Un individuo si trova seduto su di una panchina cercando di godere di attimo di pace leggendo un libro all'aperto, quando all'improvviso, durante la lettura, un pensiero intrusivo fa capolino nella sua mente con lo scopo di mandare a monte il suo desiderio di godere di un attimo di pace... Comincia a pensare dalle cose più banali (o apparentemente banali) alle cose più profonde (o apparentemente profonde): << Ma quel tizio che è passato era bello o brutto>>? ...e comincia a tenere la sua mente occupata, a volte per ore, cercando di risolvere il quesito... <<Gli uomini sono egoisti per natura?>> <<La bellezza è oggettiva o soggettiva>>... <<Quale emozione ho provato in quel momento?>>... e comincia pensare per ore... tutti quesiti che distraggano la sua attenzione dalla tranquillità interiore impedendole di concentrarsi nello studio e di godere di un attimo di pace in compagnia di un libro... c'è una forza dentro, una forza inconscia che cerca di spingere da dentro, che vuole uscire ma che forse la sua coscienza non ha il coraggio di accettare, motivo per cui non fa che distorcere questi pensieri inconsci... in questo modo vede arrivare alla coscienza qualcosa che non ha nulla a che fare col vero contenuto inconscio... forse ci sono dei sentimenti dentro di lui che non vuole riconoscere per paura di cadere in preda al caos, all'angoscia, al senso di colpa, alla depressione.
Perchè l'uomo si ritrova di fronte a queste fragilità (il non riuscire ad integrare le parti di sé, pena se tenta di farlo, la deframmentazione)?
Perchè non riesce ad accettare certi sentimenti, mentre altri lo fanno tranquillamente?
Cosa può fare di concreto per accettarli e risolvere così i suoi pensieri ossessivi?
Dove risiede tale la forza?







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).e infatti un giorno non andai più.