Non che ci sentisse molto ormai ma, da qualche sera, il
libro aperto come sempre dopo cena, avvertiva un fruscio ovattato e,
a tratti, la sensazione di uno sguardo posato su di lei.
Abitava al piano terra, la finestra affacciata sull' angusto cortile chiuso di
una casa vicina da tempo disabitata. Ed era vecchia e sola. Ma la sera prima,
l'aveva vista,finalmente,
in uno sguardo che s'incrociava con il suo. Uno scambio fugace, tranquillizzante e,
terminata la pagina, timida e furtiva, era ancora lì, una muta domanda negli
occhi bellissimi e luminosi. Chiuso il libro, lentamente aveva aperto la
finestra a un batuffolo selvatico di grigio pelo accomodato su quattr'ossi, e
lei, gattina tremante per il freddo, aveva accolto il tepore invitante della
stanza, di una carezza, di una grattatina sulla nuca a sciogliere il tremito
in un ronfo soddisfatto; aveva accolto il piacere inusitato di una ciotola di
latte. Ma fuori, nel rettangolo di luce proiettata, i soffi rabbiosi ed
inquieti di una madre emaciata, i miagolii lamentosi di un fratellino, non
le era bastato il cuore di rapirla loro e, ora, il cortile era di nuovo
buio e silenzioso.
Dono effimero, già sapeva di averla perduta. Alitò sugli occhiali tornando al suo libro:
era una cosa di Monod ed un istante ancora, distolse lo sguardo.
Laggiù,
da qualche parte, nei rigori della notte, una
gatta scheletrica, gelosa, miagolava. Le sue minuscole variabili, nel buio.
Buon Natale!!
(Chi la vuol cruda, chi la vuol cotta;
Chi non gli piace, me la riporti)![]()
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