Chiara ha centrato il problema: ai laureati in Psicologia, si dovrebbe consentire d'insegnare la materia che abbiano approfondito e che certamente conoscono meglio di chiunque altro; peraltro, non dovremmo stabilire "chi sia meglio di chi": persone laureate in discipline diverse, è naturale ed auspicabile posseggano conoscenze e competenze diverse ed ognuno dovrebbe mirare alla valorizzazione della propria professionalità.
Sotto questo punto di vista, ha ragione anche la collega lucana nel ritenere che l'Ordine professionale potrebbe, e dovrebbe, battersi affinché potessimo riappropriarci dell'insegnamento.
Forse non tutti rammenteranno che, fino all'a.a. 2000/2001, con la laurea in Psicologia s'acquisiva di diritto la possibilità di concorrere per la classe A36, mentre, per i laureati entro l'a.a. '93/'94, l'inclusione poteva avvenire anche nella classe A37 (Filosofia e Storia nei licei): in pratica, i quadriennalisti avevano una chance in più rispetto ai futuri quinquennalisti, senza contare le modalità d'iscrizione all'Albo in sé, che, rispetto ad oggi, erano molto più semplici e dovrebbero portarci a considerare dei miracolati tanti iscritti anziani.
La cosa migliore sarebbe proprio ridefinire le classi di concorso, sebbene, oggi, l'ingresso nel mercato del lavoro tenda ad essere ostacolato, più che facilitato in alcun modo, al di là di tante leggi buone sulla carta e fallimentari nella pratica.
Ad ogni modo, non litighiamo per niente: i giornali della sola mia città, Martedì comunicavano il taglio di 500 altre cattedre nell'immediato futuro!
Buone cose









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