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  1. #166
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da IT_Modeler Visualizza messaggio
    Le argomentazioni riportate sono state abbondanti...allora non sono sufficienti per chi? E rispetto a cosa?
    Se Q/stracci sintetizza in maniera magistrale (rispetto allo spazio che ha utilizzato) il pensiero di Carl Rogers...quest'ultimo viene liquidato con un "è troppo vecchio perchè influenzato dalla Psicologia dell'Io"?
    E prima era già stato svalutato con "ma risale agli anni Quaranta"!
    Allora perchè erano state richieste più informazioni sul Modello perchè una citazione "non bastava"?
    Stavamo riferendoci a Carl Rogers...mica a "Sai Baba"!!
    L'epistemologia se è "studio critico della struttura logica e dei limiti di una scienza"...avevo già scritto che allora fosse "studio critico", che, se invece, dev'essere critica distruttiva, allora so farla anch'io verso il Modello psicoanalitico con modalità altrettanto pesanti!
    Caro IT_Modeler, proprio perchè l'epistemolgia è lo studio critco della struttura logica e dei limiti della scienza, quanto è stato scritto finora è insufficiente. Se entriamo in questo punto di vista, infatti, discutiamo delle basi su cui si reggono i presupposti di una teoria scientifica e delle sue applicazioni. Per rimanere nell'esempio, l'affermazione di Rogers secondo cui ogni cliente ha delle risorse personali rappresenta una teoria. Ma dal punto di vista epistemico ci possiamo chiedere: in base a quali elementi questa teoria è riscontrabile? queste osservazioni sono confrontabili con altre provenienti da altri campi del sapere? in che contesto sono nate? quanto ha avuto peso il contesto? In base alle risposte si può osservare se una data teoria è epistemicamente forte o debole.
    Se vogliamo discutere alcuni assunti della psicoanalisi, tanto per non essere monotematici, si può vedere come alcuni concetti della teoria freudiana trovino un riscontro, mentre altri no. Ad esempio i concetti di "coazione a ripetere" o di "resistenza" trovano un buon riscontro nella teoria dei sistemi dinamici non lineari, dove si parla di "attrattori" per indicare alcuni elementi che rendono ricorsivo il sistema. Si va, cioè, nella direzione di una verifica extraclinica che rafforza la teoria. Al contempo il concetto di "libido" come forza o energia causalmente determinante nella formazione della patologia (il famoso pansessualismo freudiano) non ha trovato riscontri sufficienti per essere sostenuta a livello epistemico. Per questo motivo nel corso dello sviluppo della teoria psicoanalitica ha trovato sempre meno posto fino a teoresi moderne (come la psicoanalisi relazionale o i modelli di campo psicoanalitico) dove non è più considerato.
    Non è mia intenzione negare i meriti di Rogers, quindi. Sono convinto però che anche nell'ambito del counselling ci siano state verifiche, ragionamenti, rivisitazioni dei concetti di base che sono andati oltre le considerazioni dei fondatori e che sono epistemicamente più approfonditi. E' questo il livello a cui mi interesserebbe dialogare.
    Se desideri poi si può parlare dell'epistemologia psicoanalitica, nella stanza di psicoterapie ci sono diversi thread sull'argomento e personalmente non mi sono mai tirato indietro neanche alle critiche più pesanti.

    Citazione Originalmente inviato da IT_Modeler Visualizza messaggio
    Nell'ultimo mio intervento avevo rilevato un'ennesima contraddizione: si parla di monte ore e non di contenuti...ma che c'entrano le ore con i contenuti??
    Uno psicoterapeuta fa 2000 ore...ma sono ore con contenuti di Counseling?
    Perchè allora dovrebbe assimilare il Counseling con un solo Corso di aggiornamento o, addirittura, ("magari") da autodidatta?
    Se l'ha già fatto... perchè dovrebbe "fare un Corso"?
    Sulla presunzione di fare da "autodidatta"...a parte i casi che ho incontrato personalmente, beh mi sembra appunto presunzione.
    Avevo letto che "gli psicologi non sono menti onniscienti".
    Alcuni psicoterapeuti, invece, lo sono?
    Per quanto mi riguarda avevo già risposto. Mi sembra che questa sia la parte di discussione veramente sterile perchè è chiaro che la formazione non dipende solo ed unicamente dal numero di ore, che ci sono percorsi di formazione in counselling seri e psicoterapeuti non seri. Ma la discussione epistemologica non ha nulla a che vedere con questioni esterne e burocratiche, su cui mi pare inutile insistere.

    Citazione Originalmente inviato da IT_Modeler Visualizza messaggio
    Non noti una "strana" circolarità in tutto questo che non porta da nessuna parte? Richiesta validità di un Modello?
    Q/stracci riporta normativa, modus operandi del Counseling (che è esattamente come lo hanno insegnato a me) e Modelli citati e si liquida tutto nel modo che ho detto sopra.
    Non è circolare tutto questo iter di discussione?
    A me sembra proprio di sì.
    Lo trovo circolare anche io ma non mi sembra corretto addurne le cause solo a noi "critici". Da parte mia posso pensare di essermi spiegato male, di avere introdotto un livello di discussione difficile e che non tutti "masticano" - più che legittimamente, visto che non è mica un obbligo interessarsi di epistemologia! -, o che magari non hanno mai affrontato l'argomento. Da parte vostra questo può essere stato percepito come un attacco ed aver determinato l'elusione alle domande.
    Ripeto che nulla obbliga a rispondere, tuttavia se la discussione continua sarebbe bene uscire dall'impasse che si è creata.

    Saluti
    gieko

  2. #167
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Le argomentazioni riportate sono state abbondanti...allora non sono sufficienti per chi? E rispetto a cosa?
    Se Q/stracci sintetizza in maniera magistrale (rispetto allo spazio che ha utilizzato) il pensiero di Carl Rogers...quest'ultimo viene liquidato con un "è troppo vecchio perchè influenzato dalla Psicologia dell'Io"?
    E prima era già stato svalutato con "ma risale agli anni Quaranta"!
    Allora perchè erano state richieste più informazioni sul Modello perchè una citazione "non bastava"?
    Stavamo riferendoci a Carl Rogers...mica a "Sai Baba"!!
    Rispetto a Carl Rogers e l'idea di counselling io ho scritto:

    Ma vedi, nella definizione di counselling che dai, citando Rogers, qual è la differenza tra counselling e psicoterapia? Forse la psicoterapia, non si occupa di individui ma di problemi? (Il che sarebbe ancora più paradossale, senza considerare che molti counsellors dicono il contrario: "risposte specifiche a problemi specifici" si leggeva proprio su OPS). Ora, Rogers parlava di counselling psicologico nel 1942, noi stiamo parlando di counsellors nel 2009, a me non pare una cosa di poco conto, per quel che mi riguarda la definizione di counselling quale si evince dalla citazione di Rogers è psicoterapia a tutti gli effetti.

    E ancora:

    La definizione di Rogers, del 1942, non può essere presa come argomento critico secondo me, proprio perchè nasce in un contesto diverso da quello attuale e sembrerebbe adatta a quel tipo di counselling che oggi chiameremmo psicologico (e già su questo potremmo discuterne, come del resto abbiamo già fatto in altre discussioni). Si tratta pertanto di rileggere Rogers alla luce dell'attuale sistema formativo italiano (magari confrontandolo con quello anglosassone, visto che la discussione è nata da qui) e chiedersi se sia una Scuola di Counselling l'istanza formativa più idonea o una Scuola di Psicoterapia ispirata al modello rogersiano.

    Quindi, come vedi, non ne facevo una questione di teoria superata o meno, ma una questione di formazione rispetto a quella teoria. E chiedevo qual è la differenza tra counselling, counselling psicologico e psicoterapia. Nel modello di riferimento a cui ti richiami, s'intende.


    L'epistemologia se è "studio critico della struttura logica e dei limiti di una scienza"...avevo già scritto che allora fosse "studio critico", che, se invece, dev'essere critica distruttiva, allora so farla anch'io verso il Modello psicoanalitico con modalità altrettanto pesanti!
    Falla allora! Occhio solo a non scrivere castronerie...

    Nell'ultimo mio intervento avevo rilevato un'ennesima contraddizione: si parla di monte ore e non di contenuti...ma che c'entrano le ore con i contenuti??
    Uno psicoterapeuta fa 2000 ore...ma sono ore con contenuti di Counseling?
    Perchè allora dovrebbe assimilare il Counseling con un solo Corso di aggiornamento o, addirittura, ("magari") da autodidatta?
    Non mi pare di aver mai fatto riferimento al monte ore, mi pare di aver centrato il discorso sui contenuti, ma magari mi sbaglio. Mi fai vedere dove? Poi ho posto anche due questioni: sulla crisi della domanda nella società contemporanea e sull'atto diagnostico implicito in un intervento sulle risorse di cui parlate. Come vedi i contenuti si stringono intorno a 4 punti fondamentali, su cui nessuno si è degnato di rispondere. Allora, a che gioco giochiamo?

    Saluti,
    ikaro
    Ultima modifica di ikaro78 : 09-02-2009 alle ore 10.44.32

  3. #168
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Personalmente ritengo che questa discussione stia mischiando in maniera non appropriata vari livelli. Tutti molti interessanti, ma talmente distanti l'uno dall'altro che, inevitabilmente, si fa confusione.

    Non credo che tale caos sia voluto, semplicemente rispondere a post distanti l'uno dall'altro, dove magari nel mezzo ci sono post di tutt'altro tenore, rimane difficile (almeno per me).

    Io ho riscontrato i seguenti livelli e provo ad esprimere il mio pensiero.

    1. Epistemologia del counseling
    Nel libro La terapia centrata sul cliente (libro non scritto da Rogers, ma con il nulla osta di Rogers) Rogers spiega di non essere molto attratto da questioni epistemologiche. Egli sostiene di avere verifiche alla sue teoria direttamente dalla clinica, e che probabilmente qualcun altro, in futuro, avrebbe parlato di epistemologia del counseling.
    L'unico scritto di Rogers che parla di epistemologia è un manoscritto risalente al 1955, mai pubblicato (alcune volte riportato in altri lavori non di Rogers). In sostanza Rogers fu "obbligato" dalla Division of Counseling dell'APA ad esporre la sua teoria per le consuete revisioni scientifiche. Il manoscritto è: A theory of therapy, personality, ad interpersonal relationship, as developed in the client-centered frameworks.
    I punti centrali dell'epistemologia del counseling sono: a) ceoncetto di autodeterminazione; b) dipendenza genetica della teoria dalla pratica; c) concetto di individuo totale (organismo); d) concetto di campo fenomenico; e) concetto di Sé.

    2. Differenze tra counseling e pscoterapia
    Queste le differenze: a) rifiuto del modello di intervento medico-paziente; b) differenza di obiettivi; c) necessità di definizione di un contesto spazio-temporale; d) metodo non direttivo. In sostanza il counseling risponde maggiormente al concetto americano di guidance e non a quello di therapy.

    3. Counseling professione autonoma o riserva di legge degli Psicologi?
    Questo è un tema di carattere squisitamente politico-professionale. Da una parte chi sostiene che il counseling dovrebbe essere esercitato solo da Psicologi, dall'altra chi ritiene che possa essere una professione libera e non vincolata dalla Psicologia.

    4. Counseling equivale a consulenza?
    Ovviamente no. Ne sono testimonianza l'etimologia del termine e il suo utilizzo da un punto di vista culturale. Naturalmente, chi nel punto 3. (vedi sopra) si riconosce in coloro che vorrebbero il counseling assoggettato alla Psicologia, utilizzano questa teoria per portare acqua (giustamente o meno, non sta a me dirlo) al proprio mulino: se il counseling è "consulenza", da qui il passaggio alla "consulenza psicologica" è breve...

    5. Il Counseling è utilizzato in maniera fraudolente per esercitare abusivamente un altro mestiere?
    In alcuni casi probabilmente sì. Ma non si può costruire una regola partendo dal singolo caso di abuso. Se abusi ci sono, gli stessi andranno valutati ed eventualmente puniti nelle sedi opportune.

    E forse me ne sono dimenticati altri...

    Per come si è sviluppata questa discussione io francamente - e me ne scuso - non sono molto in grado di seguire tutti questi piani in un unico 3d...

  4. #169
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    2. Differenze tra counseling e pscoterapia
    Queste le differenze: a) rifiuto del modello di intervento medico-paziente; b) differenza di obiettivi; c) necessità di definizione di un contesto spazio-temporale; d) metodo non direttivo. In sostanza il counseling risponde maggiormente al concetto americano di guidance e non a quello di therapy.
    Sul punto a) non sono d'accordo, direi che il modello medico applicato alla psicoterapia, peraltro piuttosto diffuso, sia quanto di più deleterio per la psicoterapia stessa. Senza scomodare i grandi nomi della storia della psicoanalisi, penso a Renzo Carli che su questo ha costruito una teoria della tecnica in psicologia clinica, proprio come rottura rispetto al modello medico/ortopedico applicato alla psicologia clinica (quindi non solo alla psicoterapia). Credo che il punto a) non possa essere considerato quindi come strutturale della psicoterapia e quindi di una eventuale differenza dal counselling. Per il resto sono d'accordo con te, spero di non incontrare mai sulla mia strada counsellor che adottano selvaggiamente i concetti dell'AT come ho letto in questa discussione, poi che ognuno faccia il suo pezzo ben consapevole dei propri limiti. Certo è che, se c'è da discutere, io non mi tiro certo indietro...

    Saluti,
    ikaro

  5. #170
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Sul punto a) non sono d'accordo, direi che il modello medico applicato alla psicoterapia, peraltro piuttosto diffuso, sia quanto di più deleterio per la psicoterapia stessa. Senza scomodare i grandi nomi della storia della psicoanalisi, penso a Renzo Carli che su questo ha costruito una teoria della tecnica in psicologia clinica, proprio come rottura rispetto al modello medico/ortopedico applicato alla psicologia clinica (quindi non solo alla psicoterapia). Credo che il punto a) non possa essere considerato quindi come strutturale della psicoterapia e quindi di una eventuale differenza dal counselling.
    Indipendentemente da come vengono esposte le teorie, nella pratica clinica, di fatto, le uniche psicoterapie che si discostano dal modello di intervento medico-paziente sono quelle centrate sul cliente (dunque di derivazione rogersiana).

    Provo però a spiagarmi meglio: per Rogers l'operatore (counselor, psicoterapeuta, etc.) deve fungere esclusivamente da "agevolatore". Il rapporto, da questo punto di vista, è inteso come paritario.

    Nel paradigma medico/paziente, invece, il medico si trova sempre in una posizione one-up: è lui che fa la diagnosi, è lui che prescrive la terapia.
    Poi è sicuro che vi sono vari livelli: si va dalle psicoterapie dove il cliente non ha voce in capitolo su niente, a quelle dove la posizione del terapeuta verso il cliente è molto rispettosa.

    Si va dagli approcci più rispettosi a quelli più invasivi e direttivi.

    Tale metodologia si esplica con il così detto metodo non direttivo. Mentre in una psicoterapia classica è l'operatore che dà la direzione (dove andiamo, quali finalità), nel metodo rogersiano è sempre il cliente a dare la direzione. L'operatore, in questo caso, rispettosamente segue il cliente.

    A margine: se ci hai fatto caso, nei miei interventi non mescolo mai il termine psicoterapia con il termine psicoanalisi (lo specifico perché vedo che questa è la tua formazione). Io sono uno di quei vecchi nostalgici che ancora oggi è convinto che la psicoanalisi abbia poco a che spartire con la psicoterapia... e uno di quelli che poco coglie il senso della così detta "psicoterapia psicoanalitica", quella tanto cara a Paolo Migone, per intendersi.

  6. #171
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Al di là delle differenze teoriche, ringrazio quattrostracci per la qualità dei suoi interventi.
    Fai bene a rilevare l'eccessiva sovrapposizione di temi. Personalmente mi interessano i primi due, e, visto che ikaro sta chiedendo più specificamente sul secondo, io torno sul primo.

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    1. Epistemologia del counseling
    Nel libro La terapia centrata sul cliente (libro non scritto da Rogers, ma con il nulla osta di Rogers) Rogers spiega di non essere molto attratto da questioni epistemologiche. Egli sostiene di avere verifiche alla sue teoria direttamente dalla clinica, e che probabilmente qualcun altro, in futuro, avrebbe parlato di epistemologia del counseling.
    Molti clinici non avevano interesse per l'epistemologia e hanno basato la propria teoresi più sull'osservazione clinica che su altro. E credo sia giusto così, perchè è il confronto con la clinica che permette le intuizioni ed i colpi di genio di cui sono stati capaci i grandi pionieri. In casa psicoanalitica questa è prassi consolidata, a partire da Freud fino ai giorni nostri, passando per Ferenczi, Klein, Lacan, Winnicott, Bion... Tuttavia per non cadere nell'autoreferenzialità è necessario che tali intuizioni vengano anche riviste sotto la lente dell'epistemologo...

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    I punti centrali dell'epistemologia del counseling sono: a) ceoncetto di autodeterminazione; b) dipendenza genetica della teoria dalla pratica; c) concetto di individuo totale (organismo); d) concetto di campo fenomenico; e) concetto di Sé.
    Sarebbe interessante, anche se mi rendo conto lungo e difficile, discutere questi capisaldi del pensiero rogersiano, approfondirli e vederne come sono stati sviluppati nella clinica. Sotto un certo punto di vista sono concetti che accomunano diversi orientamenti moderni ma che vengono declinati in maniera differente.

    Un saluto

    PS:altro tema di grande interesse per me è quello della differenza tra psicoanalisi e psicoterapia psicoanalitica. Anche qui questioni politiche, teoriche e cliniche si accavallano rendendo questa distinzione a volte arbitraria, a volte utile. Ma se ne può parlare poi (avevo anche aperto un thread apposta nella stanza delle psicoterapie)
    gieko

  7. #172
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Chiedo scusa per la lunghezza del post che segue, ma credo che questo sarà il mio ultimo intervento per impegni di lavoro, purtroppo (o per fortuna).
    Saluto e ringrazio tutti, in particolare Silviaxxx che ha aperto la discussione, Guglielmo e Q/stracci.

    Caro IT_Modeler, proprio perchè l'epistemolgia è lo studio critico della struttura logica e dei limiti della scienza, quanto è stato scritto finora è insufficiente. Se entriamo in questo punto di vista, infatti, discutiamo delle basi su cui si reggono i presupposti di una teoria scientifica e delle sue applicazioni.
    Caro Gieko,

    Addirittura voler esaurire uno studio epistemologico in una discussione “on line” mi sembra fuori luogo (virtuale), perché come riconosci anche Tu, sarebbe troppo “lungo e difficile”.
    In questa discussione questo mitico livello (epistemologico) non è stato ancora raggiunto e credo sia anche comprensibile visto il luogo (virtuale) e i limiti del mezzo.
    Soprattutto se per epistemologia s’intende ciò che affermava Popper:
    “K. Popper ha sostenuto in epistemologia l’indirizzo falsificazionista: che una teoria per essere definita scientifica non necessiti affatto di essere verificata, essere cioè verificabile ogni volta, (mancherebbero in ogni caso infinite volte in cui non è fatto), ma che sia sufficiente verificare che possiede criteri di falsificabilità, ossia che ammette la possibilità che si verifichi la presenza di elementi tali mediante i quali sia possibile verificare l’esistenza di possibili eventi (falsificatori potenziali), il cui riscontro provocherebbe la falsità della teoria stessa.
    Una volta individuati questi falsificatori, la teoria deve essere sottoposta a continue verifiche ed accettata soltanto fino a che non si verifichi un evento falsificante.”

    In questa discussione finora, secondo me, è stato raggiunto solo il livello della critica e neppure quello della dialettica che, mi sembra, si stia aprendo solo ora dopo gli interventi di Q/stracci che tentano una mediazione abbastanza oggettiva.
    C’è differenza, infatti, tra critica e dialettica.
    Mi trovo d'accordo che "qualcuno si sia spiegato male"...ma se osservo (anche questo imparato dalla Filosofia, al Counseling fino a Psicologia) che un fatto è ricorsivo, mi chiedo anche il perchè accade e gli obiettivi di chi crea per sua stessa ammissione uno fronte critico con pervicacia sugli stessi argomenti.
    La "critica" deve servire, mi insegnarono sempre a Filosofia al Liceo, (benedetto quel Professore che, purtoppo, ha fatto strage dei miei compagni!) a scoprire le verità che esistono in entrambi i fronti (scienze, materie, quadri di riferimento, ecc.) a metterle in evidenza e a confrontarle e, perfino, a collegarle (dialettica, da greco "dialego").
    Ma, forse Ti sembrerà paradossale, è stata proprio la Filosofia a insegnarmi che una cosa può dimostrarsi vera in un ragionamento logico, ma nella realtà no (sofisma).
    Quindi, il mio "masticamento" è incominciato molti anni fa e credo pure che le basi a cui mi riferisco di averle digerite bene.
    Io, a 45 anni, così ho condotto fino a oggi non solo le discussioni, ma il mio stesso apprendimento (a qualsiasi livello, dai Corsi di formazione “post lauream” all'Università per la seconda Laurea).
    Di Corsi Post lauream ne ho fatti parecchi e tutti all’estero, tranne quello di Counseling che ho frequentato in Italia.


    Tornando al merito:
    Per rimanere nell'esempio, l'affermazione di Rogers secondo cui ogni cliente ha delle risorse personali rappresenta una teoria. Ma dal punto di vista epistemologico ci possiamo chiedere: in base a quali elementi questa teoria è riscontrabile? queste osservazioni sono confrontabili con altre provenienti da altri campi del sapere? in che contesto sono nate? quanto ha avuto peso il contesto? In base alle risposte si può osservare se una data teoria è epistemicamente forte o debole.
    I concetti di "coazione a ripetere" o di "resistenza" trovano un buon riscontro nella teoria dei sistemi dinamici non lineari, dove si parla di "attrattori" per indicare alcuni elementi che rendono ricorsivo il sistema
    Forse fai riferimento alla interpretazione cartesiana di epistemologia:
    "Cartesio assumeva che essere scienziato coincida con il prendere una distanza dal proprio essere soggettivo, l’assumere un punto di vista esterno, neutrale, e mantenere sotto controllo tutti i fattori del fenomeno da esaminare, tranne quelli da sottoporre allo studio e misurare tutte le variazioni che avvengono nel sistema".

    Proprio in coerenza di quanto scritto sopra non ritengo che esistano "teorie - epistemologicamente -forti o deboli"...siamo noi ad affontarle con l'epistemologia, semmai, per scoprirne l’affidabilità e, soprattutto la costanza nell’affidabilità nell'applicazione nella realtà (non solo sul piano logico) se sono efficaci rispetto agli obiettivi che si sono date.
    Carl Rogers…OK ho letto i libri ("Un modo di essere", "Gruppi di incontro", "Counseling and psychotherapy" fino ad oggi - "Un modo di essere" x 2 volte), me ne hanno insegnato il Modello, me lo hanno dimostrato…a proposito funzionava rispetto agli obiettivi che si era dato - Carl Rogers che faceva? Otteneva dei risultati? Scarsi o significativi?
    Devo, invece, fermarmi a livello epistemologico e lasciar perdere se la sua teoria è stata implementata (resa operativa) con successo?
    La psicoterapeuta che me lo ha dimostrato ha fallito nelle dimostrazioni?
    Per me, ad es. nel coaching in azienda, può essere utile?
    Una volta implementato, che risultati ho raggiunto?
    Se le risposte a queste domande sono positive, allora per me il Modello è valido (secolo XXI, in Italia)…
    Certo che esistono "sistemi dinamici non lineari"...io su questi sto scrivendo un libro e li sto collegando anche ad alcuni Modelli che abbiamo citato...ma non trovano solo i collegamenti con il concetto di resistenza, ma anche con il contrario: con il concetto di "flessibilità", di sforzo creativo e dinamico per bypassare la resistenza stessa o, addirittura prevenirla (come affermava Rogers) e questo è stato provato proprio nei sistemi biologici.
    Quindi, è vero, non sei l'unico ad aver studiato il "concetto di resistenza" e degli "attrattori"...me lo spiegava un mio amico psicoterapeuta junghiano nel 1991. Ora all'Università alcuni autori si riferiscono anche indirettamente a tale concetto (di “attrattori”), ma non credo, di nuovo, che vadano a dimostrare solo il concetto di resistenza.
    Nella mia pratica di counseling e coaching l’ho verificato.
    Mi trovo, allora, dopo undici anni, a essere giunto alla stessa conclusione di Rogers: “Non è Dio, né Freud che me lo hanno dimostrato, ma la più grande autorità che io riconosca: la mia esperienza”.


    L'epistemologia se è "studio critico della struttura logica e dei limiti di una scienza"...avevo già scritto che allora fosse "studio critico", che, se invece, dev'essere critica distruttiva, allora so farla anch'io verso il Modello psicoanalitico con modalità altrettanto pesanti!

    Falla allora! Occhio solo a non scrivere castronerie...
    Mi dispiace per Ikaro, mi stavo solo riferendo alla “facilità” della svalutazione e della critica.
    Non solo non ho nessun interesse alla “critica distruttiva” (la citazione si riferisce a me), ma per mia formazione ho sempre scelto di “andare a provare”, a verificare di persona…e per quanto riguarda la psicoanalisi freudiana ho frequentato un Corso di un anno per approfondire alcune tematiche, per capirne meglio i principi.
    Tutto ciò che ho appreso fino a oggi l’ho “messo insieme”, l’ho integrato nella pratica.
    Oggi mi interessa l’integrazione. E i fatti, i risultati.
    Ultima modifica di IT_Modeler : 10-02-2009 alle ore 22.11.47
    psi_net

  8. #173
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    3. Counseling professione autonoma o riserva di legge degli Psicologi?
    Questo è un tema di carattere squisitamente politico-professionale. Da una parte chi sostiene che il counseling dovrebbe essere esercitato solo da Psicologi, dall'altra chi ritiene che possa essere una professione libera e non vincolata dalla Psicologia.
    Ho parlato in precedenza della differenza del monte ore di formazione tra le scuole di counseling e quelle di psicoterapia (con precedente formazione universitaria). Non credo ci si debba scandalizzare per un confronto anche pratico di formazione. Credo appunto che come oggi venga gestita la formazione dei counselors debba essere riservata agli psicologi (almeno avrebbero delle basi scientifiche a livello psicologico). Altra soluzione seria potrebbe essere considerare il counseling un orientamento psicoterapeutico, come è stato detto in precedenza.
    Non difendo una "lobby" , visto che sono all'inizio dei miei studi universitari, per me sarebbe più facile iscrivermi a un corso di counseling, si sposerebbe meglio con il mio lavoro e la mia età. Ma la realtà e che non me la sentirei di aiutare qualcuno rischiando di non avere gli strumenti per capire un disagio più profondo, magari latente. Con gli strumenti psicologici si può fare una diagnosi psicologica, la quale credo sia importante; anche semplici tecniche di rilassamento fatte su alcune persone possono creare dei forti scompensi. Non credo che la formazione dei counselers dia delle competenze per lavorare con la complessità dei disagi psicologici.
    La qualità della formazione è importante (come il lavoro su di sè) ma non credo che la quantità della formazione debba essere ignorata. Sarebbe come dire che per operare delle persone non bisogna essere chirurghi e affrontare quella quantità di studi, ma anche se breve, basta la qualità. Una non esclude l'altra. A mio parere la formazione del counseling in Italia non dà le basi necessarie.

  9. #174
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da evolution Visualizza messaggio
    [...]anche semplici tecniche di rilassamento fatte su alcune persone possono creare dei forti scompensi[...]
    Io sono molto daccordo sulla frase che ho quotato.

    Peccato però che le "semplici tecniche di rilassamento" di cui tu parli si riscontrano ovunque: in palestra, a fare yoga, nelle riunioni buddiste, nelle sessioni di meditazione, etc.

    Dunque? Che si fa? Si fanno diventare tutti psicologi? E' proprio qui che la prospettiva è diversa. Io credo fortemente nella divulgazione della cultura psicologica soprattutto a chi non è psicologo.

    Ergo, e concludo questo capitolo di discussione, non capisco proprio perché gli psicologi, anziché essere orgogliosi che la loro materia sia di aiuto a così tante professioni, tentino di relegarla al solo ambito della psicologia professionale, vedendo riserve e abusi dappertutto.

  10. #175
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da IT_Modeler Visualizza messaggio
    Addirittura voler esaurire uno studio epistemologico in una discussione “on line” mi sembra fuori luogo (virtuale), perché come riconosci anche Tu, sarebbe troppo “lungo e difficile”.
    In questa discussione questo mitico livello (epistemologico) non è stato ancora raggiunto e credo sia anche comprensibile visto il luogo (virtuale) e i limiti del mezzo.
    Infatti. Il mezzo è quello che è e lo sappiamo tutti, quindi non c'è alcuna pretesa di esaustività. Tuttavia può permettere di approfondire alcuni temi anche di natura epistemica. In altre occasioni è stato possibile fare discussioni alquanto interessanti e non prive di spunti di approfondimento.

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    Mi trovo d'accordo che "qualcuno si sia spiegato male"...ma se osservo (anche questo imparato dalla Filosofia, al Counseling fino a Psicologia) che un fatto è ricorsivo, mi chiedo anche il perchè accade e gli obiettivi di chi crea per sua stessa ammissione uno fronte critico con pervicacia sugli stessi argomenti.
    Allora siamo in due: mi domando anche io come mai tanta resistenza nel rispondere a domande tutto sommato normali in un contesto di confronto e dialogo scientifico, dove, come saprai meglio di me, le risposte "l'ha detto tizio", "l'ho visto fare da caio", "la ha dimostrato sempronio" non valgono. Ci si chiede piuttosto "bene, se è così fammi vedere su che basi sono fatte queste affermazioni, verifichiamole insieme".

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    La "critica" deve servire, mi insegnarono sempre a Filosofia al Liceo, (benedetto quel Professore che, purtoppo, ha fatto strage dei miei compagni!) a scoprire le verità che esistono in entrambi i fronti (scienze, materie, quadri di riferimento, ecc.) a metterle in evidenza e a confrontarle e, perfino, a collegarle (dialettica, da greco "dialego").
    Ma, forse Ti sembrerà paradossale, è stata proprio la Filosofia a insegnarmi che una cosa può dimostrarsi vera in un ragionamento logico, ma nella realtà no (sofisma).
    Ecco, appunto, è per questo che chiedevo un confronto sereno ed approfondito: la critica presuppone una dialettica e la dialettica una critica.

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    Forse fai riferimento alla interpretazione cartesiana di epistemologia:
    Cartesio assumeva che essere scienziato coincida con il prendere una distanza dal proprio essere soggettivo, l’assumere un punto di vista esterno, neutrale, e mantenere sotto controllo tutti i fattori del fenomeno da esaminare, tranne quelli da sottoporre allo studio e misurare tutte le variazioni che avvengono nel sistema.
    Non direi proprio, dal momento che sostengo che possa esistere anche una scienza del soggetto, con tutto ciò che comporta - indeterminabilità, relazionalità, multicausalità. Ciò però non esula dalla possibilità di ragionare epistemicamente sul tema, chiaramente adottando prospettive differenti quali il costruttivismo, o le scienze della complessità.

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    Proprio in coerenza di quanto scritto sopra non ritengo che esistano "teorie - epistemologicamente -forti o deboli"...siamo noi ad affontarle con l'epistemologia, semmai, per scoprirne l’affidabilità e, soprattutto la costanza nell’affidabilità nell'applicazione nella realtà (non solo sul piano logico) se sono efficaci rispetto agli obiettivi che si sono date.
    Appunto: una teoria che non è "affidabile" sul versante applicativo presenta dei problemi, così come li presenta se è incoerente a livello interno o se è in contrasto con tutte le altre acquisizioni scientifiche. Dal punto di vista epistemico è una teori "debole" ma nulla toglie che possa essere proprio per questo rafforzata...

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    Carl Rogers…OK ho letto i libri ("Un modo di essere", "Gruppi di incontro", "Counseling and psychotherapy" fino ad oggi - "Un modo di essere" x 2 volte), me ne hanno insegnato il Modello, me lo hanno dimostrato…a proposito funzionava rispetto agli obiettivi che si era dato - Carl Rogers che faceva? Otteneva dei risultati? Scarsi o significativi?
    Devo, invece, fermarmi a livello epistemologico e lasciar perdere se la sua teoria è stata implementata (resa operativa) con successo?
    Se ti va sì, perchè può essere utile rivedere il lavoro dei pionieri sotto una lente differente. Io ho svolto un lavoro di questo genere esaminando delle sedute di Winnicott. E' chiaro che il valore come analista è estremamente elevato, tuttavia non muore mica nessuno, ma risulta anche arricchente vedere quali erano le basi (oggi datate) del suo metodo di lavoro. Se qualcuno mi dicesse "devi lavorare come Winnicott" avrei dei motivi validi per dirgli di no.

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    Certo che esistono "sistemi dinamici non lineari"...io su questi sto scrivendo un libro e li sto collegando anche ad alcuni Modelli che abbiamo citato...ma non trovano solo i collegamenti con il concetto di resistenza, ma anche con il contrario: con il concetto di "flessibilità", di sforzo creativo e dinamico per bypassare la resistenza stessa o, addirittura prevenirla (come affermava Rogers) e questo è stato provato proprio nei sistemi biologici.
    Quindi, è vero, non sei l'unico ad aver studiato il "concetto di resistenza" e degli "attrattori"...me lo spiegava un mio amico psicoterapeuta junghiano nel 1991. Ora all'Università alcuni autori si riferiscono anche indirettamente a tale concetto (di “attrattori”), ma non credo, di nuovo, che vadano a dimostrare solo il concetto di resistenza.
    So bene che il mio esempio era riduttivo e non posso che essere felice che i sistemi dinamici non lineari siano utilizzati come modello. Da questo punto di vista do tranquillamente atto ai terapeuti sistemici di averli introdotti nella clinica. Non solo: do anche atto che rappresentano un modello epistemicamente più forte del modello pulsionale freudiano, e che la psicoanalisi fa bene ad interessarsene, così come se ne interessano anche i cognitivisti. Penso che sia un bene che, nel caso in esempio, i teorici si siano confrontati sul livello epistemico anzichè sentirsi attaccati. Hanno fatto propri concetti derivanti da altri e reso più solidi i propri edifici teorici.

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    Nella mia pratica di counseling e coaching l’ho verificato.
    Mi trovo, allora, dopo undici anni, a essere giunto alla stessa conclusione di Rogers: “Non è Dio, né Freud che me lo hanno dimostrato, ma la più grande autorità che io riconosca: la mia esperienza”.
    Ben venga la tua esperienza allora, se ti va di condividerla per esemplificare alcuni concetti. Spero che un po' di tempo riesca comunque a trovarlo.

    Saluti
    gieko

  11. #176
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    Se ti va sì, perchè può essere utile rivedere il lavoro dei pionieri sotto una lente differente. Io ho svolto un lavoro di questo genere esaminando delle sedute di Winnicott. E' chiaro che il valore come analista è estremamente elevato, tuttavia non muore mica nessuno, ma risulta anche arricchente vedere quali erano le basi (oggi datate) del suo metodo di lavoro. Se qualcuno mi dicesse "devi lavorare come Winnicott" avrei dei motivi validi per dirgli di no.
    Ho fatto anch'io nel passato un lavoro come quello che hai fatto Tu su Winnicott, ma lo scopo non è stato certo quello del "devi lavorare come............".
    Come ho detto non è questo questo il tipo di apprendimento che mi interessa.
    In ogni caso, la prossima volta sarà meglio chiarire prima, cosa s'intende per livello epistemologico (come saprai ci sono diverse accezioni - alcune, come hai visto, le ho citate sopra)

    Purtroppo in un contratto editoriale, vanno rispettati anche i tempi di consegna delle bozze. E il mio tempo è molto limitato, ormai.
    Ultima modifica di IT_Modeler : 11-02-2009 alle ore 22.33.41
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  12. #177
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    Ragazzi potete farmi sapere dove trovo la regolamentazione del counseling per quanto riguarda lo psicologo cioè se lo psicologo può o non può fare counseling e con quali requisiti.
    So la differenza tra counselor e psicologo, parlo prettamente dello strumento del counseling.
    Grazie per il vostro aiuto anticipatamente

  13. #178
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    Ragazzi potete farmi sapere dove trovo la regolamentazione del counseling per quanto riguarda lo psicologo cioè se lo psicologo può o non può fare counseling e con quali requisiti.
    So la differenza tra counselor e psicologo, parlo prettamente dello strumento del counseling.
    Grazie per il vostro aiuto anticipatamente
    Puoi fare quel che te pare, fidati.

    Saluti,
    ikaro

  14. #179
    Partecipante Leggendario
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    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Puoi fare quel che te pare, fidati.

    Saluti,
    ikaro
    Grazie proprio per questo voglio qualcosa di ufficiale da sbattere in faccia a delle persone con cui ho avuto un'accesa discussione sull'argomento e che ritengono che lo psicologo non può fare counseling!!!!

  15. #180

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    Puoi fare quel che te pare, fidati.

    Saluti,
    ikaro
    Ho letto solo questa ultima pagina, per cui non conosco il pregresso.

    In riferimento alla costatazione sopra citata, e alla risposta di morgana, esprimo la mia opinione sul counseling, di cui non apprezzo la dizione anglofona.

    La consulenza esiste da sempre.
    A me e' stata insegnata da quando ho cominciato a frequentare la scuola infermieristica, e veniva chiamata educazione sanitaria [tuttora fra le materie del corso di laurea in scienze infermieristiche].

    Secondo me l'attivita' del consulente e' un'attivita' di trasmissione, non di contenuti.

    Puo' definirsi consigliere o esperto o consulente, la persona che ha alle sue spalle un bagaglio, teorico ed esperenziale, su almeno una disciplina che si configura come tale, a mio parere.

    E' cosi che, nell'ambito delle professioni d'aiuto, il consulente puo' attingere alle toerie e pratiche relative al suo campo, e alle sue esperienze [come dice Rogers].

    Escludiamo percio' altri tipi di consulenza, che tuttavia esitono[consulenti in altri campi dell'attivita' umana].

    L'attivita' di consulenza nelle professioni d'aiuto ha un fine ben preciso: rispondere ad un bisogno, cioe' alla risoluzione di un problema e l'invio a persona o organismo qualificato la' dove ne ravvisi l'opportunita'.

    Nel mio ultratrentennale lavoro sul campo ho maturato una esperienza psicologico-sanitaria, che poi si e' integrata con una preparazione filosofica.

    Questo mi permette di avere una certa quantita' di risorse come consulente. Cosa comune a chi ha maturato esperienze teorico-pratiche e dirette in altri aspetti della relazione d'aiuto.

    Gli operatori che possono percio' investirsi di questo ruolo sono molteplici, ed e' per questo che ritengo inutile una categorizzazione.

    Uno psicologo che ha lavorato per anni nel SERT o nei consultori famigliari, puo' gia' essere considerato un consulente, come un infermiere esperto nell'organizzare di un intervento curativo, o un medico che ha capacita' organizzative nell'approntare un servizio di diagnosi e cura, o un filosofo o pedagogista che hanno svolto la loro attivita' in comunita' di recupero, o nell'ambito scolastico e dell'infanzia.

    Non si diventa percio' consulenti [o counselor] dopo un biennio o triennio ad hoc. Almeno secondo me. Consulenti per cosa? Una funzione di smistamento?

    Diciamo che la consulenza e' un coronamento di un processo, non l'inizio del processo.

    E' per questo motivo che ritengo inutile, se non assurdo, un albo di counselor che abbia seguito un corso specifico, e solo quello.

    Non ci sono albi che possano dare un senso logico a questo tipo di occupazione, che, tra l'altro, puo' essere integrativa, e non esaustiva [ a meno che uno sia in pensione o libero professionista].

    Potrebbe esserci un albo in cui possono essere iscritti consulenti che portano documentazione delle loro trascorse attivita', tioli di studio ed esperienze. Questo mi pare piu' auspicabile.

    Potrebbe essere un albo della consulenza nelle professioni d'aiuto. Ma mi domando quali siano poi le ricadute pratiche.

    Tutto cio', a parer mio.

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