Da paziente,sono convinta che, se si hanno problemi di nevrosi, anche se lungo, costoso, imprevedibile, il percorso psicoanalitico è l'unico, definitivo che ti può aiutare.![]()
Da paziente,sono convinta che, se si hanno problemi di nevrosi, anche se lungo, costoso, imprevedibile, il percorso psicoanalitico è l'unico, definitivo che ti può aiutare.![]()
Ultima modifica di francesca63 : 03-05-2009 alle ore 00.44.34
FRANCESCA
Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)
Ma se sai già cosa cerchi, come mi pare di capire, perchè non ti aiuti da solo? Se si chiama psicoterapia un motivo ci sarà caspita! E tu non sei tenuto a ''sapere'' da paziente quali configurazioni questo sapere mette in atto per ''aiutarti''...se vuoi ''sapere'' imbocca la via: è molto tortuosa però. Non fare la solita sfuriata pseudo-medica-oggettiva che guarisce in un colpo, per carità: tu conosci i reali effetti di un anti-infiammatorio? Ne dubito con molta convinzione. Se ''sapessi'' in termini di ''vissuto'' (il ''vissuto'' è ciò che il tuo proprio corpo ''riesce'' a rappresentarsi in termini di ''esperienza''...) faresti dei clamorosi passi indietro di fronte all'osannata terapia farmacologica che, per forza di cose, spesso si ''accetta'' senza frastornarsi nei forum. Infatti, fra paziente e medico c'è sempre un accordo ''tacito'' governato dal sapere tecnico-scientifico che si ''intromette'' fra te paziente e lui medico. Tu non sai mai cosa ''in realtà accade'' perchè hai ''fede''...questa ''fede'' lasciala permanere anche sul campo della psicoterapia perchè anche li tu ''non puoi sapere'': non puoi sapere semplicemente perchè la nevrosi non è mai una questione ''personale'', non è mai ''organo'' come vorrebbero farci credere i moderni santoni...è, nella migliore delle ipotesi, una questione ''duale'': io e inconscio sono i termini utilizzati dalla psicoanalisi per esprimere tale contrasto. E tu puoi avere coscienza dell''uno''...ma mai del ''due''...vivi in mondo di ''relazioni'', quindi in un mondo potenzialmente del tutto inconscio.
Saluti,
Luigi
Blog: Spazio di Psicoanalisi
No, ma se è per questo non so nemmeno come funziona di preciso il computer che sto usando, ma questo non implica che non so quello che voglio ottenere usandolo. Quale è il sapere che interessa? Io magari voglio ottenere certi effetti, gli effetti che voglio ottenere mi son chiari, quello che non so è come riuscire ad ottenerli. Non è mica necessario conoscere ogni singolo particolare per far questo, tanto è vero che entrambi usiamo una macchina per ottenere certi scopi senza conoscerne nei particolari il funzionamento.Originalmente inviato da luigi'84
Sapere cosa si vuol ottenere non implica che si sappia come poterlo ottenere. E' a questo livello che si situano le difficoltà maggiori per me. Io sento il bisogno di un aiuto a questo livello, non ho bisogno di chiarire quel che desidero e voglio.Originalmente inviato da luigi'84
Un saluto
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
Sì, ma direi che non è solo il mio caso, ci sono anche altre persone che si trovano in situazioni analoghe...Originalmente inviato da RosadiMaggio
Secondo l'approccio psicoanalitico, mi pare di capire, che non è consentito dare consigli o suggerimenti in modo responsabile, cioé "Se fai così molto probabilmente ottieni questo". (ho aggiunto in modo responsabileperché a dare consigli, tanto per suggerire di far qualcosa senza assumersi alcuna responsabilità riguardo alle conseguenze, ne son capaci tutti).
Un saluto
Appunto. In ogni caso ci sono le terapie comportamentali che utilizzano il concetto di ''apprendimento'' e si costituiscono come serie di tecniche volte a modificare il comportamento disfunzionale. Sono comunque ancora delle tecniche particolari che poco hanno a che fare con il comune ''consiglio''. In ambito analitico ci sono chiare evidenze teoriche e pratiche che dimostrano l'inefficacia e il carattere ''patogeno'' di certi atteggiamenti collusivi del terapeuta (potresti per esempio leggere qualcosa in tal senso). In ogni caso le regole ferree non esistono e quando ci sono sono dannose (a mio parere): nella fattispecie non ho mai visto morir nessuno dopo un suggerimento meditato dell'analista (che non è mai un consiglio dato a casaccio s'intende) che, se ha chiare un bel pò di cose, sa bene quanto a volte buon essere d'aiuto un venire incontro al bisogno ''manifesto'' del paziente. Pena, talvolta, un vano girare a vuoto.
Saluti,
Luigi
Blog: Spazio di Psicoanalisi
Caro Luigi, queste tue parole sono sacrosante. Ritengo che, alla fine le dinamiche e il fine di un'analisi siano sempre e solo quelle che il paziente si prefigge....
Se si chiede un consiglio, trovare, non dico, sempre la risposta, ma almeno la possibiltà di vagliare insieme al proprio analista tutte le possibili soluzioni alternative, è un supporto indicibile. Sviscerare tutti i pro e i contro di una decisione da prendere e ascoltare "l'avvocato del diavolo " è uno dei tanti motivi per cui, quando si raggiunge una buona alleanza terapeutica, l'analisi è veramente un valido, tangibile, concreto strumento che, come dici bene tu, viene incontro al bisogno "manifesto" e aggiungerei "urgente" del paziente. Affermo per esperienza che ho evitato parecchi errori, solo per aver captato un imput. Una volta ad esempio, ero così amareggiata con mio figlio che mi ostinavo, per il momento, a non voler discutere con lui. La battuta: " meglio non interrompere mai il filo che ci lega ai figli", mi ha convinta a non mollare e così ho salvato mio figlio da una decisione che gli avrebbe rovinato il futuro.
Un terapueta sarà più o meno capace, indipendentemente dalla corrente di pensiero, o dagli anni di esperienza...infatti l'empatia e la sensibilità sono elementi fondamentali, che ovviamente non si imparano, ma bisogna averli dentro....Se non si possiedono si gira a vuoto....
Un saluto![]()
FRANCESCA
Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)
Sulla prima riflessione non sarei però troppo sicuro: il sapere già cosa mi prefiggo significa porsi in un atteggiamento di resistenza che non aiuta l'analisi anzi direi essenzialmente anti-analitico il pensare che il paziente ''sappia già''...o non trovi? Il guadagno epistemico di cui parlava ikaro è in relazione alla ''nostra questione inconscia'' che, in quanto tale, è per forza di cose un rotolo da sbrogliare pian piano...
Sulla battuta che citi sono totalmente d'accordo: nella fattispecie non si tratta di un ''consiglio'' ma di un pezzo di ''conoscenza'' (certamente relativa anche alla tua questione inconscia...) che l'analista offre quale appiglio...in questo caso non esiste ''violenza'' ma permane l'essenza di una libera scelta...
Saluti,
Luigi
Blog: Spazio di Psicoanalisi
Infatti Luigi è vero. Cosa fosse l'analisi, a cosa mi avrebbe portata, come mi avrebbe trasformata alla fine, per me, come penso per tutti i pazienti, era nebbia fitta. Volevo guarire la mia nevrosi ma non sapevo come, nè quello che avrei dovuto fare per andare avanti. Ma poco a poco, si trova la strada, si riescono ad incanalare le proprie energie , la famosa libido di Jung, verso direzioni diverse, inaspettate, sorprendenti che ti colmano e ti fanno ricominciare a godere della vita.Ciao
Ultima modifica di francesca63 : 07-05-2009 alle ore 23.15.05
FRANCESCA
Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)
Io direi che é "il non sapere", che motiva qualsiasi richiesta di aiuto, indipendententemente dal "cosa" non si sa e "non si sa fare"; in questo sono perfettamente d'accordo con te e con ikaro, poiché una domanda che si pone come sintomo, sta ponendo un interrogativo.
Comunque trovo molto interessanti le riflessioni di Francesca.
Ciao![]()
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
Una domanda però secondo me andrebbe interpretata come domanda e non come sintomo: come riusciremmo a capirci? Se io domando qualcosa desidererei che si risponda alla mia domanda e non che si risponda alla mia domanda con un'altra domanda del tipo "perché desideri avere una risposta a questa domanda?" o "perché vuoi risolvere questo problema?".in questo sono perfettamente d'accordo con te e con ikaro, poiché una domanda che si pone come sintomo, sta ponendo un interrogativo.
Se iniziassi a chiedermi perché oggi voglio mangiare un gelato al cioccolato (e non alla fragola o di altro gusto), nel frattempo il gelato che ho in mano si scioglie! Tutto questo sapete spiegarmi che senso ha? Quel che desidero fare ora può dipendere anche da tutta la storia evolutiva e non soltanto mia personale. I koala mangiano le foglie di eucalipto, ed una cosa è aiutare un koala a procurarsi queste foglie altra chiedersi perché il koala desidera mangiarle.
Così non si risponde più a quel che una persona chiede. Si chiede un tipo di aiuto e se ne riceve un altro. Alla fine questo gioco lo si può iterare all'infinito, ci si può chiedere anche per quale motivo si desidera conoscere i motivi che ci spingono a risolvere un problema... E così via... Il gioco del perché applicato alle motivazioni.
Un saluto
Noi ci chiediamo perché il koala desideri mangiarle. Ma, soprattutto, perché non voglia assumersi la responsabilità di quel suo desiderio, tanto da venire da noi a chiedere qualcosa.
Almeno credo.
Poi, non a tutti piace. A te, mi pare, non piace. Fa nulla.
Buona vita
Guglielmo
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
C'è una domanda a cui è necessario rispondere: perchè ti rivolgi ad uno psicoanalista o comunque ad uno psicoterapeuta ?Una domanda però secondo me andrebbe interpretata come domanda e non come sintomo: come riusciremmo a capirci? Se io domando qualcosa desidererei che si risponda alla mia domanda e non che si risponda alla mia domanda con un'altra domanda del tipo "perché desideri avere una risposta a questa domanda?" o "perché vuoi risolvere questo problema?".
Perché questi spesso fanno credere di disporre di certi sistemi per risolvere certi problemi.Originalmente inviato da ikaro78
Ora capisco invece che non serve rivolgersi ad uno psicoanalista per cercare soluzioni vere e proprie, tutto qui, e lo sto affermando, dov'è che sbaglio? E' come ha detto francesca, se il problema consiste nel fatto che non hai una casa o una donna o cose del genere, la psicoanalisi non è detto che serva a qualcosa.
Siete d'accordo o no con quello che sto dicendo?
Fare chiarezza su questi punti una volta per tutte è importante per evitare fraintendimenti. Se la psicoanalisi serve per tirar fuori le motivazioni per cui si si desidera fare qualcosa non è poi detto che risulti utile per aiutare una persona a fare questo qualcosa se in fin dei conti è questo che vuol fare.
Un saluto