Troppo complicato...o non ti sembra? La ''logica della scoperta scientifica'' di Popper è un ottimo punto di partenza (oltretutto proprio questa mattina, invogliato dalla discussione, la rispolveravo dopo un esame di alcuni anni fa e mi sono ritrovato con interessanti appunti alla mano...). Ma non risolve nulla. Detto ciò bisogna riprendere il discorso che da Dilthey e giù fino agli sviluppi moderni della fenomenologia ha mostrato l'impossibilità sostanziale dei metodi delle scienze naturali a comprendere il fatto umano. O un qualsiasi evento psicologico. E' un problema squisitamente ontologico. La psicoanalisi si trova in una posizione particolarmente ambigua sempre in bilico tra stentoree sistemazioni matematiche e improbabili sbocchi spiritualistici. Da parte mia seguo altre alternative. Ora, a parte tutto, cosa dovrei spiegarti? La logica aristotelica, l'induzione, la causalità e la sua parzialità nel cogliere quel particolare ente che è l'esser-ci? Ti consiglio di riprendere lo studio dell'Occidente dalla scuola Mileto: mi sembra una scelta più economica. Io, d'altra parte, vengo da una scuola che con quella anglosassone non ha nulla da spartire: gli anglosassoni (cioè i filosofi analitici e i tuoi amati epistemologi) farebbero meglio a tacere intorno alla filosofia perchè non nè hanno competenza (l'unica corrente filosofica che hanno prodotto è stata l'empirismo, con varie ed eventuali...un po poco mi pare...non cito nemmeno alcuni filosofi della mente che sono veramente indecenti..). Se la filosofia deve limitarsi ad essere una esplorazione preventiva cui debba far seguito il ponderato giudizio scientifico allora può chiudere i battenti. Io parlo una lingua che è ''continentale'', la lingua che ha mostrato la struttura nichilistica dell'Occidente e la sua follia. E' una lingua che si parla poco e inserita nel contesto psicoanalitico da forse luogo a fraintendimenti dal sapore ''epico''. Ma, d'altro canto, non scrivo certo per cercare di convincere qualcuno...il mio è solo un singolo sguardo aperto su questi problemi e trovo sia stimolante parlarne anche con chi ha una formazione del tutto opposta alla mia. Ora, se credi però che la mia ''solita epica celebrata antinomia conscio inconscio'' sia priva di contenuti o non si innalzi alla dignità delle tue orecchie...beh...mi faccio da parte: a te la parola definitiva.
Saluti,
Luigi









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. E quale sarebbe questa benedetta realtà oggettiva?No perchè io, a conti fatti, se devo proprio applicarmi con rigore, non ne vedo affatto. Nemmeno in un dato affettivo primario (fame,malattia,morfologia ecc...). Anzi, sarei proprio tentato a ribaltare l'intera frase dicendo che l'unica esperienza ''oggettiva permessa'' all'uomo è di tipo ''psichico'': l'inconscio presiede ad ogni attività ''integrativa'' che media tra i livelli dell'io e di ciò che ''non lo è''. Non si esce dallo ''psichico'' nemmeno nel più crudo e presunto stato ''fisico''; non uscire dallo psichico significa non uscire nemmeno dall'ordine dei significati e dei sensi e dunque neanche dal linguaggio...è mia personale convinzione che però esista un ''luogo'' prima del linguaggio, prima di ogni ''ordine'', a cui ogni ''codice'' intende, in ultima ''analisi'' (e sottolineo il termine...), far ritorno.