Esatto. Perciò adesso rientrate nell'argomento grazie.
Mi è stata fatta una segnalazione in questo thread, ancora a carico di oscarmoreno che offende e lancia diagnosi spicciole nei confronti di persone che usano il forum per lo strumento che è, e non per un campo di battaglia dove alternarsi a fare le vittime e i carnefici.
Perciò passo alla seconda infrazione nei tuoi confronti oscarmoreno, ricordandoti che se continui a violare il regolamento (LEGGILO Comportamenti NON consentiti <img src="/forum/images/smilies/1shifty.gif" align="absmiddle"> .: Help on line di Obiettivo Psicologia), vieni bannato.
Lascio aperta la discussione, perchè interessante e seguita da molti di voi. Ma se trovo ancora un OFF topic la chiudo definitivamente.
Il compito nella nostra vita non è di trionfare, ma di continuare a cadere, serenamente....
(Robert Luis Stevenson)
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centroclinicopangea
Ciao tutti. Torniamo nell'argomento?
Il transfert col tempo si evolve naturalmente. La figura del terapeuta, col procedere dell'analisi, si avverte sempre meno come pura esperienza emotiva trasferale di ripetizione di avvenimenti precedentemente vissuti e man mano, sempre più spostata e inserita nel "qui ed ora".
Questa evoluzione, dopo una prima fase di individuazione e riconoscimento dei traumi e dei conflitti rivissuti ed elaborati attraverso la sistematica interpretazione del transfert, io ritengo, dovrebbe condurre ad una "nuova possibilità" da attribuire al transfert: tracciare la trama di un cambiamento della visione della vita le cui coordinate scaturiscono dalla relazione analitica stessa che alla fine modifica e sconfigge l'iniziale aspettativa destinale del paziente.
Vorrei porre un quesito: tutti siamo stati d'accordo nel 3d, mantenendo una continuità con la tradizione freudiana, sul principio che il transfert è il vero motore della cura psicoanalitica.
Ma, se io paziente ho chiarito, sviluppato, interpretato insieme all'analista il mio transfert attribuendogli un valore attuale, contemporaneo, a quel punto, è come se tutto il lavoro successivo procedesse, ma con un un motore che che ha ridotto i suoi giri: il transfert si è trasformato da un'emozione potentissima, che ti fa avvertire il terapeuta quasi come un "super eroe" amato e odiato, con poteri anche di suggestione potenti, ad un confronto, una conversazione che per quanto intima e coinvolgente ha perduto quel potere e quel fascino che aveva nella fase iniziale.
FRANCESCA
Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)
Cara francesca, non riesco a vedere la matrice transfert-controtransfert come una fonte di energia che si esaurisce nel passaggio da "nevrosi a guarigione". La concepisco piuttosto come una struttura dinamica che inizialmente è caratterizzato da minori possibilità e successivamente diviene più libera e flessibile. Quando ciò si verifica in maniera sufficientemente stabile l'analisi è terminata.
Saluti
gieko
sarebbe probabilmente fare un torto ad uno dei concetti più potenti della psicoanalisi ritenere che transfert e controtransfert si "esauriscano" o "perdano giri" nel tempo terapeutico.
se la relazione è così importante lo è sostanzialmete anche quando subentra un momento di depressione nel paziente quando comincia a riconoscersi certe dinamiche di significato personali che prima non aveva colto.
ciaz.
Forse e' l'incapacità del paziente di sopportare l'interpretazione dell'analista, la paura di andare verso mete sconosciute che rallenta i giri del motore per il paziente che non vuole "chiudere", non accetta la verità ormai satura e spegne nella stanchezza e nella intellettualizzazione , l'impatto emotivo che gli risulta ingestibile.
FRANCESCA
Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)
Son d'accordo, infatti i tempi devono essere maturi ed eventuali vissuti relativi al termine dell'analisi vanno osservati con attenzione ed interpretati.
gieko
FRANCESCA
Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)
Su questo punto sono d'accordo con te, però credo che tu e francesca vi riferiate a due diversi momenti dell'analisi, tu ad un momento anche di forte implicazione "durante", lei forse, si riferisce a momenti più vicini ad un "distacco" dal terapeuta, in parte difensivo e che in parte sembrerebbe essere vicino al termine della terapia.
Inoltre, mi sembra che lei, si riferisca più a dei vissuti personali ai quali dà un senso logico, che non è nè giusto nè sbagliato essendo, appunto, personale, seppure arricchito da studi e letture. Mentre la tua visione deriva più da una conoscenza base di tipo tecnico.
Quindi, entrambi avete ragione dai vostri punti di vista.
Ciaz
Ultima modifica di RosadiMaggio : 21-02-2009 alle ore 08.21.47
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
Incontrando un viandante, si suole raccontare, un freudiano chiederà: "Da dove vieni?", uno junghiano:"Dove vai?". La ricerca e la cura della nevrosi, allora non si rivolgono esclusivamente al passato, bensì al presentee al futuro del soggetto, al suo progetto vitale. Il movimento dell'analisi si configura come una progressiva espansione: da un massimo di soggettività ad un massimo di obiettività. L'inconscio individuale viene attraversato e trasceso.Si affivoliscono le promesse di raggiungere con la psicoanalisi guarigione, adattamento o liberazione, mentre emergono due obiettivi: armonizzare i conflitti e coseguire un sapere. Il fine della terapia è immanente al processo psicoanalitico stesso e la verità si manifesta quando si realizza una coincidenza tra la mente dell'analista e quella dell'analizzato: in quel momento è come se condividessero un'emozione, un sentimento di bellezza e armonia.
La fine dell'analisi, la separazione dall'analista deve essere vissuta come una lenta, progressiva, autonoma trasformazione del proprio mondo interno e non come il risultato di un intervento dall'esterno.
Nella fase finale di una relazione terapeutica, il rapporto trasferale attraverso il quale l'analista veniva investito di amore o di odio, caratteristiche inconsce legate ad esperienze infantili parentali, deve trasfigurarsi, cessare; le aspettative di un'affetività che nesssuno potrà mai restituire, ripetutamente frustrate, rendono cosapevoli e pronti a ritirare le proiezioni, i fantasmi, in quanto ormai assimilate, rielaborate al di là della loro consistenza ideologica per potersi finalmente mettere in relazione con le persone reali, umane .
Nei post precedenti mi riferivo proprio a questo ritiro delle proiezioni che ti fa vedere il terapeuta per quello che è realmente e non più investito di qualità e agiti dovuti al transfert.
Ciao
Ultima modifica di francesca63 : 21-02-2009 alle ore 23.35.34
FRANCESCA
Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)
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Ultima modifica di RosadiMaggio : 22-02-2009 alle ore 12.07.50
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
Carissima Rosa, e perchè mai dovrei risentirmi? Perchè hai cancellato il post?Qui si esprimono solo punti di vista o, come nel mio caso, vissuti elaborati di un percorso terapeutico che, senza entrare nel personale mi sembra possa essere interessante mettere in luce.
Sicuramente per un analista lavorare su un paziente "travolto" da transfert, può essere più produttivo, agevole in quanto ha più materiale inconscio che gli fornisce spiragli attuali e manifesti di impulsi rimossi e dimenticati che sostengono la dinamica del processo di guarigione. Un forte transfert racchiude qualcosa di importante e corrisponde all'intensità del contenuto proiettato. Il medico che incarna questo contenuto, deve in qualche modo, prima o poi, restituire questo valore al paziente e l'analisi si conclude solo quando si enuclea il motivo della restituzione del contenuto trasferito sull'analista in quanto significativo per l'economia psichica del paziente.E' inevitabile che, dopo aver a lungo analizzato quel materiale insieme al paziente, anche se poi non tutto trova risposte definitive, con il crescere della consapevolezza e sotto l'influsso di quella terza voce, a mio avviso elemento indispensabile, le proiezioni sfumano, si ritirano: ma non per questo l'affettività diminuisce.
Mi viene naturale, come libera associazione, di paragonare la relazione analitica al rapporto di coppia: dopo una fase di innamoramento che fa vedere il partner come la persona perfetta in cui si trasferiscono le proprie carenze affettive e si trova il proprio animus/ anima, si ci quieta; resta la stima, la complicità, l'affetto ma non si avverte più ...quell'inspiegabile malessere...la "cotta" si spegne nella routine, nella partecipazione, nella condivisione..
Il paziente adesso, partecipa con un certo razionale distacco che gli consente di rendersi conto che "quella che gli appariva come realtà, era solo l'immagine riflessa di un passato dimenticato"(Freud).
Il regime delle emozioni circolanti nel setting resta alto, ma tutto adesso è più controllabile e consapevole.
Ciao
FRANCESCA
Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)
Grazie per la risposta, francesca, anche su punti specifici che ti avevo chiesto nel post cancellato.
Mi fa piacere che non ti avessi involontariamente urtata nella tua sensibilità personale non essendo mia intenzione e che tu me lo abbia confermato.
Come dici tu, qui si esprimono punti di vista personali sullo specifico argomento ed i suoi correlati, derivanti da posizioni diverse che proprio per ciò dovrebbero mantenere sempre aperta la possibilità di dialogo e di confronto reciproco.
Grazie ancora per la risposta.
Ciao
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
Può una psicoterapia procedere ed essere efficace in assenza di transfert?
FRANCESCA
Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)
Secondo me, no. Nel senso che il transfert esiste comunque. Niente transfert, niente psicoterapia.
Poi, col transfert ci si possono fare varie cose. Anche non analizzarlo. E qualche risultato lo si otterrà comunque perché i mecannismi di condizionamento, suggestione, insegnamento ecc. ci sono sempre, e qualcosa ottengono.
Così, a occhio.
Buona vita
Guglielmo
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126