• Opsonline.it
  • Facebook
  • twitter
  • youtube
  • linkedin
Pagina 2 di 2 PrimoPrimo 12
Visualizzazione risultati 16 fino 24 di 24
  1. #16
    Partecipante Affezionato
    Data registrazione
    20-10-2004
    Residenza
    milano
    Messaggi
    100
    Sono laureata in scienze dell'educazione, non psicologia. E sono educatrice, ed è questo il lavoro che intendo fare. Il corso di counseling mi è utile, come ho già scritto (la situazione che ho raccontato mi e' capitata davvero) per entrare in possesso e poter utilizzare competenze che a mio avviso l'università non sa dare.
    Ho sentito persone (laureate in psicologia) che affermavano che l'università non gli ha saputo dare quelle competenze che un corso di counseling gli sta dando. Ora non so se queste siano unicamente voci soggettive (singolari) che vanno contro un sistema oggettivo avviato bene, oppure il segnale che il mondo dell'università è ancora troppo lontano dal mondo del lavoro...
    "Io non mi stupisco di coloro che cercano di spiegare l'incomprensibile, ma di quelli che credono di aver trovato la spiegazione...".
    Gustave Flaubert

  2. #17
    Partecipante Esperto L'avatar di australia
    Data registrazione
    16-12-2005
    Residenza
    cittadina del mondo
    Messaggi
    317
    A volte sembra assurdo anche a me fermarmi prima dell'iscrizione all'albo: ho chiesto i vostri pareri proprio perchè capisco di essere un pò confusa.
    Da una parte mi sento preparata a svolgere la professione di psicologo clinico.
    D'altra parte non condivido assolutamente l'esistenza (figuriamoci farne parte) di un Ordine che agisce come un inquisitore: pretende, controlla, punisce; chiede il conto anche in denaro (non solo l'iscrizione, con il ricatto di pagare sempre anche se non si lavora pena la radiazione a vita, ma anche richiesta di permessi in carta bollata per affiggere targhette sulla porta e qualsiasi tipo di pubblicità, anche sull'elenco telefonico, che contenga la dicitura 'psicologo') e che, come se non bastasse, ha venduto la psicologia clinica ai medici.
    E ancora, penso che aggiungendo i medici all'attivita medica anche quella psicologica, e quindi avendo anche già una clientela alla quale proporla: con l'influenza che un medico ha sul suo paziente, ad uno psicologo di primo pelo non rimanga molto spazio per conquistare clienti/pazienti.
    Credo abbia maggiori chances un counselor, sia pure alle prime armi anche lui, perchè si distacca dalla figura medica e così può accogliere tutti quelli che hanno una difficoltà nella vita, ma che non riconoscendosi una patologia mentale, non si rivolgerebbero mai ad uno psicologo.
    Del resto, se per la legge sono in regola evitando di scrivere 'psicologo' sulla targhetta dello studio e di fare diagnosi di personalità a me va bene lo stesso. Tanto, non essendo anche psicoterapeuta, cosa mi importa di fare una diagnosi? Ovvero, cosa me ne faccio della diagnosi se, eventualmente, non posso poi fare nessuna terapia? Fare diagnosi per poi inviare il paziente da uno psicoterapeuta mi sembra davvero castrante/frustrante.
    Nè mi importa poter esporre un titolo su una targa, posso comunque esporre il diploma di laurea all'interno dello studio per mostrare all'utente la mia formazione, ma la laurea l'ho presa per me, per arricchire la mia conoscenze, non per poter mostrare un titolo.
    Mi sa che devo elaborare ancora un pò la questione.
    Grazie per i vostri spunti.
    Quanto tempo occorre per preparare l'esame di stato - ce la farei per maggio?

  3. #18
    Partecipante Esperto L'avatar di australia
    Data registrazione
    16-12-2005
    Residenza
    cittadina del mondo
    Messaggi
    317
    IRIS perchè dici che non è facile aprire una propria attività di counseling?

    (però non capisco bene se ti riferisci al lavoro di counselor in particolare o a qualsiasi attività)

  4. #19
    Partecipante Affezionato
    Data registrazione
    20-10-2004
    Residenza
    milano
    Messaggi
    100
    Quando parlo della difficoltà di aprire un'attività (propria) di counseling, faccio riferimento anche ad altre attività proprie (tipo quella di psicologo o di psicopedagogista o pedagogista).

    Nella cooperativa dove lavoro su 11 educatori assunti per svolgere attività di assistenza domicialiare (ora denominata SIF: servizio integrato alla famiglia) 8 di questi sono psicologi.
    Di molti psicologi che conosco, una sola è riuscita ad ottenere un posto (part-time a tempo determinato) presso l'usl.
    Un'altra amica, laureata in scienze dell'educazione, mediatrice familiare e counselor, è riuscita ad aprire una propria attività (insieme ad altri psicologi) ma più volte si e' trovata a dirmi che si trovava in difficoltà economiche. Un altro psicologo (che condivideva un suo studio insieme ad uno psichiatra) ha dovuto cercare un lavoro fisso come educatore per poter avere un'entrata economica continuativa...
    Insomma, alla difficoltà di aprire un'attività propria (per uno psicologo, figuriamoci per un counselor che molto spesso non e' uno psicologo) si aggiunge quella di riuscire a vivere con il solo guadagno di un'attività in proprio. Poi esistono eccezioni: la responsabile della scuola di counseling che frequento ha aperto un suo centro che pare andare molto bene. Ma non ti saprei dire dopo quanto tempo (o se fin da subito) e' riuscita ad avviare bene la sua attività...
    "Io non mi stupisco di coloro che cercano di spiegare l'incomprensibile, ma di quelli che credono di aver trovato la spiegazione...".
    Gustave Flaubert

  5. #20
    Partecipante Esperto L'avatar di australia
    Data registrazione
    16-12-2005
    Residenza
    cittadina del mondo
    Messaggi
    317
    In certi momenti anche a me sembra assurdo di pensare di non iscrivermi all'albo,
    ma altrettanto assurdo mi sembra che ciò che un counselor non possa fare rispetto ad uno psicologo clinico sia solo la diagnosi (nel frattempo mi sono imformata) - e non essendo psicoterapeuta di fare la diagnosi non mi importa minimamente: non ha senso perdere altro tempo e spendere altri quattrini x farmi prendere in giro dai counselors.

    Cmq, grazie per gli spunti di riflessione che mi date.

  6. #21
    Partecipante Super Esperto
    Data registrazione
    25-07-2003
    Messaggi
    743
    Non credo che l'unica differenza fra un counselor e uno psicologo sia nella diagnosi...
    Il counselor fa counseling, applicando questa tecnica e diversificandola a seconda della propria formazione: credo ci sia differenza fr aun counselor di provenienza sanitaria (un modico o un infermiere), un counselor con studi pedagogici o un counselor che ha studiato economia e lavora come dirigente!
    Lo psicologo fa lo psicologo e se si è formato applica tecniche di counseling, sempre in modo peculiare con la sua formazione psicologica.
    In quanto psicologo ha delle conoscenze di psicologia sociale, di psicoanalisi, di linguistica o altro a seconda del piano di studi.
    Spesso non ha magari conoscenze sul counseling perchè le università non sempre danno una preparazione completa, ma non credo che un counselor sia uguale ad uno psicologo, così come uno psicologo del lavoro non è uguale ad uno psicologo clinico.
    Non è questione di saperne di più o di meno ma di specificità...
    Vimae

  7. #22
    Partecipante Esperto L'avatar di australia
    Data registrazione
    16-12-2005
    Residenza
    cittadina del mondo
    Messaggi
    317
    Iris pensavo ti riferissi alla procedura burocratica necessaria x aprire una P. Iva. Purtroppo, nella odierna congiuntura economica, aprendo un'attività in proprio, il rischio di non riuscire ad avere entrate sufficienti a coprire le spese è piuttosto elevato; ma concorsi pubblici non ne fanno praticamente più e in quell'unico al quinquennio che viene fatto spesso è richiesto il titolo si psicoterapeuta; nelle strutture private richiedono psicologi free-lance x avere una consulenza esterna all'anno... nessuna strada è facile e priva di rischi, ma proprio x questo ritengo che investire troppo, sia in senso economico che temporale, sia controproducente.

    Vimae, dato che la legge è carente, qui si tratta di avere la possibilità di fare i counselors anche senza alcun tipo di formazione!! Sto cercando di capire la convenienza di approfittare di questa possibilità.
    La mia prof di psi clinica ci disse che la nostra formazione di psi clinici era più che sufficiente x operare nell'ambito delle relazioni di aiuto (counseling) x dare sostegno a chi in un momento della propria vita viene a trovarsi in una situazione difficile, e da solo non riesce ad elaborare lutti, separazioni, diagnosi mediche gravi ecc. Ci disse anche che l'unica distinzione che fa la legge in merito riguarda l'utente/paziente è la seguente: quello stesso lavoro di sostegno che lo psi fa con un paziente affetto da una qualche forma di psicopatologia, il counselor che opera in ambito psi lo svolge su una persona sana ma che non riesce a venir fuori da sola da un evento traumatico che incontra nella vita.

    Secondo me, considerando solo l'aspetto razionale, cioè se dovessi decidere con estrema lucidità sulla sola base della convenienza dovrei scegliere la strada del counseling.
    Se invece ci fossero aspetti affettivo/emotivi quali quello di avere da anni nel cassetto il sogno di diventare psicologo le cose potrebbero addirittura ribaltarsi... dipende dalla forza di questo sogno.

    Io però sono parecchio più adulta della stragrande maggioranza delle ragazze che hanno finito da poco l'Università, ho vissuto una vita all'insegna della curiosità e della ricerca di esperienze in vari ambiti e ambienti, ho anche viaggiato molto e conosciuto tanta gente (il nick che ho scelto non è casuale) e la mia esperienza, didattica, ma anche vissuta nel mondo, mi porta a dire che la costanza premia, facendo raggiungere i risultati prefissi, a chi non molla, ma è anche vero che fissarsi su un obiettivo troppo difficoltoso e dispendioso, se non proprio impossibile, non è sano e si finisce per rimetterci. Insomma, quando è il caso i sogni bisogna anche saperli abbandonare.

    Intanto, in attesa di elaborare ulteriormente la questione che è parecchio complicata nelle sue varie sfaccettature, visto che non implica l'automatica iscrizione all'albo, mi sto orientando nella direzione di fare l'esame di stato.

  8. #23
    anirukta
    Ospite non registrato
    Ciao!
    Nella mia ricerca di scuole di formazione post laurea mi sono imbattuta nel Master in counseling integrato della scuola Panta Rei di Milano.
    C'è qualcuno che l'ha frequentato recentemente?Com'è? Ne vale la pena?
    Grazie a chiunque mi sappia dire qualcosa!

  9. #24

    Riferimento: master in counseling della pantarei è valido?

    Entro nella discussione in merito alla validità del titolo di Counselor rilasciato dal Centro Panta Rei di Milano (teoria di riferimento sistemico-relazionale sociocostruzionista) diretto dal Dr. Caruso: posso parlarne poiché ho concluso i tre anni e sto per conseguire il titolo. Trovo che sia stato particolarmente utile, almeno a me ed alla maggior parte dei colleghi che hanno condiviso l'esperienza. I didatti sono adeguatamente preparati (alcuni di loro sono clinici di chiara fama), gli strumenti offerti, oltre a quelli teorici, forniscono un valido supporto per la sperimentazione dei colloqui, si utilizza infatti lo specchio unidirezionale (come da teoria di riferimento del Milan Approach sistemico fondato dai dott. Boscolo e Cecchin) che, oltre ai vari tirocinii proposti, costituisce il miglior ausilio all'esperienza diretta delle sedute anche per chi, come me, ha un esperienza ultra ventennale di lavoro pedagogico con minori, tossicodipendenti e loro famiglie, nonché altri target d'utenza. Tale Master mi ha poi offerto la possibilità di aprire uno studio a Pavia, ove esercitare il counseling e, laddove ritenuto ineludibile e necessario, inviare i clienti agli psicologi interni, di differente provenienza teorica.
    E' evidente che ciascun debba declinare le situazioni sulla base della propria esperienza personale, tuttavia consiglierei, avendo visto diversi psicologi privilegiare la scelta di questo Master al posto di intraprendere una scuola di psicoterapia (sostenendo di voler esercitare la propria pratica in termini di clinica e di counseling, ma non credendo alla psicoterapia tout court, mentre altri psicologi hanno scelto il Master sostenendo di voler ricercare quegli strumenti che l'università non offre) a coloro che si trovano nel dilemma circa la propria scelta professionale, di esplorare le possibilità offerte da questo o altri master (io ho scelto questo perché in linea alla mia pratica professionale da molti anni), magari chiedendo un colloquio ad hoc..

    Faber C.

Pagina 2 di 2 PrimoPrimo 12

Privacy Policy