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Ultima modifica di dadaismo : 15-10-2008 alle ore 19.32.30
Ciao Francesca. Il tuo intervento è interessantissimo. anni fa ad un convegno dell'aipa ho sentito alcuni lamentarsi che Hilmann sa solo scrivere e non fare terapia...ecco come si comporta l'elite con gli eretici.
Ho riflettuto sull'etimo di eresia: dal greco, libera scelta. Il che è tutto dire.
Che Bruner sia interessato alla pedagogia e Bion alla psicoanalisi non credo sia un problema, alla base dicono entrambi una grande verità: si può essere in grado di pensare e apprendere solo all'interno di una relazione e talvolta c'è bisogno di rispecchiamento, sostegno, Holding...chiamiamolo come vogliamo ...
Tanti virtuosismi verbali la psicoanalisi di cui io sono la prima ammiratrice dal punto di vista "estetico" ma poi siamo sinceri: la psicoanalisi come un pò tutta la psicologia svela verità celate nella semplicità.
Questo è un grande insegnamento che mi ha dato il preside della mia scuola, quando quest'etate sotto l'ombrellone abbiamo sentito un ragazzo parlare in termini semplicissimi di nient'altro che identificazione proiettiva.
Più o meno volevo dire la stessa cosa, non volevo dire che tutte le diverse "teorie" (uso le virgolette per riferirmi al termine teoria con un significato un po' vago, nel senso che non è detto che ci si riferisca a delle formulazioni assiomatizzate con strutture rigide, ma ad una serie di ipotesi non ben formalizzate) scaturite dalla psicoanalisi Freudiana fossero in contrasto ma soltanto alcune.Originalmente inviato da *-ras-*
Le "teorie" però vanno distinte non soltanto in base al fatto che sono in contraddizione ma anche perché ognuna contiene qualcosa di diverso che sfugge all'altra. Due "teorie" che non si contraddicono possono essere messe insieme ovviamente per formare una teoria più ampia (assumendo però che sia possibile tradurre le proposizioni di ognuna nel linguaggio dell'altra).
Secondo me comunque è meglio distinguere le "teorie" che fanno parte di una certa scienza dalla scienza stessa. Una scienza secondo me è rappresentata più da un campo di indagine che da certe teorie. Possono "cadere" anche tutte le teorie fisiche attuali ma questo non comporterebbe la fine della fisica come scienza.
Una cosa che vorrei capire meglio è se la psicoanalisi (in questo caso non come pratica psicoterapeutica) sia più vicina ad una "teoria" con certi principi fissi (anche se espressi in modo abbastanza intuitivo), o se risulta essere più vicina concettualmente ad una scienza come la fisica o la psicologia. Freud stesso secondo i vostri studi che idee aveva in proposito?
Cioé la psicoanalisi per Freud era una sotto-scienza (lasciatemi usare questa espressione) della psicologia (cioé una scienza che cerca di studiare il funzionamento soltanto di certi aspetti specifici della psiche) oppure rappresentava per lui una vera e propria "teoria" (con i suoi principi) che faceva parte della psicologia?
[Pongo la domanda ras sia a te che a gieko ed anche a gaia e luigi (a proposito sto leggiucchiando la biografia di Jung che avete citato)]
Una teoria potrebbe essere abbandonata definitivamente qualora se ne trovasse qualcuna migliore, mentre una scienza, da quello che sono riuscito ad afferrare, cadrebbe, ossia verrebbe abbandonata, soltanto nel caso in cui dovesse rivelarsi, ad una analisi più approfondita, eccessivamente confuso il suo campo di indagine oppure se venisse messa in serio dubbio l'esistenza dei suoi oggetti di studio.
Ciao CarlGustavJung perché dici che quasi tutti gli analisti junghiani fanno parte di questa tipologia?Originalmente inviato da CarlGusavJung
Un saluto a tutti![]()
Ultima modifica di Char_Lie : 21-10-2008 alle ore 15.48.22
Mi sembra un punto di vista più che condivisibile...
La tua domanda è molto interessante ma piuttosto complessa, perchè seguendo una certa lettura dell'opera freudiana, sono presenti momenti di ripensamento, intuizioni in controtendenza rispetto a quanto sostenuto in altri testi, etc. Provo a rispondere in sintesi.
Fondamentalmente Freud non aveva una visione psicologica della psiche: l'impalcatura teorica di fondo vede in primo piano le pulsioni e quindi il livello fisiologico (di qui l'accusa di "fisicalismo" e "meccanicismo" mossa al modello pulsionale). In più testi Freud si prodiga molto nel cercare di smarcare la psicoanalisi dalle "scienze spirituali" come la psicologia, e di inserirla nel novero delle "scienze naturali" in base alla visione postivistica tendenzialmente adottata. La psicoanalisi, per Freud, si sarebbe costituita come sapere differente dalla psicologia proprio perchè non avrebbe rimosso diversamente da questa la componente pulsionale-libidica, componente irrinunciabile.
Spero di aver risposto almeno in parte.
Un saluto
gieko
Grazie Gieko per aver risposto.
Freud insomma aveva intenzione di fondare una vera e propria nuova scienza... E probabilmente è stato così.
Mi azzardo ad ipotizzare che forse precedentemente la psicologia stessa come scienza aveva un campo di indagine più ristretto rispetto a quello di cui si occupa oggi e non esisteva niente di simile a quella che attualmente viene chiamata psicologia dinamica, che cerca di spiegare il comportamento umano tramite l'uso del concetto di motivazione (non so però se sia corretto dire che le pulsioni rappresentano dei particolari tipi di motivazioni).
Spero di aver capito e di non aver stravolto il tuo pensiero.
Ciao
Un saluto
Ultima modifica di Char_Lie : 21-10-2008 alle ore 21.51.13
Semplificando e sintetizzando molto, il discorso è corretto. Freud ha avuto l'intuizione geniale (e tutt'ora attuale!) di concepire il conflitto psichico e di fondarlo in misura molto maggiore che non la precedente e/o contemporanea psicologia dinamica, in cui era presente in forma molto abbozzata (Janet) o era del tutto assente.
Solo una precisazione. Per Freud le pulsioni, intese come libido sessuale, sono uno dei due agenti motivazionali dell'individuo. L'altro (più variabile nel corso della teoresi freudiana) è la spinta del vivente all'omeostasi, successivamente teorizzata come vera e propria tendenza a tornare allo stato non vivente (istinto di morte). La dialettica, nel pensiero freudiano, si svolge interamente tra queste due forze motivazionali. Chiaramente oggi giorno ci sono posizioni anche molto distanti da questo modello.
Un saluto
gieko
Secondo una statistica che lessi tempo fa, circa il 70% degli analisti junghiani appartiene al tipo introverso intuitivo.
Cmq non è difficile da capire, il tipo introverso intuitivo è orientato verso il mondo interiore e verso il simbolico. Chi invece è orientato verso l'esteriore e il tangibile difficilmente si troverà in sintonia con chi parla d'introspezione e archetipi, non ne convieni?
Ultima modifica di CarlGustavJung : 25-10-2008 alle ore 00.05.41
Chiedevo per curiositàOriginalmente inviato da CarlGustavJung
. Ho letto tempo fa "Tipi Psicologici" ma non conosco tanto bene l'argomento.
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Riapro questa discussione per rispondere ad alcuni utenti e non andare off topic nell'altra sul transfert.
La psicologia è una scienza, non è detto che serva a qualcosa e sia efficace per risolvere certi problemi, se ho qualcuno da rimproverare sono tutti quegli psicoterapeuti (e soprattutto psicoanalisti) che fanno finta di possedere chissà quale grande soluzione riguardo ad una serie di problemi mentre spesso non hanno granché tra le mani.Originalmente inviato da neuromancer
Per aiutare qualcuno bisogna conoscere qualcosa in più riguardo a certi problemi che la persona pone (i problemi esistenziali possono essere di gran lunga più complicati anche di un problema matematico, il mio era solo un esempio), ma se questi problemi vengono modificati e forzati, le cose secondo me non tornano, questo lo trovo un imbroglio e chiamo le cose col loro nome. Sarò libero di rimproverare un atteggiamento che secondo me è scorretto?
L'anima, proprio come uno stato o un paese, la si può governare in tanti modi, bisogna vedere cosa si vuole davvero ottenere però con questo governo (un buon governo secondo il tuo punto di vista può rappresentare un cattivo governo per me perché persegue obiettivi che non mi stanno bene) e quindi cercare di cambiare quel che è possibile cambiare secondo i problemi posti, questo è quello che affermo. Io ancora non sono riuscito a capire che significa essere nevrotici, ho detto solo che se significa avere certi desideri e certe aspettative nei confronti dell'esistenza, voglio restarlo nevrotico, quello che voglio davvero (e credo di non essere il solo a pensarla così), è avere più potere e raggiungere più agevolmente quel che mi sta a cuore, se non siete capaci di fornire questa forma di aiuto, lasciate perdere... Perché dovete mettervi in mezzo? Affermate chiaramente che tra i vostri obiettivi per far raggiungere il benessere ci sono anche quelli di modificare i desideri e le aspettative che una persona ha, questo lo si ammetta una volta per tutte.Originalmente inviato da luigi'84
Desidero soltanto che il tipo di servizi che offrono gli psicoterapeuti sia trasparente, senza restare nel vago e dire che si otterrà un certo miglioramento (chiarendo anche come si intende farlo raggiungere questo miglioramento) così un po' alla volta, capito il trucco, e cioé che non viene offerto niente di meglio rispetto a quello che una persona può far da sola, smetteranno tutti di rivolgersi a quelli di voi che non hanno maggior potere sul reale, come un po' alla volta molte persone hanno smesso di pregare o di rivolgersi ai preti, perché hanno scovato tutti gli imbrogli di una falsa saggezza.
La malattia la creano molti di voi stessi, visto che illudete le persone facendo credere a tutti di possedere chissà quale grande potere. Dopo un po' però è ovvio che le persone si staccano da voi perché si accorgono che non siete serviti a molto ed alcuni di voi poi soddisfatti dicono anche che quella persona è tornata ad essere un "soggetto" capace di fare scelte, ma quando mai ha smesso di esserlo un "soggetto"?
Lasciate chi è disperato nella sua disperazione se non avete soluzioni reali da proporre. Io non vado in giro a convincere tutti i derelitti, gli infelici e chi vive male o in ristrettezze economiche che esiste una qualche forma di salvezza per loro! Che io possiedo la soluzione che loro stessi possono mettere in atto per i problemi che li assillano, può darsi che vivranno male e faranno anche una brutta fine come l'han già fatta molti altri prima di loro (la storia non mostra che l'esistenza ha incorporato un qualche lieto fine per tutti), ma non gli chiedo di non essere depressi o tristi per dimostrare a me stesso che li ho aiutati e che il problema fondamentale in realtà consisteva nel loro esser depressi o nelle loro reazioni soggettive nei confronti dell'esistenza, o che un qualche fantomatico governo dell'anima, che io non conosco, risolverà i loro veri problemi, quelli che sentono come tali. O questo potere tecnico lo si possiede realmente oppure non lo si possiede, è inutile mettersi a giocare con le parole.
Tutto questo mi sembra una presa in giro, quando ho deciso di aiutare qualcuno io ho sempre cercato di dare aiuti concreti nei confronti di questa o quella difficoltà che mi indicava l'altro (per il resto, là dove io non avevo potere, non ho mai promesso nulla) e non ho mai riempito le persone di chiacchiere inutili per convincerle che certi problemi che esponevano non erano veri problemi.
Se non fate parte di questa categoria di psicoterapeuti o psicoanalisti, le mie critiche ovviamente non son rivolte a voi.
Ultima modifica di Char_Lie : 10-02-2009 alle ore 13.37.39
Fa piacere che tu dica questo, perchè la stragrande maggioranza degli psicoterapeuti e degli psicoanalisti non ingannano i pazienti con false promesse, non fanno chiacchere da solotto nè "inducono" patologia là dove non c'è, non dirigono i pazienti verso ciò che è giusto per il terapeuta, ma ne rispettano le scelte, non si impongono ma cercano di fare ciò che è attualmente possibile (e non è poco!) con teorie e metodi che sono a disposizione lavorando con persone che scelgono di effettuare un percorso e sono motivate.
Se poi ci sono professionisti che promettono mari e monti ai pazienti o pazienti che vogliono mari e monti e cercano un terapeuta che glieli dia, allora è un altro discorso.
Saluti
gieko
quello che voglio davvero è avere più potere
Lascia perdere la psicoanalisi allora...il potere...a me sembra sembra proprio che sia 'il potere' alla base del nichilismo intero dell'occidente...cioè alla base della sua follia.
Desidero soltanto che il tipo di servizi che offrono gli psicoterapeuti sia trasparente, senza restare nel vago
lo psicoterapeuta è uno specialista: non è tenuto ne a dirti come ha fatto a raggiungere la sua specialità, ne a dirti come,quando,perchè il trattamento sarà così oppure in un altro modo...può farlo certo ma sei tu ad aver chiesto aiuto e hai il diritto sia di andartene sia il dovere di avere fiducia.
Ho sottolineato 'diritto' e 'dovere' perchè il nevrotico spesso e volentieri dimentica che la vita è anche 'dovere'...'prendersi sul serio'...
La malattia la creano molti di voi stessi, visto che illudete le persone facendo credere a tutti di possedere chissà quale grande potere.
Nessuno crede una tal cosa. Si tratta di un lungo percorso interiore e di una serie di conoscenze che stanno proprio a significare che 'non esiste alcun potere' o 'formula magica'...
Lasciate chi è disperato nella sua disperazione se non avete soluzioni reali da proporre. faranno anche una brutta fine come l'han già fatta molti altri prima di loro (la storia non mostra che l'esistenza ha incorporato un qualche lieto fine per tutti)
Sono assolutamente d'accordo.
Tutto questo mi sembra una presa in giro, quando ho deciso di aiutare qualcuno io ho sempre cercato di dare aiuti concreti nei confronti di questa o quella difficoltà che mi indicava l'altro (per il resto, là dove io non avevo potere, non ho mai promesso nulla) e non ho mai riempito le persone di chiacchiere inutili per convincerle che certi problemi che esponevano non erano veri problemi.
I problemi che si espongono sono 'veri' eccome!...ma mi dispiace doverti dire che il tuo osannato 'aiuto concreto' può andare a farsi benedire quando si parla di psicopatologia: un depresso non torna a vivere con una pacca sulla spalla di un amico, l'ossessivo non torna a pensare liberamente dopo il ''non pensare a queste che non esistono'' di un amico, l'ansioso non torna sereno dopo l'abbraccio di un amico...ecc ecc...
La psicoterapia offre un aiuto eccome!...le varie scuole (la psicoanalisi xesempio...) interpretano questo 'aiutare' in maniera diversa e non significa che una sia superiore all'altra e non significa che debba piacerti...il problema è un altro...di cosa si è in cerca in realtà?Ma questa è un'altra storia...
Saluti,
Luigi
Blog: Spazio di Psicoanalisi
E perché? Se si dispone oggi di una cura semplice da applicare per qualche malattia un tempo mortale, si ha più potere e maggiori possibilità di scelta rispetto alle persone che prima dovevano probabilmente morire, per quale motivo la cosa dovrebbe essere deleterea?Originalmente inviato da luigi '84
E' da pazzi voler curare veramente qualcuno?
E' meglio andare da uno psicoanalista quando si è affetti da una malattia mortale o è meglio disporre di una cura vera e propria per questa malattia?
Per me questo rappresenta davvero risolvere i problemi esistenziali che provocano il disagio. Se qualche pratica funzionasse davvero e permettesse di avere più potere e quindi possibilità di scelta in positivo, non riesco proprio a capire che tipo di problemi dovrebbe causare.
Già in questo tipo di ragionamenti e discorsi io non riesco proprio a seguirvi.
Ho il diritto di andarmene, ma nessun dovere di avere fiducia soprattutto se non mi viene data alcuna informazione. La fiducia non la si può fondare sul dovere, la fiducia la si costruisce tramite una spiegazione comprensibile di quello che si otterrà da una cura (ed occhio e croce anche in cosa consisterà la cura), mi sembra che sia abbastanza diffuso in ambito medico il concetto di consenso informato, forse la cosa non riesce mai a raggiungere una certa parte di psicoterapeuti che esigono una fiducia incondizionata nei confronti delle loro pratiche senza fornire alcuna informazione nemmeno riguardo a quello che si dovrebbe ottenere. Questa è un'altra cosa che trovo scorretta, gli psicoterapeuti come gli altri medici hanno il dovere di dare questo tipo di spiegazioni ai loro pazienti.Originalmente inviato da luigi '84
Se un medico volesse amputarmi una gamba per "curarmi" io voglio essere informato perché può darsi che dal mio punto di vista la cosa non rappresenta una soluzione vera e propria del mio problema.
Ultima modifica di Char_Lie : 10-02-2009 alle ore 19.40.46
La cura ''definitiva'' e ''incontrovertibile'' in senso psicologico non esiste e non esisterà mai. Significa, in senso antropologico più ampio, voler disporre di un 'RIMEDIO' al dolore e all'insostenibilità dell'esistenza: questa è la configurazione antropologica racchiusa nel concetto di cura psicologica. Le cose che dici sembrano ovvie e nel caso di una nevrosi anche auspicabili: ma cosa significa 'guarire' in senso psicologico? Significa aver scacciato via ''per sempre'' il dolore dalla mente? Questo ti aspetti dalla psicoterapia? Aspettativa ampiamente delusa. Dolore e morte, come ha ampiamente mostrato l'analitica esistenziale, sono 'forme' dell'essere e dell'essere uomo e la ''follia'' dell'Occidente, di cui parlavo, è certamente 'volontà di potenza' quando ancora permane in quell'atteggiamento di ''fede'' nell'oltrepassamento di un ''eterno'' (la morte, per esempio,è un ''eterno'' e cioè l'apparire costante di quella forma che chiamiamo ''morte'')...Tornando alla psicoterapia: io sostengo impossibile e autocontraddittorio ricevere una ''guarigione'' (nel tuo senso...) dal trattamento psicologico, ma sono convinto, d'altro canto, che esso possa iscriversi in un discorso più ampio che vede nell'individuo che soffre l'occasione di prendersene cura,l'occasione di ''incontrarlo'' in senso pieno,di far emergere ogni tipo di vissuto anche doloroso, di condurlo per mano e gradualmente nel mondo affinchè possa viverlo con occhi e animo diversi. Ma anche qui esistono dei 'limiti': ho spesso sostenuto che ci sono persone che 'devono restare nevrotiche' con le quali ogni tentativo sembra fallire o comunque sembra essere più 'violento' della nevrosi stessa...è un pò ciò che chiamiamo 'temperamento' o in termini più evocativi il 'mistero dell'unità individuale'...
Saluti,
Luigi
Blog: Spazio di Psicoanalisi
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