Salve Prof.,
l'asia dell'esame inizia a farsi sentire e si incominciano così a insinuare dubbi anche stupidi, ma magari utili per capire cosa passa nella mente della commissione che ci valuterà...
Per la risoluzione dei casi clinici (seconda prova) mi sto attenendo ad una scaletta proposta dal Dott. Baranello che ho trovato semplice ed efficace, e che mi aiuta a ragionare:
1. diagnosi principale sulla base della maggior parte dei sintomi
2. diagnosi differenziali sulla base dei sintomi residui
3. approfondimenti attraverso il colloquio sulla base della diagnosi
principale indicata e delle varie notizie fornite dal caso
4. strumenti psicodiagnostici da somministrare
5. trattamento proposto con relativi obiettivi
Tuttavia ho visto che alcune tracce proposte a Padova richiedono tali punti in un ordine diverso (es. “Il/la candidato/-a indichi i temi e le aree di approfondimento che tratterebbe nel corso di una serie di colloqui psicodiagnostici finalizzati all’esame del caso descritto di seguito, motivando l’utilizzo degli eventuali test psicologici somministrati e formulando infine un’ipotesi diagnostica”) e inoltre a volte non chiedono la diagnosi differenziale e nemmeno il possibile trattamento con obiettivi.
Per cui mi chiedevo se risolvere i temi come sto facendo (e dunque secondo l’indicazione di baranello) può essere controproducente, perché svolgo i punti con un ordine diverso da quello indicato e propongo alcuni punti che non sono richiesti (come ad esempio la diagnosi differenziale (ove naturalmente è possibile) e il trattamento da proporre con relativi obiettivi).
Secondo lei è meglio attenersi in maniera rigorosa ai soli punti proposti dalla commissione e all’ordine di svolgimento degli stessi indicato?
Grazie mille per la sua continua presenza sul forum....
Maria