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  1. #31
    Partecipante Affezionato L'avatar di Angelofex
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    30-08-2005
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    Genova
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    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    Siamo sicuri? Io sono di Genova e la scuola di specializzazione in Psicologia Clinica (Galini), almeno ancora quest'anno (Anno Accademico 2008/2009), ha un bando di partecipazione valido sia per medici, sia per psicologi...
    Ciao!

    Citazione Originalmente inviato da levais75 Visualizza messaggio
    I medici non possono più partecipare ai concorsi per la scuola di specializzazione in Psicologia Clinica da quest'anno, lo so perchè sn iscritta ad una scuola universitaria.
    I medici vengono pagati 2000 euro al mese, ma è anche vero che i posti per le specializzazioni mediche sono molto di meno rispetto sia a quelli previsti per le scuole universitarie che per quelle private, allora perchè non estendere\restringere il numero chiuso anche alle scuole di specializzazione in psicologia?
    E poi, perchè non fare una ricerca sulla consapevolezza degli studenti al primo anno di università circa le reali possibilità della nostra professione?
    Perchè non ci uniamo come hanno fatto anche altri con associazioni e movimenti e ci presentiamo all'ordine ad esporre la situazione in cui versiamo e con le nostre proposte?? Da soli non si può far nulla, ma insieme forse potremo aprire uno spazio di dialogo e magari qualcosa la riusciremo acavare!
    AF

  2. #32
    Partecipante Super Esperto L'avatar di ama77
    Data registrazione
    28-07-2004
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    In prov. di Novara
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    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    Infatti, io non sono così sicura che tutte le scuole di psicologia Clinica si siano adeguate. e se guardate in qualche forum di medici, vedrete come gli stessi chiedono consigli tra loro su come sia questa specializzazione! Leggo di bandi molto ambigui, come ad esempio questo dell'Univ di Varese che riserva 6 posti a Psicologi per il nuovo anno accademico:

    I candidati non laureati in medicina e chirurgia potranno accedere, senza borsa di studio, in numero pari alla differenza tra i posti a statuto e il numero di borse di studio assegnate agli specializzandi medici con decreto ministeriale.

    Ma quindi si intende che sono previsti comunque anche specializzandi medici?
    Già che veniamo inseriti nel calderone dei "non medici" mi fa abbastanza alterare come cosa...

    Tornando a noi, cosa fare?
    Possiamo scrivere una lettera, da far girare on line per raccogliere firme elettroniche ed inviarla poi all'Ordine? E' una cosa fattibile secondo voi? Proviamo a contattare gli admin di ops, se sono d'accordo nell'iniziativa?
    E, soprattutto, cosa chiediamo?
    Proviamo ad elencare le richieste principali...vedo cosa mi viene in mente e poi mi dite:
    - Numero chiuso più ristretto al primo anno di università ed esplicitazioni chiare all'interno del percorso universitario di cosa offre il mondo del lavoro psicologico italiano
    - Dignità e diritti pari tra psicologi e medici, a cominciare dall'introduzione di borse di studio per le scuole di specializzazione e possibile incremento delle ore di tirocinio PAGATE
    - Incentivazione del ruolo dello psicologo in Italia, promuovendo sia la figura dello psicologo di base al fianco del medico di famiglia e premendo per ottenerne il riconoscimento legale, sia la figura dello psicologo clinico nei vari reparti ospedalieri (per avvalorare le richieste si possono portare esempi e testimonianze di pazienti che hanno avuto bisogno di uno psicologo al seguito di un trauma, un lutto improvviso di un paziente ricoverato, la scoperta di una malattia grave, una nascita prematura o un aborto spontaneo e così via, ma anche il confronto con gli altri paesi dove la figura dello psicologo nei vari reparti è già ampiamente riconosciuta)
    - incrementare l'accettazione della figura dello psicologo agendo sull'opinione pubblica, sulle ASL, sulle RSA, sulle strutture sanitarie, con l'obiettivo di superare la concezione dello psicologo come figura secondaria, di cui si può fare a meno, che può essere sostituita tranquillamente da altro personale non specializzato.

    Ecco per ora pensavo a queste...ditemi cosa ne pensate e ovviamente se ritenete vi sia qualche altro aspetto su cui focalizzare l'attenzione dell'Ordine.
    -
    Il compito nella nostra vita non è di trionfare, ma di continuare a cadere, serenamente....
    (Robert Luis Stevenson)


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  3. #33
    Partecipante Figo L'avatar di levais75
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    05-12-2006
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    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    Effettivamente a quanto mi dite forse non tutte le scuole di specializzazione universitarie si sono adeguate, ma cmq mi sembra strano anche questo perchè sapevo fossero stati presi dei provvedimenti in tal senso... mah...
    Ama penso che hai toccato i punti fondamentali e penso che si potremo rivolgerci all'ordine toccando questi punti, facendo presente la situazione in cui versiamo e magari proponendo delle iniziative originali per diffondere un'immagine positiva dello psicologo sul territorio, ovviamente con tanto di raccolta firme.
    Possiamo cominciare col mettere giù il documento (Io mi metto a completa disposizione!) con le nostre richieste e farlo girare sia su ops sia tra i giovani psicologi che conosciamo per raccogliere le firme e poi penso sarebbe utile fare un brainstorming sulle possibili iniziative da proporre all'ordine.
    Inoltro questa lettera, si potrebbe partire da qui?:
    LETTERA APERTA
    A TUTTI COLORO CHE OPERANO NELLA SALUTE MENTALE IN LOMBARDIA.

    Il trentennale della legge 180/78 è stato ricordato molto sommessamente, non solo in Lombardia, eppure si è trattato di un cambiamento epocale in cui noi ci riconosciamo, per la cui realizzazione molti di noi hanno lottato. Il clima culturale oggi è molto cambiato: le persone diverse, non integrate o svantaggiate suscitano sospetto e paura, non certo impegno per dar loro cittadinanza e diventano i nuovi capri espiatori di molti problemi non affrontati.
    Riteniamo invece che l’impianto e lo spirito della L.180/78 siano da difendere con decisione. Ciò non vuol dire naturalmente che, a distanza di trent’anni, non siano possibili o anche opportuni cambiamenti o integrazioni di alcuni aspetti della legge. Questi però devono servire a migliorarla, non a stravolgerla, obiettivo che invece emerge chiaramente dalla lettura dei vari progetti di modifica giacenti in parlamento. Siamo contrari ad ampliare tempi e luoghi dei trattamenti obbligatori: già ora, nei casi che lo richiedono, il TSO può essere prorogato anche a lungo, purchè la richiesta venga motivata. Estenderlo a strutture private convenzionate renderebbe incerte le garanzie contro eventuali abusi e ridurrebbe le certezze sugli standard di qualità professionale.
    A livello regionale, pur in una linea complessiva di applicazione della legge e di adeguamento per certi versi alle mutate condizioni (nuove patologie, nuove fasce di popolazione a rischio, strategie riabilitative differenziate, ecc.) la soppressione dell’Ufficio Psichiatria ha comportato pesanti conseguenze. Si è persa una dimensione di specificità, indispensabile per salvaguardare l’identità della psichiatria ed il suo mandato. Il campo della psichiatria è stato attratto inevitabilmente nell’area medica, senza mantenere il necessario rilievo alla componente psicologica né a quella sociale, misconoscendo in tal modo il paradigma biopsicosociale.
    Tutto questo si è manifestato compiutamente a livello istituzionale col passaggio nel 1998 dalle USSL agli Ospedali. La dimensione comunitaria e territoriale del nostro lavoro è stata profondamente mortificata, accentuando a dismisura gli aspetti ospedalieri, il ricovero, i trattamenti farmacologici, a discapito degli aspetti preventivi, di diagnosi precoce, trattamento intensivo integrato, intervento domiciliare, sostegno alla famiglia, coinvolgimento delle agenzie e risorse della comunità. Quanti primari lavorano regolarmente anche fuori dall’ospedale? Quanti direttori generali, sanitari e amministrativi sono veramente informati e coinvolti in questi aspetti dell’operare psichiatrico?
    Conseguenza di tutto ciò è la sopravvalutazione degli SPDC (che peraltro funzionano spesso a livelli qualitativi deplorevoli) con costante sottovalutazione e di conseguenza sotto-dimensionamento, riduzione di personale o talora chiusura dei servizi collocati nel territorio. Ad esempio molti CPS della città di Milano sono in condizioni scandalose, sia ambientali che di personale e di accessibilità, con pesanti conseguenze sulla qualità ma anche sui rischi. Di tale stato di degrado e incuria sarebbe troppo facile attribuire interamente la responsabilità alle aziende: tutti gli operatori coinvolti, ma specialmente chi dirige i servizi, ne condividono la responsabilità.
    Lo scarso coinvolgimento delle direzioni Generali e sanitarie nelle nostre specifiche necessità , insomma lo scarso peso della psichiatria, comporta anche un’attenzione insufficiente verso i rischi dell’operare psichiatrico: sia quelli che gli operatori corrono fisicamente nel quotidiano (si pensi ai molti P.S. ospedalieri, in cui lo psichiatra lavora spesso senza infermieri), sia quelli di essere incriminati per imprudenza, imperizia e negligenza, ed ora anche per non aver svolto adeguatamente la cosiddetta “funzione di garanzia” nei confronti dei malati gravi.
    La nostra collocazione nell’Azienda Ospedaliera ha comportato distorsioni di vario tipo, anzitutto economiche. Anche la psichiatria è stata forzata ad entrare nel meccanismo del finanziamento a prestazione e del rimborso ospedaliero a DRG. Accenniamo soltanto all’enorme quantità di tempo usata dagli operatori per queste rendicontazioni, alla perdita di centralità del lavoro clinico di buona qualità, allo spostamento reale o fittizio verso le attività meglio remunerate, alle distorsioni diagnostiche, e così via.
    Ma, nonostante gli sforzi delle Unità Operative, il nostro settore resta uno dei meno vantaggiosi e meno remunerativi per le aziende, stando alla rigida logica budgetaria voluta dalla Regione, e come tale viene trattato. Con questo, non si vuole negare la doverosa attenzione alla gestione delle risorse e alla valutazione delle priorità, anche nell’ottica del rapporto costi/benefici; né si intende misconoscere la necessità di operare in modo efficace ed efficiente, misurando le proprie attività. Quel che ci pare necessario, dopo dieci anni di aziendalismo, è di evitare gli eccessi e ricalibrare tutto l’impianto.
    Ma la dimensione aziendale comporta anche obblighi di fedeltà e obbedienza che in passato erano sconosciuti. Se vi sono errori gravi, omissioni, inadempienze, la tendenza è quella di attenuare, sopire, troncare: ne va del buon nome aziendale. Non parliamo poi di rapporti coi giornalisti e interventi sulla stampa, strettamente riservati all’URP e alla Direzione: per queste cose ora si rischiano sanzioni e penalizzazioni a livello di carriera.
    Da tutto ciò ad un clima timoroso e omertoso il passo è breve e ci si avvia facilmente al reclutamento degli operatori per appartenenza ideologico-politica. I direttori generali sono già ora, ufficialmente, espressione dei partiti della maggioranza regionale. I primari già da tempo hanno cominciato a diventarlo, salvo alcune eccezioni. Gli altri operatori faranno bene ad adeguarsi.
    Ma la psichiatria deve fronteggiare altri colpi, questa volta a livello nazionale (ovviamente, con ripercussioni locali). Si tratta della forsennata campagna politica e mediatica, tesa a drammatizzare la pericolosità sociale di tutti i soggetti marginali e ad enfatizzare il rischio connesso alla devianza: dalla delinquenza ai rom ai malati mentali il passo è piuttosto breve. Perciò oggi ci si muove verso la ri-attribuzione ai servizi psichiatrici di un prevalente mandato di controllo e non di cura, per quanto concerne i malati impegnativi; agli psichiatri verranno sempre più richieste competenze ed attività criminologiche, piuttosto che cliniche e riabilitative. Di conseguenza atteggiamenti di identificazione col paziente, comprensione del suo disagio ed empatia potranno essere considerate pericolose debolezze, da cui guardarsi con cura!
    A questo proposito non raccomandiamo alcun “buonismo”, né altre ingenuità o negazione degli aspetti violenti o aggressivi a volte connessi ai disturbi mentali. Crediamo che sia indispensabile una collaborazione intensa e continua con la polizia locale e le altre forze dell’ordine, soprattutto a scopo preventivo, dando però a ciascuno il suo e distinguendo chiaramente le competenze, pur in uno sforzo di grande integrazione: evitando cioè che disagio sociale e devianza vengano impropriamente delegati alla psichiatria, ovviamente con la richiesta di sfoderare i suoi strumenti di intervento coattivo.
    Occorre poi contrapporsi in modo netto, attivo e propositivo agli orientamenti culturali, politici e tecnici che oggi ripropongono con forza la paura per il diverso, l’allontanamento dell’estraneo, la separazione e reclusione del malato, giustificando queste scelte conservatrici con le esigenze di sicurezza dei cittadini italiani “normali e bene integrati”. Quanto alla tendenza attuale di attribuire alla psichiatria compiti crescenti di tutela dell’ordine sociale e un prevalente profilo criminologico, occorre ricordare e far capire a tutti che ciò finisce per escludere un vero lavoro clinico-terapeutico e riabilitativo. Su tutto questo occorrerà incrementare il confronto, sempre difficile e molto sporadico, col mondo della giustizia.
    Ci aspetta, per cominciare, un grande lavoro culturale. Il restringimento di orizzonte della ricerca e cultura psichiatriche è innegabile: basti pensare che da anni il DSM IV è utilizzato come testo-base per gli studenti e specializzandi in psichiatria. Da anni la presenza e il peso delle case farmaceutiche e della dimensione farmacologia, grazie anche a indiscutibili successi, non fa che aumentare; le proposte dell’industria sono accolte in modo spesso acritico, come se fossero “la” soluzione ai problemi della malattia mentale. Ogni anno viene individuata una nuova sindrome, da trattare ovviamente con una specifica categoria di farmaci, e così via. La formazione, soprattutto ma non esclusivamente quella degli psichiatri, grazie anche alla riduzione degli investimenti in tal senso da parte dei servizi pubblici, è in larga misura gestita dalle case farmaceutiche
    Occorre ridare attenzione alla dimensione interiore e personale della sofferenza, che la connota come umana e quindi familiare a ciascuno di noi. Occorre soprattutto sviluppare, anche nel dibattito sociale e nei confronti dell’opinione pubblica, quelle riflessioni e quelle tematiche che rifiutano il semplicismo delle etichette, cercando di dare un senso ai nuovi fenomeni sociali: immigrazione, non-integrazione, multi-culturalismo, razzismo strisciante o esplicito, isolamento, paura, situazione femminile, crisi economica e disoccupazione, insicurezza, uso generalizzato di sostanze stupefacenti, adeguamento al conformismo mediatico, consumismo sfrenato, crisi della famiglia, integralismi di ogni sorta, intolleranza, religioni usate come difese identitarie, localismi esasperati, e così via.
    Si obietterà che questa non è psichiatria ma sociologia; ma non potremo difendere la nostra idea di fare psichiatria se ci faremo rinchiudere in un orticello minimalista, oggi quasi solo farmacologico.
    Un grave ostacolo al cambiamento è la scarsa capacità di confronto ed azione comune, soprattutto da parte degli operatori. Di fatto, non esistono più luoghi di reale aggregazione (sindacato, associazioni professionali, gruppi rappresentativi) in cui la maggior parte si riconosca, mentre i momenti di incontro istituzionali sono sempre più formali, aridi e spesso condotti con modalità autoritarie. Sicuramente vi è un po’ più di vitalità nelle associazioni dei familiari e in quelle di volontariato, mentre le associazioni degli utenti sono allo stato nascente; ma tutte queste realtà sono fortemente parcellizzate e si confrontano assai poco fra di loro.
    Non riteniamo opportuno, per favorire il risveglio che auspichiamo, costituire nuovi gruppi formalizzati e nuove associazioni. Occorre invece individuare nuove forme di dialogo e di confronto, agili ed efficaci, veloci e non burocratiche (che ne pensate di un sito on-line?), che portino poi a periodici momenti di incontro, ad orientamenti vastamente condivisi, ad iniziative anche pratiche. Su tutto questo però desideriamo sentire i suggerimenti di tutti, e attendiamo quindi le vostre risposte e proposte.
    levais75

  4. #34
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    Inoltro questa lettera, si potrebbe partire da qui?:
    LETTERA APERTA
    A TUTTI COLORO CHE OPERANO NELLA SALUTE MENTALE IN LOMBARDIA.
    Interessante! Da chi è firmata?

  5. #35
    Partecipante Figo L'avatar di levais75
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    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    Questo potrebbe essere anche solo uno spunto di riflessione, ma si potrebbe anche partire da qui!
    Incollatemi i vostri indirizzi e-mail e vi inoltro la lettera firmata, cominciamo a muoverci perchè insieme ce la possiamo fare!
    Ultima modifica di levais75 : 28-04-2009 alle ore 17.29.02
    levais75

  6. #36
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    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    Il fatto che scuole di specializzazione in Psicologia Clinica siano aperte ai medici è un fatto gravissimo e contro la legge. Sono solo uno studente, ma mi domando voi che siete iscritti all'ordine come fate a restare a guardare. E' un furto della professione. Già adesso sul sito di alcuni ospedali (es. San Raffaele di Milano) chi si occupa di psicologia clinica sono: Dott. Fossati Andrea Medico Psicologo Clinico e Psicoterapeuta; Dott.ssa Movalli Maria Grazia Medico Psicologo Clinico e Psicoterapeuta;... Ovviamente nessuno di questi è iscritto all'ordine degli psicologi ma si professano Psicologi Clinici.
    Vorrei vedere se una scuola di specializzazione in Psichiatria aprisse agli Psicologi quanto durerebbe. Vorrei vedere se uno Psicologo si professasse Psichiatra quanto durerebbe.
    Ho fatto una segnalazione all'ordine Lombardia sul fatto del San Raffaele qualche mese fa ma non mi hanno nemmeno risposto. Voi che all'ordine siete iscritti fatevi sentire, solo in italia avviene questo furto della professione, in tutta europa la psicologia clinica è una specializzazione della psicologia, e per legge lo è anche in Italia.


    Psicologia clinica e Psicoterapia-FONDAZIONE SAN RAFFAELE DEL MONTE TABOR - Milano-Clinica-Specialità cliniche

  7. #37
    Partecipante Figo L'avatar di levais75
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    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    evolution grazie di averci segnalato questi episodi a dir poco sgradevoli, questo potrebbe essere un altro punto da toccare con l'ordine, io da sola non posso far nulla, ho inoltrato una lettera che mi era stata inviata qualche settimana fa da una serie di psicologi e professori universitari, sto aspettando che qualcuno mi contatti anche da ops per fare qualcosa in tempi brevi, fosse per me brevissimi...
    levais75

  8. #38
    Partecipante Super Esperto L'avatar di ama77
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    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    Io disponibile come te Levais!
    Se si unisse anche qualcun altro che ha proposte da fare all'Ordine oltre a quanto già elencato o vuole dire la sua, ben venga!!!
    Potremmo anche chiedere che venga fatta chiarezza sulla specializzazione in Psicologia Clinica e che si effettuino controlli nelle varie Univ che non ci siano più specializzandi medici.
    Le cose che abbiamo scritto potrebbero iniziare ad essere inserite in una lettera. Ho trovato questa su Ops di alcuni anni fa che potrebbe essere presa ad esempio su come andrebbe impostata:

    http://www.opsonline.it/forum/psicol...ano-36796.html
    Il compito nella nostra vita non è di trionfare, ma di continuare a cadere, serenamente....
    (Robert Luis Stevenson)


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  9. #39
    Partecipante Figo L'avatar di levais75
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    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    La lettera che hai postato è un grande spunto di riflessione perchè tra le righe si leggono in parte anche i nostri bisogni e le questioni che abbiamo sollevato.
    Ama mettiamoci all'opera!
    levais75

  10. #40

    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    Ma come si fa a far valere i diritti di una categoria di professionisti quando, in Italia, se si ha un problema e/o disagio non ci si vergogna ad andare dal chiromante, cartomante, astrologo, ecc, e invece.... DALLO PSICOLOGO IO? MAI!!!!
    Per fortuna non tutti la pensano così, ma l'andazzo è questo.
    Certo che tutti quei "colleghi" che nei salotti televisivi vanno a pontificare sulla psiche umana tolgono molta credibilità alla categoria. Non foss'altro perchè a volte, dati i tempi ristretti delle trasmissioni, sono costretti a concentrare in cinque parole concetti che sappiamo tutti essere molto più complessi e articolati. E questo dà adito a chi li guarda a pensare: "certo che questo lo sapevo dire anch'io!". E giù a sentirsi tutti un po' psicologi......Ergo: "dello psicologo non so che farmene. Se ho un problema vado dallo psichiatra: pasticchina e via....ci si sente subito meglio!"
    Guardate, è successo davvero ad una mia carissima amica. A causa di una lieve depressione (diagnosticatale dal medico di famiglia!) è andata da un noto professore, medico psichiatra, docente universitario a Psicologia che opera anche in regime di libera professione. Ebbene, il tizio a lezione si profondeva in panegirici sull'importanza della diagnosi, della relazione medico paziente, dell'alleanza terapeutica, dell'ascolto, del connubio farmaco+psicoterapia, e così via.
    Risultato: alla mia amica dopo una-seduta-una ha prescritto un noto antidepressivo e le ha detto: "che ti faccio a fare l'anamnesi, tanto te la sei già fatta da sola. POCHE CHIACCHIERE: prenditi queste pillole per un po' e ti si riattivano i circuiti".
    Ora, secondo voi, non vi sembra un po' giocare sporco?

    Che dite, troppo pessimismo?

  11. #41
    Partecipante Figo L'avatar di levais75
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    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    vi segnalo che ieri sera la trasmissione Report (Rai3, ore 210) ha parlato della situazione della psichiatria in Italia a 30 anni dalla legge Basaglia ed ha mostrato la situazione scandalosa dell'azienda sanitaria di milano!!
    Potete trovarlo sul sito www.report.rai.it
    levais75

  12. #42
    Partecipante Super Esperto L'avatar di ama77
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    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    Sto impostando la lettera
    Conto di finirla a breve poi ve la giro e mi dite cosa ne pensate e cosa ritenete sia giusto aggiungere
    Su non demordiamo!!!
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    (Robert Luis Stevenson)


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  13. #43
    Partecipante Super Esperto L'avatar di ama77
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    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    Ho finito adesso, quindi vista l'ora tarda può essere che non sia perfetta da un punto di vista grammaticale
    In ogni caso ditemi cosa ne pensate!



    Al Presidente del Consiglio dei Ministri
    On.Silvio Berlusconi

    Al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
    On. Mariastella Gelmini

    Al Ministro della Salute
    On. Maurizio Sacconi

    Al Presidente del CUN
    Prof. Andrea Lenzi

    Al Presidente del Consiglio Nazionale Ordine Psicologi
    Dr. Giuseppe Luigi Palma



    Gli Psicologi in ambito clinico, appartenenti ai diversi Ordini regionali, ritengono opportuno esprimere, attraverso la presente lettera aperta sottoscritta, alcune considerazioni relative alla attuale situazione lavorativa in Italia ed avanzare alcune richieste.

    La prima considerazione riguarda la situazione del mercato occupazionale. La maggior parte degli Psicologi, che ad oggi si laureano in Psicologia Clinica (dell’adulto o dello sviluppo) e si abilitano, non trova sbocchi professionali adeguati, sia rispetto alle competenze acquisite sia per quanto riguarda un reddito dignitoso. Non devono trarre in inganno i dati che vengono diffusi dalle Agenzie preposte in base ai quali risulta che i laureati in Psicologia trovano occupazione in massima parte entro i tre anni dalla laurea. Tali risultati, infatti, non riportano mai il tipo di occupazione in cui queste persone sono utilizzate e che spesso risulta essere non attinente con il percorso di studi effettuato oppure usurpatore di altre professioni (si veda, tra le altre, il ruolo di Educatore professionale) decisamente sottopagate.
    Questa situazione non può che trovarsi in forte contrasto con l’incremento degli Psicologi in Italia, che dal 1994 al 2008 sono aumentati del 198%, tanto che in Europa, attualmente, uno Psicologo su tre è italiano. Che lavoro svolgono però tutti questi Psicologi, la maggior parte dei quali ha studiato in ambito clinico (indirizzo che rimane il preferito)? Continuano a barcamenarsi tra corsi, seminari, convegni, master, scuole, terapie personali e quant’altro la formazione consenta loro di crescere, spesso sostenuti non sulle proprie forze ma su quelle familiari oppure su altri tipi di lavoro che ben poco hanno a che fare con ciò che si è studiato e approfondito per anni.
    Viste queste premesse, noi vorremmo chiedere:
    - che venga ristretto il numero chiuso di ogni Facoltà di Psicologia in Italia, almeno fino a che il mercato del lavoro non giunga a produrre un’offerta il più possibile paragonabile alla domanda;
    - che questa situazione sia resa chiara fin dall’inizio del percorso universitario, attraverso seminari o approfondimenti appositi che delineino il quadro del mercato occupazionale che attende gli studenti, per tutti gli indirizzi di studio, così da rendere più sicura la scelta del percorso.

    Una seconda riflessione attiene alle Scuole di Specializzazione in Psicoterapia (anche pubbliche, e quindi Psicologia Clinica e Psicologia della Salute), a cui molti Psicologi che hanno studiato in ambito clinico puntano per aggiungere quel tassello in più alla loro formazione che ne preveda il trattamento e la cura dei pazienti. E non solo, visto che per quasi tutti i Concorsi in ambito ospedaliero è richiesta la Specializzazione. Gli Psicologi che si iscrivono a queste scuole hanno un monte ore formativo di tirocinio all’anno costituito da circa 100-200 ore per le private e circa 400 ore per le pubbliche. Nulla ha questo tirocinio a che vedere con quello post-lauream, naturale proseguimento del percorso universitario, propedeutico per lo svolgimento dell’Esame di Stato e quindi per diventare Professionisti a tutti gli effetti. Qui si sta parlando di tirocinio svolto da Psicologi già PROFESSIONISTI, che, in quanto specializzandi, gestiscono i propri pazienti e sono liberi di svolgere le comuni attività riconosciute alla figura professionale, semplicemente con la supervisione di un Tutor. Tutto questo, però, in Italia avviene GRATUITAMENTE. Anzi, alcune scuole non riconoscono neppure la copertura assicurativa e quindi gli Psicologi si ritrovano anche a stipulare una polizza assicurativa privata per adempiere al loro tirocinio. Nessun rimborso spese per trasferimenti o quant’altro è previsto. E questo perché nessuna borsa di studio è garantita dal MIUR e dal ministro della Salute, contrariamente a quanto invece accade per le scuole di Specializzazione per Medici, che possono usufruire di cospicue borse (veri e propri stipendi!) per il lavoro svolto. Anche perché, a tutti gli effetti, non si può parlare altro che di LAVORO.
    Inoltre, il monte ore di tirocinio annuali, sicuramente meno impegnative dell’equivalente svolto nel settore medico, è decisamente in contrasto con quanto si POTREBBE fare nell’ambito della Psicologia Clinica. Sottolineiamo il “potrebbe” proprio perché, soprattutto in ambito ospedaliero, la nostra figura tende ad essere scarsamente considerata e facilmente sostituita da altre che, tuttavia, non hanno neppure conoscenze psicologiche di base.
    Viste queste premesse, noi vorremmo chiedere:
    - dignità e diritti pari tra psicologi e medici, a cominciare dall'introduzione di borse di studio per le scuole di specializzazione e incremento delle ore di tirocinio regolarmente pagate tramite l’ammontare delle borse.

    Una terza considerazione riguarda il riconoscimento e la reputazione della figura dello Psicologo in Ospedale e nei vari reparti sanitari. In molte strutture ospedaliere, la presenza dello Psicologo, nonostante i diversi servizi di Psicologia Clinica interni, è considerata superflua, secondaria, facilmente sostituibile, non richiesta dal personale sanitario stesso nonostante situazioni critiche di alcuni pazienti ricoverati. Eppure tutti noi sappiamo quanto il nostro ruolo nei vari reparti ospedalieri è fondamentale per riconoscere al malato il diritto di essere una persona che soffre o ai familiari il diritto di ricevere il sostegno adeguato per affrontare la malattia di un proprio caro. Non bastano farmaci e tecnicismi di medici di fronte ad eventi traumatici, lutti improvvisi, scoperta di malattie gravi o terminali, nascite premature o aborti. La nostra figura è spesso evocata dai pazienti stessi che però non possono usufruire del nostro sostegno in quanto non previsto nel reparto in cui sono ricoverati. I pazienti spesso non sanno neanche della presenza di un servizio di Psicologia Clinica in ospedale e quindi non richiedono agli assistenti sanitari la nostra figura. Il nostro intervento dovrebbe, infatti, essere stabilito da un protocollo medico-psicologico che garantisca non solo il benessere e il sostegno del paziente, ma anche una sana collaborazione interdisciplinare. Collaborazione a volte difficoltosa proprio perché permane nei nostri confronti, da parte di alcuni medici e dirigenti, una forma pregiudiziale di reputazione che non ci permette di svolgere il nostro lavoro come dovremmo, riconoscendo ad ognuno le proprie competenze e rispettando gli specifici confini professionali.
    Inoltre, è noto che le ASL tendono a promuovere una politica di tagli al personale che si reputa non necessario. Gli Psicologi rientrano, purtroppo, in diversi Ospedali, in questa categoria, col risultato che, oltre al Dirigente Psicologo a capo di un servizio, difficilmente si trovano altri collaboratori Psicologi regolarmente assunti! Le altre figure solitamente sono beneficiarie di qualche borsa per un progetto o assegno di ricerca, con conseguente grande impegno lavorativo (anche perché si ritrovano a svolgere l’attività di “tappabuchi” non portando quindi solo a termine il progetto o la ricerca) ma compenso decisamente basso.
    Viste queste premesse, noi vorremmo chiedere di:
    - incentivare il ruolo dello Psicologo in Ospedale, attraverso la stesura di protocolli che garantiscano una collaborazione tra le diverse figure professionali sanitarie all’interno dei vari reparti ospedalieri, promuovendo, dove possibile, la presenza fissa dello Psicologo nei reparti che maggiormente presentano pazienti a rischio da un punto di vista psicologico (ad esempio: Traumatologia, Oncologia, Cardiologia, Nefrologia, Ostetricia e Ginecologia)
    - incrementare l'accettazione della figura dello Psicologo agendo sull'opinione pubblica, sulle ASL, sulle RSA, sulle strutture sanitarie, con l'obiettivo di superare la concezione dello psicologo come figura secondaria, di cui si può fare a meno, che può essere sostituita tranquillamente da altro personale non specializzato. A tal fine potrebbero essere idonee adeguate campagne promozionali promosse dal Ministero della Salute.

    Un’ultima riflessione concerne la figura dello Psicologo di base, più volte invocata dal Presidente dell’Ordine e da anni attesa dalle migliaia di Psicologi italiani. Potrebbe rappresentare una svolta nel mercato occupazionale. Potrebbe essere la vera occasione per far conoscere la nostra figura al cittadino (che tra Psicologo, Psichiatra, Psicoterapeuta e pure Counselor non riesce ad avere la minima chiarezza) sminuendo la paura e la vergogna che ancora, in tanti Paesi, si associano alla nostra professione. Potrebbe diventare il metodo giusto per garantire la collaborazione con il medico di base, grazie al dialogo aperto tra professionisti che hanno in cura gli stessi pazienti e si consultano per le diagnosi e le terapie. Potrebbe rappresentare una crescita in termine di benessere socio-individuale e, nel lungo termine, una riduzione di spesa per il sistema sanitario.
    Tutto questo però rimane nel regno del “potrebbe”…
    Perché non si sta ottenendo nulla in questa direzione? Che cosa impedisce che la figura dello Psicologo di base diventi realtà? Con dispiacere, riteniamo che la risposta sia da ricercare in quanto già detto. Finché non riusciremo a fare qualcosa per difendere la nostra categoria professionale, per far riconoscere il nostro ruolo, per urlare i nostri diritti, rischiamo di restare in questo limbo popolato da figure egregiamente preparate e specializzate che si adattano a qualsiasi tipo di lavoro non potendo spendere sul campo quanto appreso.

    Per tutto questo, confidiamo in questa lettera, auspicando che tutte le nostre richieste e osservazioni non restino nel magico mondo dell’utopia ma che diventino, finalmente, un’occasione per essere riconosciuti per quello che siamo e che amiamo essere. Psicologi.


    Psicologi Italiani iscritti ai vari Ordini Regionali
    (firme)
    Il compito nella nostra vita non è di trionfare, ma di continuare a cadere, serenamente....
    (Robert Luis Stevenson)


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  14. #44
    Partecipante Esperto
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    356

    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    Ciao ama 77,
    la lettera mi piace e a mio avviso è ben fatta. Quando puntualizzi il fatto del test di ingresso farei presente che per tutte le lauree che formano operatori sanitari (e lo psicologo ora lo è a tutti gli effetti) c'e un test di ingresso a numero chiuso a livello nazionale, proprio per non abilitare più persone di quante ne siano necessarie.
    La lettera da chi verrebbe firmata?

  15. #45
    Partecipante Super Esperto L'avatar di ama77
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    Residenza
    In prov. di Novara
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    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    Grazie evolution, aggiorno la lettera con quanto dici. Ma, giusto per essere sicura, attualmente in Italia tutte le Facoltà di Psicologia sono a numero chiuso o ne esiste
    qualcuna che non lo è? Sapevo tempo fa di Chieti se non sto dicendo un'eresia...

    Ah si potrebbe anche aggiungere il controllo presso le varie sedi delle specializzazioni pubbliche in Clinica di effettivo non accesso dei medici e quindi di ottemperanza della Legge.

    Appena la lettera viene definita in ogni punto, avviso gli admin e propongo di renderla visibile in ogni forum, chiedendo agli admin stessi di poter procedere ad una raccolta di firme in formato elettronico, prima di inviarla agli intestatari. Dite che ce ne dovrebbero essere altri, oltre a quelli citati?
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