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  1. #331

    Riferimento: Discussione Casi Clinici

    Citazione Originalmente inviato da bluesriver Visualizza messaggio
    Ci troviamo di fronte ad un disturbo nevrotico ad alto funzionamento infatti troviamo una forza dell'Io ben strutturata in riferimento a: lavoro, relazioni sociali, capacità di affrontare eventi di vita difficili [come ad esempio lo sfratto]. Discrete capacità introspettive [non proietta l'origine della proprie ansie all'esterno], inoltre i sintomi sembrano attenuarsi quando il paziente affronta le situazioni che ritiene problematiche.

    Ipotesi principali [ambiti che dobbiamo indagare]:
    -fobia sociale di tipo situazionale [non pervasiva e riguarda una ristretta area della vita]
    -agorafobia senza anamnesi di attacco di panico
    -disturbo dell'adattamento con ansia [l'evento è l'infiammazione ai tendini del braccio con immobilità forzata]

    diagnosi differenziale:
    -disturbo evitante di personalità [possiamo escluderlo per una serie di motivi: “occupa un posto di capo reparto”, “ha ritmi frenetici sia sul lavoro, sia nel tempo libero”]

    Nei successivi colloqui sarebbe opportuno indagare un'eventuale relazione tra l'infiammazione dei tendini [visto che sembra resistente al trattamento medico] e un eventuale evento di vita che viene vissuto come fonte di ansia o di stress. Inoltre visto che sembra una persona molto attiva sia nel lavoro, nello sport e nella gestione della famiglia, possiamo approfondire le relazioni famigliari sia del sottosistema genitoriale/coppia sia del sottosistema dei figli. Sarebbe interessante indagare la relazione tra il suo disturbo fisico e l'uscita di casa della figlia maggiore...

    La valutazione psicologica si basa oltre che sul colloqui clinico anche sulla somministrazione di reattivi come il Rorschach e l'MMPI-2. Questi test ci permettono di valutare in maniera più ampia sia lo stile cognitivo, affettivo sia eventuali aree complessuali e la struttura di personalità.

    Possiamo indirizzare il paziente verso una psicoterapia espressiva individuale ad orientamento psicodinamico. Qualora dai colloqui successivi e dalle valutazioni emergessero aree di conflitto legate alla coppia oppure al sottosistema dei figli possiamo inviare verso una psicoterapia famigliare con enfasi più espressiva. All'interno di questa cornice sarebbe opportuno l'utilizzo di tecniche come la scultura famigliare rappresentata nel qui ed ora e una successiva rappresentazione della famiglia in un ipotetico futuro...
    La fobia speciale non ha suddivisoni, è la fobia specifica ad avere come sottotipo quello situazionale.

  2. #332
    Partecipante Assiduo
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    03-02-2008
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    Riferimento: Discussione Casi Clinici

    Citazione Originalmente inviato da PETERRoma Visualizza messaggio
    La fobia speciale non ha suddivisoni, è la fobia specifica ad avere come sottotipo quello situazionale.
    la fobia sociale può essere generalizzata [paure riguardanti la maggor parte delle situazioni sociali] oppure "non generalizzata"... che possiamo tradurre con situazionale... [una o più situazioni], non si tratta di una fobia specifica... quella generalizzata può prendere in considerazione un disturbo evitante di personlità in comorbilità...

  3. #333
    Partecipante Assiduo L'avatar di ghostchild
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    Riferimento: Discussione Casi Clinici

    Citazione Originalmente inviato da bluesriver Visualizza messaggio
    anche io avevo pensato ad un disturbo di conversione... però comunque i tendini infiammati ci sono, bisognerebbe forse mettere l'acceto o comunque indagare il conflitto interno visto che comunque l'infiammazione resiste al trattamento medico... potrebbe essere un sintomo somatico [reale] che simboleggia un conflitto interno...
    un Disturbo Algico Associato con Fattori Psicologici e con una Condizione Medica Generale?
    ma solo come un aspetto di tutto il quadro, che è un po' più complesso....

    boh, comunque davvero mi sembra che la confusione aumenti invece di diminuire.....

  4. #334
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Discussione Casi Clinici

    Citazione Originalmente inviato da ghostchild Visualizza messaggio
    un Disturbo Algico Associato con Fattori Psicologici e con una Condizione Medica Generale?
    ma solo come un aspetto di tutto il quadro, che è un po' più complesso....

    boh, comunque davvero mi sembra che la confusione aumenti invece di diminuire.....
    se aumenta la confusione e il dubbio significa che stiamo diventando bravi...

  5. #335
    Partecipante Assiduo L'avatar di ghostchild
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    Riferimento: Discussione Casi Clinici

    Citazione Originalmente inviato da bluesriver Visualizza messaggio
    se aumenta la confusione e il dubbio significa che stiamo diventando bravi...
    spero che la pensi così anche chi correggerà i compiti!

  6. #336
    Partecipante Affezionato
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    27-10-2008
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    Riferimento: Discussione Casi Clinici

    Citazione Originalmente inviato da ghostchild Visualizza messaggio
    spero che la pensi così anche chi correggerà i compiti!
    me lo auguro anche io!!!
    cmq secondo me conviene trovare quello più semplice...a volte bisogna ammettere che siamo noi stessi che ci complichiamo la vita...alla fine dai...non penso che andranno a prendere un disturbo difficilissimo...almeno me lo auguro...
    Secondo me cmq uscirà o un disturbo dell'umore, d'ansia o di personalità!!!

  7. #337
    Partecipante Assiduo L'avatar di ghostchild
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    Riferimento: Discussione Casi Clinici

    Ok, posto un altro caso, se vi va di affrontarlo (spariamo le ultime cartucce ):

    "Si presenta ad uno psicologo del Servizio Pubblico un signore di 45 anni; è coniugato, ha due figli di 15 e 9 anni; è in possesso di diploma di scuola media superiore e lavora come capo squadra tecnico in una azienda dello stato.
    Gli è stato consigliato di rivolgersi allo psicologo dal medico di famiglia che nella lettera di presentazione del paziente parla genericamente di stato ansioso, escludendo che alcun fattore organico abbia provocato e mantenuto i disturbi.
    Circa quattro anni prima della presente consultazione, il paziente si era sottoposto, insieme alla moglie, ad una psicoterapia di coppia per risolvere una situazione di crisi coniugale che aveva portato la moglie a chiedere la separazione.
    Il paziente aveva reagito con sintomi depressivi lievi.
    La terapia ha permesso alla coppia di superare la fase critica, anche se il rapporto coniugale attualmente viene definito "monotono e poco soddisfacente".
    I sintomi depressivi sono stati comunque superati.
    Al colloquio il paziente riferisce di essere sempre stato una persona introversa, portata a subire i rapporti con gli altri, ansioso nell'affrontare le situazioni in cui si sente valutato e giudicato. Da 2 anni circa, però, gradualmente, il paziente ha cominciato a vivere sensazioni do forte ansia e preoccupazione, definite da lui stesso irrealistiche ed eccessive, riferite in particolare alla salute dei figli (che però sono sempre stati bene) e alla paura di perdere il lavoro (anche se non esistono effettivi pericoli di licenziamento). Spesso, anche nelle giornate di riposo, lamenta dolenzia muscolare e facile affaticabilità. In alcune situazioni, dopo discussioni con i colleghi di lavoro, ha sofferto di tachicardia, eccessiva sudorazione, nausea, a volte per l'intera giornata ha la sensazione di "nodo alla gola". Generalmente soffre di difficoltà di addormentamento ed è spesso irritabile, tanto che il rapporto con i figli si sta gradualmente deteriorando.
    Parlando in generale di sé, il paziente riferisce che, pur essendo capo squadra, non riesce a guidare i colleghi e spesso si trova a fare ciò che questi, che egli dovrebbe coordinare, gli impongono. A suo dire, ciò accade perché nelle situazioni in cui è richiesta la capacità di risolvere un imprevisto, egli fatica a ritrovare una soluzione tecnica; nel pensarci ha la sensazione che la mente si annebbi.
    Generalmente nei rapporti interpersonali e più in particolare nelle situazioni di conflitto, assume una posizione passiva. Ciò accade in particolare con la moglie che assume, a suo avviso, modalità di rapporto prevalentemente aggressive.
    Alla fine del colloquio lo psicologo decide di programmare altre sedute per raccogliere tutti gli elementi necessari alla formulazione di una diagnosi.
    Il candidato, sulla base di quanto riportato sul protocollo, illustri, secondo il seguente schema:
    -quale potrebbe essere la prima ipotesi diagnostica;
    -quali strumenti psico diagnostici utilizzerebbe per convalidare o eventualmente smentire la prima ipotesi diagnostica, giustificandone la scelta o evidenziando quali indicatori (indici, livelli di scale, ecc.) dovrebbero emergere nell'applicazione degli strumenti per poter convalidare l'ipotesi formulata;
    -quali ulteriori notizie anamnestiche ritiene di dover acquisire per completare il quadro dei dati necessari e quali altri aspetti del comportamento del paziente approfondirebbe durante i colloqui diagnostici;
    -se conferma la diagnosi, il candidato indichi cosa proporrebbe al paziente per risolvere la situazione di sofferenza in cui si trova, definendo gli obiettivi di quanto proposto"

  8. #338
    Partecipante Assiduo L'avatar di robyone2008
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    Riferimento: Discussione Casi Clinici


    ciao..... io sono di sviluppo..... ma comunque ho letto il caso.....
    non vorrei dire una cavolata ma a me sembra disturbo distimico ( xchè preoccupazione, ansia sono presenti da 2 anni, difficoltà nel sonno, di decisione..) in + vi era la presenza in precedenza di disturbo depressivo maggiore.

    ovviamente io i disturbi di personalità non li ho trattati perchè difficle ke si manifestino nell'infanzia e adolescenza... perciò se tratta di qualche disturbo di personalità non saprei......


    scusate l'intromissione..... ma nell'altro forum mi sento sola soletta oggi!!!!!!
    Roberta

  9. #339
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    Citazione Originalmente inviato da ghostchild Visualizza messaggio
    Ok, posto un altro caso, se vi va di affrontarlo (spariamo le ultime cartucce ):

    "Si presenta ad uno psicologo del Servizio Pubblico un signore di 45 anni; è coniugato, ha due figli di 15 e 9 anni; è in possesso di diploma di scuola media superiore e lavora come capo squadra tecnico in una azienda dello stato.
    Gli è stato consigliato di rivolgersi allo psicologo dal medico di famiglia che nella lettera di presentazione del paziente parla genericamente di stato ansioso, escludendo che alcun fattore organico abbia provocato e mantenuto i disturbi.
    Circa quattro anni prima della presente consultazione, il paziente si era sottoposto, insieme alla moglie, ad una psicoterapia di coppia per risolvere una situazione di crisi coniugale che aveva portato la moglie a chiedere la separazione.
    Il paziente aveva reagito con sintomi depressivi lievi.
    La terapia ha permesso alla coppia di superare la fase critica, anche se il rapporto coniugale attualmente viene definito "monotono e poco soddisfacente".
    I sintomi depressivi sono stati comunque superati.
    Al colloquio il paziente riferisce di essere sempre stato una persona introversa, portata a subire i rapporti con gli altri, ansioso nell'affrontare le situazioni in cui si sente valutato e giudicato. Da 2 anni circa, però, gradualmente, il paziente ha cominciato a vivere sensazioni do forte ansia e preoccupazione, definite da lui stesso irrealistiche ed eccessive, riferite in particolare alla salute dei figli (che però sono sempre stati bene) e alla paura di perdere il lavoro (anche se non esistono effettivi pericoli di licenziamento). Spesso, anche nelle giornate di riposo, lamenta dolenzia muscolare e facile affaticabilità. In alcune situazioni, dopo discussioni con i colleghi di lavoro, ha sofferto di tachicardia, eccessiva sudorazione, nausea, a volte per l'intera giornata ha la sensazione di "nodo alla gola". Generalmente soffre di difficoltà di addormentamento ed è spesso irritabile, tanto che il rapporto con i figli si sta gradualmente deteriorando.
    Parlando in generale di sé, il paziente riferisce che, pur essendo capo squadra, non riesce a guidare i colleghi e spesso si trova a fare ciò che questi, che egli dovrebbe coordinare, gli impongono. A suo dire, ciò accade perché nelle situazioni in cui è richiesta la capacità di risolvere un imprevisto, egli fatica a ritrovare una soluzione tecnica; nel pensarci ha la sensazione che la mente si annebbi.
    Generalmente nei rapporti interpersonali e più in particolare nelle situazioni di conflitto, assume una posizione passiva. Ciò accade in particolare con la moglie che assume, a suo avviso, modalità di rapporto prevalentemente aggressive.
    Alla fine del colloquio lo psicologo decide di programmare altre sedute per raccogliere tutti gli elementi necessari alla formulazione di una diagnosi.
    Il candidato, sulla base di quanto riportato sul protocollo, illustri, secondo il seguente schema:
    -quale potrebbe essere la prima ipotesi diagnostica;
    -quali strumenti psico diagnostici utilizzerebbe per convalidare o eventualmente smentire la prima ipotesi diagnostica, giustificandone la scelta o evidenziando quali indicatori (indici, livelli di scale, ecc.) dovrebbero emergere nell'applicazione degli strumenti per poter convalidare l'ipotesi formulata;
    -quali ulteriori notizie anamnestiche ritiene di dover acquisire per completare il quadro dei dati necessari e quali altri aspetti del comportamento del paziente approfondirebbe durante i colloqui diagnostici;
    -se conferma la diagnosi, il candidato indichi cosa proporrebbe al paziente per risolvere la situazione di sofferenza in cui si trova, definendo gli obiettivi di quanto proposto"

    Questo signore ha scelto di consultare il medico di famiglia a causa del suo stato ansioso. Dobbiamo valutare la reale motivazione ad intraprendere un percorso psicoterapeutico innanzi tutto cercando di trasformare una motivazione estrinseca con un tipo di motivazione intrinseca. Infatti l'invio è stato fatto dal medico di famiglia... inoltre dobbiamo chiederci quale membro della coppia aveva fatto la richiesta di una psicoterapia quattro anni prima e perchè... Dobbiamo approfondire la motivazione che ha generato una crisi coniugale tale da far intraprendere alla coppia un percorso psicoterapeutico. La sua incapacità di gestire lo stato ansioso lo porta a proiettare all'esterno il proprio malessere [ansie e preoccupazione per la salute dei figli, paura di perdere il lavoro], comunque la persona è consapevole che le proprie preoccupazioni sono irrealistiche ed eccessive. Il disturbo non sembra compromettere in maniera seria ne l'ambito lavorativo ne le relazioni sociali. Ci troviamo di fronte ad un disturbo che rientra nell'area nevrotica con tratti di personalità ansiosi e incapacità di essere assertivo nelle relazioni sociali. La relazione con la moglie sembra di tipo complementare dove il marito assume una posizione passiva e poco assertiva [one-down] e la moglie una posizione più aggressiva e dominante [one-up]. Possiamo immaginare che forse la richiesta di psicoterapia è dovuta alle continue richieste della moglie [maggiore vicinanza emotiva... ecc.] che non trovano riscontro nel comportamento del marito.

    Ipotesi diagnostiche:

    -Disturbo d'ansia generalizzato [stato ansioso, tachicardia, eccessiva sudorazione, nausea, nodo alla gola, difficoltà di addormentamento, umore irritabile]


    Diagnosi differenziale:

    -Disturbo misto ansioso-depressivo [stato ansioso, dolenzia muscolare e facile affaticabilità, s pesso irritabile, difficoltà di addormentamento]
    -Disturbo evitante personalità [persona introversa portata a subire i rapporti con gli altri, ansioso nell'affrontare situazioni in cui si sente valutato e giudicato].
    -Fobia sociale

    Nei successivi colloqui di valutazione possiamo sottoporre il paziente sia al reattivo Rorschach che all'MMPI-2. Dobbiamo approfondire la pervasività dello stato ansioso e le sue scarse capacità assertive, insieme ad un approfondimento di tutte le relazioni famigliari soprattutto il sottosistema coppia, considerando la famiglia in una fase delicata del ciclo vitale. Inoltre sarebbe opportuno indagare le relazioni sociali ed in ambito lavorativo.
    Qualora l'ipotesi di partenza fosse confermata possiamo indirizzare il paziente verso una psicoterapia espressiva individuale ad indirizzo psicodinamico basata sull'esplorazione della scarsa stima in se stesso, mancanza di assertività... Possiamo consigliare una consultazione psichiatrica se i sintomi ansiosi sono tali da impedire o ostacolate l'implementazione di un percorso terapeutico.

  10. #340
    Partecipante Assiduo
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    Citazione Originalmente inviato da robyone2008 Visualizza messaggio

    ciao..... io sono di sviluppo..... ma comunque ho letto il caso.....
    non vorrei dire una cavolata ma a me sembra disturbo distimico ( xchè preoccupazione, ansia sono presenti da 2 anni, difficoltà nel sonno, di decisione..) in + vi era la presenza in precedenza di disturbo depressivo maggiore.

    ovviamente io i disturbi di personalità non li ho trattati perchè difficle ke si manifestino nell'infanzia e adolescenza... perciò se tratta di qualche disturbo di personalità non saprei......


    scusate l'intromissione..... ma nell'altro forum mi sento sola soletta oggi!!!!!!
    non credo sia un disturbo distimico... mi sembra che i sintomi ansiosi siano prevalenti. Inoltre non ha avuto una disturbo depressivo maggiore in quanto i sintomi depressivi sono stati descritti come lievi e come reazione nei confronti della moglie che voleva chiedere la separazione...
    Ci sono dei tratti di personalità che vanno approfonditi [confronto interpersonale... subire i rapporti con gli altri, si sente valutato e giudicato]

  11. #341
    Partecipante Assiduo L'avatar di robyone2008
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    hai ragione..... effettivamente mi sono fatta ingannare dal concetto 2 anni... ed ho pensato al distimico perchè disturbo di ansia generalizzato deve esserepresente nel soggetto da almeno 6 mesi......
    comunque ottima discussione del caso
    Roberta

  12. #342
    Partecipante Assiduo
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    Citazione Originalmente inviato da robyone2008 Visualizza messaggio
    hai ragione..... effettivamente mi sono fatta ingannare dal concetto 2 anni... ed ho pensato al distimico perchè disturbo di ansia generalizzato deve esserepresente nel soggetto da almeno 6 mesi......
    comunque ottima discussione del caso
    speriamo bene!!! in bocca al lupo per l'esame!!!
    ciao

  13. #343
    Partecipante Assiduo L'avatar di ghostchild
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    Citazione Originalmente inviato da bluesriver Visualizza messaggio
    Questo signore ha scelto di consultare il medico di famiglia a causa del suo stato ansioso. Dobbiamo valutare la reale motivazione ad intraprendere un percorso psicoterapeutico innanzi tutto cercando di trasformare una motivazione estrinseca con un tipo di motivazione intrinseca. Infatti l'invio è stato fatto dal medico di famiglia... inoltre dobbiamo chiederci quale membro della coppia aveva fatto la richiesta di una psicoterapia quattro anni prima e perchè... Dobbiamo approfondire la motivazione che ha generato una crisi coniugale tale da far intraprendere alla coppia un percorso psicoterapeutico. La sua incapacità di gestire lo stato ansioso lo porta a proiettare all'esterno il proprio malessere [ansie e preoccupazione per la salute dei figli, paura di perdere il lavoro], comunque la persona è consapevole che le proprie preoccupazioni sono irrealistiche ed eccessive. Il disturbo non sembra compromettere in maniera seria ne l'ambito lavorativo ne le relazioni sociali. Ci troviamo di fronte ad un disturbo che rientra nell'area nevrotica con tratti di personalità ansiosi e incapacità di essere assertivo nelle relazioni sociali. La relazione con la moglie sembra di tipo complementare dove il marito assume una posizione passiva e poco assertiva [one-down] e la moglie una posizione più aggressiva e dominante [one-up]. Possiamo immaginare che forse la richiesta di psicoterapia è dovuta alle continue richieste della moglie [maggiore vicinanza emotiva... ecc.] che non trovano riscontro nel comportamento del marito.

    Ipotesi diagnostiche:

    -Disturbo d'ansia generalizzato [stato ansioso, tachicardia, eccessiva sudorazione, nausea, nodo alla gola, difficoltà di addormentamento, umore irritabile]


    Diagnosi differenziale:

    -Disturbo misto ansioso-depressivo [stato ansioso, dolenzia muscolare e facile affaticabilità, s pesso irritabile, difficoltà di addormentamento]
    -Disturbo evitante personalità [persona introversa portata a subire i rapporti con gli altri, ansioso nell'affrontare situazioni in cui si sente valutato e giudicato].
    -Fobia sociale

    Nei successivi colloqui di valutazione possiamo sottoporre il paziente sia al reattivo Rorschach che all'MMPI-2. Dobbiamo approfondire la pervasività dello stato ansioso e le sue scarse capacità assertive, insieme ad un approfondimento di tutte le relazioni famigliari soprattutto il sottosistema coppia, considerando la famiglia in una fase delicata del ciclo vitale. Inoltre sarebbe opportuno indagare le relazioni sociali ed in ambito lavorativo.
    Qualora l'ipotesi di partenza fosse confermata possiamo indirizzare il paziente verso una psicoterapia espressiva individuale ad indirizzo psicodinamico basata sull'esplorazione della scarsa stima in se stesso, mancanza di assertività... Possiamo consigliare una consultazione psichiatrica se i sintomi ansiosi sono tali da impedire o ostacolate l'implementazione di un percorso terapeutico.
    sono d'accordo con la tua analisi e con la diagnosi principale.....
    tra l'altro il dsm riporta per il dist d'ansia generalizzato:

    "Insieme alla tensione muscolare possono essere presenti tremori, contratture, scosse e dolenzia o dolorabilità muscolari. Molti individui con Disturbo d’Ansia Generalizzato presentano anche sintomi somatici (per es., freddo; mani appiccicose; bocca asciutta; sudorazione; nausea o diarrea; pollachiuria; difficoltà a deglutire o “nodo alla gola”)".

    considerando che sono richiesti almeno 6 mesi, stavolta ci siamo anche come tempi (non come l'altro caso, che dovevamo aspettare altri 3 mesi... )

  14. #344
    Partecipante Figo L'avatar di disappear
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    Citazione Originalmente inviato da ghostchild Visualizza messaggio
    Ok, posto un altro caso, se vi va di affrontarlo (spariamo le ultime cartucce ):

    "Si presenta ad uno psicologo del Servizio Pubblico un signore di 45 anni; è coniugato, ha due figli di 15 e 9 anni; è in possesso di diploma di scuola media superiore e lavora come capo squadra tecnico in una azienda dello stato.
    Gli è stato consigliato di rivolgersi allo psicologo dal medico di famiglia che nella lettera di presentazione del paziente parla genericamente di stato ansioso, escludendo che alcun fattore organico abbia provocato e mantenuto i disturbi.
    Circa quattro anni prima della presente consultazione, il paziente si era sottoposto, insieme alla moglie, ad una psicoterapia di coppia per risolvere una situazione di crisi coniugale che aveva portato la moglie a chiedere la separazione.
    Il paziente aveva reagito con sintomi depressivi lievi.
    La terapia ha permesso alla coppia di superare la fase critica, anche se il rapporto coniugale attualmente viene definito "monotono e poco soddisfacente".
    I sintomi depressivi sono stati comunque superati.
    Al colloquio il paziente riferisce di essere sempre stato una persona introversa, portata a subire i rapporti con gli altri, ansioso nell'affrontare le situazioni in cui si sente valutato e giudicato. Da 2 anni circa, però, gradualmente, il paziente ha cominciato a vivere sensazioni do forte ansia e preoccupazione, definite da lui stesso irrealistiche ed eccessive, riferite in particolare alla salute dei figli (che però sono sempre stati bene) e alla paura di perdere il lavoro (anche se non esistono effettivi pericoli di licenziamento). Spesso, anche nelle giornate di riposo, lamenta dolenzia muscolare e facile affaticabilità. In alcune situazioni, dopo discussioni con i colleghi di lavoro, ha sofferto di tachicardia, eccessiva sudorazione, nausea, a volte per l'intera giornata ha la sensazione di "nodo alla gola". Generalmente soffre di difficoltà di addormentamento ed è spesso irritabile, tanto che il rapporto con i figli si sta gradualmente deteriorando.
    Parlando in generale di sé, il paziente riferisce che, pur essendo capo squadra, non riesce a guidare i colleghi e spesso si trova a fare ciò che questi, che egli dovrebbe coordinare, gli impongono. A suo dire, ciò accade perché nelle situazioni in cui è richiesta la capacità di risolvere un imprevisto, egli fatica a ritrovare una soluzione tecnica; nel pensarci ha la sensazione che la mente si annebbi.
    Generalmente nei rapporti interpersonali e più in particolare nelle situazioni di conflitto, assume una posizione passiva. Ciò accade in particolare con la moglie che assume, a suo avviso, modalità di rapporto prevalentemente aggressive.
    Alla fine del colloquio lo psicologo decide di programmare altre sedute per raccogliere tutti gli elementi necessari alla formulazione di una diagnosi.
    Il candidato, sulla base di quanto riportato sul protocollo, illustri, secondo il seguente schema:
    -quale potrebbe essere la prima ipotesi diagnostica;
    -quali strumenti psico diagnostici utilizzerebbe per convalidare o eventualmente smentire la prima ipotesi diagnostica, giustificandone la scelta o evidenziando quali indicatori (indici, livelli di scale, ecc.) dovrebbero emergere nell'applicazione degli strumenti per poter convalidare l'ipotesi formulata;
    -quali ulteriori notizie anamnestiche ritiene di dover acquisire per completare il quadro dei dati necessari e quali altri aspetti del comportamento del paziente approfondirebbe durante i colloqui diagnostici;
    -se conferma la diagnosi, il candidato indichi cosa proporrebbe al paziente per risolvere la situazione di sofferenza in cui si trova, definendo gli obiettivi di quanto proposto"
    Per quanto l’uomo riferisca di essere sempre stato una persona introversa, ansioso nelle situazioni in cui si sente giudicato e valutato, escluderei la diagnosi di disturbo evitante, sia per il tipo di lavoro intrapreso (come capo squadra ha ovviamente rapporti interpersonali con i colleghi e deve assumersi rischi), sia perché è stato comunque in grado di costruirsi una famiglia (visto che questa modalità è presente da sempre, probabilmente se le sue ansie fossero state pervasive come nel disturbo evitante, non avrebbe intrapreso una relazione intima con l’allora futura moglie per timore di essere ridicolizzato, umiliato e rifiutato). Escluderei anche una diagnosi di fobia sociale: non vengono riferiti attacchi di panico situazionali all’esposizione, o all’attesa, della situazione temuta (l’unica manifestazione sintomatica che lamenta simile ad un attacco di panico che compare in una situazione sociale o prestazionale-discussione con i colleghi-, si verifica dopo la situazione stessa, mentre il DSM descrive una reazione ansiosa immediata all’esposizione o all’attesa), né risulta che queste preoccupazioni lo conducano ad evitare le situazioni temute (E comunque l’ansia per le situazioni prestazionali non sembra essere il punto focale del disagio di quest’uomo). Detto questo escluderei anche la diagnosi di disturbo di panico.
    Mi sembra piuttosto che si tratti di un disturbo d’ansia generalizzato: preoccupazioni eccessive a riguardo di una quantità di eventi e attività (salute dei figli, lavoro), difficoltà a controllare tale preoccupazione (forse è per questo che si è rivolto al medico e, in seconda battuta, allo psicologo), presenza di sintomi associati come tensione muscolare, facile affaticabilità, irritabilità, alterazioni del sonno, difficoltà nel concentrarsi e nel prendere decisioni (quando si verifica un imprevisto fatica a trovare una soluzione tecnica, gli sembra che la mente si annebbi).
    Io proporrei quindi una diagnosi di disturbo d’ansia generalizzato.
    Proporrei all’uomo altri incontri per approfondire l’ambito relazionale (amici, rapporti con i colleghi), familiare (quali sono stati i motivi della crisi matrimoniale, rapporto con i figli) cercando di capire i meccanismi che lo portano ad assumere una posizione passiva nei rapporti interpersonali (insicurezza? bassa stima di sé?) e se questa modalità viene adottata solo con persone tendenzialmente aggressive (senso di inferiorità?). Cercherei inoltre di approfondire l’argomento relativo ai sintomi presentati che sembrerebbero costituire un attacco di panico, cioè in quali e quante situazioni si manifestano. Proporrei la somministrazioni della SCID I per confermare o eventualmente smentire la diagnosi di disturbo d’ansia generalizzato e valutare se ci possano essere in comorbilità altri disturbi d’ansia (che è una cosa frequente). Inoltre somministrerei un MMPI-2 principalmente per avere un quadro generale della personalità dell’uomo e poi per valutare le scale di contenuto come ansia (ANX), funzionamento familiare (FAM) e lavorativo (WRK).
    Infine se dovesse essere confermata la diagnosi di disturbo d’ansia generalizzato, considerando il buon funzionamento dell’Io (continua a mantenere il lavoro, è consapevole dell’eccessività e irragionevolezza delle sue paure) proporrei una terapia prevalentemente espressiva. Spesso gli individui con disturbo d’ansia generalizzato focalizzano l’attenzione sui sintomi fisici e su altre preoccupazioni che appaiono superficiali e che li distraggono da problemi più profondi e disturbanti assolvendo alla loro funzione difensiva. L’obiettivo principale è quindi quello di aiutare l’utente a cogliere ed elaborare il conflitto sottostante la sintomatologia ansiosa .

  15. #345
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    Riferimento: Discussione Casi Clinici

    Citazione Originalmente inviato da ghostchild Visualizza messaggio
    sono d'accordo con la tua analisi e con la diagnosi principale.....
    tra l'altro il dsm riporta per il dist d'ansia generalizzato:

    "Insieme alla tensione muscolare possono essere presenti tremori, contratture, scosse e dolenzia o dolorabilità muscolari. Molti individui con Disturbo d’Ansia Generalizzato presentano anche sintomi somatici (per es., freddo; mani appiccicose; bocca asciutta; sudorazione; nausea o diarrea; pollachiuria; difficoltà a deglutire o “nodo alla gola”)".

    considerando che sono richiesti almeno 6 mesi, stavolta ci siamo anche come tempi (non come l'altro caso, che dovevamo aspettare altri 3 mesi... )
    meno male... se no la prossima volta che mi viene un dubbio chiamo ammaniti direttamente a casa

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