
Originalmente inviato da
fochetta1
Ho avuto modo di confrontare il mio lavoro e quello di un counselor (non psicologo), all'interno della stessa struttura, e devo dire che non mi spaventa questa nuova figura che sta prendendo piede, anche perché ho visto come sia il cliente a scegliere in base alle proprie necessità, e che non debba essere il professionista a dover dimostrare qualcosa per essere "scelto". Quindi sono per il vivi e lasciar vivere, anche se certamente delle criticità ci sono, e che talvolta queste possono danneggiare i clienti. La cosa che spesso emerge è come vi sia una difficoltà per i couselor non psicologi nel definire i limiti del proprio lavoro. I limiti per non sconfinare nella psicologia sono molto molto sottili e labili, e il fatto che siano degli PSICOLOGI a insegnare nelle scuole di counseling (i soldi sono soldi) non aiuta! Molti non sanno neanche come discostarsi dalla psicologia. Ho sentito dire: "noi lavoriamo sul qui e ora" (cosa che fa anche lo psicologo), "noi ci focalizziamo solo su un problema" (anche la terapia cognitivo-comportamentale lo fa, per esempio, o una terapia breve focale), "noi aiutiamo le persone di fronte ai problemi, cercando di ridefinirli, cercando le risorse, i limiti ecc.", "gli psicologi lavorano sul malessere, noi con persone sane" (qui emerge come non si conosca la professione di psicologo, ben diversa dalla psicoterapia, psichiatria; differenza che talvolta è poco chiara anche a chi sta studiando per divenire psicologo; dunque mi chiedo cosa insegnino questi psicologi alle scuole di counseling?!) niente altro che slogan, e i counselor ne sono consapevoli e del resto non è colpa loro. Nelle discussioni fatte con i counselor con cui ho avuto modo di approcciarmi è emerso come sia difficile trovare delle DIFFERENZE tra counselor e psicologo, ma allo stesso tempo è difficile trovare delle similitudini. Un tema non facile certamente. Di certo è inutile accanirsi. Gli psicologi si sentono minacciati certamente, forse perché ancora non si sentono legittimati socialmente (questo porta anche a vedere il medico, lo psichiatra, ecc. come dei NEMICI) e questo sentimento di inadeguatezza è un problema grande, presente in molti colleghi psicologi, come del resto la continua lamentela del "non c'è lavoro", questo continuo piangersi addosso. Ognuno deve fare il meglio che può, pensando soprattutto al proprio lavoro e alla propria serietà professionale.