6. #126
    Partecipante Assiduo L'avatar di rosablu77
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da evolution Visualizza messaggio
    Quello di cui parlavo è proprio questo, la realtà è che molti si iscrivono a queste scuole di counseling che non hanno mai studiato materie umanistiche (basta avere qualsiasi diploma di scuola media superiore) e nel percorso non fanno nessuna analisi personale (con tutte le problematiche descritte da quattrostracci). Non penso a me che per ora non sono nemmeno psicologo, ma penso ai molti clienti che verranno danneggiati, a persone che viene tolta la possibilità di ricevere un vero intervento da una persona competente. Provate a chiedere a dieci di questi counselor che differenza c'è tra il counselor e lo psicologo o psicoterapeuta e ditemi cosa vi rispondono. Non vi diranno la differenza di formazione o competenze, ma facilmente sentirete dire che loro lavorano sulla parte sana del cliente aumentandone le potenzialità mentre lo psicologo su quella malata. So che non tutti risponderebbero così, c'è anche gente seria, ma la maggior parte purtroppo lo farebbe. A me va bene che i counselor si occupino delle competenze descritte da quattrostracci ma con la formazione che hanno non è corretto di spacciarsi per quello che non sono. Poi che ci sia qualcuno con delle competenze alle spalle è diverso, io parlo di quello che è richiesto per diventare counselor.
    Mi sembra si stia dando x scontato che le persone diplomate godano di una sconfinata ignoranza!!!!
    Non è così!!!
    Ci sono persone che magari lavorano come insegnanti elementari o magari sono diplomate in un istituto a carattere umanistico (Sociopedagogico ma anche liceo) e che quindi hanno delle conoscenze a questo livello ma soprattutto si da x scontato che chi non le ha non possa più apprendere!!
    Avete idea della quantità di libri che si devono studiare in un corso di counselling???
    Forse vanno a pri merito con l'università....
    Tra l'altro se non studi non sei in grado neanche di fare le esercitazioni e infatti molti si ritirano...
    Cmq lo stesso discorso si può fare x l'università.
    Non tutti quelli che accedono a facoltà umanistiche hanno una preparazione in questo senso ed è vero anche che chi si laurea non sempre è competente nel suo campo...
    Ultima modifica di rosablu77 : 04-02-2009 alle ore 21.46.18

  7. #127
    Partecipante Figo
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Il counseling dovrebbe essere un'abilità in più a disposizione del professionista laureato in materia umanistica. Come dire una specializzazione in più non un titolo ex-novo. Ovviamente stiamo parlando del counselling come relazione di aiuto e non come consulenza ad es. in ambito aziendale che anche un laureato in economia può fare......A volte neanche l'università prepara ad essere counsellor;cioè l'università offre le basi che poi possiamo migliorare attraverso master e corsi tipo quelli di counselling......

  8. #128
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da evolution Visualizza messaggio
    Se il counselor si limitasse a lavorare in questi ambiti, ben venga. Nessuno di quelli che conosco lo fa, forse sarò sfortunato io. Se quello che tu descrivi è l'ambito del counseling sarei favorevole ad una regolamentazione. Purtroppo la realtà è ben lontana da questo.
    Perfetto, quindi puoi riferirTi "solo" a quelli...io, diversamente, conosco sia quelli, che sinceramente ho allontanato (difficoltà di comunicare realmente riguardo la professione), uno l'ho anche segnalato alla Associazione di cui faccio parte. Degli altri: molti di coloro che hanno frequentato i Corsi di Counseling lo hanno fatto più per approfondire le abilità relazionali o (è capitato anche questo) perchè erano già in analisi personale e volevano approfondire le abilità relazionali in un gruppo (perchè, poi, il gruppo didattico di Counseling bisognerà chiederlo a loro o a chi li ha consigliati).
    Io realmente quando incontro un professionista "ciarlatano" lo cancello sia dalla mi agenda, se già ne ho il numero e cerco anche di cancellarlo dalla mia mente.
    Forse avrai letto il caso dello psicoterapeuta che ho sopra ho riportato...è passato in sordina...anzi chiedo un parere all'autorevole Quattrostracci e anche a Guglielmo, che ringrazio per i complimenti di qualche pagg. fa.
    Sai di che cosa è stato protagonista, in un'aula aziendale??

    Si trattava di un ipnoterapeuta: ha fatto sedere un partecipante di fronte a se...da grande "ipnotista" ha tentato di far cadere in trance la persona dicendo: "Tra poco Tu seguirai ogni cosa che io farò"...il grande Giucas, invece, ha ottenuto tutt'altro: la paura paralizzante di chi gli stava di fronte...il giorno dopo l'aula era atterrita e mi ha riferito ciò che ho scritto.
    Eppure eravamo lì per insegnare "Tecniche di comunicazione" a giovani laureati per aumentare le loro possibilità di inserimento lavorativo!

    Dopo questo, certo, rimane il rispetto per la professione...ma (come per tutte le professioni) aspetto di vedere il professionista "alla prova dei fatti", non basta nessuna Laurea o titolo o Codice quando l'interessato non ha capito qual'è l'obiettivo della sua professione e quali sono i suoi obiettivi personali e, soprattutto quelli che ha chi si rivolge a lui/lei.

    Per questo se una discussione vuole far riferimento ai diversi aspetti della realtà esterna non servono le generalizzazioni.
    Perchè nella realtà i "casi" esistono dall'una e dall'altra parte: possiamo solo evidenziarli, "scambiarceli" e aprire una luce sull'intero panorama che è molto variegato.

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    Tuttavia è impensabile di possedere strumenti efficaci di relazione con l'Altro senza prima possedere strumenti di comprensione di se stessi, dei propri limiti, delle proprie dinamiche personali, nonché del rischio di entrare in risonanza con i propri clienti a causa di vissuti non sufficientemente compresi ed elaborati.

    Il counselor deve sempre essere un soggetto terzo rispetto al proprio cliente, ma la terzietà non la si apprende né con i libri né con le simulate.
    Perfettamente d'accordo, infatti l'Associazione di cui faccio parte mi ha "obbligato" a eseguire il cosiddetto "percorso personale"...se qualcun'altro ha trovato uno psicoterapeuta compiacente che con qualche ora gli/le ha firmato una certificazione falsa...sarebbe molto grave.

    E, ringraziando Quattrostracci per il riferimento circostanziato al quadro normativo non solo italiano, ma europeo (la Laurea 3+2 all'estero funziona), riporto ancora il caso che ho sottolineato in qualche post sopra: perchè un neo-laureato in Psicologia può affrontare un cliente in un Centro di Ascolto senza nessuna formazione aggiuntiva??
    E' etico che l'Altro sia una cavia per il primo?
    Può darsi che il cliente presuma che lo psicologo con il suo titolo sia "automaticamente" formato...sarebbe preoccupante se lo presumesse anche il neo-laureato!

    Che fine fa l'Ascolto vero, reale con il feedback (che non deve sfuggire al professionista) relativo e il tenere in conto "le risonanze" a cui faceva riferimento Q/stracci??

    La realtà è davvero molto variegata...
    Ultima modifica di IT_Modeler : 05-02-2009 alle ore 01.33.54 Motivo: integrazione
    psi_net

  9. #129
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Credo che siamo tutti d'accordo che sul piano di regolamentazione della professione di counsellor si vada nella giusta direzione considerando alcuni parametri formativi, come quelli descritti da quattrostracci o da IT_Modeler. Come credo che non si possa non essere d'accordo che è la laurea o la specializzazione a garantire tout court la professionalità. Ovvio quindi che, a fianco di psicoterapeuti - magari con tanto di blasone - ci siano onesti e seri counsellor.

    Da parte mia però, vorrei riportare il discorso sul famoso livello epistemologico, se vi va, perchè credo che sia molto utile ragionare su alcuni punti. Ho trovato interessante per la discussione quanto ha scritto quattrostracci su eventuali casi da counselling vs. psicoterapia. Secondo il mio parere, però, lì risiede il problema: si può considerare fondata la richiesta reale (delimitata, chiara, inserita in una temporalità) come informazione sufficiente per determinare un tipo di intervento, piuttosto che un altro? A mio parere no. Mi ha colpito molto, infatti, la risposta di rosablu che, alle mie "ipotetiche ipotesi" su un certo tipo di struttura ha risposto dicendo "dipendenza?! ma siamo matti, questi vedono la patologia ovunque!". Oltre a chiedermi perchè la patologia (già solo l'impiego del termine, cui preferisco disagio o sofferenza, rimanda ad una precisa area semantica) abbia una connotazione tanto negativa, mi sono detto: e se così fosse invece? Il signor X non ha una struttura di personalità? Non sarà mica che si è rivolto ad uno specialista perchè questa struttura ha evidenti limiti che lui non riesce a cogliere perchè vi è inserito da sempre? Cosa succederebbe se tutto questo fosse vero ma non venisse trattato perchè si sceglie di osservare solo il piano reale? La questione etica e teorica non è di poco conto...
    A mio modesto parere, e di questo mi piacerebbe discutere, il counselling ha delle basi teoriche che sono limitate proprio dal tentativo di scindere sanità e patologia per operare sulle prime dato che delle seconde si occupa la psicoterapia. Ma così facendo si crea una scissione laddove c'è un continuum che va dalle manifestazioni psicotiche alle sottigliezze della nevrosi. Non si tratta quindi di vedere tutto sotto la lente patologizzante, ma di aguzzare l'orecchio di fronte alla richiesta di intervento di un professionista portata dall'utente stesso. Paradossalmente una persona può vivere seranamente la propria struttura narcisistica, o dipendente, o psicotica... Se la "soluzione funziona" non si rivolgerà a qualcuno, in caso contrario è necessario accogliere con attenzione la sua richiesta e la sua domanda (spesso inconsapevole).

    Un saluto
    gieko

  10. #130
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Forse avrai letto il caso dello psicoterapeuta che ho sopra ho riportato...è passato in sordina...anzi chiedo un parere all'autorevole Quattrostracci e anche a Guglielmo, che ringrazio per i complimenti di qualche pagg. fa.
    Rinnovo i complimenti.

    Ti dico quel che farei io: una segnalazione all'Ordine di appartenenza per violazione del codice etico.

    Come ci sono counsellor idioti, ci sono anche psicoterapeuti idioti. E, francamente, non saprei dire chi fa più male ma, così a naso, dato che a potere equivale responsabiità, direi i secondi.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  11. #131
    Partecipante Assiduo L'avatar di rosablu77
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio

    Da parte mia però, vorrei riportare il discorso sul famoso livello epistemologico, se vi va, perchè credo che sia molto utile ragionare su alcuni punti. Ho trovato interessante per la discussione quanto ha scritto quattrostracci su eventuali casi da counselling vs. psicoterapia. Secondo il mio parere, però, lì risiede il problema: si può considerare fondata la richiesta reale (delimitata, chiara, inserita in una temporalità) come informazione sufficiente per determinare un tipo di intervento, piuttosto che un altro? A mio parere no. Mi ha colpito molto, infatti, la risposta di rosablu che, alle mie "ipotetiche ipotesi" su un certo tipo di struttura ha risposto dicendo "dipendenza?! ma siamo matti, questi vedono la patologia ovunque!". Oltre a chiedermi perchè la patologia (già solo l'impiego del termine, cui preferisco disagio o sofferenza, rimanda ad una precisa area semantica) abbia una connotazione tanto negativa, mi sono detto: e se così fosse invece? Il signor X non ha una struttura di personalità? Non sarà mica che si è rivolto ad uno specialista perchè questa struttura ha evidenti limiti che lui non riesce a cogliere perchè vi è inserito da sempre? Cosa succederebbe se tutto questo fosse vero ma non venisse trattato perchè si sceglie di osservare solo il piano reale?
    Continui sempre sullo stesso punto..
    Credo che vada con questo la difficoltà ad accettare che il counsellor non fa psicoterapia e non ha la pretesa di farla.
    Bisogna superare il limite secondo cui ritieni che il counsellor è uno psicologo o uno psicoterapeuta mancato.
    Stando alla tua visione anche io educatore o pedagogista che faccio counelling non potrei più esercitare...
    Il counsellor non ha la pretesa che tutti i clienti davanti a lui non abbiano dei limiti nella struttura di personalità.
    Sta a lui riconosceli e poi fare un invio nel caso non siano di sua competenza.
    Come ha già sottolineato quattrostracci, l'intervento di counselling ha un'obiettivo preciso ed è limitato temporalmente.
    Non puoi andare ad es. oltre le 10 sedute..
    Questo è già un tempo sufficiente che ti dice..ok..qui c'è bisogno di un terapeuta....
    Certo hai a disposizione altri strumenti d'indagine che ti permettono di coglierlo.
    Ti chiedo, può esistere un cliente che non ha limiti nella struttura ma solo una difficoltà a livello funzionale??
    Credo sia questo il punto focale.
    Se dai per scontato che tutti abbiano difficoltà a livello di struttura è chiaro che non possiamo comprenderci.
    Io ammetto l'uno e l'altro!!!

  12. #132
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    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Ho trovato interessante per la discussione quanto ha scritto quattrostracci su eventuali casi da counselling vs. psicoterapia. Secondo il mio parere, però, lì risiede il problema: si può considerare fondata la richiesta reale (delimitata, chiara, inserita in una temporalità) come informazione sufficiente per determinare un tipo di intervento, piuttosto che un altro? A mio parere no. Mi ha colpito molto, infatti, la risposta di rosablu che, alle mie "ipotetiche ipotesi" su un certo tipo di struttura ha risposto dicendo "dipendenza?! ma siamo matti, questi vedono la patologia ovunque!". Oltre a chiedermi perchè la patologia (già solo l'impiego del termine, cui preferisco disagio o sofferenza, rimanda ad una precisa area semantica) abbia una connotazione tanto negativa, mi sono detto: e se così fosse invece? Il signor X non ha una struttura di personalità? Non sarà mica che si è rivolto ad uno specialista perchè questa struttura ha evidenti limiti che lui non riesce a cogliere perchè vi è inserito da sempre? Cosa succederebbe se tutto questo fosse vero ma non venisse trattato perchè si sceglie di osservare solo il piano reale? La questione etica e teorica non è di poco conto...
    A mio modesto parere, e di questo mi piacerebbe discutere, il counselling ha delle basi teoriche che sono limitate proprio dal tentativo di scindere sanità e patologia per operare sulle prime dato che delle seconde si occupa la psicoterapia. Ma così facendo si crea una scissione laddove c'è un continuum che va dalle manifestazioni psicotiche alle sottigliezze della nevrosi. Non si tratta quindi di vedere tutto sotto la lente patologizzante, ma di aguzzare l'orecchio di fronte alla richiesta di intervento di un professionista portata dall'utente stesso. Paradossalmente una persona può vivere seranamente la propria struttura narcisistica, o dipendente, o psicotica... Se la "soluzione funziona" non si rivolgerà a qualcuno, in caso contrario è necessario accogliere con attenzione la sua richiesta e la sua domanda (spesso inconsapevole).

    Un saluto
    Sono d'accordo, credo che il punto sia proprio questo. Mentre uno psicoterapeuta potrebbe cogliere e soddisfare una richiesta di aiuto ad un livello più superficiale, il counselor potrebbe non cogliere e sicuramente non soddisfare una richiesta di aiuto ad un livello profondo dove ci sono delle implicazione di tipo "psicopatologico".

  13. #133
    Partecipante Assiduo L'avatar di rosablu77
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    Citazione Originalmente inviato da evolution Visualizza messaggio
    Sono d'accordo, credo che il punto sia proprio questo. Mentre uno psicoterapeuta potrebbe cogliere e soddisfare una richiesta di aiuto ad un livello più superficiale, il counselor potrebbe non cogliere e sicuramente non soddisfare una richiesta di aiuto ad un livello profondo dove ci sono delle implicazione di tipo "psicopatologico".
    Diciamo che fa comodo dire che il counsellor non potrebbe cogliere questa richiesta cosicchè lo psicoterapeuta fa l'uno e l'altro.

  14. #134
    Partecipante Figo
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Portare al professionista un problema contingente per poi trovare una soluzione insieme....richiede da parte del profess. delle competenze elevate...di mediazione, di conoscenza del territorio, di leggi...etc etc. Non è così superficiale come sembra, la profondità di un intervento non si misura nella capacità di incidere sulla struttura di personalità....
    Ovviamente ognuno nella propria formazione universitaria ha un orientamento e lo porta avanti...ma bisogna aprire la mente ad altri punti di vista........

  15. #135
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Citazione Originalmente inviato da rosablu77 Visualizza messaggio
    Ti chiedo, può esistere un cliente che non ha limiti nella struttura ma solo una difficoltà a livello funzionale??
    Credo sia questo il punto focale.
    Se dai per scontato che tutti abbiano difficoltà a livello di struttura è chiaro che non possiamo comprenderci.
    Io ammetto l'uno e l'altro!!!
    Ho capito che tu ammetti che ci siano utenti che hanno solo difficoltà "funzionali". Il problema per me è, e lo ribadisco perchè non ho letto tentativi di risposta: come giustifichi dal punto di vista scientifico questa dicotomia. A questo livello non basta dire "l'ha detto Rogers". Bisogna esaminare la teoria che sta dietro a questa affermazione e vedere se è sostenuta epistemologicamente.

    Saluti
    gieko

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